Gli italiani del Sudtirolo, invece di „marinare la scuola”, dicono „fare blaun”. In Trentino si faceva blaum (e nel bellunese „blao”) già negli anni Dieci; a Bolzano si usa, anche per iscritto, a partire dagli anni Trenta. Nel tedesco popolare „Blau machen” significa „fare vacanza” o „ubriacarsi”. Secoli fa, in Germania, per tingere una stoffa di blu si ricorreva all’indaco di origine vegetale, disciolto nell’urina. Le stoffe venivano immerse nella mistura fra grandi trincate di birra (che notoriamente aumenta la produzione di urina) e ciò rendeva l’attività gradita agli operai; poi, sempre fra feste e bevute, venivano stese al sole, cosa che dava la colorazione definitiva. Non era un gran lavoro: si beveva birra e ci si godeva il sole. Insomma, „Blau machen” era una vacanza, rispetto almeno ad altri lavori. Scomparso „machen”, è rimasto „Blaum”. Gli studenti di oggi, in genere, pronunciano „blaun” (con la „n” e non con la „m”) e scrivono „blown”, convinti che sia inglese. Infatti, la pronuncia per „blaumachen” considerata in dialetto sudtirolese (südtirolerisch) diviene „blaumohn”, risultando ad un orecchio non abituato esattamente „blaum” o „blaun” che dir si voglia. Ecco quindi il nostro „fare blaun”, una forma più moderna – ma sempre meno del „blown” contemporaneo. Si sente e si usa molto da una decina di anni, tanto che molti sudtirolesi (anche di madrelingua tedesca) prediligono ormai questa locuzione a quella tradizionale „blaum”. (Fonte: „Accademia della Crusca”)
«Man versteht sich als „Diskussionsgemeinschaft”, die nach Lösungen für alle in Südtirol lebenden Sprachgruppen sucht […]. Seine Mitstreiter seien Studenten und junge Menschen, die bereits in die Arbeitswelt integriert seien – „auch Italiener” – […] darunter auch solche, die sich den Grünen nahefühlen.» „Tageszeitung”, 9.11.2006 (siehe)
Questo sito è la prosecuzione ideale di una lunga presenza sul web, a partire dal dicembre 2005, orientata all’approfondimento della realtà socio-culturale del Sudtirolo. Identità e Heimat, cultura alpina e democrazia di base ne sono i temi trainanti. Affinché la percezione del territorio, dell’identità e della storia locale si orienti gradualmente – soprattutto tra i giovani – verso quel „Gesamtsüdtirol” indiviso che fu caro ad Alexander Langer, dal 2006 al 2010 blaun sostenne il manifesto di „Brennerbasisdemokratie“. Piattaforma trilingue di discussione, ideata ai tempi del forum online del settimanale “ff” ed evolutasi in blog collettivo articolato sulle rubriche „SegnaVia”, „Blaun”, „Souvenir” e „LanQuatscherei” (che presero poi forma in una rete di weblog già all’avanguardia nella blogosfera sudtirolese), Brennerbasisdemokratie propone il superamento dello status quo “etnico” e autonomista dell’Alto Adige/Südtirol per ottenere una piena sovranità “post-etnica” in una rinnovata cornice statuale. Un laboratorio intellettuale di cui sono tuttora tra i redattori, dal quale però mi sono più volte dissociato per l’impossibilità sostanziale di scindere il tema dell’indipendenza dall’esclusivismo etnico, coniugandolo a una visione realmente europea, attenta alle diversità ma lontana dai paradigmi ideologici dello Stato-nazione.
Il blog blaun.eu nasce a fine 2007. Con la candidatura alle elezioni provinciali del 2008 per i Verdi-Grüne-Vërc, costituisco assieme a Michaela Abate, Nadia Degasperi e Andreas Fink, il »Gesamtsüdtiroler Team per un nuovo Sudtirolo«. blaun.eu (da blog personale quale era) si trasforma per qualche mese nel sito ufficiale dei giovani candidati. Qualche mese dopo, nella primavera 2008, il sito è nominato dallo stesso settimanale “ff” in un articolo sul “sogno” dello stato sovrano sudtirolese. Nel solco di quest’esperienza „per un altro Sudtirolo”, con Gabriele Di Luca realizzo due serate di lettura per l’associazione “heimat brixen bressanone”, sul pensiero di Alex Langer e sulle innovazioni (o gli esperimenti falliti) nel web 2.0 sudtirolese.
Nel 2009, in concomitanza con l’inizio degli studi alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa e il trasferimento in Toscana, a Massa, ho sentito l’esigenza di creare un nuovo spazio “sconfinato” (e più scombinato) rispetto al precedente, ampliando l’orizzonte euro-mediterraneo dei miei interessi di osservatore.

A sinistra: Palazzo Mercantile di Claudia Dé Medici, lungo i Portici/Lauben di Bolzano/Bozen. | A destra: Piazza delle Vettovaglie, il mercato quadriportico e mediceo nel centro storico di Pisa, in Toscana. Foto: ©Valentino Liberto
Pingback: - 31. August 2008
sempre istituzionale!
Geschrieben von Emanuel | 3. Januar 2010, 23:21hmm.. per un po’ di filologia, “blown” per blaun lo usavamo & scrivevamo già noi nella prima metà degli anni ’80, direi che una volta atterrati nell’immaginario i film dell’ondata liberal hollywoodiana fra gli anni ’70 e inizio ’80 l’attrazione linguistica anglo è stata forte, sulle parole non immediatamente chiare e di “tradizione orale”
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Geschrieben von Michele Ravagnolo | 20. März 2012, 16:14