5 cose sul “caso” Achammer

Mi sono venute in mente un paio di riflessioni, anzi, 5 cose (gli elenchi vanno di moda) riguardo al “caso patente” di Philipp Achammer.

  1. L’articolo su Salto.bz è stato il primo (e per moltissime ore l’unico) a riprendere l’inchiesta di ff in lingua italiana e online. In poco tempo si è generata un’ondata impressionante di condivisioni e visualizzazioni, che lo hanno reso il pezzo in italiano di Salto.bz in assoluto più letto del 2017. Per una duplice ragione: è stato condiviso da molti altoatesini di lingua italiana, ma ovviamente è stato letto anche da tantissimi naviganti di lingua tedesca che non trovavano altrove la “storia” di ff e non avevano alcun problema a leggersi il mio resoconto in italiano della vicenda. L’esclusiva online di Salto.bz ha fatto così leva sulla conoscenza dell’italiano dei sudtirolesi per poter “espandersi” sul mondo italiano. Due piccioni con una fava.
  2. Achammer è l’assessore alla cultura e scuola “tedesca” (e Obmann della SVP). Dal segretario SVP, i sudtirolesi (di lingua tedesca) pretendono onestà e trasparenza, com’è giusto che sia, ma dal canto loro pure “gli italiani” del Sudtirolo si indignano per il comportamento del giovane assessore. Di sicuro è presente una matrice “etnica” – quel “ecco, vedete?, pure i tedeschi sono disonesti!” cavalcato soprattutto dal centrodestra bolzanino – ma di questo dirò più avanti. Ciò non toglie che un esponente di spicco della giunta provinciale (e della Volkspartei) catalizzi l’attenzione di tutti i sudtirolesi, a prescindere dall’appartenenza linguistica. L’efficienza (vera o presunta) dell’amministrazione provinciale è un orgoglio anche per molte persone di lingua italiana che vivono in Alto Adige. Non dimentichiamolo.
  3. Questa dinamica insegna moltissimo a chi, come noi a Salto.bz, è impegnato a realizzare un media plurilingue. “Tradurre” la storia di ff in italiano significa portare all’attenzione di tutti gli abitanti del Sudtirolo un fatto accaduto a un esponente politico “tedesco” che solo all’apparenza può interessare unicamente ai “tedeschi”. Per me è scontato, ma non lo è per tutti – e non solo perché ff viene letto poco dagli italiani (sappiamo qual è la situazione delle competenze linguistiche). Tradurre agli italiani del Sudtirolo il mondo di lingua tedesca (o viceversa) è un impegno che sta a cuore a sempre meno persone. Ma se Salto avesse riportato la notizia solo in tedesco, sarebbe rimasta confinata per 24 ore a quel gruppo, lasciando un terzo della popolazione del tutto ignara dell’accaduto. Ed è solo un esempio tra tanti.
  4. È vero, i segni dell’intramontabile (quanto virtuale) conflitto etnico sono palpabili, tra gli italiani che additano Philipp Achammer. Altrettanto vera, però, è la trasversalità dell’indignazione, che valica i confini linguistici per unirsi in una rabbia comune. Il che generava un curioso fenomeno: tra i commenti sui social la rabbia “anti-politica” si alternava in lingua italiana e tedesca. Una rabbia inter-etnica che politicamente, in Sudtirolo, può essere incarnata da un’unica forza politica: il Movimento 5 Stelle, o meglio, il consigliere Paul Köllensperger. Da tempo i Verdi – sempre più “di governo” e sempre meno “italiani” – hanno perso il monopolio di oppositori interetnici, mentre sul lato tedesco i Freiheitliche sono ancora reduci dagli scandali (magari si riprendono). Teniamone conto, in vista delle elezioni provinciali del 2018.
  5. Dicevo della rabbia: a ben guardare, la vicenda di Achammer di per se non è nulla di così significativo rispetto ad altri scandali che hanno colpito la classe politica locale e nazionale. Il presunto favore è di poco conto, il ricorso forse era persino fondato. Aspettiamo la spiegazione ufficiale che certamente arriverà. Intanto però oltre un terzo dei “mi piace” su facebook sono “faccine incazzate”. La rabbia veicolata dai social è la più virale, irrazionale e inquietante cui ci capiti di assistere di questi tempi. Dobbiamo quindi fare attenzione a dosare la denuncia, a pesare le parole, ogni qual volta mettiamo in luce uno scandalo. È un compito fondamentale di noi addetti dell’informazione, non “aizzare le folle” né tantomeno cavalcarne l’indignazione. E mettere in luce i veri scandali, le vere ingiustizie – e anche le nostre incoerenze.
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