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Sudtirolo ABC.

abc sconfinati. // Grenzenloses Lexikon.

Abbecedario oltreconfine di Valentino Liberto.

Bellezza.

«Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.» (Peppino Impastato)

Bolzano. Bozen.

«[...] prima o poi me ne andrò via da qui e non solo per fuggire dai tubi di scarico che ammorbano la conca di Bolzano. Me ne andrò perché qui niente decolla, niente si libra e prende forma. Bolzano è una gabbia per pappagalli ammaestrati i cui colori non arrivano nemmeno a eguagliare la cattiva varietà di una voliera. Come può nascere una storia in questo strazio di ripetizioni? Come può tessersi una trama? Non ci si costruisce per frammenti, se non indulgendo alla mancanza di un’identità. Bolzano è un vicolo cieco della Storia.» (Stefano Zangrando, „Los von Bozen“, in “Quando si vive”, 2009)

«Per me Bolzano è una montagna travestita da città; come ti sposti cambia aspetto, ti allontani e il profilo è un altro, ci torni e la scopri di nuovo diversa. Parla lingue diverse. È un’attrice, proprio come la montagna, affascinante e contraddittoria, altera e comunicativa, disponibile e fredda.» (Reinhold Messner)

Cultura. Kultur.

«A quale orizzonte culturale appartiene il Sudtirolo? […] Qualcuno lancia la tesi secondo la quale in questa terra non sarebbe possibile rintracciare nessuna effettiva presenza di “cultura italiana”, essendo questa un prodotto d’importazione recente e dunque del tutto ininfluente a determinare profilo e carattere di una sussistente “cultura tirolese” o latamente “tedesca”. Affermazioni del genere si basano su una ben precisa (ancorché non di rado inconsapevole) interpretazione dei fenomeni culturali, che potremmo definire di tipo “botanico”. Alla maniera di un albero ben piantato e radicato nel terreno, la cultura viene vista come lo sviluppo in verticale di un seme originario perfettamente individuabile. Poco importa se il seme proviene magari da lontano, trasportato dal vento. Quel che risulta decisivo è il suo sviluppo in altezza e in uno spazio circostante ben distinto dagli altri alberi (fuor di metafora: le altre “culture”). […] E’ pur vero che anche concependo una cultura in base a questo modello “botanico” sarebbe possibile controbattere alla teoria del suo sviluppo lineare e autosufficiente citando la pratica dell’innesto, ossia della riproduzione agamica delle sue parti. Ma in questo caso potremmo anche offrire ulteriori argomenti a chi, riferendosi a questa pratica, tende a sottolineare la cosiddetta “disaffinità dell’innesto” (in effetti maggiormente probabile se sulla pianta detta portinnesto volessimo impiantare una marza o una gemma proveniente da una pianta d’altra specie). Così sarebbe dunque: la “pianta altoatesina” non può fiorire sul tronco ancestrale della “pianta sudtirolese”, ché anzi la farebbe seccare, e per questo si tratta di negarne ovunque l’apporto, ritenendolo nocivo ed estraneo alla sua ulteriore crescita. […] Un fraintendimento che riguarda in primo luogo l’idea che ogni cultura non sia altro che qualcosa di solido, di stabile, di immodificabile e soprattutto di uniforme. Quando invece […] insistendo nell’idea di non voler riconoscere (o addirittura di voler azzerare) qualsivoglia contributo “esterno” decretiamo con ciò la morte della cultura “in quanto tale”.» (Gabriele Di Luca, editoriale sul Corriere dell’Alto Adige)

Democrazia. Demokratie.

«Il ministro dei temporali, in un tripudio di tromboni, auspicava democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni.» (Fabrizio De André, “La domenica delle salme”)

»Demokratische Widerstandsformen, Zivilcourage, kritische Selbstorganisation gegen die Mächtigen und Ziviler Ungehorsam stehen in Südtirol nicht besonders hoch im Kurs und werden eher al aufrührerisch oder zumindest verdächtig betrachtet. Pluralismus und Meinungsverschiedenheit gelten – auch weil man sich gerne im ethnischen Belagerungszustand wähnt – als schädlicher Luxus.« (Alexander Langer, „Demokratie(defizit)“ in „Offenes Werk“, 90er)

Ecologia. ökologie.

«Come può risultare desiderabile una civiltà ecologicamente sostenibile? Sinora si è agiti all’insegna del motto olimpico “citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte), che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione non sono la nobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana ed onnipresente. Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in “lentius, profundius, suavius” (più lento, più profondo, con più dolcezza), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso.» (Alexander Langer, Colloqui di Dobbiaco, 1994 – vedi)

«Wie kann eine ökologisch verträgliche Zivilisation wünschbar erscheinen? Bisher kann man das olympische Motto des „citius, altius, fortius“ (schneller, höher, stärker) als die bestgelungene Kurzformel für den Inbegriff unserer Zivilisation ansehen: der Wettkampf ist nicht mehr die sportliche Ausnahme und Veredelung des Alltags, sondern der Daseinsgrund schlechthin. Wenn sich nicht die Überzeugung von der sozialen Wünschbarkeit des Gegenteils – „lentius, profundius, suavius“ könnte man es formulieren: „langsamer, tiefer, freundlicher“ – durchsetzt und als neues Wohlstandskonzept um sich greift, wird keine Einzelmaßnahme vor dem Missachtung, Unterlaufen oder Austricksen sicher sein.» (Alexander Langer, „Toblacher Gespräche”, 1994 – siehe)

Europa.

«Nazionalismo e centralismo tedeschi furono i presupposti per il nazionalsocialismo e la guerra; gli stati nazionali mettono a rischio il futuro dell’Europa se nazionalisti e militaristi. Una società organizzata politicamente in stato federale, con più centri di potere diffusi sul territorio, impedisce l’assolutismo totalitario e il militarismo. Ogni potere centralizzato, come quello che lo stato prussiano ha cercato di instaurare in Germania e in Europa, dev’essere soffocato sul nascere. La Germania potrà unicamente essere una federazione. Solo un sano ordinamento federalista può riempire di nuova vita l’Europa indebolita.» (Die Weiße Rose)

Giovani. Jugend.

»wir sind ueberhaupt eine eingeklemmte generation. rueckwaerts geht es nimmer & vor dem vorwaerts graut uns.« (N.C.Kaser, ’78)

«Ricordo come, nella primavera del 2007, una nutrita delegazione di studenti sudtirolesi si fece immortalare a Sarajevo dinanzi alla targa che ricorda l’attentato all’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, la scintilla che fece scoppiare il primo conflitto mondiale e comportò da un lato lo sgretolamento dell’Impero Austro Ungarico, dall’altro il passaggio definitivo del nostro territorio all’Italia che segnò la fine dell’unità tirolese e di conseguenza un Tirolo per così dire “azzoppato”. Proprio lì – nonostante quell’evento storico provochi normalmente reazioni contrapposte – ragazze e ragazzi della comitiva si misero in posa e scattarono la consueta foto di gruppo. Giovani ladini, tedeschi e italiani, eterni »separati in casa«, a Sarajevo si sentivano accomunati dal senso di appartenenza europea, che dovrebbe permeare il Sudtirolo ma che sorprendentemente si percepiva di più nella martoriata capitale bosniaca. Ecco la lezione che dobbiamo trarre dall’autentica esperienza d’Europa vissuta a Sarajevo, nel segno del “viaggiatore leggero” Alexander Langer che tanto si spese per fermare l’atroce conflitto jugoslavo: solo valorizzando il proprio substrato plurilingue in un contesto di sempre maggiore integrazione europea, i giovani dell’Alto Adige/Südtirol potranno dare finalmente nuova linfa ad un “Heimatgefühl” comune, superare il paradigma etnico e avvicinarsi con gradualità al “Gesamtsüdtirol” indiviso di Alex.» (Valentino Libertomaggio 2008)

»Jugendliche in Südtirol haben heute oft das Gefühl, es sei alles schon festgemauert und sie können das Haus, das »für sie« gebaut wurde, nur bewohnen, aber nicht umbauen oder verändern.« (Alexander Langer, „Offenes Werk“, 90er Jahren)

die studentenbewegung hatte ihre revolte, die jahrzehnte danach ihre erinnerung daran. und heute? heute haben wir totalitäre bewusstlosigkeit und ipods.“ (Andreas Fink, facebook, Mai 2009)

«Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.» (Lorenzo De’ Medici, “Il trionfo di Bacco e Arianna”)

Lingua. Sprache.

«Ridurre lo spazio della propria madrelingua per far spazio alla madrelingua degli altri. Retrocedere la prima lingua a terza. Mettere in secondo piano la propria particolarità in nome dell’ideale plurilingue. Alleggerire il carattere linguistico dal peso di cui viene investito, per curarsi anche degli altri caratteri che compongono l’identità.» (Enrico De Zordo su „Brennerbasisdemokratie”, 2006)

»Die Römer hatten eine “regio Tridentina” als Verwaltungseinheit gegründet. Die Langobarden überahmen diese “regio” und machten sie zu einem Herzogtum. Das war die Lage im Jahr 575. In diesem Jahr nun stieß ein fränkischer Herzog mit Namen Chramnichis mit seinem Heer aus der alpinen Stellung oberhalb Merans nach Süden vor. [...] Dem Chramnichis jedenfalls gelang es, bis vor Trient zu kommen; und nun schien es, daß die Besetzung des trentiner Gebiets durch die Franken von Dauer sein würde. Da gab es eine plötzliche Wende. Noch ehe das fränkische Hauptheer da war, kam es zu einem Zusammenstoß zwischen Chramnichis und den Longobarden. Und nun (so heißt es in der Untersuchung von Richard Heuberger) “endete der Plünderungszug des Chramnichis und seine vorübergehende Besitznahme des Trentino mit der Vernichtung des von ihm geführten Heerhaufens bei Salurnis, und die Franken vermochten das von ihnen 590 eroberte Gebiet nicht zu behaupten”. Salurnis is der heutige Ort Salurn und der Ort der Sprachgrenze zwischen deutsch und italienisch. Ich möchte nun sagen, daß diese bis heute bei geringfügiger Verschiebung immer feste Sprachgrenze mit dem Zug des Chramnichis und seiner Niederlage an diesem Ort zu tun hat.« (Franz Tumler, Das Land Südtirol, 1984)

Heimat.

«Il nostro maggiore poeta, Josef Zoderer, distingue tra una Heimat della testa e una del cuore. Quest’ultima preferisce chiamarla »dell’infanzia« ma credo che il concetto si potrebbe estendere ad ogni tipo di legame emozionale tra una persona e un posto. Scrive addirittura: “Se fossi venuto al mondo vicino ad un barattolo vuoto in un posto desolato ciò sarebbe oggi per me Heimat e cercherei di ricordare lo zufolare del vento nella scatoletta”» (Riccardo Dello Sbarba, “Südtirol Italia – Il calicanto di Magnago e altre storie”)

»Zweisprachenland, entfernt verwandt/ An verschiedene Ufer gespült/ Zum gemeinsamen Gelingen verdammt/ Heimat ist kein Ort / Heimat ist ein Gefühl« (Herbert Grönemeyer, „Heimat“)

Identità. Identität.

«[…] l’abitante di un paese ha almeno nove caratteri: carattere professionale, carattere nazionale, carattere statale, carattere di classe, carattere geografico, carattere sessuale, carattere conscio, carattere inconscio, e forse anche carattere privato; li riunisce tutti in sè, ma essi scompongono lui, ed egli non è in fondo che una piccola conca dilavata da tutti quei rivoli, che v’entran dentro e poi tornano a sgorgarne fuori per riempire assieme ad altri ruscelletti una conca nuova. Perciò ogni abitante della terra ha ancora un decimo carattere, e questo altro non è se non la fantasia passiva degli spazi non riempiti; esso permette all’uomo tutte le cose meno una: prender sul serio ciò che fanno i suoi altri nove caratteri e ciò che accade di loro; vale a dire, con altre parole, che gli vieta precisamente ciò che lo potrebbe riempire. Questo spazio che, bisogna ammetterlo, è difficile a descriversi, in Italia ha colore e forma diversi che in Inghilterra, perché ciò che ne risalta ha un’altra forma e un altro colore, e tuttavia è uguale nell’uno e nell’altro luogo, appunto un vuoto spazio invisibile, entro il quale sta la realtà, come una piccola città d’un gioco di costruzioni abbandonata dalla fantasia.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, 1942)

»[...] Gerade weil die Identitätsproblematik in Südtirol eine so tiefgreifende und weittragende Wirkung hat, muss auch ein konkurrenzfähiges alternatives Konzept einen Begriff möglicher Sudtiroler Identität erarbeiten und zur Diskussion und zur Erprobung stellen. Dieses Konzept heißt für uns, stichwortartig, der/die ungeteilte Gesamtsüdtiroler/in : jener Mensch, der Südtirol als mehrsprachiges und plurikulturelles Land akzeptiert und möglichst positiv erlebt; das Zusammenleben mehrerer Sprachen, Traditionen, Kulturen, Geschichtsverständinisse u. dgl. als Bereicherung annimmt und jedenfalls nicht ignoriert und zu verdrängen oder niederzukämpfen sucht; in diesem Zusammenleben – bei aller Wahrung der geschichtlich gewachsenen Sprachgemeinschaften, die ja nicht einfach in den Schmelztiegel sollen – auch Chancen zur gegenseitigen Beeinflussung, zum Aufeinander-wirken-lassen wahrnimmt; und darin sogar einen Vorteil gegenüber der gewiß weniger komplizierten Einsprachigkeit etwa in Nordtirol oder im Trentino sieht. Ein/e so verstandene/r Gesamtsüdtiroler/in lebt in einem Land, dessen staatliche Zugehörigkeit als sekundär empfunden werden kann, wenn der sprachliche und kulturelle Pluralismus, das Existenzrecht aller Sprachgruppen und Personen, die demokratische Selbstregierung der gesamten Bevölkerung anerkannt und abgesichert sind – ohne gegenseitige Übervorteilung oder Verdrängung. Dazu braucht es ein Land, das sich nicht als vorgeschobenes Bollwerk des Südens oder des Nordens, des Deutschtums oder der Italianità versteht, sondern als ein Land der Begegnung und der Brücken – übrigens in der besten tirolischen Tradition – und in dem eine Kultur des Zusammenlebens entwickelt und erprobt wird. Auf eine so verstandene und praktizierte Identität könnte man sicher nicht weniger »stolz« sein als auf die derzeit verordnete. Schade, daß sie derzeit verboten und gesetzlich gebannt ist. Aber den versuch könnte man trotzdem machen.« (Alexander Langer, „Identitätsstiftung in Südtirol”, Seminar »Andreas Hofer/Analyse eines Mythos«, Ibk ’84)

[identità sospese (GDL)]

Montagne. Berge.

»Über allen Gipfeln / ist Ruh’ / In allen Wipfeln / Spürest Du / Kaum einen Hauch: / Die Vögelein schweigen im Walde / Warte nur, balde / Ruhest du auch.« (J.W.von Goethe, „Wanderers Nachtlied“)

«Con la loro verticalità, le montagne hanno spesso rappresentato l’allegoria del sacro. La bianca neve immacolata, simbolo di purezza; l’aria rarefatta delle vette, che dà un senso di euforica leggerezza; il loro contorno che si conserva a dispetto delle frane parziali ed evoca l’idea di eternità; lo sguardo dall’alto sull’abisso, che ricorda il mistero insondabile dell’esistenza; il sentirsi sospesi tra terra e cielo; la lontananza dai miasmi della vita sociale e dalle meschinità quotidiane: tutto attira gli animi verso l’alto, verso la contemplazione e la luce.» (Remo Bodei, “Paesaggi sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia”)

«Nella nostra cittadina siamo in pochi e ci conosciamo tutti, è un luogo sperduto in alta montagna, quasi introvabile. Solo uno stretto sentiero conduce fin quassù, e anche il sentiero è spesso interrotto da nuda roccia impervia; solo i nativi sanno ritrovarlo.» (Franz Kafka, frammenti da quaderni e fogli sparsi)

»Und es gehen di Menschen hin, zu bestaunen die Höhen der Berge, die ungeheuren Fluten des Meeres, die breit dahinfließenden Ströme, die Weite des Ozeans und die Bahnen der Gestirne, und vergessen darüber sich selbst.« (Augustinus, Francesco Petrarca auf dem Mont Ventoux, 1336) | «E vanno gli uomini ad ammirare le cime dei monti, e i vasti flutti del mare, e le amplissime correnti dei fiumi, e l’immensità dell’oceano, e i giri degli astri, ma tralasciano di curare sé stessi.» (Sant’Agostino, Francesco Petrarca, ascesa sul Mont Ventoux/M.te Ventoso, 1336)

Politica. Politik.

»Politik rettet die Welt wohl nicht.« (Reinhold Messner, Hamburger Morgenpost”, 2007)

«Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.» (Don Lorenzo Milani, “Lettera ad una professoressa”, 1967)

«Mai e poi mai potrei immaginarmi di iscrivermi ad un partito o di diventarne passivo esecutore. Ma credo che ognuno di noi, e molti altri che qui non ci sono, desiderano vivere ed essere attivi come individui creativi e liberi. Sicuramente non vogliamo prescrivere a nessuno cosa dovrebbe fare. Ognuno deve sentirsi libero di esprimere, senza forzature collettivistiche, il proprio originale modo d’essere e provare a dare risposte ai propri bisogni. In sostanza c’interessa maggiore spazio per il “pensiero indisciplinato” e per più libertà. Per ottenerlo non abbiamo, e non vogliamo avere, altro strumento che il nostro libero pensiero.» (Reinhold Messner, ’82)

«“Südtirol gehört dir, nicht der Svp” (Il Sudtirolo appartiene a te, non alla Südtiroler Volkspartei) era lo slogan, senz’altro azzeccato, utilizzato dai Freiheitliche nella loro campagna elettorale. […] Il Sudtirolo è tuo (quindi nostro), non della SVP (o almeno non “solo” della SVP). Sarebbe bello se un messaggio del genere cominciasse a permeare la coscienza collettiva e si caricasse di valenze costruttive, legate ad una declinazione quanto più larga di quel pronome (“noi”). Un Sudtirolo che “ci” appartiene è un Sudtirolo più vario, aperto, orgoglioso della propria ricchezza multiculturale. Soprattutto: è un Sudtirolo orientato a interpretare l’autonomia come una mobile cornice di libertà, equità e sviluppo per tutti quelli che vi abitano.» (Gabriele Di Luca, editoriale sul Corriere dell’Alto Adige, 2008)

Sentimento. Gefühl.

«Amore che fuggi, da me tornerai… Amore che vieni, da me fuggirai.» (Fabrizio De André, “Amore che viene, amore che vai”)

«Ci sono degli uomini per i quali l’azione è tanto più difficile quanto più è forte il desiderio. La scarsa fiducia in se stessi li mette in imbarazzo, il timore di non piacere li spaventa; inoltre, i sentimenti profondi sono come le donne oneste: per paura di scoprirsi, passano nella vita con gli occhi fissi a terra.» | »Für gewisse Menschen ist der Entschluß um so unausführbarer, je stärker das Verlangen ist. Das Mißtrauen gegen sich selbst setzt sie in Verlegenheit, die Furcht zu mißfallen erschreckt sie; übrigens gleichen tiefe Neigungen den anständigen Frauen: sie fürchten sich, entdeckt zu werden, und gehen gesenkten Blicks durchs Leben.« (Gustave Flaubert, „L’educazione sentimentale“-„Lehrjahre des Gefühls“, 1869)

Vento. Wind.

»gerne waer ich eine laerche / mueßte nicht trinken / nix rauchen / nicht mich brauchen / zu bewegen / nur bewegen lassen | gerne waer ich eine laerche / im schnee / ohne gewand / & saeh uebers land / im fruehjahr / laerchengruen | nur bewegen lassen / von boden regen hagel / (eller) wind / gerne auch aelter / wuerd ich werrn / denn sie« (Norbert Conrad Kaser, „die laerche“, 1978)

«Ah, non aver più coscienza d’essere, come una pietra, come una pianta! Non ricordarsi più neanche del proprio nome! Sdraiati qua sull’erba, con le mani intrecciate alla nuca, guardare nel cielo azzurro le bianche nuvole … abbarbaglianti che veleggiano gonfie di sole; udire il vento che fa lassù, tra i castagni del bosco, come un fragor di mare. Nuvole e vento. Che avete detto? Ahimè, ahimè. Nuvole? Vento? E non vi sembra già tutto, avvertire e riconoscere che quelle che veleggiano luminose per la sterminata azzurra vacuità sono nuvole?» (Luigi Pirandello,  “Uno, Nessuno e Centomila”, 1926)

Viaggio. Reise.

«Fernweh / Nach Wiesen Eis, Strand, Wasserfällen / Mir tuts im Kern weh / will ganz weit weg, nur weg / Fernweh / nach Monsun, Regenzeit, Stromschnellen / Bevor ich hier am Rad dreh / Ohne Sinn und Zweck.» (Herbert Grönemeyer, “Fernweh”, 2011)

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  1. Pingback: Piattole! - 22. Oktober 2009

«In un’unica gabbia interetnica».

// über Val / Su di me / About Val.

21jähriger aus Bozen (*1989 in Brixen), lebt bei Massa u. Carrara in der Toskana, wo er Politik an der Universität Pisa studiert - als Botschafter unseres bio-kulinarisches Unikums: des Knödels. Südtiroler Buttersprache. Blogger und ehem. Schülervertrer, engagiert er sich seit 2008 bei den Grünen-Verdi-Vërc.

Ventunenne [sempre]verde ancora sudtirolese, trapiantato a Massa e studioso per diletto del pensiero di Alexander Langer. Ambasciatore del canederlo, già disperso sulla Landkarte delle Alpi (Apuane?).

[Ever]green from Bolzano, capital city of South Tyrol, lives in northern Tuscany near Versilia. Politics student at University of Pisa, cooks Knödel (mitteleuropean speciality).

// twitter.com/blaun

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