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	<description>stazioni tirreniche al sole // dove passano i treni direttissimi altrove.</description>
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		<title>Quelli che però è lo stesso.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 18:40:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bildung]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[«Siamo una società mafiosa che ogni anno tributa il suo dolore ai martiri di mafia, una società omofobica che santifica Pasolini, una società razzista che si commuove per gli extracomunitari che muoiono in modo coraggioso. Questo uso ipocrita dei santini è uno dei tic italiani che mi fanno infuriare di più. Figuriamoci se volevo fare &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2012/04/18/quelli-che-pero-e-lo-stesso/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3470&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-thumbnail wp-image-3481 alignleft" title="Quelli che però è lo stesso." src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/04/dai-pra.gif?w=100" alt="" width="100" />«<em>Siamo una società mafiosa che ogni anno tributa il suo dolore ai martiri di mafia, una società omofobica che santifica Pasolini, una società razzista che si commuove per gli extracomunitari che muoiono in modo coraggioso. Questo uso ipocrita dei santini è uno dei tic italiani che mi fanno infuriare di più. Figuriamoci se volevo fare lo stesso uso di Pasolini, e, con un gioco di specchi, della mia persona</em>». <strong>Silvia Dai Pra&#8217;</strong> <a title="Intervista a Silvia Dai Pra'." href="http://www.menodizero.eu/passatopresente-analisi/157-intervista-a-silvia-dai-pra.html" target="_blank">reagisce così</a> all&#8217;accostamento - facile quanto forzato - a Pier Paolo Pasolini. Nel libro di cui è autrice, Dai Pra’ (cognome trentino, origini lunigiane) narra la quotidianità di una scuola romana attingendo dalla sua stessa esperienza di insegnante precaria, senza la pretesa di spiegare cosa non è (o persino come dovrebbe essere) l&#8217;istruzione pubblica in Italia. E&#8217; <em>soprattutto</em> il racconto autobiografico di una trentenne tra i confinati della società. (Val.)</p>
<h2 style="padding-left:30px;">Quelli che però è lo stesso, Silvia Dai Pra’</h2>
<h4 style="padding-left:30px;"><em>di Chiara Mosti.</em></h4>
<p><em><br />
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2012/04/18/quelli-che-pero-e-lo-stesso/"><img src="http://img.youtube.com/vi/hApf_EIE0LE/2.jpg" alt="" /></a></span><br />
</em><br />
Se penso che il libro che ho appena letto può esser stato letto da altri e non capito, sorvolato, in un modo o nell’altro ignorato, mi rendo davvero conto di come ci sia qualcosa che, dal grande sistema che tutto mangia e tutto sputa, <strong>deve</strong> essere salvato.</p>
<p>Se dovessi salvare qualcosa, adesso, salverei Silvia Dai Pra’ ed il suo libro “<a href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788842095354&amp;Itemid=97">Quelli che però è lo stesso</a>” Ed. Laterza 2011.<br />
Ha un formato piccolo e tascabile, ma poco adatto ad adornare le tasche sdrucite di qualche jeans radical-chic per via della copertina colorata, infantile, illustrazione di animali con t-shirt ed orologi da polso con i gomiti appoggiati su dei banchi di scuola.<br />
L’autrice racconta la sua esperienza annuale come insegnante di lettere in una scuola professionale alla periferia romana, a Ostia, ed il suo è lo sguardo lucido di chi sa di approcciarsi agli studenti come un’insegnante di sinistra (in una scuola tenuta ben in pugno dal Blocco Studentesco), ex-studentessa di successo (nel suo caso, è vietato inaridire tale espressione), ma in primo luogo come essere umano il cui compito è rendere migliori (il che corrisponde ad un generico “più umani”) i suoi studenti (provati dalla vita). E’ un libro di passi avanti e passi indietro, coi i piedi per terra ma la vista lunga.</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Velleità di una professoressa:</em><br />
<em>Il sorriso di Pierino</em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Esame di abilitazione alla quinta serale.</em><br />
<em>Personaggi: io; Di Serio Tomas.</em><br />
<em>«Quindi: hai studiato?»</em><br />
<em>(Ride) «Be’, mica tanto pressoré…».</em><br />
<em>«Chi è morto?»</em><br />
<em>(Ride) «Nessuno pressoré, magari mi’ madre, ma tanto muore o non muore è uguale io non studio lo stesso».</em><br />
<em>«Mi vuoi provare a dire qualcosa?»</em><br />
<em>«E che ne so, pressoré?»</em><br />
<em>«Qualcosa a piacere?»</em><br />
<em>«Non lo so, mi chieda lei pressoré».</em><br />
<em>«Tipo… la riforma protestante?»</em><br />
<em>«Ah. Eh. Tipo… quella di Martin Lutero?»</em><br />
<em>«Tipo».</em><br />
<em>(Ride) «Martino l’utero?»</em><br />
<em>«È vecchia. La sai?»</em><br />
<em>«Ok. Va bene. Allora, il problema è che la chiesa di Roma era sempre più corrotta, i preti facevano quello che volevano e per costruire la basilica di San Pietro si erano messi pure a vendere le indulgenze, cioè uno paga e quelli ti assolvono da tutti i tuoi peccati solo per i soldi, e a questo punto mi pare pure giusto che ci sia qualcuno che si incazza e…»</em><br />
<em>E: io mi sto emozionando.</em><br />
<em>«…che poi Lutero sembra tanto buono ma poi quando c’è la rivolta dei contadini lui si mette dalla parte dei principi…».</em><br />
<em>E: io mi sto commuovendo.</em><br />
<em>«…ma la questione non è solo dei preti corrotti o no, era anche una questione, com’era la parola, pressoré? Ecco, teologica, nel senso che Lutero il Vangelo lo interpretava in modo diverso dai cattolici e poi, ecco! Questa è importante. I protestanti la Bibbia se la leggono da soli, mica come i cattolici che c’hanno sempre bisogno dei preti, e poi…»</em><br />
<em>«Bravo!»</em><br />
<em>E Pierino sorride.</em><br />
<em>Non ride, non mima scoregge con la bocca, non dice te sfonno né agita i pugni nell’aria nel patetico tentativo di sembrare più grosso: semplicemente sorride, come è giusto che faccia un diciannovenne, come può fare un essere umano a tutto tondo.</em><br />
<em>«Davvero, pressoré?»</em><br />
<em>«Te lo dico davvero: bravo».</em><br />
<em>Sorride felice come non lo avevo mai visto, sorride felice forse come non è stato mai, sorride felice forse perché bravo non gliel’ha mai detto nessuno, sorride e forse è Pierino proprio per questo, perché nessuno gli ha mai dato due lire, fin da quando i suoi genitori hanno accolto la sua venuta al mondo senza neanche informarsi su come si scrive il nome che intendevano mettere al figlio, e allora diciamolo, e mettiamo giù tutte le carte, e ammettiamo che sì, davanti a quel sorriso di Pierino, mi sono venuti i brividi sulle braccia, mi si è aperto uno squarcio nel petto e ho sentito, signore e signori, quello che devono provare abitualmente le persone le cui emozioni non sono state soffocate fin dalla nascita dal dio del disincanto, le persone che riescono a credere nel cambiamento, nel miglioramento dell’umanità, nella possibilità di lasciare qualcosa di buono su questa terra – ho sentito, dentro di me, dentro di lui, in quell’aula illuminata dalla luce impietosa del neon e coi muri ricoperti di cazzi, qualcosa di fecondo.</em><br />
<em>«Sono stato bravo davvero, pressoré?»</em><br />
<em>«Sei stato bravissimo».</em><br />
<em>Fine</em></p>
<p><em></em>I ragazzi sono in quell’istituto perché cacciati da tutti gli altri, a farsi chiamare <em>feccia</em> nei consigli degli insegnanti, narrati con uno sguardo realista e neutro che ci rende la pesantezza digeribile ma quindi più vera e più dolorosamente sentita. In quel contesto si trova a che fare con colleghi (a loro volta giustamente) provati da anni ed anni di insegnamento, sottopagati e precari, pesantemente imbastarditi da quel contesto, chiaro specchio di quello che capita ai <em>suoi</em> ragazzi, inariditi da famiglie altrettanto precarie od inesistenti, da figli avuti a 16 anni, da genitori che manco vogliono mandarli più a scuola.</p>
<p>E l’autrice ci pare davvero l’unico sguardo umano, lì in mezzo, con la spinta e la forza di chi è giovane, fortunatamente non ancora compromesso e sa benissimo da che parte stare e perché ci sta. Lo sguardo di chi percepisce l’ingiustizia e da insegnante (crocerossina? S’era ripromessa di non diventarlo) ci spiega (incarnandola) la vocazione, l’impeto, l’equilibrio, il perfezionamento di sé.<br />
Piange esaurita e non si vuole far vedere. Quando giudica si morde le mani, perché sa che la freddezza non si può gettare addosso se c’è preesistente fragilità. S’incazza quando capisce che quei ragazzi sono dei dementi pericolosi, quando girano con i coltelli, e con un istinto viziato si buttano a far rissa.</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>«Non era un cattivo ragazzo, Andrea, era uno un po’ così, uno un po’ tipo loro, sa pressoré? Di quelli che stanno sempre a fa caciara».</em><br />
<em>«Che c’hai pressoré, stai a dormì?»</em><br />
<em>Avrei voglia di mettermi a gridare. Avrei voglia di buttarli fuori dalla mia macchina. Avrei voglia di prendere due a caso tra le teste mohicane che già intravedo in fondo alla strada, davanti al bar tabacchi e alle panchine come sempre nascoste dal via vai di auto e motorini, e sbatterle forte l’una contro l’altra per vedere se si riprendono, e se insieme alla materia cerebrale è possibile fare uscire tutte queste idiozie orecchiate tra le sale pesi delle palestre e i cortili dei palazzi, tra la curva dello stadio e le sale da biliardo e i cessi delle discoteche dove si concepiscono figli appoggiati a lavandini in cui qualcuno ha appena vomitato dentro, tutte queste solenni cazzate di tirapugni e tatuaggi fascisti, e di ragazze sceme che ti consolano dicendoti porello e se non spacchi la faccia al rumeno che m’ha toccato ‘r culo nun sei maschio, e di cani aggressivi e di svastiche fatte a rovescio, e di bengalesi da sprangare, e di appena c’ho diciott’anni me faccio ‘r porto d’armi, e di coltelli nella tasca, e di cocaina per non avere paura nella ressa, e di spintoni e di capocciate e di bicipiti che crescono.</em><br />
<em>«Pressoré? Che c’hai?»</em><br />
<em>«Che c’ho secondo te? Credi che non la conosco questa storia? Quel ragazzo aveva vent’anni ed era a una festa e dei dementi l’hanno accoltellato».</em><br />
<em>«Ma pressoré…»</em><br />
<em>«La festa di estremisti. Una festa di studenti. Ma siete fuori di testa? Loro sono estremisti e l’amico vostro che va in giro col coltello cos’è allora? Ma come ragionate?»</em><br />
<em>Tacciono.</em></p>
<p>Ma sa, ed è di una coerenza ammirabile, che non è colpa loro. Nonostante tutto, non è colpa loro. Anche quando li odia. E questo non è buonismo di sinistra, questa è onestà intellettuale (se potessi farlo, la scagionerei immediatamente dalle sue invettive contro sé stessa in questo senso), incompresa e bollata come inesperienza, affondata quotidianamente con i “<em>non cominciamo con le storie da piccolo fiammiferaio</em>”, rimproveri velati di coloro che la circondano, quelli “grandi” e inariditi dalla vita, dagli affronti che devono subire dagli stessi studenti, dal sistema che non li premia, da una scuola moribonda.<br />
E lei, l’autrice, che si porta sulle spalle una carriera scolastica ed universitaria da prima della classe è costretta a difendere, e contro tutti, la sua professione, senza neppure aver voglia di spiegare a chi le chiede cosa fa, dove insegna, se collabora ancora con l’Università, cosa ci sia di nobile nell’insegnare in un professionale di periferia. Incomunicabilità.</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Ero così brava: dovevo fare l’avvocato rampante o la parlamentare o almeno l’insegnante universitaria, ma come diavolo avevo fatto a confinarmi nel solito, sordido mestiere da donnina che sogna solo tanti bambini e un marito professionista?</em></p>
<p>Si mescola con gli sguardi, le emozioni che provano i <em>suoi</em> ragazzi, con la loro musica. L’ascolta, la cita, la conosce, titola questo libro con un verso tratto da una canzone di Vasco. Quando si tratta d’amore, si mette nel mucchio, con le sue studentesse, tutti cuori che battono nei petti, nessuna differenza.</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>«A Valentì, senti un po’, lasciamo perdere che questo è frocio, ammettiamo pure che non ce ne frega niente che è frocio, però ‘sto Pasolini se voleva fa uno di diciassette anni e c’aveva… aspetta che te faccio il conto. C’aveva cinquantatré anni».</em><br />
<em>«’rcoddue».</em><br />
<em>«Cioè che alla fine ‘sto qui ha fatto bene a ammazzarlo!»</em><br />
<em>«O pressoré, ma li senti? Sono tutti… tutti… ‘spetta, ‘spetta che te lo dico… omo…»</em><br />
<em>«Omofobici!»</em><br />
<em>«Omofobici, ecco, siete omofobici maschilisti e fascisti!»</em><br />
<em>«Prof. Senti. Mica ti voglio dar torto, eh? Però si ricorda quando mi hai trovata che leggevo Scusa ma ti chiamo amore? E si ricorda cosa mi hai detto? Le mi ha detto: bella storia, la storia di un vecchio che si rimorchia una ragazzina».</em><br />
<em>«E no pressoré questa non te la puoi rimangià, l’hai detta!»</em><br />
<em>«Ma c’ha ragione!»</em><br />
<em>«Nadjette sì che c’ha ragione ma non è che a Moccia gli può dire una cosa e mo’ a ‘sto qui che invece è comunista un’altra».</em><br />
<em>«Eh prof l’hai detta, non te la puoi rimangià, l’ho pure ridetto a mi’ madre, oh, mi’ madre s’è tajata eh, ha detto che c’hai proprio ragione!»</em><br />
<em>«Che poi Raoul Bova cosa c’avrà, c’avrà quarant’anni, mica cinquantatré!»</em><br />
<em>«Ed è pure un bel figo».</em><br />
<em>«Mah a me non mi piace».</em><br />
<em>«È un manzo, quello, ce l’avessi tra le mani io…»</em><br />
<em>«Ma insomma, ragazzi, a parte questo, il brano che abbiamo letto vi è piaciuto?»</em><br />
<em>Silenzio.</em><br />
<em>Chiudo il libro e lo restituisco a Valentino, un po’ offesa:</em><br />
<em>«Vabbè ragazzi, questa è Roma, si parla di Roma, dovreste sentirlo più vicino a voi di… che ne so… Petrarca».</em><br />
<em>«O di quella matta del basilico».</em><br />
<em>«Oh a me la matta del basilico m’era piaciuta, era meglio di ‘sto qui».</em><br />
<em>«Però leggere in romano è… è caruccio, sì».</em><br />
<em>«Macché, è noioso! Ma prof quando ce lo fai legge qualcosa che parla d’amore? Ma sei te che ce l’hai coi maschi oppure gli scrittori d’amore non parlano mai?»</em><br />
<em>«Cioè l’unica cosa che c’hai fatto legge sull’amore era quella del basilico che quello non è amore quella è matta».</em><br />
<em>«Oddio, non glielo dite che sennò ricomincia con la storia dell’amore che è una malattia mentale».</em><br />
<em>«Anche Pasolini ha scritto delle cose belle sull’amore».</em><br />
<em>«Cioé?»</em><br />
<em>«Solo l’amare conta, solo il conoscere. Non l’avere amato, non l’aver conosciuto. Dà angoscia il vivere di un consumato amore: l’anima non cresce più».</em><br />
<em>Silenzio.</em><br />
<em>«’Mmazza oh».</em><br />
<em>«Se voleva scrive delle cose belle le scriveva, ‘sto qui».</em><br />
<em>«Figata, com’è che è, me la ridice?»</em><br />
<em>«Questa gli piace pure a mi’ madre».</em><br />
<em>«Me la ridici prof? Me la metto come status di facebook».</em><br />
<em>«Ah, sì! Pure io! Ce la detti prof?»</em><br />
<em>«Prof, ‘spetta che piglio il quaderno. Eh? Com’è? Me la ridice, proffe?»</em></p>
<p>E si pone la domanda chiave, quella che tutti dovremmo (e dovremo, per cambiare davvero qualcosa) porci:</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>E come mai nessuno mi toglie dalla testa la mia insegnante dell’epoca, che mi prende da parte e, a muso duro, mi fa una piazzata perché non studio più, dicendomi: non devi stare con loro, a loro cosa vuoi dirgli, che futuro vuoi che abbiano, ma tu ti stai buttando via, lo capisci?, perché loro potevano buttarsi via impunemente e io no?, perché a nessuno importava della fine che avrebbero fatto la Manola e la Pamela e la Tamara?, perché piove sempre sul bagnato e perché la scuola è fatta per quelli che, già alla nascita, sono programmati per rimanerci?</em></p>
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		<title>Heiss si dimette: Elda Letrari in Landtag? {pesce d&#8217;aprile!}</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 13:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="2917985_cbbfe8dec4_m.jpeg" class="alignnone" alt="image" src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/04/wpid-2917985_cbbfe8dec4_m.jpeg?w=750" /></p>
<p>Voci insistenti circolavano già da qualche giorno negli ambienti politici brissinesi come nell&#8217;entourage dei Verdi, ma ora la notizia (un vero e proprio terremoto in casa verde) troverebbe conferma ufficiale dai diretti interessati: fonti accreditate riferiscono che Hans Heiss annuncerà domani il proprio ritiro anticipato dalla politica attiva e di conseguenza le dimissioni da Consigliere provinciale dei Verdi-Grüne-Vërc. Al dimissionario Heiss &#8211; storico, docente universitario e Consigliere verde da due legislature -  subentrerebbe la concittadina Elda Letrari, ora in giunta a Bressanone e prima dei non eletti alle provinciali 2008, dov&#8217;era candidata in quota BürgerListeCiviche come co-capolista. Non è escluso che la mossa a sorpresa del collega di Riccardo Dello Sbarba sia finalizzata a una candidatura alle Camere il prossimo anno: in tal caso, scioglierà ogni riserva non prima dell&#8217;autunno. A Brixen si riaprirebbe così la partita anche per l&#8217;assessorato lasciato libero dalla promozione in Provincia di Elda Letrari: per il suo posto in Giunta si parla già del giovane Andreas Pichler, consigliere comunale della Grüne Bürgerliste / Alternativa Ecosociale, ma l&#8217;alleanza con Svp e Pd potrebbe vacillare pericolosamente. Grande attesa pure per l&#8217;inatteso debutto in Landtag di Elda Letrari: l&#8217;avvicendamento (unito alle ambizioni romane di Heiss) potrebbe mettere in seria difficoltà i Verdi, ad appena un anno e mezzo dalle provinciali.</p>
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		<title>Le tenebre linguistiche.</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 11:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Del film di Denys Arcand L&#8217;Âge des ténèbres (&#8220;L&#8217;età barbarica&#8221;, 2007) colpisce molto l&#8217;atmosfera surreale (e inquietante) con cui il regista descrive il suo Québec: un’isola apparentemente felice diventa l&#8217;inferno della disumanità contemporanea, dove lo stato del benessere è intrappolato in un&#8217;agghiacciante freddezza burocratica. Nella provincia francofona del Canada lavora Jean-Marc, funzionario governativo presso l’Ufficio dei reclami, deputato a raccogliere lamentele di cittadini insoddisfatti dei servizi ministeriali. Negli &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2012/03/19/tenebre-linguistiche/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3440&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3451" title="Belgien, 2001." src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/03/belgien.png?w=750&#038;h=606" alt="" width="750" height="606" /></p>
<p>Del<a title="L'Âge des ténèbres." href="http://fr.wikipedia.org/wiki/L%27Âge_des_ténèbres" target="_blank"> film </a>di Denys Arcand <strong><em>L&#8217;Âge des ténèbres</em></strong> (&#8220;L&#8217;età barbarica&#8221;, 2007) colpisce molto l&#8217;atmosfera surreale (e inquietante) con cui il regista descrive il suo Québec: un’isola apparentemente felice diventa l&#8217;inferno della disumanità<em> </em>contemporanea, dove lo stato del benessere è intrappolato in un&#8217;agghiacciante freddezza burocratica. Nella provincia francofona del Canada lavora Jean-Marc, funzionario governativo presso l’Ufficio dei reclami, deputato a raccogliere lamentele di cittadini insoddisfatti dei servizi ministeriali. Negli uffici vige il divieto assoluto di fumare e circolano unità cinofile anti-fumo. L’ossessiva e persecutoria applicazione delle regole di <em>politically-correctness</em> si scontra con l&#8217;indifferenza verso i problemi di chi si rivolge per chiedere aiuto; per legge è vietato usare la parola “negro” e quando Jean-Marc dirà ad alta voce che il suo collega di colore “lavora come un negro”  (battuta apprezzata dall’interessato) subirà un processo ipocrita, che s&#8217;appella alla rigida legislazione linguistica del Québec. Il protagonista - con un passato di idealista - condurrà un’esistenza kafkiana, sprofondando in un mondo onirico di fantasie narcisistiche ed erotiche. Evasioni felliniane da un sistema di apparente tolleranza.</p>
<p>Dalla finzione torniamo alla realtà, in Europa, a casa nostra. Nel Belgio sono innumerevoli gli episodi di intolleranza toponomastica. Come racconta l&#8217;<a title="Belgien wohin?" href="http://brf.be/nachrichten/national/235728/" target="_blank">inviato della rivista GEO</a>, <strong>Jörg-Uwe Albig</strong>,  gli attivisti fiamminghi del<em><strong> Taal Aktie Komitee</strong> </em>(&#8220;Comitato d&#8217;azione linguistica&#8221;) sono &#8220;tormentati dai cartelli&#8221;: sommergono le Fiandre di lettere nelle quali chiedono di rinunciare a insegne solo in francese o bilingui. Contro il presunto dilagare del francese (<em>verfransing</em>), scarabocchiano sulla segnaletica bilingue che indica i nomi delle località, arrivano a gettare fiale puzzolenti nei consigli comunali se qualcuno prende la parola in francese, a iniettare colla nei chiavistelli delle scuole francofone o danneggiare i supermercati a clientela &#8220;francese&#8221;. Nei comuni fiamminghi a maggioranza di madrelingua francese è una lotta senza quartiere: sono istituiti sportelli comunali dove i cittadini più attenti possono denunciare ogni infrazione della monocultura linguistica e in alcune assemblee municipali un incaricato del governo regionale veglia affinché non si parli francese. Precise norme del Ministero degli interni obbligano a diffondere comunicazioni solo in olandese. Persino gli incendi possono essere spenti solo da pompieri fiamminghi anche quando la caserma dei colleghi di Bruxelles è più vicina. Sentendosi discriminati, i francofoni delle Fiandre propendono ora per l&#8217;annessione alla confinante regione bilingue di Bruxelles, la cui circoscrizione elettorale era al centro dei negoziati che per 535 giorni hanno paralizzato il paese prima della formazione del nuovo governo di Elio Di Rupo. Un tempo, a essere discriminati, erano i fiamminghi: l&#8217;olandese divenne lingua ufficiale nel 1898 (dopo 70 anni), il governo parlò francese sino al 1962. Nel frattempo, avvenne il riscatto economico delle Fiandre: la regione contadina si trasformò in moderna area commerciale, sorpassando la Vallonia del carbone in crisi. La lingua delle<em> élite</em> dal francese, oggi è passata al fiammingo. E scaricare la povera Vallonia al proprio destino è più che una tentazione.</p>
<p><strong>Non vi ricorda <a title="Zur Messe nach Bolzano." href="http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=10552" target="_blank">qualcosa</a>?</strong> Viene da domandarsi se l&#8217;ipotetica indipendenza da uno Stato (nazione, come l&#8217;Italia, o già plurinazionale come il Belgio) e il superamento del concetto di minoranza (nazionale e/o provinciale, portatore del valore di &#8220;tutela&#8221; delle diversità culturali sottoposte al rischio di assimilazione) possa avere un effetto benefico sullo sviluppo di un sano bi-plurilinguismo o piuttosto perpetuare e persino amplificare (magari per legge) rivalse e dispute linguistiche, ossessioni identitarie e fissazioni irrazionali. Al legislatore spetterebbe invece il dovere di tutelare chi è cresciuto in un contesto sostanzialmente pacifico dalle degenerazioni di quanti &#8211; anziché occuparsi di problemi <em>reali</em> - problematizzano ciò che in un mondo globalizzato e pluriculturale dovrebbe costituire la normalità: il <strong>coesistere</strong>, l&#8217;una a fianco all&#8217;altra, <strong>di più lingue</strong> e l&#8217;<strong>asimmetrica alternanza</strong> tra loro. Senza che l&#8217;una si senta minacciata dall&#8217;altra.</p>
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			<media:title type="html">Belgien, 2001.</media:title>
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		<title>#ilpattone [1] Monti non si sente italiano ma purtroppo lo è.</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 13:03:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con questo post do il via alla nuova rubrica #ilpattone: uno schiaffo liberatore. &#8220;Pattone&#8220;, in quella striscia di terra tra mar ligure e pianura padana, significa letteralmente &#8220;ceffone&#8221;. Declinato al femminile (&#8220;pattona&#8220;), a Massa e Carrara indica un pane rotondo non lievitato simile al panigaccio della Lunigiana, cotto su piastre d&#8217;acciaio arroventate chiamate &#8220;testi&#8221; e servito con affettati &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2012/03/03/monti-non-si-sente-italiano/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3425&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="padding-left:30px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3432" title="#ilpattone" src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/03/ilpattone.png?w=750" alt=""   /></p>
<p style="padding-left:30px;text-align:right;"><em><strong>Con questo post do il via alla nuova rubrica #ilpattone: uno schiaffo liberatore.</strong></em></p>
<p style="padding-left:30px;">&#8220;<em>Pattone</em>&#8220;, in quella striscia di terra tra mar ligure e pianura padana, significa letteralmente &#8220;ceffone&#8221;. Declinato al femminile (&#8220;<em>pattona</em>&#8220;), a Massa e Carrara indica un pane rotondo non lievitato simile al panigaccio della Lunigiana, cotto su piastre d&#8217;acciaio arroventate chiamate &#8220;<em>testi</em>&#8221; e servito con affettati o formaggi. E&#8217; molto comune, in Italia, alternare &#8220;<em>pattone</em>&#8221; e &#8220;<em>pattona</em>&#8220;: un po&#8217; come si usava fare attraverso <em>il bastone e la carota</em> coi poveri asini da soma. «Continueremo ad agire sull&#8217;asino italiano («<em>on the italian donckey</em>») da ambedue le parti, con una carota e un bastone»: queste parole furono pronunciate da Winston Churchill nel 1943, in merito al modo in cui &#8211; secondo lui &#8211; andava trattato il popolo italiano. Nella storia recente del nostro paese, predomina l&#8217;uso rassicurante della carota: &#8220;berlusconiana&#8221; (meglio non aggiungere  possibili accezioni alternative) e &#8220;democratica&#8221; (leggasi &#8220;buonismo di sinistra&#8221;). Ora è giunta la temibile stagione del bastone: il governo del professor Monti. Il nuovo inquilino di Palazzo Chigi archivia l&#8217;<em>era carotina</em> dei predecessori e inaugura un&#8217;epoca, testuali parole, «di lacrime e sangue» onde diventare «modello in Europa». Affermazione che la dice lunga sull&#8217;idea imperante di &#8220;insegnamento&#8221;: anziché formarci ed educare, bisogna farsi umiliare con orgoglio. Pratica non distante dalla psicologia fascista, tra bacchettate sulle mani ed esaltazione dell&#8217;Italia imperiale. Nel Ventennio gli italiani affidarono a Mussolini la regia di tale &#8220;rivoluzione delle coscienze&#8221;, elevandolo a guida spirituale immacolata; oggi sappiamo come il duce incarnasse alla perfezione il preistorico celodurismo dell&#8217;identità italiota, secondo cui «educammo tutti gli altri alla lingua, al diritto, alle arti». Siamo sicuri di esserci lasciati alle spalle la propensione all&#8217;«uomo della provvidenza» innocente e puro? Le uscite dei ministri dell&#8217;esecutivo non testimoniano forse il loro debordante &#8220;essere italiani&#8221;? Anziché erigersi a collegio giudicante dell&#8217;italianità colpevole, dei vizi della Nazione, dovrebbero imparare dagli altri (chessò, dai tedeschi?) e tacere. «Sono nato e vivo a Milano. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono» potrebbe canticchiarlo pure il premier. Da Gaber in poi, questi maestri <em>arci</em> e <em>anti </em>italiani meriterebbero uno schiaffone ammonitore. Pardon: un bel<em> pattone</em>.</p>
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		<title>«Südtiroler Staatssozialismus» e l’ostilità dei professori.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 16:52:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politika]]></category>

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		<description><![CDATA[L’imprenditore Michael Seeber inquadrò lo stile di governo sudtirolese come «Socialismo di Stato» o «Principato a conduzione tardo-feudale», al bivio &#8211; così aggiunse Der Spiegel - fra economia pianificata, isolamento e globalizzazione. Una specialità già invisa alla stampa italiana, che sembra ora incassare l’ostracismo della compagine governativa guidata dal bocconiano Mario Monti. «Monti regiert jetz seit 100 Tog. &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2012/02/28/sudtiroler-staatssozialismus/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3391&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3408" title="" src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/02/dorf_unter_8.jpg?w=750&#038;h=750" alt="" width="750" height="750" /></p>
<p><strong>L’imprenditore Michael Seeber inquadrò lo stile di governo sudtirolese come «Socialismo di Stato» o «Principato a conduzione tardo-feudale», al bivio &#8211; così <a title="Der ewige Durni." href="http://www.spiegel.de/spiegel/print/d-73388980.html http://www.spiegel.de/spiegel/print/d-73388980.html" target="_blank">aggiunse <em>Der Spiegel</em></a> - fra economia pianificata, isolamento e globalizzazione. Una specialità già invisa alla stampa italiana, che sembra ora incassare l’ostracismo della compagine governativa guidata dal bocconiano Mario Monti.</strong></p>
<p>«<strong><em>Monti regiert jetz seit 100 Tog. Mocht er so weiter, isch Südtirol beim 200. </em><em>Tog wieder bei Österreich</em></strong>»<em> </em><a title="@moritzwindegger su twitter." href="https://twitter.com/moritzwindegger/status/173066979471659009" target="_blank">twittava</a> venerdì scorso Moritz Windegger, firma ultra-conservatrice del quotidiano <em>Dolomiten</em> molto presente (e seguita) su Twitter. Un interrogativo inedito sta facendo capolino nel frastagliato fronte <em>voll</em>-autonomista e indipendentista: il benessere conquistato dall’Autonomia dinamica sarà minacciato dalle manovre del governo “tecnico”? Esse appaiono sempre più come frutto d’una strategia volta a indebolire le (poche, a dir la verità) conquiste dello Stato sociale italiano e, di conseguenza, le (molte) prerogative del modello sociale ed economico del cd. <em>Sozialstaat </em>sudtirolese. I primi effetti sembrano farsi sentire con il recente decreto liberalizzazioni, i tagli al bilancio provinciale, le sforbiciate ai costi esorbitanti della politica – di cui le autonomie locali, secondo certa opinione pubblica nazionale, sarebbero dirette corresponsabili: una campagna serrata dalla parvenza neoliberista, cavalcata dai giornali non solo d’orientamento liberale (<em>Corriere della Sera</em>, <em>La Stampa</em>, persino<em> La Repubblica</em>&#8230;) e col benestare delle forze politiche di maggioranza (compreso un PD indebolito dall’insoluta crisi d’identità), volta a picconare a colpi di decreti i presunti privilegi del decentramento amministrativo – seppur debole e a geografia variabile – cui l’Italia ha dato faticosamente avvio da alcuni anni, pur nei limiti di una classe dirigente inadeguata e corrotta.</p>
<p>Di giorno in giorno, si paventano privatizzazioni dei servizi pubblici, la riduzione dei poteri spettanti alle Regioni ordinarie secondo l’art. 117 Cost. (riformato nel 2001) e l’apertura di nuovi contenziosi con Regioni e Province autonome dinnanzi alla Corte costituzionale &#8211; dall&#8217;esito incerto, non essendo il nostro paese uno Stato federale a tutti gli effetti. «<em>Ich verspüre einen zunehmenden Neid gegen unsere Sonderautonomie</em>» ha dichiarato il senatore della SVP Oskar Peterlini. La reazione dei più strenui difensori dell’autogoverno sudtirolese, che destina gran parte delle proprie risorse al <em>Welfare</em> a controllo provinciale, è ancora più comprensibile se motivata dall’impressione oramai diffusa che questo governo sia <a title="L'Espresso. Dove ci vuol portare Fornero?" href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/02/27/dove-ci-vuol-portare-la-signora-fornero/" target="_blank">mosso da ideali liberisti</a> e tendenzialmente classisti, poco inclini a concepire l’intervento di Stato (e sue articolazioni interne) in economia e nel sociale attraverso la proprietà pubblica di istituzioni, agenzie formative e infrastrutture.</p>
<p>In primo luogo, <strong>dobbiamo tenere conto di una questione di mentalità.</strong> L’Alto Adige/Südtirol è portato a vedersi come territorio popolato da diversi gruppi linguistici che convivono tra loro pacificamente grazie a un compromesso giuridico internazionale. Questo è vero, ma il Sudtirolo contemporaneo è soprattutto una ricca regione alpina i cui abitanti godono di innumerevoli vantaggi economici. Nel ceto politico come nel dibattito pubblico locale, manca la consapevolezza di rappresentare un’anomalia ideologica: <em>de facto</em> il sistema <em>«</em>Provincia Autonoma<em>»</em> è un modello di governo socialdemocratico quasi “scandinavo”, nonostante il latente conflitto etnico, il largo consenso monolingue attorno al partito di raccolta cattolico-popolare, l’inesistenza di soggetti partitici alternativi d’ispirazione socialista nonché la concorrenza statale in materia economico-fiscale. Storicamente impermeabili a qualsivoglia istanza esterna (dal Protestantesimo all’Illuminismo) e condizionate solo dalla piaga nazionalista, le forze sociali autoctone si sono infatti concentrate nel corso del secondo Novecento sulla trattazione di controversie interetniche, facendo sì che il Sudtirolo moderno si svincolasse e isolasse in gran parte dalla contrapposizione globale sinistra-destra, che in Europa vide avvicendarsi la socialdemocrazia <em>à la</em> Brandt-Palme e liberismo tatcheriano, poi blairiano e (ainoi) berlusconiano. Bene o male, siamo privi d’influenze politico-culturali “di massa”, aspirazioni individualiste o suggestioni collettiviste, perciò <em>pre</em>- e <em>post</em>-ideologici: per antica natura contadina, pratica e comunitaria, nella quale già Cesare Battisti – durante le sue ricerche geografiche – intravide il seme d’un «socialismo montanaro» e cristiano che affonda le radici nella rivolta egualitaria di Gaismayr e nell’elemento democratico dei “<em>Landstände</em><em>”.</em></p>
<p>D’altro canto,<strong> in gioco c’è una questione d’identità. </strong>Il Regionalismo sudtirolese – cresciuto entro l’anomalo federalismo bidimensionale italiano – è di fronte al bivio tra totale autonomia entro i confini nazionali e un’indipendenza dai contorni ancora confusi. Se venissero scalfiti i presupposti stessi per “restare Italia” (cioè conservare e migliorare in un’ottica eco-sociale il suddetto modello governativo), è però evidente che si getterebbero nuove basi perché sia perseguita l’emancipazione da un paese che rincorre tutt’altro obiettivo, in una folle corsa che lo condurrebbe un domani a essere ancora più una «Nazione senza Stato», dalla democrazia deficitaria, senza enti decentrati, architettura federale né politiche da <em>welfare-State</em>. Da questo punto di vista, degna di nota è la reazione del governatore della Toscana Enrico Rossi, astro nascente “socialdemocratico”, il quale manifesta (vedi una sua <a title="ilFoglio. L’uomo che fustigava i tecnici." href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/12449" target="_blank">recente intervista</a>) più di una perplessità riguardo al sostegno del PD allo strano esecutivo Monti . La “regione rossa” si distingue dalle altre in termini di buoni propositi programmatici, muovendo i primi passi verso un federalismo visto “da sinistra” (attento a sanità, mercato del lavoro, politiche industriali, formazione, ambiente) ed essendosi dotata – al contrario di noi – d’una legislazione pioniera su immigrazione e partecipazione.</p>
<p>Risulta quindi<strong> auspicabile un nostro esame di coscienza.</strong> Negli ultimi anni, anche in Sudtirolo, imprese e politica si scambiano favori; il recente scandalo dell’energia getta cattiva luce sull’amministrazione della cosa pubblica da parte di “mamma Provincia” e in particolare del <em>Landeshauptmann, </em>che<em> </em>mina la credibilità esterna e interna del sistema. Decisionismo e concentrazione di poteri nelle mani della sola Giunta (ovvero della SVP) sono una deriva da arrestare. In futuro, infatti, dovesse proseguire l’imprevedibile <em>“</em>rivoluzione liberale” inaugurata da Monti (e sottratta al predecessore, reo di un decennio privo di riforme strutturali), il nostro particolarismo un po’ autoreferenziale potrebbe essere oggetto di rinnovati attacchi dai più accaniti puristi del mercato deregolamentato, nonché di un’ostilità crescente dagli ambienti borghesi e dal cinismo d’<em>elite</em> industriale e intellettuale, i quali temono il “reazionario” Südtirol dagli “immotivati” privilegi – in quanto «d’ostacolo alla concorrenza» e la più efficiente roccaforte italiana di politiche d’assistenza pubblica. All’eterna «lotta contro Roma» potrebbe così sopraggiungere un passaggio storico: difesa e rafforzamento dei poteri legati alla tutela delle minoranze linguistiche (rispetto del trilinguismo e proporzionale etnica, sostanzialmente intangibili) lascerebbero spazio a un’autodifesa interetnica delle vaste competenze provinciali riconosciute dal Secondo Statuto d’Autonomia, quelle in pratica che hanno contribuito alla nostra “eccellenza” in alcuni campi: dall&#8217;agricoltura all&#8217;edilizia sostenibile, dal marketing turistico alla tutela del patrimonio culturale e naturale.</p>
<p>Concludendo, <strong>un suggerimento alla politica made in Sudtirolo</strong>. L&#8217;ala sociale SVP (gli <em>Arbeitnehmer</em>?) e il centrosinistra (Verdi compresi) farebbero bene a chiamare a raccolta associazioni e sindacati per un’alleanza trasversale che opponga resistenza al neo-centralismo nazionale (ma forse desisteranno dato il loro scarso peso numerico). Se, al contempo, l’indipendentismo “di sinistra” – <em>ammesso e non concesso che tra i fautori dell&#8217;autodeterminazione esista una massa critica in grado di definirsi tale</em> – saprà concentrare le energie sull’idea di un “<strong>patto socialdemocratico</strong>” tra i fondatori dell’ipotetico Stato sovrano e legiferante, l’anacronistico secessionismo sarà superato da nuove ragioni socio-economiche: affinché in sede sudtirolese sia promossa «in modo sostenibile la comune prosperità, la coesione interna e la pluralità culturale», così come recita la Costituzione elvetica. Varrà la pena pensarci, anche solo per un istante?</p>
<p>Vedi anche <em><strong><a title="Wirtschaft+Finanzen." href="http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?cat=39" target="_blank">Brennerbasisdemokratie</a></strong>, <strong><a title="Geht's der Wirtschaft gut... | Kommentar." href="http://antifameran.blogspot.com/2012/02/gehts-der-wirtschaft-gut-kommentar.html" target="_blank">Antifa</a></strong>, <strong><a title="Dove ci vuol portare Fornero." href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/02/27/dove-ci-vuol-portare-la-signora-fornero/" target="_blank">L&#8217;Espresso</a></strong>.</em></p>
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		<title>«In un&#8217;unica gabbia interetnica».</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 19:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Identité]]></category>

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		<description><![CDATA[[testo originale] In Sudtirolo ci sono ipotesi futuribili che nascondono verità sottese al dibattito pubblico: parlando di Selbstbestimmung o Freistaat si sceglie una tribuna, ma non si conosce la squadra per la quale si tifa né quella avversaria. I gruppi linguistici evadono sistematicamente dalla trattazione critica dei rispettivi patrimoni culturali d&#8217;appartenenza, benché a loro volta “sulla &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2012/02/17/ombelico-del-mondo/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3374&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3375" title="Detail aus dem Bild &quot;Walther von der Vogelweide - Codex Manesse | Kunst Cartoon&quot;" src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/02/manesse-walter-vogelweide-detail.jpg?w=750" alt="" width="750" /><img class="aligncenter size-full wp-image-3376" title="Gastkommentar Valentino Liberto." src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/02/gastkommentar.png?w=750&#038;h=1062" alt="" width="750" height="1062" /></p>
<p><span style="color:#000000;"><strong>[testo originale] </strong></span>In Sudtirolo ci sono<em> </em>ipotesi futuribili che nascondono verità sottese al dibattito pubblico: parlando di <em>Selbstbestimmung</em> o<em> Freistaat</em> si sceglie una tribuna, ma non si conosce la squadra per la quale si tifa né quella avversaria. I gruppi linguistici evadono sistematicamente dalla trattazione critica dei rispettivi patrimoni culturali d&#8217;appartenenza, benché a loro volta “sulla carta”. La mappa geografica vedrebbe gli uni al confine (o alle porte) del <em>Kulturraum </em>di lingua tedesca, gli altri come isola linguistica italiana ai margini estremi dell&#8217;Italia. In entrambi i casi, una periferia “cerniera” difficilmente al centro di qualcosa. Sarà per questa ragione che vogliamo essere l&#8217;ombelico di un mondo costruito a nostra immagine e somiglianza. Un confronto mediato tra divergenze tangibili è impossibile: il conflitto latente tarda a farsi risolutivo e definitivo perché basato su molteplici cliché, rappresentazione teatrale dell&#8217;italianità o del <em>Tirolertum, </em>mentre<em> </em>in realtà pensiamo tutti alla stessa maniera. Se apparentemente l&#8217;identificazione con la squadra del cuore è tanto chiara da osteggiarne una avversaria, è solo l&#8217;inalterabilità sudtirolese – variamente definita – ad essere sempre<strong> </strong>difesa a spada tratta. Il Sudtirolo è al centro dei pensieri, viene prima di ogni altro scrupolo. Quanti sudtirolesi, di lingua tedesca o italiana, sarebbero in grado di elencare proprie contaminazioni culturali provenienti dal retroterra mitteleuropeo e <em>deutschsprachig </em>oltre-Brennero oppure legate a una o più tradizioni regionali dell&#8217;Italia a sud di Salorno? Chi si tiene quotidianamente aggiornato di quanto accade a Vienna e Stoccarda piuttosto che a Venezia e Milano – se non nel vasto panorama europeo? Solo i ladini, quali superstiti retoromanzi tra le dolomie, paiono immuni all&#8217;autoreferenziale. I pochi a padroneggiare la materia d&#8217;altri sono trattati con diffidenza. Non è questione per acculturati: lo scambio culturale in campo intellettuale, letterario, politico, artistico, musicale o culinario avviene tramite piccoli gesti individuali.</p>
<p>In questi anni abbiamo speso fiumi d&#8217;inchiostro sulla “questione sudtirolese”, chiacchiera continua di per sé unificante e che appiana differenze. Basti pensare alla selva di libri annoverabile sotto la categoria «<em>Tirolensien</em>»<em>, </em>esercizio stancante (o persino irritante) di convivenza passiva. In Sudtirolo parlano dell&#8217;Alto Adige mentre scrivono di Südtirol, vagheggiando una <em>Heimat </em>comune. Sarà forse un caso che i sudtirolesi di nascita più noti “all&#8217;estero” – Luis Trenker, Franz Tumler, Claus Gatterer, Hans Glauber, Alexander Langer, Anita Pichler, i giornalisti Lilli Gruber, Ulrich Ladurner e Gustav Hofer, il premio Nobel alternativo Monika Hauser – siano degli emigrati? Non è significativo il recente successo editoriale di Francesca Melandri e Sabine Gruber, scrittrici migranti dalle biografie incrociate?</p>
<p>I confini provinciali sono divenuti una «gabbia interetnica». Ognuno di noi ha contribuito in qualche modo a quest&#8217;ingabbiatura trasversale e comune a tutti. La scarsa attitudine dei sudtirolesi a guardare verso un orizzonte più ampio, identificandosi nell&#8217;Europa, si traduce persino nel rinnegare qualsivoglia legame con un ambiente allargato, non ristretto al <em>Land</em> tra i monti. Persino Tirolo storico, Trentino-Alto Adige o l&#8217;<em>Euregio </em>diventano oggigiorno una maglia troppo larga, addirittura la candidatura a Capitale Europea della Cultura col Nord-Est scontenta taluni. Meglio far da sé, produrre in proprio un&#8217;autarchia culturale e politica. Ma quanto potrà ancora resistere l&#8217;isolamento forzato nella fortezza? Sopravvivrà alla crisi del modello di autogoverno sinora autosufficiente? Staremo a vedere. Una cosa però oramai è certa: il «<em>Gesamts</em><em>üdtirol</em>» langeriano – aldilà degli Stati-nazione e senza rispettive madrepatrie tutrici – s&#8217;è realizzato. Ma anziché sommare i due mondi, il Südtirol autonomo e già sovrano è stato capace di formidabili reciproche sottrazioni. C&#8217;è di cui vantarsi.</p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/europa/'>Europa</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/identite/'>Identité</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/3374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/3374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/3374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/3374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/3374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/3374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/3374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/3374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/3374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/3374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/3374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/3374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/3374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/3374/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3374&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Val.</media:title>
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			<media:title type="html">Detail aus dem Bild &#34;Walther von der Vogelweide - Codex Manesse &#124; Kunst Cartoon&#34;</media:title>
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		<title>Nonno Mario.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 18:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politika]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho scovato (e prontamente segnalato a Giuseppe Civati del PD) questo inquietante estratto di una lettera tra le tante inviate al premier Monti e delle quali, da oggi pomeriggio, è pubblicata una selezione sul sito della Presidenza del Consiglio, nello spazio &#8220;Dialogo con il cittadino&#8221;. La dimostrazione più evidente che in Italia un certo culto narcisistico della personalità &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2012/01/31/nonno-mario/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3365&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3368" class="wp-caption aligncenter" style="width: 450px"><img class="size-full wp-image-3368" title="Dialogo con il cittadino." src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/01/header_sezione_dialogocittadino.gif?w=750" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Immagine tratta dal sito ufficiale della Presidenza del Consiglio.</p></div>
<p>Ho scovato (e prontamente <a title="@civati risponde @blaun." href="https://twitter.com/#!/civati/status/164390144655376386" target="_blank">segnalato</a> a Giuseppe Civati del PD) questo inquietante estratto di una lettera<em> tra le tante</em> inviate al premier Monti e delle quali, da oggi pomeriggio, è pubblicata <strong><a title="Le parole dei cittadini." href="http://www.governo.it/GovernoInforma/dialogo/estratti.html" target="_blank">una selezione</a></strong> sul sito della Presidenza del Consiglio, nello spazio &#8220;Dialogo con il cittadino&#8221;. La dimostrazione più evidente che in Italia un certo culto narcisistico della personalità (se non addirittura un celodurismo sublimato) è duro a morire.</p>
<blockquote><p>…Lisa, una bambina di due anni e mezzo, alla domanda “che cosa hai visto in TV?”, risponde “Ho visto il nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro…”</p></blockquote>
<p style="text-align:right;"><strong><em>Firmato “una coordinatrice pedagogica di una cooperativa sociale”.</em></strong></p>
<p>La pagina &#8220;incriminata&#8221; del sito governativo (oltre che da <a title="Un po' di sobrietà Presidente!" href="http://www.ciwati.it/2012/01/31/un-po-di-sobrieta-presidente/" target="_blank">Civati sul suo blog</a>) è stato segnalata da <a title="Tutto un altro ciulare." href="http://www.popolino.org/2012/01/31/tutto-un-altro-ciulare/" target="_blank">Popolino</a> e <a title="Sul sito del Governo. Davvero." href="http://nonleggerlo.blogspot.com/2012/01/sul-sito-del-governo.html" target="_blank">Non leggere questo blog</a>.</p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/politika/'>Politika</a> Tagged: <a href='http://blaun.wordpress.com/tag/mario-monti/'>Mario Monti</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/3365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/3365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/3365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/3365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/3365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/3365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/3365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/3365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/3365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/3365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/3365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/3365/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/3365/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/3365/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3365&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un Monumento alla Memoria.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 13:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Bulsan]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricevo dall&#8217;autore e volentieri pubblico: di Mateo Taibon, &#8220;Alto Adige&#8221; 18 gennaio 2012. Il «Monumento alla Vittoria» dunque cambierà. Non cambierà l’effigie, non la parte esterna visibile da decenni, saranno invece trasformati gli interni dunque il significato, il monumento finalmente non sarà più un baluardo ideologico inaccessibile. L’arco di Piacentini verrà inserito in un contesto &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2012/01/22/un-monumento-alla-memoria/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3358&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-3359 alignleft" title="Skolast 1/2011." src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/01/sh.png?w=240&#038;h=300" alt="" width="240" height="300" />Ricevo dall&#8217;autore e volentieri pubblico:</p>
<p><em>di <strong>Mateo Taibon</strong></em>, &#8220;Alto Adige&#8221; 18 gennaio 2012.</p>
<p>Il «Monumento alla Vittoria» dunque cambierà. Non cambierà l’effigie, non la parte esterna visibile da decenni, saranno invece trasformati gli interni dunque il significato, il monumento finalmente non sarà più un baluardo ideologico inaccessibile. L’arco di Piacentini verrà inserito in un contesto storico-didattico, verranno spiegati i crimini delle due dittature (che hanno trovato molti sostenitori, bisogna ricordarlo), e spero venga illustrata anche la genesi delle ideologie totalitarie e delle simpatie per assimilazione, repressione e violenza. A Bolzano è dunque stato raggiunto un traguardo importante, che viene criticato o schernito soltanto da partiti o gruppi che si muovono ai margini ideologici della nostra società plurilingue. Ai protagonisti dell’accordo &#8211; politici, amministratori e storici che cercano soluzioni etiche e condivisibili invece di rincorrere facili populismi per fare proseliti &#8211; va riconosciuto il grande merito. Senza nulla togliere alla virtù dell’obiettivo raggiunto vorrei fare qualche proposta aggiuntiva che oggi forse viene vista come «irrealizzabile», ma che ritengo indispensabile per il completamento dell’itinerario storico.</p>
<p>Prima di tutto auspico che venga cambiato il nome, avendo cura di apportare le modifiche ovunque su mappe cartacee e nelle banche dati (GPS, google-maps ecc.). La terminologia usata infatti spesso rimane quella coniata dal fascismo. Propongo di sostituirla con un termine neutro, legato per esempio al nome dell’artista che creò il monumento o invece al museo che ivi sarà ospitato, in modo che la denominazione stessa lasci spazio al confronto critico.<br />
Ritrattare la terminologia mi sembra indispensabile per un approccio neutro, approccio che ritengo incompleto se si rimane legati al nome fascista. In Germania &#8211; per citare un esempio importante &#8211; la «Reichskristallnacht» (termine coniato dal nazismo) è in buona parte stata sostituita con «Novemberpogrome» o «Reichspogromnacht», termini questi che trasmettono con chiarezza la violenza usata dal regime nazista. L’arco di Piacentini deve dunque deporre il vecchio nome di «Monumento alla Vittoria», affinché il progetto didattico non si avvii incatenato all’espressione di quell’ideologia che invece va accantonata.<br />
L’arco di Piacentini esternamente rimane sostanzialmente inalterato, anche se il museo al suo interno lo contestualizza modificandone il valore. Per completare l’operazione ed effettuare una metamorfosi del significato sarebbe opportuno contestualizzare l’intero monumento. Degli anni di studio a Vienna ricordo delle polemiche ripugnanti intorno al «Monumento contra la guerra e il fascismo» di Alfred Hrdlicka. E ricordo vivamente gli attacchi odiosi al monumento per le vittime della Shoah del cimitero ebraico a Bolzano. Ebbene, un monumento del genere è il mio auspicio per Bolzano e l’Alto Adige-Südtirol. Mi auguro un monumento per le vittime delle dittature in posizione eminente e di immediato significato simbolico: monumenti (o stele) collocati in modo che chi va verso piazza Vittoria s’imbatta prima in questi monumenti di commemorazione e poi soltanto nel monumento voluto dal fascismo. Così verrebbe contestualizzato l’arco di Piacentini anche all’esterno. Un po’ come avviene con gli accidenti nella musica: una crocetta o una b iniziale modifica gli accordi, trasformando dissonanze in consonanze (o viceversa). Se tempo fa (nel periodo prenatalizio) si è trovato lo spazio per delle statue di carattere meramente commerciale, penso sia possibile dedicare come minimo lo stesso spazio a un monumento che commemori le vittime del fascismo e del nazismo che si opponga così al totalitarismo, che apporta, agli occhi di tutti coloro che dal ponte Talvera vanno verso Gries, una dichiarazione di distacco dalle ideologie totalitarie e nazionaliste.<br />
In una terra trilingue (anzi multilingue) non c’è altra via che la convivenza nel rispetto reciproco. È così che la piazza della discordia potrebbe diventare piazza della concordia e della memoria. Mi auguro che la metamorfosi possa essere completata.</p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/architettura/'>Architettura</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/bulsan/'>Bulsan</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/faschismen/'>Faschismen</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/3358/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/3358/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/3358/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/3358/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/3358/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/3358/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/3358/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3358&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Linguaggi diversi, comunicazione interrotta.</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 13:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brennerbasisdemokratie]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Geografia]]></category>
		<category><![CDATA[Interna]]></category>

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		<description><![CDATA[Le prove del fallimento di un’agorà virtuale alla quale, con manifesto interesse, ho preso parte durante „i migliori anni“ dell’impegno sudtirolese, si sono palesate nel corso di una sola notte. Fraintendimenti, incomprensione &#8220;linguistica&#8221; o difficoltà di comunicazione? Una riflessione a mente fredda. Lo scorso giugno, a Bressanone, organizzammo con l’associazione culturale „heimat“ una serata di lettura – dal titolo „Sudtirolo 2.0“ &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2012/01/07/linguaggi-diversi/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3295&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter  wp-image-3311" title="Lingue nel Tirolo storico." src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/01/lingue-nel-tirolo-storico.jpg?w=368&#038;h=347" alt="" width="368" height="347" /></p>
<h4><strong>Le prove del fallimento di un’agorà virtuale alla quale, con manifesto interesse, ho preso parte durante „i migliori anni“ dell’impegno sudtirolese, si sono palesate nel corso di una sola notte. Fraintendimenti, incomprensione &#8220;linguistica&#8221; o difficoltà di comunicazione? Una riflessione a mente fredda.<span id="more-3295"></span></strong></h4>
<p>Lo scorso giugno, a Bressanone, organizzammo con l’associazione culturale <em>„</em><em>heimat“</em> una serata di lettura – dal titolo „<strong>Sudtirolo 2.0</strong>“ – sulle opportunità di discussione offerte dai blog e <em>social network. </em>In quell’occasione emerse con eloquenza la posizione irremovibile del fondatore di <em><a title="Brennerbasisdemokratie." href="http://www.brennerbasisdemokratie.eu/" target="_blank">Brennerbasisdemokratie </a></em>(<em>BBD</em>, <em>think tank </em>per una sovranità sudtirolese post-etnica, plurilingue ed europea)<em> </em>secondo cui il lavoro &#8220;<strong>elitario</strong>&#8220; e la natura stessa della piattaforma virtuale (una forma originale e „diversa“ per diffondere idee innovative o persino utopiche) non portasse necessariamente a uno „sfondamento“ reale nella società civile, mettendosi in gioco nell’agone politico e mediatico, così come avvenuto altrove. Feci notare allora che la discussione su BBD, nel corso degli anni, s’era cristallizzata (per non dire incancrenita) attorno agli stessi argomenti, senza che i (pochi) partecipanti mutassero considerevolmente le proprie certezze precedenti, né tanto meno abbracciassero opinioni e sensibilità altrui. In assenza di mediazione ponderata tra idee diverse, si usciva dal dibattito online (ancora più) convinti dei medesimi argomenti „d’ingresso“. La „spinta ideale“ degli inizi era così andata a dissiparsi, nella insistente litania sull’esistente. Insomma, l’<em>élite</em> di BBD non volava alto e anzi rinunciava a un mutamento strutturale „corale“, a più voci.</p>
<p>Allora mi si rispose che, da parte di BBD, non c’era alcuna pretesa di sostituirsi ai media tradizionali: l’intento laboratoriale era quello di influenzare l’esterno, le forze politiche, gli <em>opinion maker</em>. Punto. Oggi, però, mi tocca fare notare altri <em>deficit</em> pesanti, che impediscono possa accadere questo senza che si scivoli immediatamente sul piano dell’inesauribile conflitto latente tra gruppi linguistici. Nonostante un aumento di visite, i commentatori di BBD si sono ridotti non tanto <em>numericamente</em> quanto <em>qualitativamente</em>: il tipo ideale (più presente e attivo) è una persona anonima di sesso maschile, che si esprime in lingua tedesca con un’ottica prettamente sudtirolese „tedesca“, quasi sempre non-bolzanina e tacitamente vicina (non troppo lontana d)ai gruppi liberal-nazionali d’opposizione alla SVP. Dati alla mano, espressione di una minoranza <em><strong>non rappresentativa</strong></em> (nel senso <em>proporzionale </em>del termine) dei rapporti di forza tra gruppi linguistici (e persino tra generi, centro-periferia, SVP-opposizioni) in Sudtirolo. I sporadici interventi in italiano sono del fondatore e di qualche osservatore perlopiù non-sudtirolese di nascita o residenza (mi sento di escludere dalla rosa Fabio Rigali, cappello piumato di Gargazon, dalla tendenza oggettiva a farsi assimilare e che coltiva pregiudizi sugli italiani pari, se non superiori, ad alcuni concittadini).</p>
<p>Lungi dal voler applicare gli stessi canoni di giudizio che da sempre caratterizzano il dibattito pubblico sudtirolese, è chiaro che <em>per autodefinizione </em>gli attori coinvolti esprimono un punto di vista parziale e non sufficiente ad articolare <em>linguisticamente</em> e <em>culturalmente</em> la discussione. Verrò sicuramente tacciato di stereotipizzare e discriminare per gruppo. Eppure, BBD ha sempre cercato di non rincorrere la „retorica della convivenza“ secondo cui siamo tutti indistintamente uguali e non sussista alcun muro, pregiudizio e diffidenza reciproca che tenga separati tedeschi, italiani e ladini. Questo non è vero. E tutto ciò che di più „progressista“ (ovvero che punti a un progresso reale, plurilingue e aperto, dell’identità sudtirolese) si sviluppi ai giorni nostri in Sudtirolo, si guarda bene dall’intervenire su BBD (Thomas Benedikter, nonostante indubbie capacità intellettuali, è ben lontano dallo scardinare <em>tout court</em> certi pregiudizi sull&#8217;Italia).</p>
<p style="text-align:center;">_ _ _</p>
<p>Torniamo a noi. Stanotte sono stato oggetto di un attacco incrociato per aver definito (sul blog e in privato, tramite social network) tutt’altro che <em>hoch niveau </em>il seguente commento di Wolfgang Niederhofer, frutto di atavici automatismi e riflessi condizionati:</p>
<blockquote><p><span style="color:#808080;">Mich stört in keiner Weise, dass Südtirol nur ein kleines Südtirol ist. Mich stört in erster Linie, dass die Zukunft Südtirols von einer Nation dirigiert und bestimmt wird, die wir uns nie ausgesucht haben. Wenn den SüdtirolerInnen die Möglichkeit gewährt wird, diesen Fremdeinfluss abzuschütteln, wird unser kleines Land seinen Weg finden und dies zum Wohle aller in Südtirol lebenden Menschen.</span></p></blockquote>
<p><em>Die Zukunft Südtirols wird von einer Nation dirigiert und bestimmt, die <strong>wir</strong> uns nie ausgesucht haben:</em> frase inquietante e sintomatica. <em>Fremdeinfluss: </em>influenza <strong>straniera</strong>, lapsus freudiano di un passato che non passa.<em> </em>Bello, no? Se non avessi commentato, tutto sarebbe proceduto con sonore pacche sulle spalle e gongolanti approvazioni. Ma mi sono permesso di criticare sonoramente. Mi si è detto che uso „trucchetti“ e sono in mala fede. Nella sua reazione, Wolfgang ha aggiunto (riconoscendo l’uso infelice del <em><strong>wir</strong></em>):</p>
<blockquote><p><span style="color:#808080;">Wenn man einerseits sehr sensibel auf ein unglückliches “wir” reagiert, dann bitte auch in anderen Zusammenhängen. Aber dies verbietet wohl der Verfassungspatriotismus.</span></p></blockquote>
<p>L’accusa di patriottismo costituzionale e più in generale il clima ostile allo Stato italiano si fanno interpreti della peggiore retorica anti-sistema e anti-statale di certo terrorismo passato. Eppure, una simpatica sfilza di successivi commenti s’è pulita il deretano dei principi costituzionali, bollandoli come superati e ininfluenti. E poi giù con le solite accuse d’intervenire a gamba tesa sul blog, che qualora lo si consideri „di basso profilo“ ci si può accomodare altrove<em> and so on</em>. Sul tenore della discussione, i <a title="Discussione su Brennerbasisdemokratie." href="http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=9956&amp;cpage=2#comment-96675" target="_blank">commenti</a> parlano da soli.</p>
<p><strong>E pensare che, da quasi un anno a questa parte, <a title="Ventuno domande a Brennerbasisdemokratie." href="http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=7183" target="_blank">un mio articolatissimo intervento</a> (oserei dire una meditazione, forse la più lunga di BBD) </strong><strong>giace ancora senza risposta alcuna da parte del diretto interessato, lo stesso Wolfgang. Della serie: o ci sei o ci fai.</strong></p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/brennerbasisdemokratie/'>Brennerbasisdemokratie</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/comunicazione/'>Comunicazione</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/geografia/'>Geografia</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/interna/'>Interna</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/3295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/3295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/3295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/3295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/3295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/3295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/3295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/3295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/3295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/3295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/3295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/3295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/3295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/3295/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3295&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Lingue nel Tirolo storico.</media:title>
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			<media:title type="html">Val.</media:title>
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			<media:title type="html">Lingue nel Tirolo storico.</media:title>
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	</item>
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		<title>Un &#8220;museo storico regionale&#8221; per Cesare Battisti.</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 21:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardare due edizioni del TG regionale, a due mesi di distanza l&#8217;una dall&#8217;altra, e trovarci due servizi praticamente identici, girati nelle città capoluogo del Trentino-Sudtirolo: un&#8217;esposizione museale già realizzata e una in fase di realizzazione, entrambe allestite negli scantinati di monumenti dall&#8217;architettura fascista. E con un denominatore comune. Cosa pensare? Un piccolo suggerimento. di Valentino Liberto - Corriere dell&#8217;Alto Adige, sezione Cultura - 6 &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2012/01/05/un-museo-per-cesare-battisti/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3228&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3269" class="wp-caption aligncenter" style="width: 649px"><img class="size-full wp-image-3269" title="Livia e Cesare Battisti, illustrazione al Mausoleo sul Doss Trento (foto di Arianna Aste)." src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/01/cesare-battisti.png?w=750" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Livia e Cesare Battisti, illustrazione al Mausoleo sul Doss Trento (foto di Arianna Aste).</p></div>
<p><span style="color:#999999;"><strong>Guardare due edizioni del</strong><strong> TG regionale, a </strong><strong>due mesi di distanza l&#8217;una dall&#8217;altra,</strong><strong> e</strong><strong> trovarci </strong><strong>due servizi praticamente identici, </strong><strong>girati</strong><strong> </strong><strong>nelle città capoluogo del Trentino-Sudtirolo: un&#8217;esposizione museale già realizzata e una in fase di realizzazione, entrambe allestite negli scantinati di monumenti dall&#8217;architettura fascista. E con un denominatore comune. Cosa pensare? Un piccolo suggerimento.</strong></span></p>
<p><em>di</em> <strong>Valentino Liberto</strong> - <em><strong>Corriere dell&#8217;Alto Adige</strong></em>, sezione <em><strong>Cultura</strong></em> - 6 gennaio 2012.</p>
<p>Bolzano, <em>Landeshauptstadt</em> dell’Alto Adige/Südtirol: il 2012 si apre sotto benefici auspici. L’accordo per l’allestimento entro l’anno d’un <a title="Centro di documentazione nel monumento alla Vittoria, firmato l'accordo." href="http://www.provincia.bz.it/aprov/giunta-provinciale/1838.asp?aktuelles_action=4&amp;aktuelles_article_id=382436#tab2" target="_blank">Centro di documentazione</a> sotto il <em>Siegesdenkmal </em>(firmato da Stato, Comune e Provincia, col cospicuo contributo finanziario del primo) rappresenta -  seppur con i limiti del caso - un passaggio storico atteso da anni. Un passo in avanti reso forse ancora precario dall’esistente: se a Bolzano manca una struttura apposita sulla storia del Novecento sudtirolese (magari, come suggerì Hans Heiss, mediante una sede distaccata del Museo storico provinciale di Castel Tirolo) nell’ambito di un percorso cittadino sui fascismi (idea cara ai Verdi-Grüne-Verc che promossero il manifesto/appello «<em><a title="Bozen - Stadt der Erinnerung." href="http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=2115" target="_blank">Bolzano città della memoria</a></em>»), la parziale <em>Musealisierung</em> del Monumento è frutto di una strategia complessiva ancora carente. Purtroppo, <a title="Valentino Liberto - Mussolini come il Minotauro." href="http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=6952" target="_blank">come abbiamo già visto</a> per la contestualizzazione del bassorilievo di piazza Tribunale e nonostante qualche timido segnale in tal senso, il potere politico locale non ha finora mostrato la lungimiranza necessaria affinché ogni suggestione collettiva attorno all’architettura fascista sia combattuta e prevenuta con atti più coraggiosi.</p>
<div id="attachment_3271" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-3271 " title="Busto di Cesare Battisti al Monumento alla Vittoria." src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/01/cesare-battisti-siegesdenkmal.jpg?w=300" alt="" width="300" /><p class="wp-caption-text">Busto di Cesare Battisti, opera dello scultore Adolfo Wildt, al Monumento alla Vittoria di Bolzano. Foto: (c) stol.it</p></div>
<p>Secondo <strong>Paolo Nicoloso</strong>, tra i massimi studiosi europei del rapporto tra architettura e fascismo nonché autore del libro<a title="Valentino Liberto - L’architettura è potere." href="http://blaun.wordpress.com/2011/11/06/architettura-e-potere/" target="_blank"> <strong><em>Mussolini architetto</em></strong></a><strong> </strong>(Einaudi, Torino 2008), il Monumento non sarebbe dedicato ai caduti bensì al fascismo con tutta la sua simbologia mistificatrice, così come spiegò nel corso d’una <a title="Riccardo Dello Sbarba - Monumento, la testa e il cuore." href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2008/12/05/il-monumento-la-testa-ed-il-cuore/" target="_blank">conferenza</a> tenutasi alla Libera Università di Bolzano nel 2008: “Un monumento di portata nazionale e non locale, che celebra la guerra in funzione di quanto venne dopo – cioè il fascismo – come se i morti sulle trincee fossero fascisti <em>ante litteram</em>. Mussolini inizialmente voleva realizzarlo a Gorizia, terra irredenta, ma poi scelse Bolzano, terra di conquista”. Parole che fanno riflettere, alla luce dei fatti che ne precedettero e seguirono la costruzione. Non c’è “solo” quindi l’iscrizione oltraggiosa per i sudtirolesi ma anche la pietra bugiarda scagliata contro le future generazioni “italiane”; non solo demolizione del costruendo monumento ai <em>Kaiserjäger</em><em> </em>che lì doveva sorgere, ma anche falsa iconografia degli irredentisti trentini.</p>
<p>A fine ottobre, a Trento, <a title="Nuovo allestimento al mausoleo di Cesare Battisti." href="http://www.trentocultura.it/?lang=it&amp;s=3&amp;mod=cultura&amp;task=events&amp;cId=2392" target="_blank">è stata inaugurata</a> una mostra permanente su <strong>Cesare </strong><strong>Battisti</strong> presso il Mausoleo celebrativo (d’epoca fascista) sul <em>Doss Trento</em>. La figura del socialista trentino non gode di buona fama a nord di Salorno, nonostante numerosi scritti anche in lingua tedesca (tra cui ricordiamo il romanzo <em>Aufschreibung aus Trient </em>di Franz Tumler e la preziosa biografia <em>Unter seinem Galgen stand Österreich, Cesare Battisti - Porträt eines „Hochverräters“</em> di <strong><a title="Il carteggio tra Claus Gatterer e Livia Battisti." href="http://www.carloromeo.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=105:il-carteggio-tra-claus-gatterer-e-livia-battisti&amp;catid=35:storia&amp;Itemid=54" target="_blank">Claus Gatterer</a></strong>) testimonino la sua pressoché totale estraneità all’irredentismo anti-salornista e nazionalista di Ettore Tolomei. E pensare che, attraverso alcuni interventi sulla stampa italiana, la vedova Ernesta Bittanti-Battisti si adoperò sino alla sua morte (nel ’57 del <em>Los von Trient</em>) per vedere riconosciuto ai sudtirolesi il diritto all’autodeterminazione e successivamente a una Regione autonoma separata dal Trentino (che preferiva senza Statuto speciale).</p>
<p>Ernesta Bittanti non partecipò all’inaugurazione del Monumento alla Vittoria (in aperta polemica con Mussolini, ex-socialista già militante a Trento) protestando veemente per la presenza, all’interno del manufatto, di un’effigie in marmo del marito - l’opera dello scultore Adolfo Wildt fu danneggiata dopo l’8 settembre 1943 nonché oggetto di un attentato dinamitardo nel 1978 – e si oppose fermamente alle strumentalizzazioni da parte della propaganda di regime, che incluse Battisti nella sua idolatria revisionista. Dopo la guerra, la figlia Livia chiese invano che il busto fosse rimosso e ricollocato in un museo. Quando, nel 1979, Alexander Langer chiese di fare del Monumento “un segno di monito e di memoria autocritica” riprese un’idea già coltivata a suo tempo da Livia Battisti. “La figura dell’irredentista trentino è prototipo dell’uomo retto, giusto” ricordò nel 2004 Hans Drumbl, allora rettore della Libera Università di Bolzano.</p>
<p><strong>Cos</strong><strong>ì</strong><strong> adesso </strong><strong>è</strong><strong> giunto il momento di aggiungere qualcosa.</strong> <strong>Cesare Battisti è celebrato inopportunamente sia dal Mausoleo sul <em>Doss Trento</em> che dal Monumento alla Vittoria di Bolzano, entrambe opere di chiara fattura fascista e dalla forte carica simbolica. La presenza di luoghi commemorativi semi-depotenziati accomuna Trento e Bolzano. E se dai rispettivi relitti, in uno spirito di concreta collaborazione, si “scorporasse” la memoria di Cesare Battisti, onde reinterpretarne la figura in una chiave di maggiore giustizia storica? Si tratterebbe di dar vita e luogo (se non luoghi) a un vero <em>Museo storico regionale</em>, come centro di ricerca su fascismi e nazionalismi che coinvolga le università e altri enti interessati: renderemmo onore al geografo trentino, a sua moglie e alla loro figlia. Trasmettendo ai posteri l’occorrente per ricordare ciò che davvero </strong><strong>è</strong><strong> stato.</strong></p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/architettura/'>Architettura</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/faschismen/'>Faschismen</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/3228/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/3228/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/3228/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/3228/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/3228/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/3228/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/3228/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/3228/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/3228/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/3228/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/3228/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/3228/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/3228/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/3228/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3228&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La pratica dell&#8217;evoluzione.</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 16:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Massa]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Slow & fair]]></category>

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		<description><![CDATA[Colgo l&#8217;occasione offerta da un recente post di Gabriele, per fare un piccolo esercizio autobiografico, mettendo assieme alcuni tasselli sul mio rapporto con gli animali. Un rapporto che, sino a qualche tempo fa, avrei potuto descrivere come non dissimile dal suo. Infatti, aldilà della presenza in un acquario, a casa, di una tartaruga d’oscura provenienza, &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2012/01/05/evoluzione/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3281&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="B." src="http://blaun.files.wordpress.com/2012/01/288620860.jpg?w=252&#038;h=336" alt="" width="252" height="336" /></p>
<div>
<p><strong>Colgo l&#8217;occasione offerta da un <a title="I miei animali - Sentieri Interrotti." href="http://sentierinterrotti.wordpress.com/2011/12/11/i-miei-animali/">recente post</a> di Gabriele, per fare un piccolo esercizio autobiografico, mettendo assieme alcuni tasselli sul mio rapporto con gli animali.</strong></p>
<p>Un rapporto che, sino a qualche tempo fa, avrei potuto descrivere come non dissimile dal suo. Infatti, aldilà della presenza in un acquario, a casa, di una tartaruga d’oscura provenienza, regalatami dai miei per Natale (credo nel 1999), e &#8211; sempre quand&#8217;ero piccolo &#8211; di improbabili cavalcate della domenica in sella a qualche<em> Hafliger </em>(o forse era solo un pony, non ricordo bene), sui prati del Salto a Jenesien, il legame col mondo animale è sempre stato presente perlopiù a livello di immaginario, trasmesso dai racconti di mia madre. Cresciuta in un maso di campagna, perfetta alchimia contadina, tra bovini allevati per il sostentamento familiare, un maiale, galline e tacchini giganti, ricci e altre periodiche incursioni selvatiche, oltre ai sempiterni cani e gatti. L&#8217;universo mondo di una bambina, ludico e istruttivo: la gatta che diviene bambola (e si fa strattonare all&#8217;inverosimile), il maiale che con l&#8217;avvicinarsi delle feste scompare nella stalla e tristemente non fa più ritorno – se non a tavola. Tutto questo, per me, costituiva (e costituisce tuttora) il biglietto da visita d&#8217;un tempo passato che ora non c&#8217;è più, appartenente ai miei antenati tirolesi (e ovviamente a tutti i miei antenati), ma anche scenario presente di quella ignota periferia montana, fatta di fienili e pascoli, così familiare per ogni sudtirolese, eppure così distante agli occhi d’un adolescente di città.<span id="more-3281"></span></p>
<p>Le cose si complicarono non poco quando cominciai a frequentare le &#8220;cattive compagnie&#8221; della politica locale. Coi Verdi, infatti, si aprì in me un conflitto d&#8217;ordine etico-morale, legato alle posizioni di alcuni (molti) ambientalisti riguardo all&#8217;annosa questione dei diritti degli animali. Fermo restando la mia sensibilità ancora fanciullesca, data la mia particolare (è proprio il caso di dirlo) “educazione alimentare” impartita in famiglia sin dalla più tenera età, non riuscivo proprio a cogliere l&#8217;importanza di alcune istanze animaliste a favore della dieta vegetariana o addirittura vegan, pur non essendo mai stato un vero carnivoro. Anzi, a onor del vero, ho sempre mangiato carne saltuariamente e i miei gusti in materia sono parecchio selettivi. Eppure, ricordo come fosse ieri quando, a un sit-in contro la caccia dei <em>young greens</em> nella campagna elettorale del 2008, bisbigliai a un’amica la frase a effetto “toglietemi tutti ma non il mio <em>Hirschgulasch</em>”. Cervi a parte, un primo cambio di prospettiva (se non altro per la frequenza di incontri ravvicinati) avvenne qualche mese più tardi, quando avrei fatto la conoscenza dell’egocentrica gatta che possiede la mia amica Angelika (chi possiede chi?). Vero personaggio, in carne ed ossa, dotata d’una personalità di tutto rispetto. Così, a colpi di the serali, riuscii almeno ad abbattere quella primaria diffidenza per la vicinanza di peli, unghia e simili. Angelika non lo sa, ma il suo gatto ha reso un gran servizio.</p>
<p>Qualcosa, da allora, è cambiato. Molto grazie a Chiara. Soprattutto nel rapporto quotidiano, a diretto contatto con i cosiddetti “amici a quattro zampe”. Chiara possiede due boxer e una giovane gatta figlia di randagi. Li conobbi l’estate scorsa, quando – per puro caso del destino – mi trovai a dover essere ospitato a casa di Chiara, in quel di Massa, avendo perso l’ultimo treno per Pisa dopo una serata trascorsa in sua compagnia – eravamo (o forse no) ancora amici. Prima di entrare dal cancello, mi avvertii della presenza piuttosto “festosa” dei due cani (uno lo conoscevo in volto grazie a una foto su facebook): mi abituai all’idea, non fui spaventato né mi scomposi più di tanto. Riuscii a fidarmi di lei e ne fui premiato: da quel giorno in avanti, mi si aprì un mondo da esplorare. La boxer B., suo figlio S. e il gatto H. (che vivono in armonia tra loro) hanno demolito di volta in volta ogni mio preconcetto sulla vita canina e felina, le abitudini, i comportamenti, persino il modo di ragionare, la “psicologia” di questi animali domestici. Certo: ho assistito a una situazione fortunata, un caso quasi “modello”, dove i tre trascorrono un’esistenza felice, in un giardino “naturale” e accuditi da una famiglia che li ha cresciuti con particolare attenzione, amore e pazienza, uno dopo l’altro. Mi sono affezionato. E ho riconosciuto negli occhi di questi animali una luce che non immaginavo.</p>
<p>Quanto fosse significativo questo cambio di paradigma, lo compresi una volta trovatomi  a confrontarmi col cane della mia coinquilina, sempre a Massa. Una libera professionista originaria di una città del nord, molto occupata dal suo lavoro, possiede un bel bracco dal carattere diametralmente opposto a quello riscontrato nei cani di Chiara: più frenetico e meno silenzioso, “diversamente rispettoso” di cose e spazi altrui, un po’ ruffiano e alla costante ricerca di attenzioni. Le differenze mi sono parse macroscopiche e mi sono appassionato nel cercare di capire cosa si celi dietro ai suoi diversi modi di agire.</p>
<p>La differenza, io credo, tra una certa “rappresentazione” forzosa e romantica dell’amore per gli animali (e degli animali per noi) e il quieto vivere con loro, sta nello spazio riservato a una convivenza scrupolosa delle differenze sussistenti, com’è naturale che sia, tra esseri umani (che sono pur sempre, a loro volta, animali non sempre “civilizzati”) e animali stessi (dei quali va tenuto conto delle diverse caratteristiche cognitive ed evolutive). La giusta dimensione – la più cosciente verso la natura fisica e mentale degli altri esseri viventi – è non trattarli alla stregua di altri uomini, né “meno evoluti” né però uguali a noi, in una fraintesa interpretazione dell’uguaglianza. Non si tratta di essere antropocentrici, nemmeno cristiani-conservatori, bensì di applicare buon senso e comprensione. Oggi, lo riconosco, faccio maggiore attenzione alla provenienza <em>fair </em>delle carni (e più in generale del cibo e degli alimenti di origine animale) e credo di essermi convertito a una filosofia “<em>slow</em>” che abbia maggiore riguardo per la sostenibilità ambientale e la ‘dignità’ degli animali. Sono concetti complessi, che meritano approfondimento e non voglio restringere a un intervento sul blog. Volevo solo rendere omaggio a un piccolo progresso personale, un’evoluzione.</p>
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		<title>Geografie variabili (l&#8217;Europa siamo noi).</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 21:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Geografia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Trova le differenze! L&#8217;Europa secondo Umberto Bossi: L&#8217;Europa secondo Matteo Renzi: L&#8217;Europa secondo Silvio Berlusconi: L&#8217;Europa secondo la Germania: L&#8217;Europa secondo la Francia: L&#8217;Europa secondo minoranze e Nazioni senza stato: L&#8217;Europa secondo i linguisti (eurominority.org): L&#8217;Europa secondo The Economist: L&#8217;Europa secondo The Wall Street Journal: L&#8217;Italia secondo la Lunezia: L&#8217;Italia secondo l&#8217;Adriazia: L&#8217;Italia secondo neoborbonici, neoasburgici e &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2011/12/10/geografie-variabili-leuropa-siamo-noi/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=1180&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align:left;"><strong>Trova le differenze!</strong></h2>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;Europa secondo Umberto Bossi:</strong></p>
</blockquote>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2011/12/10/geografie-variabili-leuropa-siamo-noi/"><img src="http://img.youtube.com/vi/2Ddz9LKQn6E/2.jpg" alt="" /></a></span><span id="more-1180"></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;Europa secondo <a title="Bersania e il regno di Matteo I." href="http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2011/25-ottobre-2011/bersania-regno-matteo-vetrina-1901938252433.shtml" target="_blank">Matteo Renzi</a>:</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><a href="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/sacro-toscano-impero.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3188" title="Sacro Toscano Impero." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/sacro-toscano-impero.png?w=700&#038;h=198" alt="" width="700" height="198" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong></strong><strong>L&#8217;Europa secondo <a title="Mapping Stereotypes." href="http://alphadesigner.com/project-mapping-stereotypes.html" target="_blank">Silvio Berlusconi</a>:</strong></p>
</blockquote>
<p><img class="size-full wp-image-3190 aligncenter" title="L'Europa berlusconiana." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/europa-berlusconiana.jpg?w=750" alt=""   /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;Europa secondo la <a title="Mapping Stereotypes." href="http://alphadesigner.com/project-mapping-stereotypes.html" target="_blank">Germania</a>:</strong></p>
</blockquote>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3191" title="Europe according to Germans." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/europe-according-to-germans.jpg?w=750" alt=""   /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;Europa secondo la <a title="Mapping Stereotypes." href="http://alphadesigner.com/project-mapping-stereotypes.html" target="_blank">Francia</a>:</strong></p>
</blockquote>
<p><img class="size-full wp-image-3197 aligncenter" title="Europe according to France." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/europe-according-to-france.jpg?w=750" alt=""   /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;Europa secondo <a title="Eurominority." href="http://www.eurominority.eu/version/eng/index.asp" target="_blank">minoranze e Nazioni senza stato</a>:</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3201" title="Minoranze in Europa." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/euromino.png?w=750" alt=""   /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;Europa secondo i linguisti (<em>eurominority.org</em>):</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3204" title="Europe languages." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/europe-languages.gif?w=750&#038;h=635" alt="" width="750" height="635" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;Europa secondo <a title="Europe.view" href="http://www.economist.com/node/16003661" target="_blank">The Economist</a>:</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3206" title="Europe view." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/theeconomist.gif?w=750" alt=""   /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;Europa secondo <a title="2021: The New Europe" href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203699404577044172754446162.html" target="_blank">The Wall Street Journal</a>:</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3208" title="Europe 2021." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/wall-street-journal.jpg?w=750" alt=""   /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;Italia secondo la <a title="Regione Lunezia." href="http://www.lunezia.com/" target="_blank">Lunezia</a>:</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3209" title="Lunezia." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/lunezia.jpg?w=750&#038;h=305" alt="" width="750" height="305" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;Italia secondo l&#8217;<a title="Adriazia Libera." href="http://adriazia.com/" target="_blank">Adriazia</a>:</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3210" title="Adriazia." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/adriazia.png?w=750" alt=""   /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;Italia secondo neoborbonici, neoasburgici e altri nostalgico-revisionisti:</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3211" title="Italien 1815-1870." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/12/italien-1815-bis-zur-gegenwart.jpg?w=750&#038;h=901" alt="" width="750" height="901" /></p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/europa/'>Europa</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/geografia/'>Geografia</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/1180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/1180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/1180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/1180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/1180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/1180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/1180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/1180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/1180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/1180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/1180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/1180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/1180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/1180/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=1180&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Europe 2021.</media:title>
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			<media:title type="html">Val.</media:title>
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			<media:title type="html">Sacro Toscano Impero.</media:title>
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			<media:title type="html">L&#039;Europa berlusconiana.</media:title>
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			<media:title type="html">Europe according to Germans.</media:title>
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			<media:title type="html">Europe according to France.</media:title>
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			<media:title type="html">Minoranze in Europa.</media:title>
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			<media:title type="html">Europe languages.</media:title>
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			<media:title type="html">Europe 2021.</media:title>
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			<media:title type="html">Lunezia.</media:title>
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			<media:title type="html">Italien 1815-1870.</media:title>
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		<title>Calore, colori e frastuono. (Luce nel buio.)</title>
		<link>http://blaun.wordpress.com/2011/11/23/calore-colori-e-frastuono-luce-nel-buio/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 22:58:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musika]]></category>
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		<description><![CDATA[A Chiara. C&#8217;è sempre una luce in fondo al tunnel. Bagliore premonitore, accecante prova del destino, privilegio per chi lo scorge subito. Da distanza irrisoria, colpevolmente non misurata, un soffio graffiante scaldò il mio cuore. Meine Liebste, erano proprio i tuoi artigli. Ma indietreggiai, in retromarcia, imboccando la galleria dove s&#8217;entra per non uscire. Allora accelerai, però rallentavo, verso &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2011/11/23/calore-colori-e-frastuono-luce-nel-buio/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3137&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><strong><em>A Chiara.</em></strong><br />
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2011/11/23/calore-colori-e-frastuono-luce-nel-buio/"><img src="http://img.youtube.com/vi/NzoSFNy6Ibo/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<blockquote><p><em>C&#8217;è sempre una luce in fondo al tunnel. Bagliore premonitore, accecante prova del destino, privilegio per chi lo scorge subito. Da distanza irrisoria, colpevolmente non misurata, un soffio graffiante scaldò il mio cuore. Meine Liebste, erano proprio i tuoi artigli. Ma indietreggiai, in retromarcia, imboccando la galleria dove s&#8217;entra per non uscire. Allora </em><em>accelerai, però rallentavo, verso la notte più nera. </em><em>Oscura sorte senza mezzogiorno né rose dei venti, padroni di niente sprofondati in anime perse, bussole impazzite e orologi distrutti. Il tepore di quel graffio, però, non mi abbandonò mai. E un ruggito nell&#8217;orecchio infuse coraggio al corpo abbandonato. All&#8217;alba di ottobre, un fulmine s&#8217;abbatté dentro gli anfratti e ruppe col tuono ogni sordo silenzio: riapparve la calda luce di un&#8217;estate che sembrava irraggiungibile, brezza leggera che muove di vita insetti, spighe e capelli, soffia sulla polvere rossa, su cieli gloriosi. Calore che danza, invade tutto, persino l&#8217;orizzonte lontano, colora i mirabili miraggi. Pennellate di candore veleggiano a grande velocità in alto mare turchese. Immaginario da cartolina, intensità di tavolozza senza pastelli; palcoscenico del sogno di una vita intera. Calura temeraria che non si lasciò frenare, combattendo il freddo in un&#8217;epica lotta, contro ostacoli d&#8217;acqua che scorrevano dalle pareti ruvide, nel grigiore chiaroscuro, al buio tra umidità e correnti d&#8217;aria. Penetrò nella cavità, s&#8217;avvicinò sempre più a me, e io corsi da lei sospinto dalla forte corrente. Alla velocità delle nuvole, la vidi, l&#8217;ammirai, piansi, la baciai. Rotolando sulla terra battuta dal sole. Regale leonessa degli aranci, guardò sorniona. Le gelide rocce perforate dal tunnel? Un ricordo da cancellare, aridità da spazzare, traversata nel deserto da dimenticare. &#8220;Mai più gallerie di mediocrità&#8221;, disse con voce che rapisce: solo aorte montane tra habitat e sconfinate praterie, dove rotolare il nostro amore. Così sorrisi&#8230; per sempre.</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>Ich liebe dich. Grazie di esistere, proprio tu. V.</em></p>
</blockquote>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/musika/'>Musika</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/so-lovely/'>so lovely</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/3137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/3137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/3137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/3137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/3137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/3137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/3137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/3137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/3137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/3137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/3137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/3137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/3137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/3137/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3137&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Val.</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Mistero e Massoneria: Mario Monti.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 15:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Spaß]]></category>
		<category><![CDATA[[Blaun]]]></category>

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		<description><![CDATA[Einsortiert unter:Italia, Spaß, [Blaun]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=2668&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2011/11/20/mistero-e-massoneria-mario-monti/"><img src="http://img.youtube.com/vi/o-tFVx1A-Ok/2.jpg" alt="" /></a></span>
<div id="attachment_3149" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-3149" title="Plutogiudaicomassonico." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/11/pluto-giudaico-massonico.jpg?w=750" alt="Plutogiudaicomassonico."   /><p class="wp-caption-text">Plutogiudaicomassonico. Fonte: Phastidio.net</p></div>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/spas/'>Spaß</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/blaun/'>[Blaun]</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/2668/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/2668/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/2668/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/2668/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/2668/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/2668/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/2668/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/2668/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/2668/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/2668/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/2668/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/2668/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/2668/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/2668/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=2668&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Pluto-giudaico-massonico.</media:title>
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			<media:title type="html">Plutogiudaicomassonico.</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Sgombrare il campo. Non soltanto da Berlusconi.</title>
		<link>http://blaun.wordpress.com/2011/11/13/sgombrare-il-campo/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 20:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Faschismen]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[«I nostro sforzi saranno indirizzati a risanare la situazione finanziaria, a riprendere il cammino della crescita in un quadro di accresciuta attenzione all&#8217;equità sociale. Lo dobbiamo ai nostri figli, dobbiamo dare loro un futuro concreto di dignità e speranza». Mario Monti è stato incaricato di formare il nuovo governo. Silvio Berlusconi è finito: il psicodramma personale &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2011/11/13/sgombrare-il-campo/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3095&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2011/11/13/sgombrare-il-campo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/HnKF-45NOJw/2.jpg" alt="" /></a></span>
<blockquote><p>«I nostro sforzi saranno indirizzati a risanare la situazione finanziaria, a riprendere il cammino della crescita in un quadro di accresciuta attenzione all&#8217;equità sociale. Lo dobbiamo ai nostri figli, dobbiamo dare loro un futuro concreto di dignità e speranza».</p></blockquote>
<p><strong>Mario Monti</strong> è stato incaricato di formare il nuovo governo. Silvio Berlusconi è finito: il psicodramma personale dell&#8217;ex-premier trova sfogo nel videomessaggio odierno (vedi in basso), nel quale rilegge le parole della &#8220;discesa in campo&#8221; del 1994. Chi non fosse ancora convinto che Berlusconi sia <em>istituzionalmente</em> finito e non possa più avere campo libero in Italia, guardi quel messaggio e si renda definitivamente conto di quello che è stato finora.  Attenzione però: non è morto il berlusconismo, né sono finiti i berlusconiani.</p>
<p><strong></strong><strong>Per quanti sono nati sul finire degli anni &#8217;80, questa soleggiata domenica d&#8217;autunno assumerà un valore quasi esistenziale. Abbiamo vissuto tutta la vita, sinora, con l&#8217;Italia dominata dall&#8217;egemonica influenza di Silvio Berlusconi. Ciò ha condizionato inevitabilmente per oltre un decennio (cioè ben prima che potessi votare) qualsivoglia mia opinione riguardo alla politica italiana e comporta ora un&#8217;incapacità (quasi cronica) nel comprendere qualsiasi reazione &#8220;definitiva&#8221; &#8211; nel campo politico a me più affine &#8211; al tramonto della più longeva e controversa Presidenza del Consiglio dalla caduta di Mussolini. Anch&#8217;io, ieri sera, non ho esitato a festeggiare unendomi virtualmente ai cori da stadio sotto il Quirinale (che così offensivi non mi parevano, data l&#8217;offesa arrecata da questa maggioranza all&#8217;intelligenza e al buon senso delle persone civili) e oggi leggo opinioni contrastanti di amici e conoscenti a proposito dell&#8217;effettivo peso sostanziale delle dimissioni <em>sulla fiducia </em>del premier &#8211; mentre la sfiducia di mercati ed Europa s&#8217;abbattevano sull&#8217;Italia. Finisce l&#8217;era del cosiddetto &#8220;berlusconismo&#8221; come paradigma culturale? Il passo indietro di Berlusconi rappresenta una sconfitta sul campo (nel quale era sceso platealmente) oppure solo un passaggio simbolico privo di significato? E soprattutto: cosa attenderci dall&#8217;insediamento di un governo del Presidente [della Repubblica], composto da tecnici e guidato da Mario Monti?<span id="more-3095"></span></strong></p>
<p><strong>A tali quesiti provo a rispondere isolando alcune frasi &#8220;tipo&#8221; circolate nelle ultime ore.</strong></p>
<p>1. «<strong>Non c&#8217;è nulla da festeggiare: bene Monti, ma Silvio non finisce qui</strong>». Questa frase contiene un fondo di verità: sono persuaso anch&#8217;io dal fatto che ci vorranno anni per disintossicare il paese. Ma il rischio vero è quello di cadere in una serie di tranelli sul terreno dello stesso berlusconismo. Non è vero che nulla di importante e sostanziale cambierà da domani, che l&#8217;Italia senza B. sarà la stessa, uguale identica, quasi che Italia e B. coincidessero per davvero, quasi che il paese ideale descritto dal premier uscente fosse reale e immodificabile. Siamo stati forse abituati, in questi anni, a preferire un&#8217;instabile staticità (o la descrizione d&#8217;uno <em>status quo</em> perpetuo, d&#8217;un paesaggio immutabile) anziché favorire delicati cambiamenti, pur impercettibili rispetto alla grande massa di &#8220;conservatori&#8221; d&#8217;ogni credo (anche a sinistra)? Un governo inefficiente, in una Repubblica già imperfetta, incide moltissimo sul benessere in ogni aspetto della vita quotidiana, dovremmo averlo capito da tempo. Riforme organiche dello Stato ormai non procrastinabili, varate da una compagine governativa anche solo con un briciolo di lungimiranza e responsabilità, garantiranno perlomeno di riavviare l&#8217;Italia, per darle un minimo di credibilità internazionale (indispensabile di questi tempi) e ristabilire quella giustizia sociale che la pseudo-rivoluzione liberale di B. non ha garantito, aumentando anzi le disuguaglianze. E&#8217; questa l&#8217;emergenza democratica, che va ben aldilà della crisi in atto. Il mito di B. finirà nel momento in cui decisioni eque e rigorose daranno buoni frutti. Di qui il mio essere indisposto nei confronti dei pessimisti della vigilia, di chi non dà speranza alcuna e non si sforza di preparare il terreno affinché non restino tali. Paura più fondata, a mio giudizio, è quella di una &#8220;resistenza culturale&#8221; di B., rafforzata dal suo immaginario non solo mediatico. Preferirei però che si spostasse l&#8217;attenzione in un&#8217;altra direzione. Il problema non sta, come in molti credono, nella sopravvivenza del Capo, bensì dei suoi sostenitori, dei <em>berlusconiani</em>. Quei giovani educati (se non svezzati) venerando un ideale di &#8220;libertà&#8221; contro sinistre ottuse e malvagie, cresciuti a pane e fervente anti-comunismo (una parte), o chi legge tabloid vari e s&#8217;informa guardando &#8220;Striscia la Notizia&#8221; e &#8220;Studio Aperto&#8221; (la maggior parte, anche in buona fede) sono una palla al piede. Nei titoli (di coda?) del Tg4, ieri, per il martire Emilio Fede sembrava l&#8217;ultimo giorno di scuola: commiati, ringraziamenti, ovazioni. Micaela Biancofiore, oggi, era a Roma con una delegazione di giovani minorenni bolzanini. Chiara scrive giustamente su twitter (<a title="@esserchiara su twitter." href="http://twitter.com/esserchiara" target="_blank">vedi</a>): «<em>La missione di Alfano è mantenere il sostegno specialmente dei giovani esaltati creati dal PDL. Keyword: orgoglio-giovani-questisinistri-ipod</em>». E difatti Alfano cercherà di ridare credibilità al centrodestra. «<em>Gliene dirò quattro a questi &#8220;sinistri&#8221; che festeggiano come se la crisi italiana fosse finita!</em>», twitta il segretario. «<em>Ieri non si sono vinte le elezioni</em>», tuona. Come dire: Berlusconi non ha sbagliato niente, siete voi ad averlo fatto cascare per nulla.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3125" style="border-color:initial;border-style:initial;" title="Berlusconi sul sito di Time." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/11/fineberl15.png?w=227&#038;h=300" alt="" width="227" height="300" /></p>
<p>2. «<strong>Berlusconi non è finito come volevamo: sconfitto dal popolo sovrano tramite una consultazione elettorale che esprimesse una maggioranza parlamentare alternativa</strong>». La legittimazione popolare è un&#8217;altra delle carte giocate più spesso da Berlusconi. Anche su questo dovremmo smetterla di dare credito a coloro i quali (sfoderando l&#8217;arma democratica per eccellenza: le elezioni) credono solo nel mandato degli elettori. Lungi da me limitare l&#8217;ampiezza di una democrazia, la sua <em>quantità</em>, ma è paradossale che quanti ne contestavano sino all&#8217;altro giorno la <em>qualità</em>, considerando gli italiani una mandria di pecoroni creduloni e cocciuti, si facciano ora paladini anch&#8217;essi d&#8217;una sorta di populismo democratico (mi riferisco ovviamente a elementi di &#8220;indignazione&#8221; quali Grillo, esponenti di sinistra e dei movimenti, firme del Fatto quotidiano). Gli indicatori sono molteplici e l&#8217;opinione pubblica (nel terzo millennio) si può misurare con una certa precisione. Se proprio vogliamo parlare di appuntamenti elettorali, mi pare che ultimamente l&#8217;alternativa fosse tangibile: s&#8217;è espressa tramite <span style="text-decoration:underline;">i referendum di giugno e le elezioni amministrative</span> nelle grandi città. Perdendo Milano, B. ha ricevuto uno schiaffo da quegli stessi elettori che in lui credevano (anche fino a un anno fa, certamente, ma conosciamo il carattere genetico da nazione di bandiere e voltagabbana). Non è una minoranza ad averlo messo all&#8217;angolo, bensì una maggioranza silenziosa, che ha sofferto nel quotidiano fastidio per un governo inesistente e corrotto dal potere, che ignorava la realtà e talmente bugiardo da essere apparso a moltissimi (i sondaggi lo mostrano con estrema chiarezza) come inaccettabile. Negare queste espressioni di disagio collettivo, è negare il malessere prodotto da Berlusconi in una cospicua porzione del suo elettorato, visibile in quotidiane dichiarazioni di sfiducia (anche sulla stampa moderata e vicina agli industriali) per promesse mai mantenute e programmi rimasti irrealizzati. «<em>C&#8217;è chi lavora da tempo perché il pendolo della politica italiana torni indietro, ai tempi in cui la volontà degli elettori </em><em>era commissariata dalle oligarchie di partito abituate a gestire in proprio la forza che i cittadini consegnavano loro al momento del voto; siamo stati i protagonisti di una riforma di segno bipolare, fondata sul principio per cui il popolo sceglie [anche] il Capo del governo</em>» dichiara l&#8217;ormai ex-premier. Non offriamogli altri alibi per affermare che il paese è vivo e vegeto, insieme a lui.</p>
<p>3. «<strong>Berlusconi doveva cadere in Parlamento</strong>». Banale: la compravendita di deputati (e l&#8217;assoluta loro irresponsabilità nei confronti del paese, essendo rappresentanti della nazione e senza vincolo di mandato) ha impedito che il passaggio all&#8217;opposizione degli aderenti a &#8220;Futuro e Libertà&#8221; facesse cadere il governo <span style="text-decoration:underline;">già un anno fa</span>. In ogni caso, la sfiducia <em>de facto</em> c&#8217;è stata. Non giriamoci intorno.<em> </em></p>
<p>4. «<strong>Un governo presieduto da Monti sarà di &#8220;macelleria sociale&#8221;, espressione degli interessi della finanza internazionale e frutto di un commissariamento franco-tedesco</strong>». Questa convinzione è diretta conseguenza della precedente: la dice lunga il fatto che siano soprattutto i <em>berluscones</em> a sbandierarla, ma non solo. Anzi, negli ambienti della sinistra più critica verso l&#8217;economia di mercato, l&#8217;effettiva riduzione della sovranità nazionale dettata dalla speculazione finanziaria produce la pretesa di elezioni immediate. Un guizzo di orgoglio patriottico, dai tratti euro-scettici. Su presunte congiure e complotti è inutile esprimersi &#8211; la disinformazione parla da sola; è chi grida al fantasma della &#8220;macelleria sociale&#8221; ad apparirmi irrazionale. La vera macelleria l&#8217;abbiamo appena vissuta sulla nostra pelle con B., possibile non essersene resi conto? All&#8217;Italia, come detto, servono i fondamentali per ripartire, una <em>exit-strategy</em>: conferire una direzione alla classe politica disorientata, cresciuta con B. e altrimenti priva per tradizione di basi comuni (e valori condivisi) dalle quali ripartire. Crediamo davvero che un cambio di governo &#8220;politico&#8221;, con elezioni a brevissimo termine, ci consegnerebbe una situazione più limpida e, diciamo, &#8220;di sinistra&#8221;? E non parlo delle intenzioni di voto (chiaramente orientate verso un consenso esplicito alla coalizione del cd. &#8220;patto di Vasto&#8221;) quanto del &#8220;<em>Porcellum</em>&#8221; &#8211; che può consegnarci all&#8217;ingovernabilità &#8211; e dell&#8217;arcinoto autolesionismo nella dirigenza PD, che sostiene un&#8217;alleanza al centro e combatte il ricambio generazionale. I provvedimenti da adottare sono inderogabili e un governo di centrosinistra quasi sicuramente non avrebbe la forza necessaria per adottarli, proprio perché il mandato degli elettori sarebbe un altro: una differente prospettiva politica in uno scenario non emergenziale. Temo che B., nell&#8217;aver (dis)educato gli italiani, li abbia persuasi della negatività di un&#8217;autorità <em>autorevole</em> pronta a sottoporci a sacrifici (dovuti però alla volontà di contagiare d&#8217;autorevolezza il sistema-paese) e al contempo tale scetticismo abbia reso consuetudinaria la nostra totale rinuncia al rafforzamento del <em>Welfare State </em>(che di quel rigore ha bisogno come ragionevole premessa), una parolaccia impronunciabile durante l&#8217;ultimo ventennio. Non sarà certo un economista di fama europea a impedire allo Stato di svilupparsi in senso sociale (le ricette di Romano Prodi ne sono un chiaro esempio), è B. ad averlo ostacolato con intenti persino anti-liberali. Alla faccia della famigerata &#8220;rivoluzione liberale&#8221;.</p>
<p><strong>Dovremo mantenere alta la guardia rispetto ai colpi di coda del berlusconismo, ripararci dalle rovine che lasceranno dietro e seguire con attenzione gli sviluppi nell&#8217;ambito del centrodestra (Alfano in primis). Con fiducia nel futuro prossimo, perché da domani, finalmente, cominceremo a leggere le proposte di Monti, a discuterle, a entrare nel merito, a fare valutazioni di contenuto. A tornare alla normalità del sano confronto politico, nell&#8217;interesse della cosa pubblica. Non sono frasi scontate: è la serenità necessaria per lasciarci alle spalle Berlusconi e non farci </strong><strong>condizionare da</strong><strong> schemi interpretativi sui quali la sua epoca ha inevitabilmente pesato. </strong></p>
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		<title>L&#8217;architettura è potere. (Con una nota sul Siegesdenkmal.)</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 17:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Faschismen]]></category>
		<category><![CDATA[Kultura]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;architettura governa il consenso. Comunica, manifesta, insegna e – nel caso dei regimi totalitari – indottrina. Considerazioni elementari, certamente, che però vale la pena di ricordare in vista dell&#8217;attesissimo tramonto berlusconiano, a chiusura d&#8217;un ventennio di propaganda elettorale attorno a piani infrastrutturali rimasti sulla carta. Irrealizzabili, perché colpevolmente monumentali o persino inutili: si pensi al &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2011/11/06/architettura-e-potere/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=3051&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3074" class="wp-caption aligncenter" style="width: 770px"><img class="size-full wp-image-3074 " title="Monumento alla Vittoria (Siegesdenkmal), Bolzano/Bozen - Foto: (c) Valentino Liberto." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/11/citta-senza-centro-1-lungomare.jpg?w=750" alt="Monumento alla Vittoria (Siegesdenkmal), Bolzano/Bozen - Foto: (c) Valentino Liberto."   /><p class="wp-caption-text">Monumento alla Vittoria (Siegesdenkmal), Bolzano/Bozen - Foto: (c) Valentino Liberto.</p></div>
<p><strong>L&#8217;architettura governa il consenso. Comunica, manifesta, insegna e – nel caso dei regimi totalitari – indottrina. Considerazioni elementari, certamente, che però vale la pena di ricordare in vista dell&#8217;attesissimo tramonto berlusconiano, a chiusura d&#8217;un ventennio di propaganda elettorale attorno a piani infrastrutturali rimasti sulla carta. Irrealizzabili, perché colpevolmente monumentali o persino inutili: si pensi al ponte sullo Stretto di Messina, mentre l&#8217;intero paese è interessato da calamità idrogeologiche &#8211; in Lunigiana, nelle Cinque Terre e a Genova, frutto della totale assenza di una politica urbanistica e territoriale. Altro tema d&#8217;attualità: le <em>archistar </em>oggetto di critiche sul piano etico per aver eseguito progetti commissionati da dittature (in proposito, vedi un recente articolo sul Corriere della Sera: «<em><a title="Corriere della Sera. Quelle archistar alla corte dei dittatori." href="http://www.corriere.it/cultura/11_novembre_03/valentino-archistar-corte-dittatori_76ffeb6a-060e-11e1-a74a-dac8530a33df.shtml" target="_blank">Quelle archistar alla corte dei dittatori</a></em>»). In Sudtirolo, al contrario, la cd. &#8220;era Durnwalder&#8221; (anch&#8217;essa, forse, volgente al termine dopo oltre vent&#8217;anni) è contrassegnata dalla realizzazione di importanti opere pubbliche; strade e gallerie, soprattutto, ma anche scuole, musei e persino giardini, quale consacrazione architettonica dell&#8217;Autonomia dinamica e del modello economico sudtirolese. Al pari dei paesi scandinavi e più in generale del centro-nord Europa, dove è ancora più evidente la rappresentazione dello Stato sociale attraverso poderose politiche (verdi) di pianificazione urbana.<span id="more-3051"></span></strong></p>
<p style="padding-left:30px;">«<em>L&#8217;architettura, con la sua costante presenza, modifica a poco a poco il carattere delle generazioni.</em>»</p>
<p style="text-align:right;" align="right">&#8220;Dizionario del fascismo&#8221;, 1940</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3080" title="" src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/11/mussolini.jpg?w=750" alt=""   />&#8220;<strong>Mussolini architetto – Propaganda e paesaggio urbano nell&#8217;Italia fascista</strong>&#8221; (Einaudi, 2008) è un&#8217;indagine puntuale e riccamente documentata curata da <strong>Paolo Nicoloso</strong>, docente di Storia dell&#8217;architettura alle Università di Trieste e Udine. Sulla scia di George Mosse, ripercorre l&#8217;attivismo architettonico del <em>duce </em>attraverso l&#8217;Italia, tra inaugurazioni e visite ai cantieri nonché – e qui sta la novità – in un fitto dialogo coi progettisti, spesso convocati in udienza privata a Palazzo Venezia.</p>
<p>«Da sempre l&#8217;architettura svolge un ruolo fondamentale nel processo formativo dell&#8217;identità. Il monumento ha la capacità di trasmettere significati in grado di raggiungere tutta una comunità, la quale in esso poi si viene a riconoscere» si legge nell&#8217;<em>introduzione </em>al libro<em>.</em> Architettura intesa non soltanto quale «<em>instrumentum regni</em>», quindi, bensì come strumento di educazione delle masse, funzionale al processo di totalitarizzazione della società, fondato su mito, suggestione e tradizione. L&#8217;architettura rende tangibili i miti del &#8220;glorioso&#8221; passato imperiale romano; i richiami alla memoria storica alimentano l&#8217;autocoscienza, l&#8217;appartenenza e l&#8217;immaginario collettivo nazionalista. Le figure semplici, comprensibili a tutti, danno la parvenza d&#8217;una condivisione spontanea del popolo alle scelte architettoniche &#8211; quando in realtà è il <em>duce </em>a impartire indicazioni ferree agli architetti; sono simboli dall&#8217;ordine inalterabile e &#8220;superiore&#8221;, tutt&#8217;altro che &#8220;internazionale&#8221; perché freno al caos dello straniero e della modernità. Architetture fintamente &#8220;popolari&#8221; capaci di unire gli italiani per le eternità, dopo &#8220;secoli bui&#8221; nei quali la tradizione di civiltà era priva d&#8217;una cornice politica unitaria. La guerra fece saltare in parte i piani del regime. Ma «il fine pedagogico dell&#8217;architettura ha ricadute più ampie, riscontri non sempre immediati». Riguarda le generazioni future, anche loro coinvolte nel processo identitario. «Quelle opere devono continuare a trasmettere significati pure quando il fascismo non ci sarà più. Mussolini [...] sa che il cambiamento antropologico degli italiani richiede tempi lunghi». Il fascismo &#8211; con l&#8217;ambizione dichiarata di colonizzare la storia &#8211; entra a far parte del patrimonio e della memoria comune attraverso il carattere duraturo dei palazzi in marmo.</p>
<p>In tutto ciò, il <em>duce </em>riveste un ruolo non secondario. Nicoloso lo pone sotto una luce diversa e inedita («in quasi 4000 pagine a lui dedicate dallo storico Renzo De Felice, la parola &#8220;architettura&#8221; non è mai citata»), capovolgendo la tesi storiografica di una politica architettonica fascista pressoché assente. Benito Mussolini coltiva invece un interesse &#8220;vero&#8221; per la disciplina, entra nel merito delle questioni persino con la capacità di interferire. Assume così i panni di attento &#8220;consigliere&#8221; (senza però esser mai confutato) nei progetti urbanistici a lui sottoposti, con la precisa strategia &#8211; a volte contraddittoria &#8211; descritta poc&#8217;anzi. Il <em>duce</em> prende la matita in mano, impone modifiche, dà direttive. E gli architetti ubbidiscono. Persino il passaggio, nel corso dell&#8217;accelerazione totalitaria sul finire degli anni &#8217;30, dalla dominante architettura moderna e razionalista a un utilizzo frequente di richiami classicisti (già cari a Hitler) si deve alla &#8220;conversione&#8221; di Mussolini. Nel volume si sottolinea inoltre il ruolo altrettanto protagonista (del tutto organico alla propaganda fascista) di Marcello Piacentini quale «accademico» preferito dal <em>duce</em>, mediante «l&#8217;arcana potenza» dell&#8217;architettura. A Roma innanzitutto, dove gli sarà affidata buona parte degli interventi in cantiere (da Via della Conciliazione all&#8217;EUR), e su scala nazionale «da Bologna a Napoli, da Bolzano a Genova, da Livorno a Trieste» (così nell&#8217;<em>introduzione</em>). Piacentini delineerà gli indirizzi architettonici «verso uno <em>stile </em>unitario» e Mussolini in persona lo sosterrà nell&#8217;ambizioso progetto di un&#8217;unitarietà architettonica del fascismo, perseguendo il ricorso al bisogno primordiale dell&#8217;uomo di dotarsi di simboli per rafforzare la sua identità. Le forme saranno concepite per resistere al tempo, onde tramandare un messaggio possibilmente indelebile. E così tali dispositivi di regime entreranno a far parte del patrimonio storico-culturale dello Stato democratico.</p>
<p>L&#8217;autore infine si scaglia contro la defascistizzazione e decontestualizzazione politica operata da alcuni studiosi di architettura: «Come se progettare un edificio pubblico rappresentativo della dittatura mussoliniana o dell&#8217;Italia democratica sia esattamente la stessa cosa». «Liquidate velocemente come architetture false e retoriche, il che ha equivalso in qualche modo ad assolverle, [...] sono rimaste allora come vuoti reliquiari da risemantizzare. [...] Lanciano messaggi più ibridi, meno minacciosi e invasivi degli originali. Ma [...] riemergono dal <em>continuum </em>storico». L&#8217;imponenza solida, ordinata e carica di alterigia determina una percezione dominante, trasmette un&#8217;idea di grandezza e «inculca una visione del passato a dir poco edulcorata». «Perciò ci si chiede – è l&#8217;amara conclusione dello storico – se queste architetture (si pensi all&#8217;Arco della Vittoria di Bolzano [...]) possono essere rappresentative della nazione. [...] Le ataviche e mai sopite pulsioni degli italiani a coltivare i propri interessi &#8220;particulari&#8221; e a mostrare disinteresse verso ciò che rappresenta il bene comune sono tra le ragioni profonde di uno strisciante deficit di democrazia che debilita il paese. L&#8217;architettura del passato può funzionare da antidoto [...] andando ad attingere la memoria da un patrimonio architettonico contaminato» che riprende oggi a svolgere la sua funzione demagogica? «Molti italiani tornano a subire una rinnovata fascinazione per i palazzi &#8220;costruiti dal duce&#8221; [...]. Alla fine, il disegno di Mussolini, di parlare ai posteri del fascismo attraverso l&#8217;architettura, appare dunque vincente».</p>
<p><strong>Nota sul <em>Siegesdenkmal</em>.</strong></p>
<p>A proposito del Monumento della Vittoria, non posso che riportare in calce all&#8217;articolo le pagine dedicate da Paolo Nicoloso alla &#8220;nuova Bolzano&#8221; piacentiniana. Secondo il docente friulano, l&#8217;arco eretto presso ponte Talvera ha soprattutto una funzione celebrativa del fascismo italiano, di una &#8220;civiltà&#8221; superiore, circostanza quasi impareggiabile nel resto d&#8217;Italia e che va ben aldilà del significato comunemente attribuito al manufatto, ovvero di inneggiare alla vittoria nel primo conflitto mondiale. Posizione per certi versi inedita, se consideriamo che il Comune di Bolzano (nelle targhe esplicative poste davanti al monumento) si è preoccupata di depotenziarlo soprattutto per l&#8217;offesa arrecata ai sudtirolesi di lingua tedesca dalla scritta sul frontone. La terza e la quarta citazione sono perciò senza dubbio di particolare interesse per un chiaro (migliore?) inquadramento storico-architettonico:</p>
<p style="padding-left:30px;">«Nel giugno del 1935 [Mussolini] fa tappa in Sardegna, in agosto percorre le province di Bolzano e di Trento. Nella città altoatesina visita il nuovo palazzo di Piacentini, sede del Comando del Corpo d&#8217;Armata; dello stesso architetto ammira finalmente dal vero l&#8217;Arco della Vittoria, che, come si vedrà, egli seguì nel corso della progettazione. A Trento si fa accompagnare da Ettore Fagiuoli al Monumento a Cesare Battisti sul Doss, inaugurato da poco e di cui conosce le vicissitudini progettuali.» (pag. 11)</p>
<p style="padding-left:30px;">«Nel marzo 1926, Piacentini viene incaricato di progettare l&#8217;Arco della Vittoria a Bolzano. Qui Mussolini avrebbe personalmente abbozzato lo schizzo dell&#8217;arco e concordato direttamente con l&#8217;architetto alcune parti del monumento. Secondo Mario Lupano, Piacentini dovette convincerlo a desistere dalla proposta di coronare l&#8217;arco con un cannone puntato contro l&#8217;Austria. A ricordo dell&#8217;aggressivo suggerimento mussoliniano, l&#8217;architetto ha raccolto con un veloce schizzo l&#8217;idea su un taccuino.» (pag. 137)</p>
<p style="padding-left:30px;">«Ma è nel 1926, con l&#8217;incarico per l&#8217;Arco della Vittoria di Bolzano, che si concreta l&#8217;asse Mussolini-Piacentini. Nei programmi del duce esso sostituisce il Monumento nazionale – sempre a forma di arco – che su progetto di Brasini doveva sorgere sul castello di Gorizia. La costruzione bolzanina non è, infatti, un&#8217;opera qualunque, non è un semplice monumento cittadino dedicato ai caduti. Assume un significato ben più ambizioso: vuole essere simbolo dell&#8217;intera nazione vittoriosa eretto in una città di conquista. Ne è prova la ben congegnata campagna per la raccolta di fondi e la sua ottima riuscita. Essa coinvolge tutto il paese, da nord a sud, e ha come centro di raccolta la stessa Presidenza del Consiglio. Un&#8217;analoga opera di sottoscrizione si propone di fare alcuni anni dopo Hitler per l&#8217;Auditorio di Berlino, anche se non ha un reale bisogno di raccogliere denaro. Ciò che entrambi vogliono ottenere è un coinvolgimento di tutta la nazione e un&#8217;identificazione delle masse con quell&#8217;architettura. Per l&#8217;Arco della Vittoria il duce contatta personalmente l&#8217;architetto. Questi prontamente gli manifesta la sua ambizione «di creare il vero Monumento fascista», facendosi fedele interprete della forzatura ideologica mussoliniana, che vuole identificare la vittoria dell&#8217;Italia con una vittoria ante litteram del regime. A opera conclusa dirà che l&#8217;arco di Bolzano è «il suggello architettonico dell&#8217;anima fascista», il suo personale dono «spirituale» al PNF, a cui non è ancora iscritto. Qui l&#8217;architettura, in alcuni suoi particolari, diviene parlante, «simbolo fascista fatto corpo» dirà puntualmente Ponti. Le 14 colonne a sostegno dell&#8217;arco trionfale sono interpretate come fasci di colonne più piccole, prive di capitello, ma con addossata alla sommità la scure littoria. La proposta di nuovo ordine littorio è dichiarata. Così come quella di identificare la vittoria con il fascismo. Nelle successive opere di Piacentini non si troveranno altre manifestazioni così esplicite e ingenue di una traduzione dell&#8217;ideologia in architettura. Ma Mussolini stesso, sensibile invece alle seduzioni demagogiche dell&#8217;architettura parlante, totalmente comprensibile dalle masse nel suo significato, potrebbe avere influenzato le soluzioni messe in pratica nel monumento bolzanino. Significativamente, i disegni dell&#8217;architetto per un nuovo ordine architettonico del littorio, visionati personalmente dal cuse, si collocano tra la circolare di Mussolini del dicembre 1925, che impone a tutti gli edifici ministeriali il fascio littorio, e il decreto del 12 dicembre 1926, che dichiara il fascio emblema dello Stato italiano. Tuttavia a Bolzano l&#8217;operazione non è stata quella di applicare semplicemente un simbolo al monumento. Si è andati ben oltre cercando di farne parte costitutiva di un linguaggio architettonico. Se Mussolini ha l&#8217;arroganza di imporre a simbolo di Stato un emblema di partito, l&#8217;architetto va oltre e inserisce un elemento ornamentale, che ha valenza politica, contingente nella regola millenaria degli ordini architettonici. Piacentini spiegherà nei dettagli le difficoltà incontrate nel disegnare il nuovo ordine. Si dilungherà nella ricerca di un&#8217;esatta divisione della pianta della colonna in lobi per non farla somigliare né al tipo egizio né al semplice fusto scanalato; motiverà la decisione di eliminare la base e il capitello con l&#8217;intenzione di esaltare il carattere di fascio del littorio. Non dunque una semplice decorazione, ma un ordine per eternare il nuovo regime. [...] Da questo momento in poi tra il duce e l&#8217;architetto si instaurano una serie di contatti a catena.» (pagg. 172-174)</p>
<div id="attachment_3083" class="wp-caption alignright" style="width: 213px"><a href="http://blaun.files.wordpress.com/2011/11/imag0001.jpg"><img class="size-medium wp-image-3083 " title="La Nuova Bolzano di Piacentini." src="http://blaun.files.wordpress.com/2011/11/imag0001.jpg?w=203&#038;h=270" alt="" width="203" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Clicca sull&#039;immagine per ingrandire.</p></div>
<p style="padding-left:30px;">«A Bolzano, dove [Piacentini] «ha conquistato posizioni di assoluto potere» – è autore, tra l&#8217;altro, del Piano regolatore – concepisce l&#8217;impianto architettonico di piazza della Vittoria, nodo urbanistico tra il nucleo della città vecchia e la nuova città italiana. Parte del progetto originario – che prevede sull&#8217;area occupata dal restringimento dell&#8217;alveo del torrente Talvera, la realizzazione del Palazzo del Governo e del Municipio, inquadrati da due pili romani [vedi figura in basso] – viene inaugurata nel 1938. L&#8217;accademico ha fatto assegnare la progettazione dei palazzi dell&#8217;INA e dell&#8217;INFPS, che costituiscono il fronte occidentale della piazza, a un suo sodale, Paolo Rossi de Paoli. «L&#8217;aspetto della città, &#8211; registra Galeazzo Ciano durante una visita &#8211; si trasforma da nordico in mediterraneo [...] Tra dieci anni o anche meno sarà difficile riconoscere in Bolzano la <em>Bozen</em> di un tempo».» (pagg. 257-258)</p>
<p style="padding-left:30px;"><strong><em>Nell&#8217;immagine qui a fianco, il plastico mostra come doveva apparire piazza della Vittoria a Bolzano/Bozen secondo il progetto originario di Marcello Piacentini.</em></strong></p>
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			<media:title type="html">Monumento alla Vittoria (Siegesdenkmal), Bolzano/Bozen - Foto: (c) Valentino Liberto.</media:title>
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		<title>Misteriosa forma del tempo.</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 15:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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</a></p>
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		<title>Manovra.</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Aug 2011 15:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<title>Fare (pensiero).</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 19:26:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>esserchiara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giunge da un architetto questa impeccabile lezione di italianità, base imprescindibile per qualsivoglia analisi su questo paese tanto (ciecamente) maltrattato quanto (ciecamente) osannato. Secondo me i giovani devono partire, devono andar via, per curiosità e non per disperazione. E poi devono tornare. E devono andare per capire com&#8217;è il resto del mondo. Ma anche per &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/12/03/fare-pensiero/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=108&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2010/12/03/fare-pensiero/"><img src="http://img.youtube.com/vi/7aC1EzVfpKE/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Giunge da un architetto questa impeccabile lezione di italianità, base imprescindibile per qualsivoglia analisi su questo paese tanto (ciecamente) maltrattato quanto (ciecamente) osannato.</p>
<blockquote><p>Secondo me i giovani devono partire, devono andar via, per curiosità e non per disperazione. E poi devono tornare. E devono andare per capire com&#8217;è il resto del mondo. Ma anche per un&#8217;altra cosa, ancora più importante: per capire sé stessi. Perché c&#8217;è un&#8217;italianità (non è quella dell&#8217;orgoglio nazionale). Noi dobbiamo capire una cosa: noi italiani siamo come dei nani sulle spalle di un gigante, tutti. Il gigante è la cultura. Una cultura antica, che ci ha regalato una straordinaria, invisibile, capacità di cogliere la complessità delle cose, articolare i ragionamenti, tessere arte e scienza assieme. E questo è un capitale enorme. E per questa italianità c&#8217;è sempre un posto a tavola, per tutto il resto del mondo.</p></blockquote>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/lucioperca/'>lucioperca</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/108/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=108&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Nando Forst.</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 19:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[pisanität]]></category>

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		<description><![CDATA[Un etto di cecina. Nella via delle boutique, questo non luogo par excellence. Pisa non esiste ma da qualche parte (aldilà del via-vai studentesco e di rivenditori africani) ne emergono dei curiosi frammenti. Microcosmi, si direbbe: solo a Pisa, in uno stesso spazio, possono convivere le contraddizioni di quadretti «Birra Forst Bier Merano/Meran», la sciarpa &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/19/nando-forst/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=100&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_101" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-full wp-image-101" title="18112010258" src="http://blaun.files.wordpress.com/2010/11/181120102581.jpg?w=750" alt="Nando Forst."   /><p class="wp-caption-text">Nando Forst.</p></div>
<p><strong>Un etto di cecina. </strong>Nella via delle boutique, questo non luogo <em>par excellence</em>. Pisa non esiste ma da qualche parte (aldilà del via-vai studentesco e di rivenditori africani) ne emergono dei curiosi frammenti. Microcosmi, si direbbe: solo a Pisa, in uno stesso spazio, possono convivere le contraddizioni di quadretti «<em>Birra Forst Bier Merano/Meran</em>», la sciarpa «<em>Pisa nel cuore</em>», cartoline vacanziere con improbabili culi al vento, una botte di legno scuro in bassorilievo, un dipinto del Lungarno, un forno a legna, un arredamento in legno chiaro. Clientela &#8220;banalmente&#8221; pisana, «<em>scescina, pizza o schiacciatina</em>», studenti delle superiori, «<em>la bimba &#8216;un ce lo vole il pepe</em>», operai di infiniti cantieri, ragazze truzze. Un etto di cecina per tutti, birra sudtirolese a volontà e vita che scorre ferma. L&#8217;indefinita pisanità dell&#8217;esistenza. Pane sciocco per focaccia, pizza croccante e fumante, «<em>boia deh</em>» al vento che non c&#8217;è, nel vicolo cieco che si dirama dal fermento di Corso Italia; pur nella sua unicità, la &#8221;<em>Pizzeria Nando Forst</em>&#8221; è sintesi d&#8217;una città dove deficit e mancanze sono colmate dal kitsch posticcio, pacchiano travestimento d&#8217;una pseudo tipicità in pasto all&#8217;orgia turistica di mezza giornata. Ma qui, l&#8217;atmosfera da autogrill anni &#8217;70 o da bar della stazione, racchiude l&#8217;autentica essenza da paesone di provincia. Ricette e confidenze tra signore di mezza età, genitori affamati, anziana eleganza, si rifugiano tra icone alpine d&#8217;una bionda, scampando alla pioggia umidiccia. La tranquillità del non dire nulla d&#8217;importante. Uscendo dal <em>Montino</em> metropolitano, finisce la vita disillusa e ricomincia l&#8217;illusione. Ritorno al solito baccano, all&#8217;ombra di luminarie natalizie, vuoto frastuono che copre e avvolge Pisa e la fa scomparire, resa sconosciuta o semplificata in scatti da cartolina privi di mittente. Restano così da scoprire pochi antri di vissuta, sospesa umanità. Tra cecina, <em>bimbe</em> e boccali di birra.</p>
<p style="text-align:right;"><em>(testo: © Valentino Liberto / foto: © Chiara Mosti)</em></p>
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		<title>Destra/Sinistra (3). Uomo libero.</title>
		<link>http://blaun.wordpress.com/2010/11/19/uomo-libero/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 17:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>esserchiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musika]]></category>

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		<description><![CDATA[Einsortiert unter:Musika<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=96&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/19/uomo-libero/"><img src="http://img.youtube.com/vi/9C-kjnSJMEA/2.jpg" alt="" /></a></span>
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	</item>
		<item>
		<title>Destra/Sinistra (2). PD verso un &quot;centro laico&quot;?</title>
		<link>http://blaun.wordpress.com/2010/11/19/centro-laico/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 17:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politika]]></category>

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		<description><![CDATA[Carlo Galli &#8211; dalle colonne di &#8220;Repubblica&#8221; &#8211; accenna all&#8217;importanza per il Partito Democratico di riposizionarsi a sinistra del centro, mentre il d&#8217;alemiano &#8220;Riformista&#8221; persegue la linea dell&#8217;alleanza al centro. L&#8217; attualità di destra e sinistra. di CARLO GALLI, &#8220;La Repubblica&#8221; 18 novembre 2010,  pagina 133 È BASTATA la fortunata trasmissione televisiva di Fabio Fazio, con la &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/19/centro-laico/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=89&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/19/centro-laico/"><img src="http://img.youtube.com/vi/dLwWkmIKvow/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><em><strong>Carlo Galli &#8211; dalle colonne di &#8220;Repubblica&#8221; &#8211; accenna all&#8217;importanza per il Partito Democratico di riposizionarsi a sinistra del centro, mentre il d&#8217;alemiano &#8220;Riformista&#8221; persegue la linea dell&#8217;alleanza al centro</strong>.</em></p>
<h1>L&#8217; attualità di destra e sinistra.</h1>
<p><em>di</em> CARLO GALLI<em>, &#8220;La Repubblica&#8221; 18 novembre 2010,  pagina 133</em></p>
<div>È BASTATA la fortunata trasmissione televisiva di Fabio Fazio, con la sua impressionate audience, a far tornare all&#8217; ordine del giorno due categorie &#8220;spaziali&#8221; della politica, destra e sinistra. Con il concorso di Fini e Bersani si è così cominciato a restituire cittadinanza, all&#8217; interno del discorso politico, a una bipartizione che molti, in buona o in cattiva fede, hanno sdegnosamente ritenuto un&#8217; anticaglia ideologica, superata nel tempo postmoderno della globalizzazione. Nulla di più sbagliato: destra e sinistra permangono perché la politica moderna e contemporanea non è dogmatica o monolitica, ma indeterminata e conflittuale. E il conflitto ancora oggi si gioca proprio là dove la storia l&#8217; ha collocato, e dove si è già manifestato, pur in forme molto diverse tra loro: intorno ai presupposti e alle finalità stesse dell&#8217; agire politico. Che sono, in sintesi, il primato dei doveri (la destra) oppure dei diritti (la sinistra); ovvero il prevalere di logiche sovrapersonali (la Tradizione, lo Stato, la Nazione, il Mercato, la Sicurezza) a cui l&#8217; individuo deve adeguarsi &#8211; e dalle diverse abilità di questa adeguazione scaturisce la gerarchia sociale &#8211; (la destra), oppure il principio di uguale dignità delle persone che, nelle loro diversità, hanno il diritto di affermare le proprie scelte di vita senza soggiacere a condizionamenti non criticamente conosciuti e non liberamente accettati, qual è, ad esempio, l&#8217; ordinamento costituzionale (la sinistra). <span id="more-89"></span>I temi caldi della politica di oggi, che gravano sulla vita delle persone e delle famiglie &#8211; la biopolitica, le nuove forme del lavoro e la sua tutela, il Welfare, l&#8217; istruzione pubblica, il multiculturalismo, l&#8217; immigrazione, perfino le questioni energetiche e ambientali &#8211; non hanno una sola soluzione, tecnica, o algebrica, come vuole la pigrizia qualunquistica e antipolitica. Sono temi complessi, che possono essere risolti in vari modi, che &#8211; se ci si pensa &#8211; si collocano fra il primato delle istanze &#8220;superiori&#8221;, e la implicita logica gerarchica, e il primato dell&#8217; uguale dignità e libertà delle persone. Il punto, in Italia, è che questa dialettica fisiologica non si è mai manifestata, nel dopoguerra. Dapprima, perché vicende storiche interne e internazionali resero necessario che fosse il Centro, la Dc (molto divisa al suo interno), a rivestire di volta in volta (e anche contemporaneamente) entrambi i ruoli. In seguito, perché la lotta politica si è sviluppata intorno al conflitto fra un&#8217; avventura personalisticae al contempo populistica (Berlusconi), da una parte, e, dall&#8217; altra, la legalità, lo spirito costituzionale, la sensibilità democratica (il resto dello schieramento politico). Il primo ha unito intorno a sé diverse destre, economichee politiche,e molti esponenti del vecchio socialismo; e, sull&#8217; altro versante, le antiche distinzioni fra destra e sinistra sono scomparse: gli eredi della Dc e del Pci hanno dato vita, insieme, a un nuovo partito il cui collocarsi a sinistra è dubbio (almeno per non pochi suoi esponenti di primo piano), mentre chi ha avuto la pretesa di essere &#8220;sinistra&#8221; in senso tradizionale, fuori dal Pd, non ha trovato spazio. La lotta politica ne è risultata inasprita e al contempo semplificata e impoverita, ridotta al conflitto del Bene contro il Male, dell&#8217; Amore contro l&#8217; Odio, del Popolo contro le Istituzioni. Impossibile, nel caso d&#8217; eccezione permanente, entrare nel merito dei problemi, sviluppare analisi di destra o di sinistra. Quello che sta capitando, in queste settimane, in questi giorni, è un duplice processo: da una parte, il fronte costituzionale si arricchisce della sensibilità politica &#8220;repubblicana&#8221; di Fini e della sua destra &#8220;moderna&#8221; e europea; e si realizza così una forte convergenza, necessaria davanti all&#8217; emergenza democratica che stiamo vivendo, fra responsabilità istituzionali e sensibilità costituzionali. E questo processo potrebbe (il condizionale è d&#8217; obbligo) mettere in minoranza il blocco populista di Berlusconi e Bossi. Dall&#8217; altra, proprio la crisi di Berlusconi libera la fisiologica dialettica fra destra e sinistra, e consente a questa polarità di dispiegarsi (non caso, rinasce anche il Centro, che quasi sempre è presente nei teatri occidentali della politica, almeno là dove il sistema elettorale lo lascia emergere). Ne è spia l&#8217; insistenza con cui Fini afferma la propria vocazione di destra, pur lottando contro la destra di Berlusconi e Bossi; e la voglia di sinistra che soffia dentro e fuori il Pd, di cui il caso Pisapia a Milano, e il successo di Vendola (che però è altra cosa), sono un buon esempio. Il Pd rischia quindi di pagare caro il fatto non solo d&#8217; essere nato all&#8217; interno di uno schema bipolare e quasi bipartitico (la vocazione maggioritaria), ma anche di doversi alleare con Fli: scelta obbligata tanto se si riuscirà a dar vita a un governo di fine legislatura, che cambi almeno la legge elettorale quanto se invece si andrà a elezioni anticipate con Berlusconi a Palazzo Chigi e con il Porcellum. Si può immaginare, in questo secondo caso, lo spazio enorme che si aprirà a sinistra; e anche quanto su questa divisione del campo avversario conti Berlusconi. Ma anche se si votasse con una nuova legge elettorale, che consenta l&#8217; emergere di più poli, il Pd avrebbe problemi: si troverebbe infatti sbarrato lo spazio del Centro, presidiato dalla convergenza tra Fini, Rutelli e Casini, e dovrebbe spostarsi a sinistra, mutando sostanzialmente di natura. Ci sarebbe insomma il rischio che il progetto del Pd sia messo in crisi, proprio dalla concretezza della storia, dal ritorno della normalità &#8211; cioè di una regolata e civilizzata dialettica politica &#8211; , dal riemergere della divisione categoriale e pratica fra destra e sinistra.</div>
<div>-</div>
<h2><strong>La rivoluzione dei piccoli affonda il bipartitismo.</strong></h2>
<p><strong>Diminuisce la forbice fra i due partiti, crescono i “piccoli” e si fa spazio il terzo polo. <em>di </em>Peppino Caldarola <em>(Il Riformista, 18.11.2010)</em></strong></p>
<div>
<p>I sondaggi stanno raccontando una nuova rivoluzione politica. Vale sempre l’avvertenza che l’indagine sulle opzioni di voto deve essere verificata dalle urne e che una campagna elettorale ben fatta e una leadership forte possono sovvertire tutti i pronostici, tuttavia è bene cominciare a ragionare sulle tendenze che si manifestano nell’opinione pubblica.</p>
</div>
<p><strong>Il primo dato</strong> è abbastanza paradossale. I due partiti maggiori perdono consensi ma questa corsa all’indietro sta chiudendo la forbice fra Pdl e Pd che sono assai più vicini di quanto risultasse nelle precedenti politiche. Il Pdl è stabilmente sotto il 30%, il Pd oscilla tra il 24 e il 26%. Li separano pochi punti, mentre c’era una voragine. Il primo effetto è che la distanza fra Pdl e Lega da un lato e dall’altro Pd e i suoi tradizionali alleati, vendoliani e dipietristi, si sta assottigliando. Le rilevazioni dicono che Nichi Vendola sta conoscendo un largo successo traendo fuori dal cono d’ombra la vecchia sinistra radicale e surclassando i fratelli-coltelli di Rifondazione malgrado questi si siano alleati con Diliberto e Cesare Salvi. Di Pietro resiste all’ondata “grillina” anche se il movimento a cinque stelle sta raccogliendo consensi come le ultime regionali avevano dimostrato.</p>
<p><strong>La novità maggiore</strong> viene tuttavia dall’area di centro o, se preferirete, di nuovo centrodestra. Casini ha consolidato il suo elettorato, pagando un prezzo irrilevante alla scissione siciliana, mentre i finiani hanno una buona performance, inferiore alla vecchia An ma uguale ai sondaggi che indicavano un calo del partito di Fiuggi prima della svolta del predellino. Ciò che più conta è che questi stessi sondaggi, in particolare quello dell’istituto di Nando Pagnoncelli, danno il cosiddetto terzo polo sopra il 20%.</p>
<p><strong>Le conseguenze</strong> di questi dati dicono quanto stia cambiando il sistema politico. La prima mutazione riguarda la definitiva sconfitta del bipartitismo. Questa ipotesi non è più in campo. Pd e Pdl possono esercitare un’egemonia nella propria area ma ormai rappresentano poco più del 50% dell’elettorato mentre partivano da un picco che raggiungeva quasi il 70%. È una sconfitta di Berlusconi che pensava di aver dato vita a un grande partito dei moderati che rendeva inutile la presenza di una destra liberale e sperava di dover dividere il successo solo con la Lega. È una sconfitta di Veltroni che contava di presidiare l’intero campo del centrosinistra con l’esclusione di Di Pietro. A sinistra il cambiamento di prospettiva è più profondo. L’idea bipartitica e persino quella bipolare contavano su un ragionamento in cui coesistevano due concezioni apparentemente opposte. Quella che immaginava una “democratizzazione” del berlusconismo così da rendere libero il campo per un’unica formazione liberal, ma anche quella che considerava il berlusconismo il male assoluto così da spingere al cosiddetto voto utile. Le crepe nel sistema di consenso del premier hanno liberato tutti e due i campi politici provocando smottamenti e riaggregazioni. La principale è quella che sta avvenendo al centro e nel centrodestra con l’ipotesi di un largo schieramento che tende a unire i moderati cattolici e laici. Progetto che potrebbe addirittura diventare più insidioso se a questo si aggiungesse la “lista civica” a cui stanno lavorando Luca di Montezemolo e Massimo Cacciari. I poli diverrebbero a questo punto tre, come è nelle tendenze europee, compresa la stessa Gran Bretagna. La parte che in altri paesi svolgono liberali o Verdi qui verrebbe recitata dal polo centrista. La fine del bipartitismo porterebbe via con sé, quindi, anche il bipolarismo all’italiana. Rispetto a Berlusconi o si sta di qua o di là, in prospettiva si potrà stare di qua, di là o altrove. A legge elettorale immutata questa modificazione nell’immediato potrebbe non portare a governi stabilmente insediati in entrambi i rami del Parlamento ma avrebbe l’effetto, comunque, di accelerare il cambiamento del sistema politico. In ogni caso di favorire l’uscita di scena dell’attuale premier.<strong>Queste novità</strong>esplicitano anche un’altra indicazione. Sta cambiando il rapporto fra formazioni politiche e consenso e la stessa nozione di partito. In pratica si sta avviando un’altra transizione. Nella Prima Repubblica regnavano i partiti, alcuni dei quali destinati al governo, altri, Msi e Pci, all’opposizione. Nella Seconda ogni partito può aspirare a governare, ma la logica frontale ha trasformato gli schieramenti in contenitori “pigliatutto”. I partiti sono diventati o funzione della leadership o funzione della coalizione. L’idea del Pd nacque da qui. Ora stiamo assistendo a una scomposizione-riaggregazione che costringe i partiti a una doppia operazione: devono darsi una identità e devono creare un nuovo campo. Il “campo” diventa il terreno della sfida più difficile. Berlusconi non a caso pensa di fondare una nuova formazione politica. Vendola sta rianimando l’idea di sinistra, i “terzisti” parlano a nome dei moderati chiamandoli a raccolta rompendo vecchie polarizzazioni.</p>
<p><strong>La difficoltà maggiore</strong> ce l’ha il Pd. La discussione sul suo scivolamento a sinistra con la gestione Bersani è campata per aria e la critica viene dai nostalgici di opzioni già battute dall’elettorato e improponibili nello sviluppo della crisi di sistema. Oggi il Pd deve definire il proprio campo e la propria coalizione ed è del tutto evidente che il proprio campo è la vasta area della sinistra e la propria coalizione è l’alleanza con il nuovo centro.</p>
<p><strong>È in quest’ultima area</strong> che possono avvenire le novità maggiori. La scommessa dei nuovi centristi si basa sulla convinzione che esista un antiberlusconismo di destra ovvero che sospingendo Berlusconi nel nuovo e più insidioso abbraccio con la Lega si possano liberare voti moderati. Il premier ha avvertito questo pericolo e non a caso cerca di trasformare questa competizione in uno scontro fra “lealisti” e “traditori” per metter sangue in un corpo, il suo strumento politico, afflitto da una specie di anemia mediterranea. I centristi hanno tuttavia bisogno di trovare una vera solidità di coalizione, una leadership plurale con uno speaker credibile, (Montezemolo?), mani libere nelle alleanze salvo la circostanza di un larghissimo rassemblement nel caso in cui Berlusconi si legasse alla sedia di Palazzo Chigi. Questo nuovo assetto tripolare, con molte altre forze a fare da comprimari, non è detto che si riveli l’approdo ultimo della politica italiana. Sicuramente è la veste attuale della transizione. Berlusconi cercherà una fortissima chiamata politica per sventare questa insidia perché ha bisogno come l’aria del bipartitismo e del bipolarismo. Il Pd dovrà rivelare una visione strategica che lo porti a dare priorità al cambiamento piuttosto che al vantaggio immediato, secondo la regola che chi ha più filo tesserà più tela. I bipartitisti possono andare in ferie.</p>
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		<title>Destra/Sinistra (1). Gaberismo futurista.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 16:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cos’è il finismo? Ve lo spiega Giorgio Gaber. di Filippo Rossi (FareFuturo, 19 aprile 2010) Volete capire il finismo? Volete capire quel che si muove attorno a Gianfranco Fini? E capire perché ci sono tante persone che, sia a destra sia a sinistra, guardano al suo percorso politico con curiosità e interesse? Volete capire perché tutti i sondaggi &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/18/gaberismo-futurista/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=82&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<blockquote>
<h3>Cos’è il finismo? Ve lo spiega Giorgio Gaber.</h3>
<p>di<em> Filippo Rossi </em>(FareFuturo, 19 aprile 2010)</p>
<p>Volete capire il finismo? Volete capire quel che si muove attorno a Gianfranco Fini? E capire perché ci sono tante persone che, sia a destra sia a sinistra, guardano al suo percorso politico con curiosità e interesse? Volete capire perché tutti i sondaggi lo danno tra i leader italiani più credibili e rispettati? E perché, ad esempio, nonostante il fuoco dei giornali berlusconiani, il sondaggio di Sky gli ha dato ragione? Volete capire l’insofferenza? Volete capire l’anti-ideologia? La voglia di stare dalla parte dell’individuo? Volete capire lo spirito laico? L’esigenza di affermare la propria opinione, i propri ideali? Volete capire l’avversione per qualsiasi pensiero totalitario? Per qualsiasi monoliticità? Volete capire la fuga dalle folle plaudenti e dai sorrisi stereotipati? Dalla propaganda? Dai comizi? Dalla militanza intesa come obbedienza? Dalla stupidità del partito preso? Volete capire tutto questo e altro ancora? Ascoltate con calma questa <a href="http://www.youtube.com/watch?v=WYAIgWu_VXI" target="_blank">canzone</a> di Giorgio Gaber. E poi ascoltatela ancora. E ancora e ancora. Un inno? Perché no. E poi leggete il testo. Alla fine avrete capito qualcosa di quel che sta succedendo. Meglio di mille articoli di giornali.</p></blockquote>
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	</item>
		<item>
		<title>Sessuoberlusconismo (Siffredi &amp; Sgarbi).</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 17:38:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politika]]></category>

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		<description><![CDATA[Vittorio Sgarbi: “Sono il maestro del sessuoberlusconismo”. di Luca Telese, &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; 5 novembre 2010 Ride Vittorio Sgarbi: “Silvio ha scoperto il dongiovannismo tardi. Ha iniziato a praticare la ‘seduzione di massa’ solo dopo la separazione da Veronica. Diciamo pure che oggi si avvicina alla vita che io faccio da anni. Ha l’entusiasmo del neofita, con qualche &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/15/sessuoberlusconismo/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=2923&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/15/sessuoberlusconismo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/VyCtmPq7iEc/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><strong>Vittorio Sgarbi: “Sono il maestro del sessuoberlusconismo”.</strong></p>
<p style="text-align:right;"><em>di </em>Luca Telese<em>, &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; 5 novembre 2010</em></p>
<div><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/11/vittorio20sgarbi.jpg"></a>Ride <strong>Vittorio Sgarbi</strong>: “Silvio ha scoperto il dongiovannismo tardi. Ha iniziato a praticare la ‘seduzione di massa’ solo dopo la separazione da Veronica. Diciamo pure che oggi si avvicina alla vita che io faccio da anni. Ha l’entusiasmo del neofita, con qualche errore di precipitazione, e gli inevitabili incidenti di percorso di chi improvvisa”.&nbsp;</p>
<p>Come si finisce alle 4 del mattino a raccogliere da Sgarbi un incredibile trattato sulla sessualità berlusconiana? Semplice: scopri da Novella 2000 che il 27 ottobre, il giorno del “Caso Ruby” Vittorio era con <strong>Veronica Lario</strong>. Una singolare coincidenza, non l’unica, nell’incredibile cortocircuito di vite tra il libertino impenitente di sempre e il libertino premier. Lo chiami di mattina Sgarbi per chiedergli di raccontare. Lui accetta: “Vediamoci all’una”. Gli chiedi dove pranzi, lui ti risponde: “No! All’una di notte!”.<span id="more-2923"></span></p>
<p>Il calendario di Sgarbi merita di essere ricostruito: atterra a Roma, si affaccia a Raidue, passa a Canale 5 Matrix (registrata, che va in onda dopo), esce da Matrix e si fionda ad Exit da Ilaria D’Amico (in diretta, va in onda prima). Esce dagli studi de La7 e va a cena con Gianni Barbacetto e <strong>Gioacchino Genchi</strong> (erano ospiti con lui). A metà cena scompare. Dov’è andato? Si è seduto ad un tavolo con una coppia di lesbiche. Torna. E l’intervista? “La facciamo ora, mentre andiamo a prendere una ragazza”. Che ragazza? Corsa nella notte, fino al Tuscolano, dove vive la fanciulla in questione, una vecchia fiamma (anche se giovane di età). Si torna verso il centro. La ragazza, che chiameremo “Giulia” è spiritosa e intelligente. Sorride: “Parlate di Berlusconi? Vittorio, perché non racconti di quella volta che nel 2006 mi hai portato da lui?”. Sgarbi si illumina: “Già! La notte della sconfitta”. Giulia: “Che volgare… Appena mi vide, mi palpò i fianchi: ‘Tu che ci fai con Vittorio? Venissi in bagno ti metterei al tappeto’…”. Giulia sospira: “Simpatico, ma molto, molto rozzo. Lui non sa nemmeno cosa sia, l’eleganza di Vittorio con le donne!”. La lezione sul sessuoberlusconismo inizia con un altro colpo di scena.</p>
<p><strong>Tema: le Silvio-girl?</strong><br />
(Sorride). Vuoi sapere una cosa curiosa?<br />
<strong>Certo.</strong><br />
Quando i giornali rivelarono di <strong>Fini</strong> e della <strong>Tulliani</strong>, feci un salto. Come è noto l’avevo frequentata, nelle notti romane. Lei che mi ossessionava per avere la tessera della Freccia alata…<br />
<strong>E Nadia che c’entra?</strong><br />
Vedo la sua foto, un flash: “Anche lei è stata con me!”.<br />
<strong>Sgarbi con una escort?</strong><br />
Non potrei mai pagare una donna! Con me era venuta gratis… Non so lui, ma se io pago non mi tira l’uccello.<br />
<strong>Che ricordo hai?</strong><br />
Ci frequentammo, un paio di volte… C’era simpatia. Mi seguì addirittura in un viaggio in Sardegna, concluso da un litigio furibondo.<br />
<strong>Litigio furibondo?<br />
</strong>Caspita. A Su Gologone, alle tre del mattino, in albergo lei mi tirava di tutto, a partire da piatti e porcellane… Poi era scappata nel bosco. L’abbiamo ritrovata dopo un’ora.<br />
<strong>Dove l’avevi conosciuta?</strong><br />
(Ride). “La verità? A Milano, una sera, nel bagno del Bolognese. Ci eravamo rifugiati lì dopo sguardi di intesa.<br />
<strong>Quindi hai incrociato sia la Tulliani che la Macrì?</strong><br />
Già. Io sono un amatore incallito, loro sono agli inizi, il delta della foce, rispetto alla fonte della sorgente…<br />
<strong>Quando è entrato nella… satiriasi Berlusconi?</strong><br />
Dopo la fine del matrimonio con Veronica. Nei primi anni 2000 lui vedeva la mia strana libertà e mi rimproverava. Diceva – addirittura – che Sabrina, la mia fidanzata, era “una martire”.<br />
<strong>Vero. Merita una medaglia…</strong><br />
Il nostro è un rapporto non conformista. La cosa più divertente è che per spiegare a Berlusconi la mia teoria, gli ho fornito la legittimazione delle sue future gesta.<br />
<strong>E la teoria quale era?</strong><br />
Ci sono uomini che nascono per essere posseduti, come Fini, oggi di proprietà della Tulliani. E uomini che nascono per essere visitati dalle donne, come i musei. Io e te, gli ho detto, apparteniamo alla seconda categoria.<br />
<strong>E lui cosa ti ha risposto?</strong><br />
(Sorriso) Vittorio, hai ragione! Credo che in questo periodo, e in questo campo, mi consideri un maestro.<br />
<strong>Che gusto c’è a cambiare una donna ogni notte?</strong><br />
La chiave della seduzione, per Silvio, è la lusinga. Le donne lo corteggiano, lo cercano, questo lo gratifica. Semplice, no?<br />
<strong>Se a ognuna lascia 7 mila euro, ti credo…</strong><br />
Non vanno solo per soldi, quella è la suburra. Molte cercano vantaggi diversi: comparsate, carriere tv…<br />
<strong>Quando inizia tutto?</strong><br />
Credo nel 2005, quando era all’opposizione. Il primo segnale è l’invito a cena di Mara Venier, Bud Spencer e Loredana Lecciso, all’epoca era sulla cresta dell’onda. Per quale altro motivo Berlusconi avrebbe dovuto incontrare Loredana?<br />
<strong>Però con la D’Addario era già al governo.</strong><br />
Lo so: ma quando inizi non ti fermi più.<br />
<strong>Alla Lario hai detto questo?</strong><br />
Di più. E cioè che secondo me lei poteva essere l’unica vera anti-Berlusconi. L’unica vera antagonista.<br />
<strong>Davvero?</strong><br />
…E che il vaso di Pandora che aveva reso pubbliche le mille amanti era stato scoperchiato dalla sua lettera a Repubblica…<br />
<strong>E lei?</strong><br />
Ha annuito. Però…<br />
<strong>Cosa?</strong><br />
Quel giorno, il 27, le ho detto: “Se prendi 3,5 milioni di euro al mese di alimenti cessi di essere antagonista e torni ad essere sottoposta come tutte le altre. Di lusso, certo, ma pure tu sottoposta.<br />
<strong>Cosa ha detto lei?</strong><br />
Mi ha guardato con i suoi occhioni, sconcertata. Senza dire nulla.</p>
</div>
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	</item>
		<item>
		<title>Le praterie del Cavaliere.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 18:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politika]]></category>

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		<description><![CDATA[Come mai nessuno prova a entrare nelle praterie del Cavaliere? Opposizione e anti-berlusconismo. &#8220;Corriere della Sera&#8221;, mercoledì 10 novembre 2010, pagina 50 di PAOLO MACRY L&#8217; urlo da stadio che, alla convention di Bastia Umbra, ha accolto il licenziamento in tronco del Cavaliere da parte di Gianfranco Fini, è sembrato simile al rito selvaggio del &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/10/le-praterie-del-cavaliere/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=68&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_72" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-72" title="Europee in Emilia Romagna." src="http://blaun.files.wordpress.com/2010/11/pdl_lega_destra1.jpg?w=750" alt="Europee in Emilia Romagna"   /><p class="wp-caption-text">Europee in Emilia Romagna</p></div>
<p><span style="font-size:31px;color:#000000;line-height:46px;">Come mai nessuno prova a entrare nelle praterie del Cavaliere?</span></p>
<p><strong>Opposizione e anti-berlusconismo.</strong><br />
&#8220;Corriere della Sera&#8221;, mercoledì 10 novembre 2010, pagina 50<br />
<em>di </em>PAOLO MACRY</p>
<p>L&#8217; urlo da stadio che, alla convention di Bastia Umbra, ha accolto il licenziamento in tronco del Cavaliere da parte di Gianfranco Fini, è sembrato simile al rito selvaggio del parricidio. Non che nel discorso del leader futurista fossero mancati i temi corposi e la logica razionale della politica, ma Fini è apparso non di meno intenzionato a cavalcare gli umori iconoclasti del suo popolo. Con la conseguenza che ulteriori truppe si sono aggiunte non tanto &#8211; o non soltanto &#8211; all&#8217; opposizione parlamentare, quanto piuttosto al fronte dell&#8217; antiberlusconismo. Il problema è che quel fronte appariva, già prima dell&#8217; ingresso dei finiani, particolarmente affollato. Dalla sinistra comunista ai socialdemocratici del Pd e al prudente Casini, non esiste forza politica di opposizione che, nel corso di oltre quindici anni di radicalizzazione dello scontro politico, non sia stata risucchiata dall&#8217; incendiaria strategia ad personam di Antonio Di Pietro. È in questo recinto ideologico che oggi irrompono gli uomini di Futuro e libertà e il meno che si possa dire è che, sul piano della guerra al tiranno, troveranno molti e agguerriti competitori. Ma quel che appare ancor più sorprendente è che nessuno, compreso il sobrio leader dei democratici, sembra intenzionato a fare campagna acquisti non già nel territorio ingolfato dell&#8217; antiberlusconismo, ma nelle praterie del berlusconismo. Ovvero in quelle aree di opinione che, comprensibilmente, reagiscono alle bordate contro il proprio leader rinserrando le file e scivolando nella sindrome identitaria dell&#8217; assedio. Sono pochi e timidi i tentativi di entrare in contatto politico e, prima ancora, emotivo con il vasto elettorato del premier, superando il consueto modello della demonizzazione e cercando così di oltrepassare steccati altrimenti chiusi a doppia mandata. E non è un caso che quei tentativi provengano da leader atipici come Matteo Renzi o lo stesso Nichi Vendola, i quali si sforzano di riempire con nuovi contenuti la loro proposta politica e, al tempo stesso, appaiono propensi a ridimensionare il chiodo fisso del Grande Malato. <span id="more-68"></span>Eppure, diversamente da quanto credono le opposizioni, è la stessa traiettoria declinante del premier carismatico a mettere al centro della politica il doppio problema di un berlusconismo tuttora solido, con cui fare finalmente i conti, e di un antiberlusconismo che appare invece agli sgoccioli. Logica vuole che l&#8217; uscita di scena del Cavaliere (quando accadrà) metterà in palio il ricco premio costituito dai suoi molti sostenitori, togliendo simmetricamente ogni ragion d&#8217; essere alle centurie della guerra totale. Dunque sarà decisivo avere nel frattempo costruito un qualche canale di comunicazione con quel popolo tenace, con le sue ragioni profonde, i suoi valori, la sua cultura, perfino la sua psiche. La sostituzione di un sistema di consenso di massa e di una leadership forte è sempre stata fenomeno tra i più complessi, che richiede particolare intelligenza politica. All&#8217; indomani della caduta di Mussolini, i partiti democratici dovettero porsi il problema di un&#8217; opinione pubblica che, pur attraverso l&#8217; esperienza terribile della guerra, si era lungamente identificata con il regime e con il suo capo. Tra i meriti della Dc di De Gasperi e del Pci di Togliatti, vi fu la consapevolezza che la nuova Italia antifascista avrebbe dovuto farsi carico di quel che restava &#8211; e non era poco &#8211; dell&#8217; Italia fascista. Mezzo secolo più tardi, sarà proprio Silvio Berlusconi a recuperare pezzi consistenti di un&#8217; opinione pubblica che si era identificata con i partiti della Prima Repubblica e che, dopo il trauma di Mani Pulite, appariva disorientata, intimidita, rancorosa. Alla sua corte, com&#8217; è noto, sarebbero arrivati molti craxiani e democristiani. Non soltanto esponenti politici, ma gente comune, elettori. Nel clima di guerra civile che talvolta si respira nel Paese, simili strategie possono apparire camaleontesche o trasformistiche. Ma così non è. La politica ha il dovere di capire i fenomeni popolari che coinvolgono le comunità. Fabbriche del fango e ghigliottine non convengono a nessuno, se non a chi ne fa un mestiere, e questo, naturalmente, non è il caso dei grandi partiti.</p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/politika/'>Politika</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/68/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/68/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/68/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=68&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Europee in Emilia Romagna.</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Standpunkt.</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 09:39:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[lucioperca]]></category>

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		<description><![CDATA[I walk a lonely road / The only one that I have ever known / Don&#8217;t know where it goes / But it&#8217;s home to me and I walk alone / I walk this empty street / On the Boulevard of Broken Dreams / Where the city sleeps / and I&#8217;m the only one and I walk alone [...] Green Day, &#8220;Boulevard &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/07/standpunkt/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=1&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/07/standpunkt/"><img src="http://img.youtube.com/vi/gWNRUVMboq4/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p style="text-align:left;"><em>I walk a lonely road / The only one that I have ever known / Don&#8217;t know where it goes / But it&#8217;s home to me and I walk alone / I walk this empty street / On the Boulevard of Broken Dreams / Where the city sleeps / and I&#8217;m the only one and I walk alone </em>[...]<br />
Green Day, <a title="Wikipedia." href="http://it.wikipedia.org/wiki/Boulevard_of_Broken_Dreams" target="_blank">&#8220;Boulevard of Broken Dreams&#8221;</a>, in &#8220;American Idiot&#8221;, 2005</p>
<p style="text-align:right;">A mia mamma. Alles Gute.</p>
<blockquote><p>«Basta con le radici. Non siamo piante». Lo dice con leggerezza, Remo Bodei. Ammette che il lamento diffuso per la fuga dei cervelli non lo convince molto. «È bene che vadano. E che tornino». Star fuori fa bene, fa bene coniugare passioni locali e visioni globali. «Un radicamento esclusivo non favorisce l&#8217;ossigenazione, del resto l&#8217;uomo è abituato ad essere un esule: non è stato forse cacciato dal centro del cosmo? E la Terra non viaggia forse alla velocità di trenta chilometri al secondo, verso la Costellazione del Cane? L&#8217;esilio è la nostra condizione umana. E l&#8217;esule riuscito è quello che sta bene senza terraferma». Prima, parla di esilio, deportazione, emigrazione. Di una condizione umana che appartiene a tutti, ma anche di uno sgomento dei nostri giorni: i profughi della miseria, delle guerre, dei cataclismi, i sans papiers, gli indocumentados, i desterrados. Perdite collettive di una patria, e perdite che ci riguardano tutti: la nostalgia per il tempo perduto, una madre, una casa, che non ci sono più. «La nostra vita è un continuo alternarsi di separazioni e ricongiungimenti, fratture e saldature. Siamo tutti potati», dice. E stavolta sì, la condizione dell&#8217;uomo è quella delle piante. Quanto al viaggio &#8211; così legato alle separazioni e ai ritorni &#8211; può essere un viatico (viatge) o una fatica («travel, traballu»). La nostra cultura è sospesa tra queste due accezioni. «E la nostra navigazione è una continua emorragia di vita». Ma la salvezza non è uno sterile ritorno al passato. È la capacità di vivere nel presente, navigare all&#8217;infinito, senza cercare un porto sicuro. Del resto anche Ulisse, quando torna a Itaca, è costretto a ripartire, in ossequio alla profezia di Tiresia: «Dovrà viaggiare lontano, portando un remo sulle spalle». (<a href="http://www.ufficiostampacagliari.it/rassegnastampa.php?pagina=12115" target="_blank">fonte</a>)</p></blockquote>
<p>Pisa. All&#8217;imbrunire, dalla mia finestra, lo sguardo verso nord cade sul profilo inequivocabile delle Apuane. Tra picchi e detriti di memoria, il 7 di novembre nel quale nacque mia madre, <em>rimembro ancora </em>l&#8217;infanzia tra le Dolomiti. Nell&#8217;essere cresciuto da una <a title="Blog di Riccardo Dello Sbarba." href="http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2010/03/23/die-walsche-il-film/" target="_blank"><em>&#8220;Walsche&#8221;</em></a> alla Zoderer, educato all&#8217;introspezione, alla discrezione (la cui pratica è andata aimé scemando) e all&#8217;indipendenza, maturai la personalità d&#8217;un espansivo lupo solitario, tanto mitteleuropeo nella ricerca disperata d&#8217;una identità indefinita, quanto montanaro nel guardare l&#8217;orizzonte dalle vette superando ogni confine. Le tappe di questo cammino pietroso che dalla sacra culla plurilingue di Brixen m&#8217;hanno condotto oltre le frontiere della &#8220;terra santa&#8221; tirolese, sin nel laico e cosmopolita ombelico d&#8217;Italia, è costellato di luoghi, incontri, letture, emozioni, esperienze sensoriali tra meleti in fiore, vigneti d&#8217;autunno, nell&#8217;estate alpina, in riva al mare d&#8217;inverno, all&#8217;ombra degli <em>Erker </em>come dei marmi di Carrara del <em>Siegesdenkmal </em>a Bolzano.</p>
<p>Qui in Toscana, accompagnato dagli scritti d&#8217;un fiorentino Alexander Langer, ho identificato in questa via lattea dalla massa informe, una definizione di sé che mai prima d&#8217;ora avevo percepito in modo così netto, chiaro. Ho trascurato la possibilità di sottolineare come il viaggio sentimentale sull&#8217;asse Abetone-Brennero, dal Rosengarten al Tirreno, comportasse un passaggio obbligato da troppo tempo posticipato. Cosicché, una volta tornato lassù in Sudtirolo con a fianco quanti ne conoscono &#8220;solo&#8221; le storie narrate nel corso di lunghi caffé tra studenti universitari, divenni turista della propria <em>Heimat</em>. Una pianta sradicata e ricollocata in un vaso più grande, la cui chioma è alimentata di nuova linfa, l&#8217;humus fluviale dell&#8217;Adige arricchito dei sali dell&#8217;Arno e lambito dall&#8217;acqua marina del Mediterraneo.</p>
<p>Di questo mio rigenerante esilio pisano, finalmente, voglio raccontare. Fissare in parole e immagini una nuova fase della mia vita. Memore del passato con una rinnovata futura (in)determinazione (e <em>Selstbestimmung</em>). Buon viaggio, il bagaglio è ancora aperto. Val.</p>
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		<title>Il treno ferma a: Trieste.</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 20:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle pagine di Ara e di Magris, trascorsi ora più di vent’anni e appena uscita la nuova edizione nei Tascabili Einaudi, troviamo una guida dallo smalto intatto, un osservatorio ancora generoso sullo spettacolo – ora misero ora splendido – della letteratura di Trieste e della sua storia. Abisso quella storia lo è per la sua letteratura, &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/06/trieste/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=7&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-8" src="http://blaun.files.wordpress.com/2010/11/trieste1.jpg?w=750" alt=""   />Nelle pagine di Ara e di Magris, trascorsi ora più di vent’anni e appena uscita la nuova edizione nei Tascabili Einaudi, troviamo una guida dallo smalto intatto, un osservatorio ancora generoso sullo spettacolo – ora misero ora splendido – della letteratura di Trieste e della sua storia. Abisso quella storia lo è per la sua letteratura, ma anche viceversa, l’una e l’altra essendo alfa e omega della stessa antinomia. Presumibilmente, qui è Magris che ne svela la consistenza: quando nell’ultimo capitolo, nello sforzo magnifico di ribadirne l’indicibilità, pure la dice «di carta». Se vuole aderire a sé stessa – è il fulcro del ragionamento – se vuole rivelare la sua sincera natura, Trieste deve porsi sommessamente al di fuori della realtà e delegarsi di buon grado all’ombra della letteratura. E quindi, per l’appunto, è «<strong>città di carta</strong>».</em></p>
<p><em>Si faccia attenzione: sommessamente. Senza cioè che traccia di proclami o di esternazioni accompagni l’atto del congedo. La rinuncia a dichiararsi ha bisogno di toni minori, dell’interiorizzata coscienza del proprio destino e dei propri lutti. Altrimenti la malinconia troppo solleticata scade nel melodramma di bassa lega. Anche per la squisita eccezionalità di Trieste, così, il rischio della farsa patologica è sempre reale. Gli autori sono avveduti e lo fanno presente in modo stentoreo: non passano più di venti pagine che si cita <strong>Fabio Cusin, fra i massimi fustigatori nei secoli del «particolarismo» triestino</strong>, e si suggella la fine del libro con quello scintillio di pagine sulla «letteratura al quadrato». </em><em>Particolarismo, letteratura al quadrato, sono le degenerazioni di una differenza oggettiva, quando cessa di essere mite, quasi vergognosa condizione interiore; quando finisce esibita. La si è fatta alibi dei propri impacci, inettitudini, sonori fallimenti («<strong>no se pol</strong>», non si può: a Trieste, sono avvenuti e avvengono maestosi lavacri di deresponsabilizzazione collettiva, mediante queste tre sole paroline) ed è stata mandata alla macina dell’industria culturale, per sfornare operazioni talora monocrome e per garantirsi le entrate di un turismo che resta timido, non decolla davvero mai.</em></p>
<p><em><span id="more-7"></span></em></p>
<p><em><strong>Autoerotismi congiunti, che fanno aggio indebito sulla differenza della città, la esaltano e la snaturano</strong>. Sul piano politico, il particolarismo implica la balzana convinzione di molti triestini di essere meritevoli di un trattamento sempre speciale. Porta diritto al cuore delle piagnucolose, costanti richieste di assistenza e all’immobilità patetica, pregna di rimpianti, che danno a Trieste il clima livido e inacidito del <strong>gerontocomio</strong>. La letteratura al quadrato ne è la declinazione sul piano artistico-creativo. È quella pratica di scrittura sommamente autoreferenziale, altrettanto altalenante nei risultati poetici, che cerca ossessivamente il paradigma della triestinità, gravandola degli elementi propri alla sua letteratura migliore: un discorso che si alimenta delle sue ridondanze e si cristallizza nel cliché. Quando invece, nelle opere immortali che sono nate da Trieste, la città, la sua geografia, il suo spirito, rimangono sullo sfondo, rifuggono dalla teoria, trascendono il particolare, si offrono come condizione universale.</em></p>
<p><em>Di che cosa? <strong>Cosa ha fatto di Trieste la città-specchio, la città-laboratorio, la città-vaticinio d’Europa?</strong> Il suo essere e non essere. Rapita da un parossismo di nazionalismi confliggenti, austriaca e non solo austriaca, italiana e non solo italiana, slovena e non solo slovena, all’alba del Novecento pareva arrivata per prima alla soglia dell’esplosione che di lì a poco avrebbe fatto in mille pezzi il vecchio continente. Qui, avanguardia sismica di quell’enorme sismografo che era l’Impero absburgico, meglio che altrove era possibile percepire il senso della crisi: l’esito – scrivono gli autori – della Kultur europea, che era l’immemore e immane sogno di organizzare il sapere e dare ad ogni cosa la sua definizione. <strong>Michelstaedter, il filosofo e poeta goriziano restato vittima del proprio genio, suicida a ventitré anni</strong>, l’avrebbe chiamata rettorica quella sorta di overdose linguistica che condannò l’occidente a costatare l’assenza di qualunque fondamento e scoprirsi sprovvisto, scandalosamente, delle parole necessarie a placare la sua stessa furia catalogatrice. <strong>E Trieste era indefinibile, era, ed è restata, il luogo dell’indefinibile per eccellenza</strong>. Non luogo, tout court, per Hermann Bahr, drammaturgo viennese, 1909; patria utopica di tutti gli esuli, nelle elegiache riflessioni di Jan Morris, circa cent’anni dopo, 2001.</em></p>
<p><em>Un’identità di frontiera, sottotitolano così Ara e Magris il loro intramontabile testo, e anch’essi colgono bene il paradosso. Nel viaggio dell’anima dal centro alla periferia la nettezza cede alla sfumatura e all’impalpabile, l’identità non può che scolorare e diventar altro da sé. Tutti i tentativi di fissare Trieste in un’ultima parola spezzano il <strong>baluginio del miraggio</strong>, fanno una statua di sale della sua cangiante natura, ne assecondano il sempre latente cupio dissolvi. Questo sono stati e ciò hanno provocato i nazionalismi d’ogni segno. La letteratura al quadrato è certo meno pericolosa, ma colpisce nella medesima direzione. Refrattaria al dirsi e al dire, <strong>Trieste va vissuta, al più raccontata</strong>, ma – sembra – unicamente con il senso di colpa del commerciante che nasconda le sue carte e torni al banco della bottega, persuaso (solo un attimo, mai per davvero) che colghiribìz de scriver stia perdendo il suo tempo.</em></p>
<p><em>Nel celeberrimo vorrei dirvi di <strong>Slataper</strong>, in quell’esitante condizionale c’è anche il pudore di chi sa che dire è impossibile, e a Trieste quasi sempre fa male. Non per nulla gli autori con Slataper inaugurano il libro e con Slataper lo chiudono, riferendo un brano di una sua lettera a Sibilla Aleramo del 1912: «Quando poi qualcuno viene, noi non sappiamo fare altro che condurlo per queste grigie vie e meravigliarci che egli non capisca». E pare che voglia dire: è Trieste, amica mia, ovvero dell’indicibilità.</em></p>
<p><strong>Patrick Karlsen </strong><a title="Lankelot." href="http://www.lankelot.eu/letteratura/magris-ara-trieste-unidentita-di-frontiera.html" target="_blank">(lankelot.eu)</a></p>
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		<title>San Michele aveva un gallo.</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 20:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[lucioperca]]></category>

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		<description><![CDATA[REGIA Paolo e Vittorio Taviani SOGGETTO Dalla novella Il divino e l&#8217;umano di Lev Tolstoj DURATA 90&#8242; ORIGINE Italia, 1971 (fonte: Wikipedia) Intorno al 1870, Italia. Un anarchico internazionalista di estrazione borghese, Giulio Manieri, tenta di provocare un&#8217;insurrezione in un paese dell&#8217;Italia centrale. La popolazione, però, anziché sostenere i rivoltosi li respinge e gli anarchici &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/06/san-michele/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=19&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20" src="http://blaun.files.wordpress.com/2010/11/sanmicheleavevaungallo1.png?w=750" alt=""   /></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="4" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td width="27%" valign="TOP"><strong> </strong><strong>REGIA</strong></td>
<td width="73%" valign="TOP"><em>Paolo e Vittorio Taviani</em></td>
</tr>
<tr>
<td width="27%" valign="TOP"><strong></strong><strong>SOGGETTO</strong></td>
<td width="73%" valign="TOP"><em></em><em>Dalla novella </em>Il divino e l&#8217;umano<em> di Lev Tolstoj</em></td>
</tr>
<tr>
<td width="27%" valign="TOP"><strong></strong><strong>DURATA</strong></td>
<td width="73%" valign="TOP"><em></em><em>90&#8242;</em></td>
</tr>
<tr>
<td width="27%" valign="TOP"><strong></strong><strong>ORIGINE</strong></td>
<td width="73%" valign="TOP"><em></em><em>Italia, 1971 </em>(fonte: <a title="Wikipedia." href="http://it.wikipedia.org/wiki/San_Michele_aveva_un_gallo" target="_blank">Wikipedia</a>)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Intorno al 1870, Italia.</strong> Un anarchico internazionalista di estrazione borghese, Giulio Manieri, tenta di provocare un&#8217;insurrezione in un paese dell&#8217;Italia centrale. La popolazione, però, anziché sostenere i rivoltosi li respinge e gli anarchici vengono sopraffatti dall&#8217;esercito. Manieri è condannato a morte per essere poi graziato di fronte al plotone d&#8217;esecuzione. La sua pena è tramutata in ergastolo e per l’anarchico inizia una lunga prigionia che trascorre da solo in una minuscola cella. Durante un trasferimento in barca nella laguna verso un’altra prigione, s&#8217;imbatte in un&#8217;imbarcazione che trasporta alcuni detenuti socialisti. Intreccia con loro una lunga discussione nel corso della quale si rende conto che l&#8217;anarchismo sta per essere soppiantato da nuove teorie e metodi di lotta.</p>
<p><span id="more-19"></span></p>
<p><strong>Sotto forma di un apologo</strong> (personaggi e fatti non sono reali, ma soltanto storicamente verosimili) <strong>il film mette a confronto due diverse concezioni di lotta politica in vista della realizzazione di una</strong><strong>società più giusta</strong>. Giulio Manieri incarna il socialismo anarchico, insofferente di ogni forma di gerarchia e di progetto a lunga scadenza e proteso all&#8217;immediata conquista del potere attraverso l&#8217;insurrezione armata: si tratta di una visione spontaneistica e fortemente volontaristica della lotta di classe, incentrata sulla pratica clandestina e lo scontro frontale con lo Stato; il gruppo di prigionieri politici dell&#8217;altra barca simboleggia, invece, il socialismo scientifico d&#8217;ispirazione marxista che, sulla base di una visione gradualista del divenire storico, assume tempi più lunghi per la rottura rivoluzionaria ed indica nella lotta legalitaria per le riforme e nel partito politico fortemente organizzato gli strumenti privilegiati d&#8217;azione. <strong>Nella sua solitudine ed isolamento Manieri esprime la crisi irreversibile del movimento anarchico nella società italiana di fine secolo, mentre i giovani socialisti rappresentano la parallela crescita di un movimento operaio ormai svincolato dalle perdenti illusioni del passato. </strong>In quale delle due barche stanno i registi? Apparentemente in quella dei nuovi socialisti, più razionali e concreti dell&#8217;idealista Manieri, più di lui al passo coi tempi e con le nuove esigenze della modernità industriale che avanza, ma probabilmente essi indicano la necessità di una <strong>terza barca nella quale la generosa tensione verso l&#8217;utopia dell&#8217;anarchico possa fondersi con il lucido realismo dei socialisti.</strong></p>
<p><strong>I fratelli Taviani propongono la loro idea di Cinema dialettico</strong> (basato cioè sulla contrapposizione di elementi di difficile conciliazione) <strong>sia dal punto di vista dei contenuti, sia della</strong> <strong>forma</strong>. Da una parte la vicenda ci propone la figura dominante del conflitto (anarchici-Stato, certezze-dubbi, realtà-fantasia, oggettività-soggettività, maturità-regressione infantile, passato- presente, ideologia anarchica-ideologia socialista), dall&#8217;altra lo stile realizza il sovrapporsi e lo scontrarsi di codici e registri espressivi assai lontani tra di loro (contrasto immagine-musica, realismo-teatralità, interni-esterni, monologo-dialogo, staticità-movimento). <strong>Ne esce un film</strong> <strong>asciutto e nudo, che fa della povertà produttiva una risorsa, dalle scenografie di scarna e disadorna essenzialità, dalle brusche ellissi e che non concede niente all&#8217;identificazione emotiva dello</strong> <strong>spettatore</strong>. E questo perché l&#8217;obiettivo dei Taviani non è quello di porgere al pubblico una pedagogica e didascalia lezione di Storia che individui con chiarezza dove stanno la ragione e il torto, la giustizia e l&#8217;ingiustizia (secondo quello che era il modello prevalente del Cinema politico e civile degli anni Settanta), <strong>bensì quello di provocare crisi e di far riflettere, senza</strong> <strong>dare risposte definitive e rassicuranti</strong>. Un film forse aspro e difficile, indubbiamente legato al vivace dibattito politico degli anni in cui fu realizzato<strong>, ma di spiccata originalità artistica e di grande pregio intellettuale.</strong></p>
<p>(fonte: Cinema &#8220;Arsenale&#8221; di Pisa, <a href="http://www.pacioli.net/ftp/def/paciolicinemaecineteca/PacioliCinema/3-Film/Film2001/163.htm" target="_blank">scheda film</a>)</p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/lucioperca/'>lucioperca</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/19/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=19&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>C&#039;è un futuro per il bipolarismo?</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 16:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politika]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma è possibile un bipolarismo senza Silvio Berlusconi in campo? &#8220;Corriere della Sera&#8221;, sabato 6 novembre 2010, pagina 58 di PAOLO FRANCHI Raffronti con il 25 luglio e con il tracollo della Prima Repubblica sul piano storico e politico valgono quello che valgono. Ma il loro significato simbolico è evidente. Si rafforza la convinzione che non &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/06/bipolarismo-senza-silvio/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=25&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p><strong>Ma è possibile un bipolarismo senza Silvio Berlusconi in campo?</strong><br />
&#8220;Corriere della Sera&#8221;, sabato 6 novembre 2010, pagina 58<br />
<em>di </em>PAOLO FRANCHI</p>
<p>Raffronti con il 25 luglio e con il tracollo della Prima Repubblica sul piano storico e politico valgono quello che valgono. Ma il loro significato simbolico è evidente. Si rafforza la convinzione che non stiamo vivendo soltanto la crisi di un leader, di un partito, di una maggioranza, quanto piuttosto una crisi di regime. Con tutto quello di grottesco, sì, ma soprattutto di torbido e di pericoloso che ne consegue. La tesi è convincente. Anche agli occhi di chi si è sempre rifiutato di considerare il ber-lusconismo un regime, almeno nell&#8217;accezione consolidata del termine. Perché, come ha osservato Adriano Sofri nella sua «Piccola Posta» sul Foglio, caratteristica essenziale dei regimi, inclusi i più atipici, è quella di non prevedere fisiologici ricambi, «ma solo durata a oltranza o tracollo del Capo». E il nostro caso. E non solo, è appena il caso di aggiungere, per responsabilità di Silvio Berlusconi: gli si possono addossare tante colpe, non certo l&#8217;incapacità dell&#8217;opposizione di offrire agli elettori, proprio quando la sua leadership sembra così vistosamente declinare, una realistica (e appetibile) possibilità di alternativa.<span id="more-25"></span></p>
<p>Qualcosa di non troppo dissimile è già capitato, a guardar bene, nel nostro passato relativamente recente. Lunghe, torbide, dense di pericoli e, se è per questo, anche lastricate di sangue furono le crisi del centrismoprima e del centro-sinistra (quello vero) poi. E vero. Non c&#8217;erano, allora, dei Capi: più semplicemente dei leader. Ma anch&#8217;esse rischiarono pesantemente di trascolorare in crisi di regime, soprattutto per l&#8217;assenza di alternative credibili a governi comunque fondati, in ultima analisi, sulla centralità della Democrazia cristiana. In primo luogo per via del «fattore K», dell&#8217;ipoteca cioè sull&#8217;opposizione del più grande partito comunista d&#8217;occidente. Di «fattore K», però, non è più lecito parlare in senso proprio dai tempi della svolta di Achille Occhetto e del tracollo dell&#8217;Unione Sovietica e del cosiddetto «socialismo reale», tra l&#8217;89 e il&#8217;9i: anche sull&#8217;onda di questo cambiamento epocale l&#8217;Italia si convinse che, per potersi scoprire finalmente bipolare, valeva la pena di buttare a mare il vecchio sistema dei partiti, a cominciare dalla sua frazione regnante (ancora una volta, una crisi di regime: almeno sino a oggi, la più fragorosa). Correva l&#8217;anno 1994. Delle cinque prove elettorali che si sono svolte da allora, tre le ha vinte Berlusconi, due (anche se la seconda per meno di un soffio) il centrosinistra. Probabilmente il fatidico osservatore marziano annoterebbe che il bipolarismo è ormai un dato di fatto, e l&#8217;alternanza, o quanto meno la concreta possibilità dell&#8217;alternanza, pure. Un osservatore terrestre, invece, deve segnalare, gli piaccia o no, l&#8217;esatto contrario, e chiedersi, piuttosto, se il bipolarismo italiano è solo gravemente malato o è già virtualmente defunto. Per la prima volta — non fu così con la crisi del centrismo, non fu così con la crisi del centro-sinistra storico e non fu così, quanto meno nelle intenzioni e nelle ambizioni, nemmeno all&#8217;inizio del decennio scorso — nessuno sa, può o vuole ,indicare uno sbocco realistico all&#8217;esaurimento (è un eufemismo) di un ciclo politico ormai quasi ventennale: né nel campo di un leader che pare essersi già inoltrato lungo il viale del tramonto né nel campo dei suoi avversari. La cosa magari non interessa troppo le contrapposte tifoserie, ma è lecito presumere che abbia parecchio da spartire con la propensione crescente a disertare le urne, segnalata da tutti i sondaggi, nei settori socialmente, culturalmente e politicamente più avvertiti dell&#8217;elettorato. Dai sondaggi, gli stessi che ci parlano, per paradosso solo apparente, di un calo del Pd più marcato ancora di quello del Pdl, apprendiamo pure che è in significativa crescita anche l&#8217;interesse per quello che si sta muovendo, e ancor più per quello che potrebbe muoversi, al centro: proprio in quel centro che, dal &#8217;94 in poi, è sembrato uno dei luoghi politici meno frequentati e meno&#8217; frequentabili per chiunque volesse azzardare una scommessa sul futuro. Non è affatto detto che il cosiddetto Terzo Polo riesca davvero (legge elettorale permettendo) a prendere corpo, è ancora meno certo che possa ottenere gli abbondanti consensi di cui si vocifera, ed è tutto da stabilire se possa trasformarsi da spazio residuale in forza politica capace di pensare in grande. Ma già il fatto che susciti tante attenzioni (e tanti timori) la dice lunga. Berlusconi, nel bene e nel male, è il Pdl: senza di lui, questo partito non partito con ogni probabilità deflagrerebbe. Sarebbe bene non dimenticare, però, che non solo il Pdl, ma tutto il bipolarismo all&#8217;italiana sin dalle origini porta, indelebile, la sua impronta. Chiedersi se questo bipolarismo abbia un futuro è, tutto sommato, una domanda ancora abbastanza astratta. Chiedersi se possa averlo senza Berlusconi è una domanda molto più concreta. E molto più attuale.</p>
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		<title>Zauberberg.</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 18:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nuova montagna di Thomas Mann da &#8220;incantata&#8221; è diventata &#8220;magica&#8221;. Il capolavoro dello scrittore tedesco esce in una traduzione rinnovata. L&#8217;ispirazione del titolo nasce da una frase di Nietzsche. di PIETRO CITATI (La Repubblica, 3 novembre 2010)CON OGNI probabilità, Thomas Mann derivò il titolo del suo romanzo La montagna magica, pubblicato nel 1924 (Meridiani Mondadori, &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/11/03/zauberberg/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=60&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<h1>
<div id="attachment_62" class="wp-caption aligncenter" style="width: 406px"><img class="size-full wp-image-62 " title="Thomas Mann." src="http://blaun.files.wordpress.com/2010/11/thomasmann1.jpg?w=750" alt="Thomas Mann."   /><p class="wp-caption-text">Thomas Mann.</p></div>
<p>La nuova montagna di Thomas Mann<br />
da &#8220;incantata&#8221; è diventata &#8220;magica&#8221;.</h1>
<h3>Il capolavoro dello scrittore tedesco esce in una traduzione rinnovata. L&#8217;ispirazione del titolo nasce da una frase di Nietzsche.</h3>
<p><em>di PIETRO CITATI (La Repubblica, 3 novembre 2010)</em>CON OGNI probabilità, Thomas Mann derivò il titolo del suo romanzo <em>La montagna magica</em>, pubblicato nel 1924 (Meridiani Mondadori, a cura di Luca Crescenzi, traduzione di Renata Colorni, con un saggio di Michael Neumann, pagine CLXXVIII-1422, euro 55), da una frase di Nietzsche: &#8220;Ora si apre a noi il monte magico dell&#8217;Olimpo e ci mostra le sue radici&#8221;. Per Nietzsche, il monte magico dell&#8217;Olimpo era il mondo di Apollo: il mondo della violenza, della dismisura, della colpa, della tenebra, miracolosamente capovolti in legge, armonia, misura, equilibrio, quiete, purezza, profezia. Non so se Mann lo amasse: forse riteneva che non era quello moderno, anzi modernissimo, dove scriveva il suo ardimentoso romanzo sinfonico.<span id="more-60"></span></p>
<p>Così Mann rovesciò il significato di quell&#8217;aggettivo: magico non era più il regno di Apollo, ma quello del giovane dio rivale, Ermes. Corresse l&#8217;errore di Nietzsche perché Apollo ignora ogni magia mentre Ermes fonda il suo regno sulla magia. Profondamente nutrito di cultura mitologica, Mann sapeva che Ermes era stato concepito nella notte in un profondo antro ombroso, tra i monti e i boschi dell&#8217;Arcadia. Il dio aveva una mente dalle molte forme, che si volgeva, sempre sinuosa, da tutte le parti: il suo spirito aveva molti colori: era ondeggiante, scintillante, inestricabile; e affascinava tutti coloro che l&#8217;incontravano. Ermes giocava ironicamente con l&#8217;universo: era un grande artigiano: un ladro: un maestro di discorsi veri e falsi: conosceva il desiderio erotico senza rimedi; accompagnava all&#8217;Ade le anime dei morti, sorvegliando le frontiere, i crocicchi e le porte. Amava il viaggio, il commercio, il linguaggio, l&#8217;interpretazione.</p>
<p>Con una geniale intuizione Mann comprese che la modernità, in quegli anni dal 1912 al 1924 in cui compose il suo libro, viveva sotto il segno di Ermes. Ma ampliò e mutò questo segno. Il mondo ermetico moderno non affondava nelle caverne, ma stava in alto, presso le cime delle altissime montagne dei Grigioni, tra le nevi, le nebbie, il freddo, il gelo, le nuvole grigio-azzurre, i radiosi e vellutati raggi di sole, il luccichio diamantino della luna, l&#8217;ovattata assenza di suoni, le cliniche dove veniva curata la Tubercolosi. Esso aveva due qualità che quello classico non conosceva. La prima era la malinconia: cara a Marsilio Ficino e a Dürer. La seconda era la fascinazione della malattia, che conduceva alla fascinazione ancora più profonda della morte.</p>
<p>Il monte magico è diviso tra due spazi opposti. Il primo sono le pianure di laggiù: il lavoro, la ragione, la salute, la misura, il limite; tutte qualità che culminano nella laboriosissima Amburgo, protesa con le sue navi verso le lontananze degli Stati Uniti. Le montagne di quassù sono invece il luogo della malattia, della fascinazione, del sogno, della morte. Davanti allo sguardo di Thomas Mann e di Hans Castorp, le pianure diventano lontanissime ed estranee e presto vengono dimenticate: mentre tutta l&#8217;attenzione è concentrata sulle nevi e il sole e la malattia di quassù.</p>
<p>Nel bel viso di Hans Castorp, l&#8217;eroe del romanzo, un&#8217;alterigia ereditaria si manifesta sotto forma di un&#8217;oscura indolenza: sottili baffetti biondi ne ornano le labbra: un certo torpore, una certa lentezza e inerzia, ne avvolge la figura; un&#8217;affabile compiacenza gli fa reputare ogni cosa degna di essere ascoltata. Vive sette anni nella grande clinica, conoscendo ogni esperienza. Dapprima quella del bianco: le pareti bianche compatte; l&#8217;infermiera con la cuffia bianca: le porte numerate laccate di bianco; i mobili bianchi, i tappeti bianchi, le tende di lino. Poi conosce i fischi e i raschi della tubercolosi: i raggi Röntgen, il dormiveglia e la febbre. E mentre i rapporti con le terre basse si sciolgono, Hans Castorp vive sempre più chiuso e incantato nell&#8217;alone della tubercolosi.</p>
<p>Tutti i suoi sentimenti sono trasformati dalla luce morbida della malattia. Sogna sempre più profondamente, scambia le ombre per cose, e vede nelle ombre le cose. Si innamora come non si era mai innamorato: occhi slavi tra il grigio e l&#8217;azzurro lo traggono nel loro abisso; e là trova qualcosa di erotico e di androgino che aveva provato nell&#8217;adolescenza. Sale sulle montagne dei tremila metri. Vede nella neve la fonte della vita: vi adora l&#8217;origine di tutte le cose: si imbeve di quella luce &#8220;strana, delicata, misteriosamente attraente&#8221;; prova una specie di estasi, che lo porta vicino alla morte, forse oltre il paese della morte. Mentre le particelle di neve gli fioccano sul viso, il tempo si perde: non c&#8217;è più il tempo degli orologi, ma una condizione simile alla crescita segreta, strisciante, impercettibile dell&#8217;erba.</p>
<p>Nella clinica di montagna, Hans Castorp non conosce un vero sviluppo interiore: nessun &#8220;potenziamento ermetico&#8221;, nessun &#8220;accrescimento alchimistico&#8221;, come Mann affermava; e alla fine ignora la pietra filosofale che aveva conquistato il suo lontano predecessore, Wilhelm Meister nei Lehrjahre di Goethe. Le terre basse diventano ancora più lontane: mentre sta disteso nella sua sedia a sdraio, Hans Castorp non scrive né riceve lettere; il suo orologio da tasca cade dal comodino e si rompe, uccidendo il tempo. Come afferma Luca Crescenzi, l&#8217;intero Zauberberg non è che un sogno ininterrotto lungo sette anni: sebbene il libro non sia veramente permeato da una profonda atmosfera onirica come quella che invade le prose di Thomas De Quincey e di Gérard de Nerval.</p>
<p>Tutto finisce nell&#8217;agosto 1914, quando un rombo immane segna l&#8217;inizio della prima guerra mondiale, e mette fine all&#8217;epoca &#8220;borghese-estetica&#8221; dove Thomas Mann era cresciuto. Hans Castorp lascia le terre alte: ritorna nella vita, da tanto tempo abbandonata; e combatte tra il rombo dei tuoni, rossi bagliori nel cielo cupo, proiettili furibondi, schegge, scoppi, gemiti e grida, squilli di tromba e tamburi crepitanti, baionette e cadaveri. Forse muore in combattimento. Con lo scoppio della guerra si chiude il clima di Ermes: così almeno Thomas Mann sembra credere. Ma io penso che, con i suoi aspetti multiformi, la mente colorata e la fascinazione, il mondo di Ermes abbia soggiogato la maggior parte del ventesimo secolo. Ne siamo usciti da poco. O forse è impossibile uscirne.</p>
<p>L&#8217;edizione dei Meridiani è eccellente. L&#8217;introduzione di Luca Crescenzi è piena di idee originali, e il commento è un intreccio di analogie, dove appaiono e scompaiono i malinconici, gli ermetici, i romantici, Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche, George Brandes, Ricarda Huch, Freud. Renata Colorni affronta un compito ancora più difficile: rendere l&#8217;ardua prosa di Mann; quella mescolanza di lirica, razionalità e falsetto, capace di sfibrare qualsiasi traduttore. La sua versione è perfetta. Forse, inebriati dall&#8217;entusiasmo, i due curatori sopravvalutano l&#8217;arte di Thomas Mann e il Zauberberg. Mann è un grande narratore, ma non un genio del ventesimo secolo come Conrad, Proust, Kafka, Musil, la Woolf, Nabokov. Non amo il falsetto della sua prosa, né le innumerevoli nozioni e idee che la sua regale cornucopia rovescia sopra il nostro capo indifeso.</p>
</div>
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		<title>Le cinque illusioni secondo Ulrich Beck.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 18:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le cinque autoillusioni della politica nell&#8217; era globale. &#8220;La Repubblica&#8221;, 26 ottobre 2010, pagina 1 - UNA prima autoillusione &#8211; la si potrebbe chiamare l&#8217; autoillusione del mondo globalizzato &#8211; viene espressa dall&#8217; affermazione secondo cui «nessuno può fare politica contro i mercati». Questa sentenza dell&#8217; ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer illustra perfettamente &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/10/26/le-cinque-illusioni-secondo-ulrich-beck/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=11&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12" src="http://blaun.files.wordpress.com/2010/10/europa.jpg?w=750" alt=""   /></p>
<p><strong>Le cinque autoillusioni della politica nell&#8217; era globale.</strong><br />
&#8220;La Repubblica&#8221;, 26 ottobre 2010, pagina 1 -<span id="more-11"></span></p>
<div><strong>UNA</strong> prima autoillusione &#8211; la si potrebbe chiamare l&#8217; autoillusione del mondo globalizzato &#8211; viene espressa dall&#8217; affermazione secondo cui «nessuno può fare politica contro i mercati». Questa sentenza dell&#8217; ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer illustra perfettamente l&#8217; autocomprensione della classe politica degli scorsi due decenni. I politici si consideravano come pedine di un gioco di potere dominato dal capitale che agiscea livello globale. Qui si tratta &#8211; in un doppio senso &#8211; di una favola dell&#8217; innocenza impolitica. Da un lato si assume che la classe politica con il suo stesso agire abbia causato la sua presunta incapacità di agire: essa, cioè, avrebbe imposto a livello nazionale, come «politica riformista», le regole dei mercati globalizzati. In questo modo essa avrebbe prodotto il «destino della globalizzazione» che, apparentemente, non può più essere influenzato. Si noti: il capitale globale conseguirebbe il suo potere «inattaccabile» solo allorché la politica persegua attivamente la propria autoeliminazione. Dall&#8217; altro, l&#8217; impotenza che la politica deve addebitare a sé stessa serve da pretesto per respingere la pressione ad agire che aumenta con i rischi globali ai quali è sempre più esposta la vita quotidiana delle persone e per non utilizzare le opportunità dischiuse dalla politica interna mondiale. L&#8217; argomento è imbastito in questo modo: dal momento che non ci sono e non ci possono essere risposte politiche globali alle conseguenze della globalizzazione, non c&#8217; è niente da fare! C&#8217; è però anche l&#8217; opzione strategica consistente nel volgere in senso contrario l&#8217; argomento appena abbozzato: in questo caso, i politici suscitano aspettative la cui irrealizzabilità è palese. Ad esempio, prima di un vertice del G20 si chiede a gran voce un qualche tipo di tassa globale sui mercati finanziari, ben sapendo che essa non ha alcuna possibilità di essere applicata. Il motto: «Tutto funziona a livello globale &#8211; perciò non funziona nulla!» consente dunque di pervenire a un&#8217; intenzionale separazione tra il parlare e l&#8217; agire. Quanto più irraggiungibile è il traguardo annunciato, tanto più a cuor leggero si possono avanzare richieste, presentandosi come i paladini di ciò che è buono, bello e necessario a livello globale &#8211; senza timore di doversi sporcare le mani. Perciò non è affatto insensato che il governo federale tedesco innalzi il vessillo della rivendicazione di una tassa sulle transazioni finanziarie, una sorta di imposta sulle entrate applicata agli affari finanziari, senza credere neppure lontanamente alla sua introduzione. Tuttavia, il preteso «non poter fare» viene smentito dalla «grande politica» (Nietzsche) della salvezza delle banche «rilevanti per il sistema» e della creazione di fondi di soccorso per gli Stati minacciati dalla bancarotta. La crescita costante di cifre sempre più fantastiche, la scomparsa nel nulla di somme gigantesche che in precedenza non erano mai disponibili, portano a una svalutazione della politica per eccesso di rialzo delle sue quotazioni. Anche se i «pacchetti di soccorso» non sono stati il risultato della coordinazione politica, ma la conseguenza di accordi informali e degli egoismi dei singoli Stati, qui si è manifestato perlomeno per un istante mondiale il plusvalore politico, che può accelerarea razzo l&#8217; agire politico nelle arene nazional-statali altrimenti così refrattarie, resistenti, scosse dalla crisi. Il problema non è l&#8217; obiettivo &#8211; l&#8217; autoinvestitura della politica in forza dell&#8217; esperienza della collaborazione al di là delle frontiere nazionali; il problema è la via che porta ad esso: il superamento dell&#8217; ontologia nazionale.</div>
<div><strong>L&#8217; AUTOILLUSIONE NAZIONALE</strong></div>
<div>L&#8217; autoillusione nazionale si basa sull&#8217; assunto secondo cui nella realtà concreta della politica interna mondiale potrebbe avvenire un ritorno all&#8217; idillio dello Stato nazionale. Così risuona ovunque la lamentazione che l&#8217; Europa è una burocrazia senza volto, l&#8217; Europa distrugge la democrazia, l&#8217; Europa seppellisce la pluralità delle nazioni. Anche se in questa critica può esserci molto di giusto, essa è sbagliata se muove dalla premessa: «Senza nazione, niente democrazia». In base a questa logica nazional-statale un&#8217; Europa post-nazionale non può che essere un&#8217; Europa post-democratica. E questo a sua volta significa che quanto più c&#8217; è l&#8217; Unione europea, tanto meno c&#8217; è democrazia. Questa argomentazione è sbagliata per tutta una serie di motivi. In primo luogo ai suoi sostenitori sfugge il fatto che la via per un&#8217; Europa democratica non può essere identica alla via percorsa dalle democrazie nazionali. Anche il concetto di democrazia, come criterio dell&#8217; Ue, deve essere diverso. L&#8217; Ue è composta da Stati democratici, ma non è uno Stato nel senso tradizionale del termine. Perciò si pone il problema se i modelli di democrazia sviluppati per lo Stato moderno possano essere trasposti all&#8217; Ue oppure se per la legittimazione democratica della politica europea non debbano essere concepiti altri approcci, di tipo post-nazionale. Entrambe le cose hanno la loro motivazione nell&#8217; autoillusione nostalgica, che assolutizza la dimensione nazionale. Di ciò fa parte anche il fervore con il quale viene esaltato il modello dell&#8217; «economia sociale di mercato» come risposta alle sfide della globalizzazione: una concezione politica in tutto e per tutto legata alla politica nazionale del Welfare di keynesiana memoria. La situazione della politica interna mondiale necessita di un «Keynes II» che superi «Keynes I». Questo nuovo caposcuola dovrebbe sviluppare una teoria dell&#8217; economia mista sensibile all&#8217; ecologia e altamente innovativa, capace di porre al centro della sua riflessione l&#8217; orizzonte del mercato globale.</div>
<div><strong>L&#8217; AUTOILLUSIONE NEOLIBERISTA</strong></div>
<div>Strettamente collegata all&#8217; autoillusione nazionale è quella neoliberista. Dopo la Guerra fredda la globalizzazione neoliberista è diventata la forza normativae politica decisiva della politica interna mondiale. Alla fine il neoliberalismo aspira ad essere il migliore socialismo, poiché con l&#8217; aiuto del regime del mercato mondiale mira ad eliminare non solo a livello nazionale, ma sul piano globale, la povertà e a creare un mondo più giusto. Tuttavia, i rischi globali mandano a monte l&#8217; ordine prodotto dalla coalizione neoliberista tra il capitale e lo Stato: i rischi globali potenziano gli Stati e i movimenti della società civile, poiché mettono in luce nuove fonti di legittimazione e nuove opzioni d&#8217; azione; d&#8217; altra parte, essi indeboliscono il capitale globalizzato, dal momento che ora le decisioni di investimento creano enormi rischi globali. Come e quanto l&#8217; utopia neoliberista della trasformazione del mondo si sia dimostrata un&#8217; autoillusione diventa chiaro, non ultimo, in base all&#8217; «effetto-convertiti»: anche i partiti politici e i capi di governo che prima della crisi finanziaria caldeggiavano come «obiettivi delle riforme» le norme della «buona gestione del bilancio» si fanno ora banditori di ciò che aveva fruttato critiche graffianti a Oskar Lafontaine, l&#8217; ex ministro socialdemocratico delle Finanze del governo Schröder, ossia la necessità di imporre al capitale finanziario che agisce su scala globale il corsetto di un sistema di regole.</div>
<div><strong>L&#8217; AUTOILLUSIONE NEOMARXISTA</strong></div>
<div>Paradossalmente, l&#8217; autoillusione neomarxista è la gemella nera come la pece dell&#8217; autoillusione neoliberista. Proprio i critici più duri del capitalismo globale diventano gli apologeti dello Stato neoliberista del mercato mondiale. Anche loro vedono un&#8217; autotrasformazione dello Stato (assistenziale), ma esclusivamente nel senso dell&#8217; autoadeguamento della politica statale al predominio del mercato mondiale, ciò che in ultima analisi conduce all&#8217; autoliquidazione della politica. Tuttavia i neomarxisti e i neoliberisti valutano in termini opposti la situazione mondiale che viene così a configurarsi. L&#8217; economia mondiale fa saltare i detentori del potere nelle economie nazionali, impone l&#8217; apertura delle frontiere e conquista lo spazio di potere della politica interna mondiale. Ma al campo visivo neomarxista sfugge che questo shock dischiude anche nuovi ambiti, risorse, opportunità d&#8217; azione per tutti gli attori, al di qua e al di là della dimensione nazionale. In questo modo vengono perdute di vista anche le tensioni e le fratture manifestatesi nel capitalismo globale. Non mi riferisco tanto al capitalismo riformatore verde, quanto, piuttosto, alla ascesa di un nuovo capitalismo con varianti e coloriture asiatico-pacifiche, latino-americane. Esso è diventato sempre più l&#8217; alternativa sistemica alla tirannia occidentale, ormai infranta. Se considerata dalla prospettiva dei Paesi in via di sviluppo, la situazione mondiale è caratterizzata da: &#8211; uno spostamento del potere a favore dei Paesi in via di sviluppo (che si riflette, ad esempio, anche nella loro partecipazione al nuovo vertice del G20); &#8211; uno spostamento del baricentro della geografia del potere economico mondiale dall&#8217; Atlantico al Pacifico; &#8211; la strisciante de-monopolizzazione del dollaro americano come valuta-guida globale, a favore di un&#8217; alleanza tra diverse valute e di accordi valutari bilaterali; &#8211; la crescente importanza della cooperazione Sud-Sud ed EstSud per la soluzione dei problemi economici; e, non ultimo, &#8211; la perdita di autorità ed esemplarità morale del vecchio centro euro-americano.</div>
<div><strong>L&#8217; AUTOILLUSIONE TECNOCRATICA</strong></div>
<div>Mentre le posizioni fin qui esposte muovono da una minimizzazione delle opzioni politiche, la posizione tecnocratica cerca la massimizzazione dello spazio d&#8217; azione politico sotto la pressione dei pericoli per l&#8217; umanità. Non c&#8217; è dubbio che gli studiosi del clima siano dei grandi realisti, ma spesso sono anche degli idealisti e di conseguenza non riescono a capire perché i loro apocalittici modelli matematici non provochino contromisure urgenti. Veniamo così all&#8217; autoillusione tecnocratica. Infatti, nel mondo dell&#8217; homo oecologicus il primato della democrazia passa in secondo piano e le disuguaglianze prodotte dal mutamento climatico e dalla politica ambientale retrocedono a fatto marginale. Qui incombe il cortocircuito tra le immagini belle e terribili delle calotte di ghiaccio che si sciolgono e la necessità di una sorta di espertocrazia dello stato di emergenza, che nell&#8217; interesse della sopravvivenza imponga il bene comune mondiale contro gli egoismi nazionali e le riserve democratiche. Le tre componenti &#8211; anticipazione della catastrofe, il corsetto temporale e la tangibile incapacità delle democrazie di agire con decisione- fanno sì che quasi tacitamente la visione di Wolfgang Harich di uno «Stato forte e interventista, fautore di ascetiche redistribuzioni e ripartizioni», cioè il modello ecodittatoriale, si aggiri per le menti proprio dei più impegnati. Si pone perciò la questione-chiave: Com&#8217; è possibile la democrazia nei tempi del mutamento climatico? O, per formulare la domanda in termini ancora più incisivi: Perché lo sviluppo ulteriore della democrazia è la conditio sine qua non di una cosmo-politica del mutamento climatico? L&#8217; autoillusione tecnocratica presuppone lo Stato nazionale che interviene in modo ecodittatoriale. Ma come può uno Stato nazionale imporre agli altri Stati nazionali il consenso ecologico? Con la guerra? Con un&#8217; ecodittatura mondiale? Diventa chiaro che l&#8217; autoillusione tecnocratica non solo nega i valori della democrazia e della libertà, ma alla fine è inefficace, anzi, controproducente. La conseguenza di tutto ciò è che la politica dell&#8217; impolitico non funziona più in modo impolitico. E non c&#8217; è più via di scampo dalla convinzione che la politica nazionale nell&#8217; era globale riuscirà a svolgere la sua funzione plasmatrice e (forse) a recuperare credibilità solo nelle forme della cooperazione transnazionale (Ue!). (Traduzione di Carlo Sandrelli) - <em>ULRICH BECK</em></div>
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		<title>BIRTHDAY 02. Oktober 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 06:14:18 +0000</pubDate>
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		<title>Verditaliani vs. Die Grünen.</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 09:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<title>«Der ewige Durni».</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 08:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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<div id="attachment_2874" class="wp-caption aligncenter" style="width: 425px"><a href="http://blaun.files.wordpress.com/2010/09/der-ewige-durni.jpg"><img class="size-full wp-image-2874" title="Der Spiegel, 23. August 2010." src="http://blaun.files.wordpress.com/2010/09/der-ewige-durni.jpg?w=750" alt="Der Spiegel, 23. August 2010."  /></a><p class="wp-caption-text">Der Spiegel, 23. August 2010.</p></div>
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			<media:title type="html">Der Spiegel, 23. August 2010.</media:title>
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		<item>
		<title>Rassegna stampa: interventi sul Corriere dell&#8217;Alto Adige.</title>
		<link>http://blaun.wordpress.com/2010/08/20/cdaa/</link>
		<comments>http://blaun.wordpress.com/2010/08/20/cdaa/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 15:46:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Identité]]></category>
		<category><![CDATA[Kultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mehrsprachigkeit]]></category>
		<category><![CDATA[Politika]]></category>
		<category><![CDATA[Toponomastik]]></category>
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		<description><![CDATA[Miti etnici, un libro che non rende onore ai sudtirolesi. Contro il mito post-culturale: perché auspicare cambiamenti radicali anziché graduali? di Valentino Liberto (Corriere dell&#8217;Alto Adige, 20 agosto 2010) Vorrei aggiungere qualche sfumatura alla comprensione del libro “Contro i miti etnici” di Stefano Fait e Mauro Fattor, recensito da Gabriele Di Luca sul Corriere dell&#8217;Alto &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/08/20/cdaa/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=1787&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blaun.files.wordpress.com/2010/01/cdaa.jpg"><img class="size-full wp-image-2854" title="Articoli sul Corriere dell'Alto Adige." src="http://blaun.files.wordpress.com/2010/01/cdaa.jpg?w=750" alt="Articoli sul Corriere dell'Alto Adige."   /></a></p>
<p><strong><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;">Miti etnici, un libro che non rende onore ai sudtirolesi</span>.</span></strong></p>
<p><em>Contro il mito post-culturale:</em><strong> </strong><em>perché auspicare cambiamenti radicali anziché graduali?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>di </em><strong>Valentino Liberto </strong>(Corriere dell&#8217;Alto Adige, 20 agosto 2010)</p>
<p>Vorrei aggiungere qualche sfumatura alla comprensione del libro “Contro i miti etnici” di Stefano Fait e Mauro Fattor, recensito da Gabriele Di Luca sul <em>Corriere dell&#8217;Alto Adige<span style="font-style:normal;"> (<a title="Sentieri Interrotti. La difficile ricerca di un Alto Adige diverso." href="http://sentierinterrotti.wordpress.com/2010/08/19/la-difficile-ricerca-di-un-alto-adige-diverso/" target="_blank">vedi</a>).</span> </em>Basta infatti scorrere l’indice del volume per accorgersi che il Sudtirolo tratteggiato dai due autori assume i connotati di una malriuscita caricatura. Una questione di metodo: l’opera si basa su un’interpretazione “provocatoria” della mitologia tirolese (considerata negativa e retrograda di per sé, nei suoi risvolti culturali) con l’obbiettivo di decostruirla. Un’operazione che nasce per l’appunto dalla descrizione semplificatoria che due “italiani” (un trentino e un bolzanino) fanno della cultura sudtirolese (ce n’è una sola?). Il pericolo non indifferente è quello di cadere nella retorica della scritta in latino sul Monumento alla Vittoria: è evidente infatti che non si tratti solo di una critica alla celebrazione dei “miti” à la Hofer, bensì all’intero humus culturale alpino-tirolese. Applicando &#8211; con un impianto illuminista un po’ desueto &#8211; un’analisi politologica adatta a un contesto più convenzionale (quando il tutto potrebbe esaurirsi col constatare la scarsa formazione politica di una popolazione plasmata dalla secolare ubbidienza cattolica e dalla vita di montagna), gli autori si ostinano a mantenersi aldiquà del guado, non “tradendo” il fronte etnico per capire l&#8217;altro gruppo linguistico dal suo interno. Attraverso il malcelato trincerarsi nella propria presunta superiorità, si attribuisce al DNA tirolese delle colpe che non ha: i miti non li ha creati la cultura “tedesca”, ma una certa lettura della storia e la sua istituzionalizzazione nella cornice autonomista, incapace di controllare la perpetua rappresentazione del conflitto. E il libro non tiene conto dell’autocritica in atto ormai da quarant’anni nella società sudtirolese, fingendo non esista o non abbia prodotto alcun effetto tangibile.</p>
<p>Immaginiamo ad esempio una giovane coppia d’un paese del Burgraviato. Lui, artista e mediatore culturale in un museo, con una mostra da organizzare in Francia, e lei, insegnante di materie economiche alle scuole superiori e promotrice di <em>stage </em>in aziende “italiane”. Entrambi di madrelingua tedesca (tra loro s’esprimono in dialetto sudtirolese) e laureati a Vienna, con una figlia di 7 anni che impara l’italiano giocando, trascorrono il Ferragosto in Maremma. Eppure, una famiglia custode gelosa di usi e costumi contadini tramandati di generazione in generazione, dall’agricoltura alla gastronomia, ed esponente d’un Sudtirolo radicato e “tipicamente tirolese”. L’incontro tra storia, tradizione e innovazione è però vissuto con equilibrio e in armonia, consentendo un’apertura verso il mondo contemporaneo prosciugata da pregiudizi o arroccamenti insormontabili. La difesa delle peculiarità identitarie nella propria <em>Heimat</em> &#8211; osteggiata da Fait e Fattor &#8211; non pregiudica affatto una sudtirolesità indivisa (“<em>Gesamtsüdtirolertum</em>”) dove il rispetto delle diversità si pone nell’ottica di un’identificazione territoriale plurilingue, laica, transfrontaliera e magari progressista. Il post-culturalismo teorico suggerito dal libro non paventa il rischio effettivo della venuta d’una <em>Mischkultur </em>assimilatoria, il che accenderebbe inevitabilmente gli animi più patriottici, provocando (vedi l’ascesa delle Destre in Europa, che vincono sui timori delle periferie regionali verso la globalizzazione) quel chiudersi su sé stessi giustamente criticato dagli autori.</p>
<p>Il sospetto che nel fervore del libro sia insito un giudizio di valore (caratteristico dell’intellighenzia di certa sinistra internazionalista) verso “l’essere <em>Südtiroler </em>[di lingua tedesca]” e quindi un po’ provinciali, conservatori e montanari, attaccati alle tradizioni del <em>Heiliges Land Tirol </em>perciò molto spesso credenti e perlopiù d’orientamento cristiano-democratico, non rende onore nemmeno ad Alexander Langer, chiamato in causa da Fattor a conclusione del suo ragionamento. Langer certo “tradì” il suo gruppo linguistico per costruire un laboratorio ambientale e interculturale tra le Alpi e per diffonderne la conoscenza in Italia e in Europa, ma consapevole già in partenza delle enormi potenzialità della terra dalla quale proveniva. E nel suo motto “pensare globalmente, agire localmente”, la cultura popolare contadina (slegata dai nazionalismi, qualora fossimo in grado di assumere una dimensione politica europea) gioca un ruolo fondamentale come sinonimo di sostenibilità e cura del paesaggio, non di arretratezza culturale. Stili di vita che vanno perdendosi e gli effetti negativi sul territorio si scorgono. Sostituirli con un linguaggio di stampo urbano e pseudo-liberale non solo risulta inutile, ma nefasto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2856" title="antlas" src="http://blaun.files.wordpress.com/2010/08/antlas.jpg?w=750" alt=""   /></p>
<p><strong><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;">Plurilinguismo laico</span>.</span></strong></p>
<p><em>Toponomastica: per una laicità del plurilinguismo.</em></p>
<p><em>di </em><strong>Valentino Liberto</strong> (Corriere dell&#8217;Alto Adige, 12 agosto 2010)</p>
<p>Affrontando la diatriba estiva sulla toponomastica si corre purtroppo sempre il rischio di affondare nelle sabbie mobili di una sterile polemica. L’occasione potrebbe invece essere colta per aprire nuovi orizzonti interpretativi di carattere più generale e, soprattutto, di maggiore utilità per tutti.</p>
<p>Come sappiamo, lo Statuto d’Autonomia prevede tra i suoi cardini l’esercizio della potestà legislativa autonoma per la materia toponomastica, “fermo restando l’obbligo della bilinguità”. Lo stesso Statuto implica ulteriori meccanismi di gestione del “compromesso etnico” (scuole separate in madrelingua e proporzionale, per esempio) applicati sinora in maniera molto rigida e perlopiù a senso unico, essendo norme concepite principalmente a tutela delle due minoranze “nazionali” tedesca e ladina. Gran parte delle persone che adesso, da parte “tedesca”, attaccano l’interpretazione pseudo-letterale del comma sui toponimi, pretendono al contempo il rispetto assoluto di quanto contemplato nell’art. 19 (quello che limita una profonda riforma del sistema scolastico locale, ancora largamente basato sul predominio del monolinguismo). Due pesi, due misure. Ma la necessità d’interpretare in modo gradualmente più flessibile lo spirito dello Statuto d’Autonomia – in modo da garantire maggiore aderenza alla realtà e alla luce dell’evoluzione che ha avuto la società sudtirolese dal 1972 ad oggi – non significa solo battersi per una distinzione tra “binomismo” e “bilinguità” (cioè: si traduca tutto, tranne i nomi) sui sentieri di montagna, bensì riconoscere che occorre superare l’atteggiamento di rifiuto che emerge da ogni lato quando si tratta finalmente di cambiare un po’ le cose. Perché all’immobilismo è facile poi che subentri la degenerazione.</p>
<p>Chi avanza l’argomento del suolo privato sul quale sono stati piantati la gran parte dei cartelli monolingue – e per questo ritiene che si sia trattato di una scelta insindacabile – sottovaluta la possibilità che qualcuno, per rivalsa, incarichi un’associazione “italiana” di rispondere con cartelli monolingui in italiano. Speriamo non accada. In questo modo si affermerebbe una concezione “fai da te” e privatistica della politica senz’altro da evitare. L’articolo 8 dello Statuto era stato ideato come risolutivo rispetto al monolinguismo italiano presente dai tempi del fascismo, per ottemperare alla mancanza d’una legge che ufficializzasse la toponomastica tedesca e ladina, nonché alla mancata abolizione del Prontuario di Ettore Tolomei. Lo Statuto è “programmatico”, ovvero auspica un provvedimento legislativo del Consiglio provinciale. Ergo: sembra che il “peccato originale” dello Statuto sia tutelare la toponomastica tolomeiana e fascista. Non è così. Nacque proprio per tutelarci dalla follia “tolomeiana” e l’applicazione rigida del bilinguismo andò sempre a vantaggio di chi prima era in condizioni svantaggiate. L’articolo fu una conquista, non una sconfitta. Il partito di maggioranza dei sudtirolesi non colse quest’opportunità per timore di veti incrociati. E il vuoto legislativo, l’abbiamo visto, ha finito col produrre la presente deriva: da parte dell’Alpenverein, che ha fatto valere da privato una “sua” legge a Statuto invariato, e da parte governativa, con la dura reazione del ministro Fitto. Redatta insomma anche per garantire il rispetto della toponomastica “storica” da parte italiana, la carta fondamentale dell’Autonomia ha finito per fomentare, suo malgrado, un revanscismo linguistico incrociato. Un ribaltamento nefasto tutto giocato all’interno della logica del conflitto etnico sopravvissuto sul piano della rappresentazione e dei simboli.</p>
<p>Data la difficoltà di “estendere” la coperta statutaria, tirata ora da una parte, ora dall’altra del letto matrimoniale (prima il lato tedesco, poi quello italiano), bisognerebbe forse cominciare a ridiscutere sul serio la rigidità di alcune interpretazioni, polarizzate e polarizzanti, dello Statuto e concedere margini di manovra orientati verso un modello di plurilinguismo autenticamente diffuso e in un certo senso più “laico” (senza ricorrere a dogmatismi). Sarebbe una cosa opportuna e ormai persino necessaria.</p>
<p><em>Lo stesso articolo è pubblicato su </em><a title="Sentieri Interrotti. Plurilinguismo laico." href="http://sentierinterrotti.wordpress.com/2010/08/12/plurilinguismo-laico/" target="_blank"><em>Sentieri Interrotti</em></a><em> e (in versione parzialmente riveduta) su <a title="BBD. Per una laicità del plurilinguismo." href="http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=5873" target="_blank">Brennerbasisdemokratie</a>.</em></p>
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		<title>Calpestando Pisa.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 15:18:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cliccare per ingrandire. fonte: www.todopisa.it Einsortiert unter:Pisa, [Blaun]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=1237&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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			<media:title type="html">Todo Pisa.</media:title>
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		<item>
		<title>Bergblut ovvero sangue &amp; suolo.</title>
		<link>http://blaun.wordpress.com/2010/06/13/bergblut-ovvero-sangue-suolo/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 15:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Identité]]></category>

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		<description><![CDATA[Bergblut: bah! Non l&#8217;ho visto, ma il suo pathos mi ricorda quelle parodie sui film-tragedia&#8230; tristezza a palate. Preferisco di gran lunga l&#8217;Andreas Hofer di Felix Mitterer, interpretato da Tobias Moretti (quello di Rex). Il mio commento in un vecchio post su Blaun: vedi. . Einsortiert unter:Film, Identité<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=2841&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2010/06/13/bergblut-ovvero-sangue-suolo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/yo8scjvndos/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><a title="Bergblut." href="http://www.bergblut.com/it/home" target="_blank">Bergblut</a>: bah! Non l&#8217;ho visto, ma il suo pathos mi ricorda quelle parodie sui film-tragedia&#8230; tristezza a palate. Preferisco di gran lunga l&#8217;Andreas Hofer di Felix Mitterer, interpretato da Tobias Moretti (quello di Rex). Il mio commento in un vecchio post su Blaun: <a title="blaun.eu - Der Heimatbeobachter." href="http://blaun.wordpress.com/2008/02/08/der-heimatbeobachter/" target="_blank">vedi</a>.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2010/06/13/bergblut-ovvero-sangue-suolo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/9mhWDk6uHDM/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>.</p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/film/'>Film</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/identite/'>Identité</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/2841/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/2841/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/2841/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/2841/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/2841/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/2841/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/2841/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/2841/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/2841/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/2841/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/2841/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/2841/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/2841/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/2841/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=2841&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Wittgenstein alla Gaber.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 08:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musika]]></category>
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		<description><![CDATA[Eh sì, effettivamente, dobbiamo dire, va detto che negli altri Paesi funziona tutto meglio che qui da noi. Ci vuole anche poco, voglio dire! È perché gli altri sono più seri. Ecco, si impegnano, fanno sacrifici per migliorare. Perché loro credono nell&#8217;organizzazione, nelle responsabilità collettive. Voglio dire, i francesi credono alla Francia, gli americani credono &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/06/13/wittgenstein/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=2832&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2833" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-full wp-image-2833" title="Ludwig Wittgenstein." src="http://blaun.files.wordpress.com/2010/06/ludwig-wittgenstein.jpg?w=750" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Ludwig Wittgenstein.</p></div>
<p><em>Eh sì, effettivamente, dobbiamo dire, va detto che negli altri Paesi funziona tutto meglio che qui da noi. Ci vuole anche poco, voglio dire!<br />
È perché gli altri sono più seri. Ecco, si impegnano, fanno sacrifici per migliorare. Perché loro credono nell&#8217;organizzazione, nelle responsabilità collettive. Voglio dire, i francesi credono alla Francia, gli americani credono all&#8217;America. Ci credono, ecco.<br />
Basta andare all&#8217;estero, si respira subito un&#8217;altra aria, Anche in Svizzera, per dire!<br />
Eppure mi hanno raccontato un aneddoto curioso, vero pare, e riguarda il famoso Wittgenstein, grande filosofo, grande uomo di cultura, tuttologo.<br />
Ecco, questo Wittgenstein pare che tornasse in treno con il suo assistente, sì, pare che tornasse a casa dopo aver terminato il suo ultimo lavoro, un&#8217;opera decisiva, il &#8220;Tractatus&#8221;, che faceva il punto su tutta la filosofia… faceva il punto. Anni di studi, anni di ricerche, anni di saggi, fine del lavoro e meritato riposo. Niente, scompartimento, grande silenzio, a un certo punto pare che il suo assistente abbia chiesto: &#8220;Mi scusi, professore, come spiega lei quel gesto che fanno gli Italiani?&#8221;. Wittgenstein pensa un attimo poi sbianca in viso: &#8220;Porca miseria, devo rifare tutto da capo!&#8221;.<br />
Sì, evidentemente c’era qualcosa che non gli tornava. Non riusciva a capire l&#8217;atteggiamento, e nemmeno l&#8217;allegria degli italiani, proprio loro così incapaci di organizzarsi, incapaci di far funzionare la vita, incapaci persino di farsi un governo.<br />
Ma Wittgenstein era uno scienziato. Forse avrebbe dovuto andare dall&#8217;altra sponda dell&#8217;intelligenza per afferrare il mistero dell&#8217;incapacità consapevole e sublimata…</em></p>
<p><strong>Giorgio Gaber</strong>, 1984.</p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/musika/'>Musika</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/blaun/'>[Blaun]</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/2832/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/2832/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/2832/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/2832/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/2832/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/2832/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/2832/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/2832/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/2832/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/2832/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/2832/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/2832/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/2832/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/2832/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=2832&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;amore secondo Mauro Corona.</title>
		<link>http://blaun.wordpress.com/2010/06/13/amore-secondo-mauro-corona/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 22:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kultura]]></category>
		<category><![CDATA[[Blaun]]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;affollatissima e sfavillante cornice di Pietrasanta, in Versilia, si sta svolgendo in questi giorni la rassegna &#8220;Anteprime&#8221;, con interviste ai più noti autori del panorama nazionale. Tra loro, non potevo perdermi l&#8217;appuntamento di ieri con Mauro Corona, lo scultore e scrittore di Erto, fra le montagne friulane del Vajont. Nel suo intervento fulmineo, Corona anticipa &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/06/13/amore-secondo-mauro-corona/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=2367&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2824" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-2824" title="Mauro Corona." src="http://blaun.files.wordpress.com/2010/06/maurocorona.jpg?w=750" alt="Mauro Corona."   /><p class="wp-caption-text">Mauro Corona.</p></div>
<p>Nell&#8217;affollatissima e sfavillante cornice di Pietrasanta, in Versilia, si sta svolgendo in questi giorni la rassegna <a title="Anteprime. Pietrasanta." href="http://www.anteprime2010.it/" target="_blank">&#8220;Anteprime&#8221;</a>, con interviste ai più noti autori del panorama nazionale. Tra loro, non potevo perdermi l&#8217;appuntamento di ieri con <a title="Wikipedia. Mauro Corona." href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Corona" target="_blank">Mauro Corona</a>, lo scultore e scrittore di <a title="Wikipedia. Erto." href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erto" target="_blank">Erto</a>, fra le montagne friulane del Vajont. Nel suo intervento fulmineo, Corona anticipa il contenuto del prossimo libro (in uscita dopo l&#8217;estate) tra frecciate e battute, con la fenomenale schiettezza di chi viene dai monti. «Paolo Brosio ha appena visto la Madonna, io ne ho viste duemila, una meglio dell&#8217;altra»: esordisce così, accolto da un applauso. «Sono un cinico mercenario &#8211; aggiunge &#8211; quindi i miei libri non leggeteli ma comprateli! Poi dicono persino che sia mia cognata a scriverli, e no eh, questo no!». «Anch&#8217;io ormai firmo autografi, sono la Claudia Schiffer [letto "skiffer"] della Versilia&#8230; ma con tutte le foto che fanno, pare m&#8217;abbiano scambiato per il mio omonimo Fabrizio Corona». Cita Borges e poi chiede una birra: «Non una di più. I giovani vanno educati al bere». Spesso accenna al rapporto con il vino, mostrando l&#8217;esperienza di chi non sempre ha saputo gestire l&#8217;alcool; lo racconta bene nella sua autobiografia &#8220;<a title="Wikipedia. Apro e dolce." href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aspro_e_dolce" target="_blank">Aspro e dolce</a>&#8220;, che ho acquistato e fatto autografare all&#8217;uscita. Il prossimo romanzo sarà incentrato non sul piccolo mondo antico intorno ad Erto, bensì su una riflessione più globale, degna di altri giganti della montagna del calibro di Reinhold Messner. «Oggi siamo oggetti dominati da oggetti. L&#8217;umanità tornerà indietro solo se avrà paura della morte e della fame: dovesse necessitarsi un ritorno radicale alla naturalità, la manualità (ora dimenticata) sarà fondamentale. Chi dice non possa succedere? Quelli che menano il culo sulle spiagge di Forte dei Marmi, certo, non si salveranno&#8230; Perciò dobbiamo riappropriarci degli spazi naturali di dialogo, recuperare gli antichi mestieri e l&#8217;uso manuale, imparare a coltivare, portare nelle scuole i contadini, gli artigiani e le guide alpine, alla faccia di quei spot dove s&#8217;arriva in vetta senza corda ma con la cioccolata. Il tempo si sgretola attorno a noi e stiamo ancora qui a raccontarcela? Chi se ne frega di Marte, quando non ci rendiamo conto del valore d&#8217;un bicchiere d&#8217;acqua?». «Avendo scritto libri semi-ecologici, ora mi spiano pure mentre faccio la raccolta differenziata: vetro di là, ruggine di qua, la moglie qui&#8230; non la vedo da anni, so che è viva&#8230; eh già, il matrimonio: un prodotto delle istituzioni». Proprio sull&#8217;amore Corona spende le parole più stravaganti: «Altro che intercettazioni, i testi del festival di Sanremo andrebbero censurati. Li avete letti? Va bene, come diceva Pessoa &#8220;tutte le lettere d&#8217;amore sono ridicole, altrimenti non sarebbero lettere d&#8217;amore&#8221;. Ma l&#8217;amore è silenzio, non dipendenza dall&#8217;affetto. Se due si amano non occorre dire niente. Chi lo dice ha paura, vuole segnalare che c&#8217;è, ribadire che esiste, mettendo un&#8217;ipoteca sul futuro. Amare non è investire nel futuro ma fregarsene, accettare l&#8217;incognita del rischio. Per questo l&#8217;ombra del sospetto per il tradimento, ovvero la paura del coniuge del vedere l&#8217;amante, secondo me, è una cazzata. Occhio che non vede, cuor che non duole».</p>
<p>L&#8217;amore secondo Mauro Corona pare un sentimento scisso dalla fisicità; i residui di certo romanticismo nordico sono riplasmati dalla liquidità dei rapporti tipica del nostro tempo, assumendo forme nuove, forse un po&#8217; estreme. Lui, autodefinitosi unico caso di «orfano con genitori viventi», che legge i libri dalla fine e cui sfugge una bestemmia ricevendo però la benedizione del suo parroco («a volte ci sta»), il Corona che attacca la sinistra in yacht alla D&#8217;Alema, la quale «difende gli operai ma non sa tirare su nemmeno un badile», è uno scrittore ponte, tra la memoria millenaria degli antenati e il nostro futuro, così incerto. Val.</p>
<p><em>Nel video: Mauro Corona ricorda l&#8217;amico <a title="blaun.eu - Il sergente nella neve." href="http://blaun.wordpress.com/2008/06/17/il-sergente-nella-neve/" target="_self">Mario Rigoni Stern</a>. «Camminavamo assieme, andavamo a berci un bicchiere. Sulla sua opera un giorno mi disse: &#8220;xe tutto niente!&#8221;».</em></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2010/06/13/amore-secondo-mauro-corona/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Bc7Asj7kM08/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/kultura/'>Kultura</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/blaun/'>[Blaun]</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/2367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/2367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/2367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/2367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/2367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/2367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/2367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/2367/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=2367&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Mauro Corona.</media:title>
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		<title>Ascoltiamo l&#8217;Italia migliore.</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 18:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Val.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pisa]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni, qui a Pisa, sono andato a vedermi due concerti: il gruppo cosentino  &#8220;Brunori SAS&#8221; si è esibito mercoledì nella cornice suggestiva e moderna del Centro espositivo-museale di San Michele degli Scalzi (SMS), evento organizzato per la ricorrenza del 2 giugno dall&#8217;ANPI, mentre ieri un (insolitamente) affollatissimo parco della Cittadella ha ospitato il &#8230; <a href="http://blaun.wordpress.com/2010/06/06/ascoltiamo-litalia-migliore/">Weiterlesen <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=2813&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2010/06/06/ascoltiamo-litalia-migliore/"><img src="http://img.youtube.com/vi/RIRP83wfr3c/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Negli ultimi giorni, qui a Pisa, sono andato a vedermi due concerti: il gruppo cosentino  <a title="Intervista a Brunori SAS." href="http://www.rockit.it/intervista/851/brunori-sas-cosenza" target="_blank">&#8220;Brunori SAS&#8221;</a> si è esibito mercoledì nella cornice suggestiva e moderna del Centro espositivo-museale di San Michele degli Scalzi (SMS), evento organizzato per la ricorrenza del 2 giugno dall&#8217;ANPI, mentre ieri un (insolitamente) affollatissimo parco della Cittadella ha ospitato il giovane cantautore romano <a title="Wikipedia. Simone Cristicchi." href="http://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Cristicchi" target="_blank">Simone Cristicchi</a> (già vincitore del festival di Sanremo) nell&#8217;ambito dei festeggiamenti per i 15 anni di <a title="Sinistra per." href="http://sinistraper.org/sx/" target="_blank">«Sinistra per&#8230;»</a>, tra le maggiori liste universitarie di centrosinistra presenti in Italia, che qui all&#8217;Ateneo pisano detiene la maggioranza assoluta (alle recenti elezioni sono stato eletto tra i 5 rappresentati al Consiglio di Corso del <a title="Gruppo Sestante." href="http://sinistraper.org/sestante/" target="_blank">«Gruppo Sestante-Sinistra per&#8230;»</a> di cui ero capolista e per il quale ho ottenuto il maggior numero di consensi a Scienze politiche; la lista ha ottenuto in facoltà un &#8220;bulgaro&#8221; 78,2% e il candidato di «Sinistra per&#8230;» per l&#8217;UDU &#8211; unione degli universitari, liste di sinistra, liste democratiche &#8211; è stato eletto al CNSU, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari). Entrambi gli spettacoli m&#8217;hanno riservato non poche sorprese: la carica meridionale del primo e soprattutto l&#8217;impegno del secondo nel &#8220;cantare&#8221; le contraddizioni del Belpaese, nella veste di menestrelli contemporanei alla disperata ricerca d&#8217;una platea di uditori. Allora silenzio, cari amici. Ascoltiamo con attenzione &#8220;la meglio Italia&#8221; in musica. Val</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://blaun.wordpress.com/2010/06/06/ascoltiamo-litalia-migliore/"><img src="http://img.youtube.com/vi/owzmxzUY9Pg/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>.</p>
<br />Einsortiert unter:<a href='http://blaun.wordpress.com/category/musika/'>Musika</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/pisa/'>Pisa</a>, <a href='http://blaun.wordpress.com/category/blaun/'>[Blaun]</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/blaun.wordpress.com/2813/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/blaun.wordpress.com/2813/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/blaun.wordpress.com/2813/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/blaun.wordpress.com/2813/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/blaun.wordpress.com/2813/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/blaun.wordpress.com/2813/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/blaun.wordpress.com/2813/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/blaun.wordpress.com/2813/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/blaun.wordpress.com/2813/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/blaun.wordpress.com/2813/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/blaun.wordpress.com/2813/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/blaun.wordpress.com/2813/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/blaun.wordpress.com/2813/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/blaun.wordpress.com/2813/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=blaun.wordpress.com&amp;blog=2335685&amp;post=2813&amp;subd=blaun&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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