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zumwohl!
Massa, Natura, Slow & fair

La pratica dell’evoluzione.

Colgo l’occasione offerta da un recente post di Gabriele, per fare un piccolo esercizio autobiografico, mettendo assieme alcuni tasselli sul mio rapporto con gli animali.

Un rapporto che, sino a qualche tempo fa, avrei potuto descrivere come non dissimile dal suo. Infatti, aldilà della presenza in un acquario, a casa, di una tartaruga d’oscura provenienza, regalatami dai miei per Natale (credo nel 1999), e – sempre quand’ero piccolo – di improbabili cavalcate della domenica in sella a qualche Hafliger (o forse era solo un pony, non ricordo bene), sui prati del Salto a Jenesien, il legame col mondo animale è sempre stato presente perlopiù a livello di immaginario, trasmesso dai racconti di mia madre. Cresciuta in un maso di campagna, perfetta alchimia contadina, tra bovini allevati per il sostentamento familiare, un maiale, galline e tacchini giganti, ricci e altre periodiche incursioni selvatiche, oltre ai sempiterni cani e gatti. L’universo mondo di una bambina, ludico e istruttivo: la gatta che diviene bambola (e si fa strattonare all’inverosimile), il maiale che con l’avvicinarsi delle feste scompare nella stalla e tristemente non fa più ritorno – se non a tavola. Tutto questo, per me, costituiva (e costituisce tuttora) il biglietto da visita d’un tempo passato che ora non c’è più, appartenente ai miei antenati tirolesi (e ovviamente a tutti i miei antenati), ma anche scenario presente di quella ignota periferia montana, fatta di fienili e pascoli, così familiare per ogni sudtirolese, eppure così distante agli occhi d’un adolescente di città.

Le cose si complicarono non poco quando cominciai a frequentare le “cattive compagnie” della politica locale. Coi Verdi, infatti, si aprì in me un conflitto d’ordine etico-morale, legato alle posizioni di alcuni (molti) ambientalisti riguardo all’annosa questione dei diritti degli animali. Fermo restando la mia sensibilità ancora fanciullesca, data la mia particolare (è proprio il caso di dirlo) “educazione alimentare” impartita in famiglia sin dalla più tenera età, non riuscivo proprio a cogliere l’importanza di alcune istanze animaliste a favore della dieta vegetariana o addirittura vegan, pur non essendo mai stato un vero carnivoro. Anzi, a onor del vero, ho sempre mangiato carne saltuariamente e i miei gusti in materia sono parecchio selettivi. Eppure, ricordo come fosse ieri quando, a un sit-in contro la caccia dei young greens nella campagna elettorale del 2008, bisbigliai a un’amica la frase a effetto “toglietemi tutti ma non il mio Hirschgulasch”. Cervi a parte, un primo cambio di prospettiva (se non altro per la frequenza di incontri ravvicinati) avvenne qualche mese più tardi, quando avrei fatto la conoscenza dell’egocentrica gatta che possiede la mia amica Angelika (chi possiede chi?). Vero personaggio, in carne ed ossa, dotata d’una personalità di tutto rispetto. Così, a colpi di the serali, riuscii almeno ad abbattere quella primaria diffidenza per la vicinanza di peli, unghia e simili. Angelika non lo sa, ma il suo gatto ha reso un gran servizio.

Qualcosa, da allora, è cambiato. Molto grazie a Chiara. Soprattutto nel rapporto quotidiano, a diretto contatto con i cosiddetti “amici a quattro zampe”. Chiara possiede due boxer e una giovane gatta figlia di randagi. Li conobbi l’estate scorsa, quando – per puro caso del destino – mi trovai a dover essere ospitato a casa di Chiara, in quel di Massa, avendo perso l’ultimo treno per Pisa dopo una serata trascorsa in sua compagnia – eravamo (o forse no) ancora amici. Prima di entrare dal cancello, mi avvertii della presenza piuttosto “festosa” dei due cani (uno lo conoscevo in volto grazie a una foto su facebook): mi abituai all’idea, non fui spaventato né mi scomposi più di tanto. Riuscii a fidarmi di lei e ne fui premiato: da quel giorno in avanti, mi si aprì un mondo da esplorare. La boxer B., suo figlio S. e il gatto H. (che vivono in armonia tra loro) hanno demolito di volta in volta ogni mio preconcetto sulla vita canina e felina, le abitudini, i comportamenti, persino il modo di ragionare, la “psicologia” di questi animali domestici. Certo: ho assistito a una situazione fortunata, un caso quasi “modello”, dove i tre trascorrono un’esistenza felice, in un giardino “naturale” e accuditi da una famiglia che li ha cresciuti con particolare attenzione, amore e pazienza, uno dopo l’altro. Mi sono affezionato. E ho riconosciuto negli occhi di questi animali una luce che non immaginavo.

Quanto fosse significativo questo cambio di paradigma, lo compresi una volta trovatomi  a confrontarmi col cane della mia coinquilina, sempre a Massa. Una libera professionista originaria di una città del nord, molto occupata dal suo lavoro, possiede un bel bracco dal carattere diametralmente opposto a quello riscontrato nei cani di Chiara: più frenetico e meno silenzioso, “diversamente rispettoso” di cose e spazi altrui, un po’ ruffiano e alla costante ricerca di attenzioni. Le differenze mi sono parse macroscopiche e mi sono appassionato nel cercare di capire cosa si celi dietro ai suoi diversi modi di agire.

La differenza, io credo, tra una certa “rappresentazione” forzosa e romantica dell’amore per gli animali (e degli animali per noi) e il quieto vivere con loro, sta nello spazio riservato a una convivenza scrupolosa delle differenze sussistenti, com’è naturale che sia, tra esseri umani (che sono pur sempre, a loro volta, animali non sempre “civilizzati”) e animali stessi (dei quali va tenuto conto delle diverse caratteristiche cognitive ed evolutive). La giusta dimensione – la più cosciente verso la natura fisica e mentale degli altri esseri viventi – è non trattarli alla stregua di altri uomini, né “meno evoluti” né però uguali a noi, in una fraintesa interpretazione dell’uguaglianza. Non si tratta di essere antropocentrici, nemmeno cristiani-conservatori, bensì di applicare buon senso e comprensione. Oggi, lo riconosco, faccio maggiore attenzione alla provenienza fair delle carni (e più in generale del cibo e degli alimenti di origine animale) e credo di essermi convertito a una filosofia “slow” che abbia maggiore riguardo per la sostenibilità ambientale e la ‘dignità’ degli animali. Sono concetti complessi, che meritano approfondimento e non voglio restringere a un intervento sul blog. Volevo solo rendere omaggio a un piccolo progresso personale, un’evoluzione.

Diskussion

2 Antworten zu “La pratica dell’evoluzione.”

  1. Contenta di questa tua “evoluzione” posso solo sottolineare di quanto sia importante la giusta “educazione” di un Haustier. Specialmente per quanto riguarda i cani. Questi sono lo specchio della loro padrona o del loro padrone e chi non si vuole prendere l’impegno di accudire e appunto educare il proprio cane, non dovrebbe avere neanche il permesso di tenerlo, poiché può diventare un soggetto a dir poco inquietante. Per quanto riguarda i gatti il discorso cambia ovviamente… :) Un’educazione più “soft” danneggia al massimo i padroni e i loro ospiti. Aprendo una bella bustina di cibo per gatti (categoricamente no vegan), tutti i problemi si risolvono in un lampo! Dharma di questo ne è più che cosciente!

    Geschrieben von incredula | 6. Januar 2012, 21:37
  2. Condivido in pieno! ;) Aggiungo solo, come già detto sopra, che la questione dell’educazione (centrale, quanto per gli umani e la formazione del bambino) presuppone la consapevolezza delle diversità: capire che uomo e cane – per natura, ‘cultura’ e rispetto di entrambi – non sono ponibili sullo stesso piano e il secondo è tenuto non al dovere bensì all’esigenza stessa di non prevaricare sugli altri (cioè su di noi). Solo così potremmo convivere godendo della sua „compagnia“, della diversa sensibilità e indole nel manifestare gioia o affetto. Di cui noi, credo, abbiamo di tanto in tanto bisogno e dovremmo essergli grati.

    Geschrieben von Val. | 6. Januar 2012, 23:18

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// über Val. Su di me. About Val.

21jähriger aus Bozen (*1989 in Brixen), lebt bei Massa u. Carrara in der Toskana, wo er Politik an der Universität Pisa studiert - als Botschafter unseres bio-kulinarisches Unikums: des Knödels. Südtiroler Buttersprache. Blogger und ehem. Schülervertrer, engagiert er sich seit 2008 bei den Grünen-Verdi-Vërc.

Ventunenne [sempre]verde ancora sudtirolese, trapiantato a Massa e studioso per diletto del pensiero di Alexander Langer. Ambasciatore del canederlo, già disperso sulla Landkarte delle Alpi (Apuane?).

[Ever]green from Bolzano, capital city of South Tyrol, lives in northern Tuscany near Versilia. Politics student at University of Pisa, cooks Knödel (mitteleuropean speciality).

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