Istantanee marchigiane (3).

Prosegue da qui: Istantanee marchigiane (2). 

Legno & impalcature.

Ti porto a vedere da vicino i monti Sibilini”. Risaliamo in macchina, risaliamo le curve per San Ginesio, “il balcone sui Sibillini” da cui si gode una vista mozzafiato sulla catena montuosa che sovrasta le colline del maceratese e le domina da lontano, e più si avvicinano, più appaiono imponenti, più sembra di toccarle con mano. Avvolte da una coltre di nubi basse, le ammiriamo dalla terrazza panoramica sul Colle Ascarano – un grande parco poggiato su antichi bastioni. Qui troviamo il risultato del workshop di design e auto-costruzione promosso qualche settimana prima dall’associazione trentina “Camposaz” (cui ha contribuito anche l’azienda altoatesina Rothoblaas) che ha voluto ridare a San Ginesio uno spazio di aggregazione: un palco e alcune panche in legno. Il legno fresco del Primiero richiama i boschi alpini, l’odore del legname, le radici che affondano nella terra, i rami che crescono, l’impalcatura di alberi rigogliosi. Ma qui le impalcature sono altre: la struttura imponente che sorregge la facciata di una chiesa, il graticcio di travi in legno sugli edifici pericolanti del borgo. “Sono tempi cattivi / dicono gli uomini / Vivano bene ed i / Tempi saranno buoni” recita una scritta su un telo di juta, come altre affisse alle porte e finestre per le rievocazioni storiche del mese di agosto. Alcune vie sono transennate, riempite solo da detriti e calcinacci. Semi-deserta anche la piazza centrale, su cui si affaccia la bellissima Collegiata della Santissima Annunziata, anch’essa danneggiata. Sotto al loggiato le insegne di un grande evento, forse una mostra, non si capisce bene; le scritte sono fucsia, “Rinasco – le città creative per l’Appennino”. Il tempo si è fermato, la vita pure, il turismo è inesistente. Ci muoviamo verso Sarnano, le nubi si diradano, i Sibillini si lasciano ammirare sempre più vicini, illuminati dagli ultimi raggi di sole. Ed è tutta un’altra musica. Le case in pietra cotta arroccate sulla ripida collina del Castrum Sarnani hanno subìto pochissimi danni. Nel borgo c’è vita, e non c’è parcheggio. Pochi chilometri di distanza, due mondi paralleli.

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San Ginesio, la terrazza panoramica sui Sibillini con la struttura in legno di “Camposaz”, 7 agosto 2017.
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San Ginesio, la Collegiata della Santissima Annunziata danneggiata dal terremoto, 7 agosto 2017.

Catastrofe, letteratura e filosofia.

Eccoci di nuovo nella tenda Tolkien di Montelago. Cesare Catà introduce un’ospite illustre. È Loredana Lipperini, scrittrice, già autrice di romanzi fantasy, conduttrice radiofonica, instancabile megafono dei popoli sibillini colpiti dal terremoto: “Le Marche sono la mia Castle Rock, terra dell’anima, terra narrativa”. Ma cosa c’entrano letteratura, filosofia e terremoto? Catà prende le mosse dalla visione trascendentalista di Thoureau: “La realtà è più ampia rispetto a noi stessi. E quando il mondo non ha più senso, filosofia e letteratura cambiano il modo con cui guardiamo alla realtà, cercano di raccontare e ricucire il senso, di ricostruirne il filo sconquassato dal sisma”. Si tratta di ricomporre una comunità – spiega la filosofa Lucrezia Ercoli, direttrice artistica del festival “Popsophia” – di prendere la catastrofe nella sua etimologia greca, καταστροϕή, ossia capovolgimento, “come un aratro che prende la terra e la sovverte: l’aratro spezza e lacera la terra, ma la rende più fertile. È un cambiamento fertile”.

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Montelago Celtic Festival, (da destra) Lucrezia Ercoli, Loredana Lipperini e Cesare Catà, 5 agosto 2017.
Ercoli suggerisce un parallelismo con il terremoto che devastò Lisbona il primo novembre 1755: “La tragedia di Lisbona ispirò gli Scritti sul terremoto di Immanuel Kant, il quale alla spiegazione superstiziosa contrappose quella scientifica che inaugura l’odierna sismologia”. Il filosofo tedesco intuì come il mondo roccioso non esistesse più e fosse allora necessario fare i conti con tragedie e fragilità, empaticamente condivise, dove “la paura della morte, la disperazione per la perdita completa di tutti i beni e infine la vista di altri infelici abbattono anche gli animi più coraggiosi”. “La comunità marchigiana ha risposto come mai prima – conclude Ercoli – superando quel suo proverbiale atteggiamento di chiusura, riservatezza, a tratti egoismo. Oltre alla protesta, bisogna accorgersi dell’energia e della resistenza che si è illuminata, mantenuta con fatica”. “Nulla è sicuro, ma scrivi”. L’ultimo verso della poesia Traducendo Brecht di Franco Fortini ispira Loredana Lipperini: “Cosa possono fare i narratori di fronte a una tragedia non raccontata?”. Le Marche non hanno la vocazione di raccontarsi, non lo sanno fare – prosegue l’autrice originaria di Serravalle – perciò è indispensabile la funzione della scrittura come impegno: “La letteratura o è politica, o non è”. Occorre narrare un sogno che venga da qui, omaggiare queste terre, e “volare alti”.
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Sarnano, vista sui monti Sibillini, 7 agosto 2017

Squarci sulla verità.

Cosa intenda con quel “volare alti” lo spiega qualche giorno dopo, alla presentazione del suo nuovo romanzo “L’arrivo di Saturno” organizzata dalla libreria Il Nautilus tra i pini marittimi del cortile della Biblioteca Filelfica di Tolentino. È una calda sera d’estate ed è bello sedere all’aperto – non fosse che le sale interne della struttura restano chiuse sempre, per ragioni di sicurezza. “La chiusura di una biblioteca impoverisce una cittadina. Bisogna mantenere viva l’attenzione, difendere e raccontare quello che abbiamo perso – e imparare a sognare: senza un sogno nostro, rischiamo di cedere all’incubo altrui, come il centro commerciale sulla piana di Castelluccio. Ci si divide troppo, ma è il caso di unirsi, non solo tra scrittori e lettori, e volare alti, lasciando da parte le polemiche e senza inseguire la retorica dei giornali”. Loredana Lipperini parla del giornalismo: “Si diventa narratori per tramandare storie che altrimenti sarebbero dimenticate. Un tempo si sognava di poter raccontare la verità attraverso la scrittura. Ma ora i giornalisti sono ancorati coi piedi nel presente, ci raccontano il terremoto con impressioni del momento, sono impegnati in un selfie perpetuo. Giornaliste come Graziella De Palo – protagonista del nuovo romanzo di Lipperini – credevano nella verità per cui sono morte. La verità, la bellezza della verità, ci aiuta a costruire il futuro”. La scrittrice torna così sulla sua idea di letteratura: “Rappresenta il rapporto tra finzione e realtà, ovvero l’arte dell’inganno. L’illusione è tra le cose più belle che si sono state date in sorte. In Italia, i libri servono ad aprire squarci sulla verità, squarciano la menzogna e creano comunità: la narrazione dal basso non porta solo conforto, ma resistenza”.

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Tolentino, biblioteca comunale Filelfica, Loredana Lipperini presenta il suo romanzo, 10 agosto 2017.

Seduta tra il pubblico, una delle libraie de Il Nautilus si rivolge a Lipperini: “Lei auspica che qualcosa parta dal basso. Ma cosa possiamo fare, in concreto? Raccontare non basta, e ognuno ha il suo ruolo: le amministrazioni dovranno assumersi la responsabilità e rendere conto delle proprie azioni”. Eh sì, dov’è la politica?, dove sono la sinistra “degli ultimi” o il Movimento 5 Stelle?, ci domandiamo uscendo dal cortile della biblioteca, passeggiando nella piazza centrale di Tolentino con una birra e un gelato in mano, i palazzi puntellati, il municipio inagibile. La grande assente è lei, la politica: vista da qui, avrebbe bisogno di un aratro che spezzi le zolle di terra ribaltandole, come la frattura creata dal terremoto sul Monte Vettore. Un “cambiamento fertile” che aspetta soltanto la fase lunare giusta per germogliare. Con il cielo stellato sopra di noi, queste terre chiedono la luna.

Ultima istantanea.

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Loro Piceno, il cantiere per la nuova scuola, demolita per i danni subiti dal terremoto, 14 agosto 2017.

Come il rombo prima della scossa”

di Alice Ciccioli

Terremotato, aggettivo riferito a luoghi o persone colpite dal terremoto. Il terremotato, sostantivo, è diventato una nuova categoria con una propria caratterizzazione intrinseca: il terremotato è forte e resiste anche se non ha più niente, oppure no, è spezzato e piange perché non ha più niente. Il terremotato sceglie di ricominciare una nuova vita, oppure non accetta di dover rinunciare a quella che aveva prima. In ogni caso, il terremotato sembra uscirne bene: che vinca o che perda è sempre un eroe.

Le Marche, regione plurale, variopinta, silenziosa, riservata, luminosa: le Marche non si raccontano, ma offrono il fianco a chi vuole costruire un racconto. Molte iniziative nate dopo le scosse hanno l’ obiettivo di raccontare, far vivere, far rinascere un territorio colpito, traumatizzato. Le Marche si piegano al racconto degli altri, spesso grate dell’attenzione, ma il racconto può essere bugiardo, può promettere di mettere al centro proprio lui, il terremotato, e poi non voler dire niente del terremoto. La campagna elettorale si avvicina, con essa questi racconti arrivano alle orecchie di molti: come il rombo prima della scossa, si sente arrivare la battaglia sulla pelle delle persone. Il rombo ci avvisa: possiamo ancora scappare, possiamo ancora scegliere quale storia vogliamo ascoltare.

 

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