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Architettura, Faschismen, Italia

Un “museo storico regionale” per Cesare Battisti.

Livia e Cesare Battisti, illustrazione al Mausoleo sul Doss Trento (foto di Arianna Aste).

Guardare due edizioni del TG regionale, a due mesi di distanza l’una dall’altra, e trovarci due servizi praticamente identici, girati nelle città capoluogo del Trentino-Sudtirolo: un’esposizione museale già realizzata e una in fase di realizzazione, entrambe allestite negli scantinati di monumenti dall’architettura fascista. E con un denominatore comune. Cosa pensare? Un piccolo suggerimento.

di Valentino LibertoCorriere dell’Alto Adige, sezione Cultura - 6 gennaio 2012.

Bolzano, Landeshauptstadt dell’Alto Adige/Südtirol: il 2012 si apre sotto benefici auspici. L’accordo per l’allestimento entro l’anno d’un Centro di documentazione sotto il Siegesdenkmal (firmato da Stato, Comune e Provincia, col cospicuo contributo finanziario del primo) rappresenta -  seppur con i limiti del caso - un passaggio storico atteso da anni. Un passo in avanti reso forse ancora precario dall’esistente: se a Bolzano manca una struttura apposita sulla storia del Novecento sudtirolese (magari, come suggerì Hans Heiss, mediante una sede distaccata del Museo storico provinciale di Castel Tirolo) nell’ambito di un percorso cittadino sui fascismi (idea cara ai Verdi-Grüne-Verc che promossero il manifesto/appello «Bolzano città della memoria»), la parziale Musealisierung del Monumento è frutto di una strategia complessiva ancora carente. Purtroppo, come abbiamo già visto per la contestualizzazione del bassorilievo di piazza Tribunale e nonostante qualche timido segnale in tal senso, il potere politico locale non ha finora mostrato la lungimiranza necessaria affinché ogni suggestione collettiva attorno all’architettura fascista sia combattuta e prevenuta con atti più coraggiosi.

Busto di Cesare Battisti, opera dello scultore Adolfo Wildt, al Monumento alla Vittoria di Bolzano. Foto: (c) stol.it

Secondo Paolo Nicoloso, tra i massimi studiosi europei del rapporto tra architettura e fascismo nonché autore del libro Mussolini architetto (Einaudi, Torino 2008), il Monumento non sarebbe dedicato ai caduti bensì al fascismo con tutta la sua simbologia mistificatrice, così come spiegò nel corso d’una conferenza tenutasi alla Libera Università di Bolzano nel 2008: “Un monumento di portata nazionale e non locale, che celebra la guerra in funzione di quanto venne dopo – cioè il fascismo – come se i morti sulle trincee fossero fascisti ante litteram. Mussolini inizialmente voleva realizzarlo a Gorizia, terra irredenta, ma poi scelse Bolzano, terra di conquista”. Parole che fanno riflettere, alla luce dei fatti che ne precedettero e seguirono la costruzione. Non c’è “solo” quindi l’iscrizione oltraggiosa per i sudtirolesi ma anche la pietra bugiarda scagliata contro le future generazioni “italiane”; non solo demolizione del costruendo monumento ai Kaiserjäger che lì doveva sorgere, ma anche falsa iconografia degli irredentisti trentini.

A fine ottobre, a Trento, è stata inaugurata una mostra permanente su Cesare Battisti presso il Mausoleo celebrativo (d’epoca fascista) sul Doss Trento. La figura del socialista trentino non gode di buona fama a nord di Salorno, nonostante numerosi scritti anche in lingua tedesca (tra cui ricordiamo il romanzo Aufschreibung aus Trient di Franz Tumler e la preziosa biografia Unter seinem Galgen stand Österreich, Cesare Battisti - Porträt eines „Hochverräters“ di Claus Gatterer) testimonino la sua pressoché totale estraneità all’irredentismo anti-salornista e nazionalista di Ettore Tolomei. E pensare che, attraverso alcuni interventi sulla stampa italiana, la vedova Ernesta Bittanti-Battisti si adoperò sino alla sua morte (nel ’57 del Los von Trient) per vedere riconosciuto ai sudtirolesi il diritto all’autodeterminazione e successivamente a una Regione autonoma separata dal Trentino (che preferiva senza Statuto speciale).

Ernesta Bittanti non partecipò all’inaugurazione del Monumento alla Vittoria (in aperta polemica con Mussolini, ex-socialista già militante a Trento) protestando veemente per la presenza, all’interno del manufatto, di un’effigie in marmo del marito - l’opera dello scultore Adolfo Wildt fu danneggiata dopo l’8 settembre 1943 nonché oggetto di un attentato dinamitardo nel 1978 – e si oppose fermamente alle strumentalizzazioni da parte della propaganda di regime, che incluse Battisti nella sua idolatria revisionista. Dopo la guerra, la figlia Livia chiese invano che il busto fosse rimosso e ricollocato in un museo. Quando, nel 1979, Alexander Langer chiese di fare del Monumento “un segno di monito e di memoria autocritica” riprese un’idea già coltivata a suo tempo da Livia Battisti. “La figura dell’irredentista trentino è prototipo dell’uomo retto, giusto” ricordò nel 2004 Hans Drumbl, allora rettore della Libera Università di Bolzano.

Così adesso è giunto il momento di aggiungere qualcosa. Cesare Battisti è celebrato inopportunamente sia dal Mausoleo sul Doss Trento che dal Monumento alla Vittoria di Bolzano, entrambe opere di chiara fattura fascista e dalla forte carica simbolica. La presenza di luoghi commemorativi semi-depotenziati accomuna Trento e Bolzano. E se dai rispettivi relitti, in uno spirito di concreta collaborazione, si “scorporasse” la memoria di Cesare Battisti, onde reinterpretarne la figura in una chiave di maggiore giustizia storica? Si tratterebbe di dar vita e luogo (se non luoghi) a un vero Museo storico regionale, come centro di ricerca su fascismi e nazionalismi che coinvolga le università e altri enti interessati: renderemmo onore al geografo trentino, a sua moglie e alla loro figlia. Trasmettendo ai posteri l’occorrente per ricordare ciò che davvero è stato.

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21jähriger aus Bozen (*1989 in Brixen), lebt bei Massa u. Carrara in der Toskana, wo er Politik an der Universität Pisa studiert - als Botschafter unseres bio-kulinarisches Unikums: des Knödels. Südtiroler Buttersprache. Blogger und ehem. Schülervertrer, engagiert er sich seit 2008 bei den Grünen-Verdi-Vërc.

Ventunenne [sempre]verde ancora sudtirolese, trapiantato a Massa e studioso per diletto del pensiero di Alexander Langer. Ambasciatore del canederlo, già disperso sulla Landkarte delle Alpi (Apuane?).

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