Referendum: dicotomie sudtirolesi.

Volksabstimmung 25.10.2009 Referendum provinciale

Volksabstimmung 25.10.2009 Referendum

Siehe auch/vedi anche: Brennerbasisdemokratie, Sentieri Interrotti

Affluenza/Wahlbeteiligung: http://wahlen.provinz.bz.it/refhome_li_vg.htm

Sudtirolo spaccato in due, l’incubo s’è avverato: l’astensione degli “italiani” (e in misura minore dei “ladini”) ha fatto mancare il quorum al referendum. Sono senza parole. Oppure no. Qualche sassolino dalla scarpa me lo devo pur togliere. di Valentino Liberto

Dimostrazioni di una realtà, cari amici. Ho (e abbiamo) sempre avuto ragione: la questione del coinvolgimento degli italiani alla “cosa” sudtirolese è la questione cardine da affrontare. Punto. Altrimenti il Sudtirolo rimarrà indietro per sempre. Vi spiego perché.

E’ evidentissimo: nei comuni dove ci sono italiani, è venuto a mancare (e di molto) il quorum. C’è quasi da vergognarsi di essere cittadini italoparlanti politicamente attivi in questa terra. Non ne vale la pena.

Non c’è stato UN singolo esponente politico del gruppo linguistico italiano (eccetto Dello Sbarba) ad aver preso netta posizione pro-referendum. Uno scandalo. Non arrivare al quorum per l’assenza degli eterni assenti (vedasi i risultati nei paesi a maggioranza italiana, compresi Laives e Bronzolo, direttamente coinvolti dalla questione aeroportuale) è deprimente. Vogliamo parlare del boicottaggio quasi totale sui media – carta stampata, Alto Adige in primis? L’ennesima dimostrazione che gli italiani ruotano attorno a propri interessi non meglio identificati, che sono assolutamente PRIVI di una rappresentanza politica degna di questo nome, capace di far progredire anziché regredire le condizioni già misere cui si sono condannati in anni e anni di auto-isolamento. Il PD ha perso un’occasione storica per mostrarsi partito di tutti i sudtirolesi e per una sudtirolesità indivisa. Ha guardato con maggiore interesse a Roma che a Bolzano. Se avesse sfruttato il budget di consenso dell’anno scorso (tra il 16% delle politiche e il 6% delle provinciali) ce l’avremmo fatta. Alle primarie del Partito Democratico, in Sudtirolo, hanno partecipato 5830 votanti (ca. 1600 in meno rispetto al 2007). Olé. Quanti si saranno recati al referendum? Il PDL, privo di posizione ufficiale è perdente in partenza, non parliamo di altri soggetti. I Verdi, benché minoritari nel panorama politico, sono ancora l’unico spazio di (quasi) larghe vedute. E le schegge impazzite dell’SVP hanno il merito di averci quasi consentito una svolta “storica”.

Tornando sul PD. ‘D’ sta per ‘Durnwalder’? Si chiedeva oggi l’amica Michaela V.Abate. Ah sì: macché interetnico, il PD è plurilingue. Ergo: alla ‘funzione ponte’ coi sudtirolesi di lingua tedesca si preferiscono gli accenti ferraresi, piacentini e genovesi degli aspiranti-segretario nazionale. Ben più familiari. In altre parole: Nell’affaire Direkte Demokratie potrei elencare tutta una serie di motivi che mi consentono di dubitare della credibilità come della coerenza all’interno del PD. Enorme delusione per l’atteggiamento degli assessori Christian Tommasini e Barbara Repetto: presentarsi in pompa magna alla Pressekonferenz con Durni (e con quale faccia tosta!) mentre si sostiene (almeno sulla carta) uno dei due quesiti referendari messi sotto “stato d’accusa” dal Landeshauptmann, è un colpo basso verso chi (vedi Sybille Tezzele) si batte da anni per la democrazia diretta. Per non parlare dei manifesti delle primarie affisse sugli spazi destinati alla consultazione odierna. La chicca sulla convivenza a rischio? Meno male che ci sono loro. Ma allora perché sempre la Tezzele (vicesegretaria del partito) lavora da anni a questo strumento di democrazia? Altra domanda – aperta a tutti: può la convivenza essere un limite allo sviluppo della nostra democrazia? Credo fermamente di no.

E’ evidente che il PD non ha voluto mettersi di traverso rispetto all’alleato-despota di governo. Potevano profittare delle primarie per pubblicizzare la consultazione provinciale. Nada. Mentre trovo sconcertante l’arenamento della Sinistra extraparlamentare su posizioni che temono ritorsioni etniche o razziste attraverso strumenti di democrazia diretta (allora che facciamo? aboliamo pure il voto rappresentativo?). Lungimiranza e senso della realtà ormai inesistenti. Comunque, in termini di voti, inesistenti lo sono già.

La maledizione del pendolo s’è palesata per l’ennesima volta. Inutile parlare di convivenza. Siamo due mondi totalmente separati, ce ne rendiamo conto? Quello sudtirolese tenta di cambiare in meglio (e anche – aimé – in peggio, considerando il quesito dell’Union) e vengono ostacolati dall’ignaro satellite italiano, vittima di sé stesso, estraneo a tutto ciò che accade al di fuori dalla sua orbita. Nessuna condivisione di valori, storie, speranze, prospettive. Solo mera gestione comune del denaro a pioggia. Ora temo quello che Alexander Langer definiva “il fascino del conflitto etnico”. Anche tra i promotori del referendum si diffonderà un comprensivo (benché inquietante) “Scheiss Italiener”. Che rabbia. Peccato, diamine. (val)

9 Antworten

  1. Interrogato sulla questione del “coinvolgimento” degli italiani (del loro NON essere in grado di comunicare, di dialogare con lo “spazio” politico sudtirolese, oserei dire IL problema di questa terra), oggi causa del fallimento del referendum, da Vienna l’amico Andreas Fink così risponde:

    non penso che (a) qualcuno si deve dare alcuna colpa, außer jenen die diese abstimmung mit unlauteren mitteln zu verhindern trachteten. aber ich glaube du hast soweit eh schon meine position zum thema ansatzweise mitbekommen. wenn es um demokratie geht, sind die einzigen mittel information und aufklärung. wenn danach immer noch ablehnung herrscht, heißt dies, dass die menschen wirklich nicht so selbständig sind, wie es eine “direkte” demokratie voraussetzen würde. darum habe ich auch alle mittel, die ins populistische gehen, entschieden abgelehnt. natürlich können wir das ergebnis nun genauer analysieren, was wir aber sicher sagen können ist, dass die machtverhältnisse noch nicht soweit verändert sind, dass neue institutionen auch wirklich gut gebraucht werden könnten. es ist traurig, dass es so knapp gescheitert ist, es ist gleichzeitig aber erfreulich, dass es nur so knapp gescheitert ist.

    sai, per dirti la verita: io voglio un cambiamento vero della società, anche la famosa democrazia diretta non cambia nulla se la gente è cosi ingabbiata, se non ci sono forze che sanno usare questo strumento. in sudtirolo il discorso è un altro, vero. ma per un cambiamento gli altri mezzi sono più che sufficienti. und ich bin es leid in südtirol um ein paar brotkrumen zu kämpfen wenn anderswo der kuchen in reichweite ist. oder die bäckeri… um die üblichen bilder zu verwenden. per essere chiaro: sono stufo di quei discorsi assurdi che dominano la scena politica in Sudtirolo.

    In conclusione: Quel primo passo (avere lo strumento) sarebbe stato utile. Ma forse i sudtirolesi [italiani] non sono pronti. La lotta continua. Con altri mezzi.

  2. [...] Qui, invece, Valentino Liberto ci spiega perché il voto (anzi: il NON-voto) italiano è risultato decisivo per il boicottaggio dei referendum. [...]

  3. Aggiunge Riccardo Dello Sbarba su facebook:

    1. Ha votato un sacco di gente, molta più di quella che in molti si aspettavano. 148.000 voti sono più di quelli che ha preso la Svp nel 2008 (146.000), ma che gli hanno garantito la maggioranza assoluta dei seggi in consiglio provinciale. Il quorum sfiorato per un soffio, il più votato quello sull’aeroporto, la politica dovrà tenerne conto.

    2. Visti i pochi voti mancanti, l’apertura in ritardo dei seggi ha avuto un ruolo notevole. Chi doveva garantire il diritto di voto, non ha fatto nulla per garantirlo, perché non interessava che la gente andasse a votare.

    3. Il (mancato) voto italiano decisivo per non far raggiungere il quorum. Su questo chi invitava ad andare a votare dovrà fare una riflessione approfondita. L’Alto Adige corre a due velocità, mondo italiano e mondo tedesco, e finché questa frattura non si ricompone, non sarà possibile un vero cambiamento.

    4. Credo che il mondo italiano sia stato spaventato dal fatto che su 5 referendum, tre erano proposti dalla destra tedesca nazionalista, proprio nell’anno del rilancio dell’”autodeterminazione” e dei cartelli monolingui. Su questa paura ha fatto breccia la propaganda terroristica della giunta provinciale. Che il voto di 150.000 elettori non produca risultati è una sconfitta di tutta la politica.

  4. [...] [02h15]: Einen sehr interessanten Kommentar von Valentino Liberto zur Rolle der Italiener gibt es auf seinem Blog zu [...]

  5. Riccardo,

    hai ragione… (anche Val, ovviamente ti convido in tutto…), ma, all’indomani che succederà? NULLA, anzi, Durnwalder e la sua armata P-Durniana si ritroveranno a bere a sbaffo felici e contenti coi NOSTRO SOLDI e si diranno “che bello, alla fine cos’è successo? NIENTE quorum, avevamo ragione noi, sti poveretto che ci credevano, illusi, ora possiamo continuare come vogliamo noi, ne abbiamo l’ennesima dimostrazione…”

    con questo referendum finalmente avevamo la possibilità di spaccare il sistema totalitario del Durnwaldistan, divenendo più responsabili, e NON lo abbiamo fatto….
    ma che poi nessuno (dei non votanti…) mai si permetta di dire “uffa, l’SVP governa sempre e noi nn ci possiamo fare nulla…” avevamo la chance, non la abbiamo sfruttata, basta…
    perchè non cambierà proprio NULLA!!!

  6. Altro commento da Oskar Peterlini:

    Die Volksbefragungen erreichten zwar nicht das vorgeschriebene Quorum, bleiben aber trotzdem eine Lektion f… Mehr lesenür jene, die zum Wahlboykott aufgerufen haben. Rund 38 Prozent aller Wahlberechtigten, insgesamt über 149 Tausend Wählerinnen und Wähler sind trotz der Verunsicherungen und der Warnungen führender Parteiexponenten zur Wahl geschritten: Viele Jugendliche, ganze Familien, auch alte Leute ließen sich nicht davon abbringen, von ihrem Recht Gebrauch zu machen. Es war ein Kampf von David gegen Goliath, ehrenamtliche, freiwillige Verbandsvertreter, gegen Behörden, die mit den Steuermitteln der Bürger sündteuere Werbebroschüren verschickt haben. Aber die Bürger sind gerade deshalb die moralischen Sieger. Mit nur 1,8 Prozent mehr wäre das Quorum erreicht worden. Die Wahlbeteiligung liegt vor allem in den deutschsprachigen Gemeinden hoch, in denen fast überall das Quorum überschritten wurde.

    Das Ergebnis in Bozen, Meran und in den gemischtsprachigen Gemeinden des Unterlandes zeigt hingegen, dass die italienische Bevölkerung sich in ganz geringem Ausmaß beteiligt hatte. Die Italiener hatten sich schon an der Diskussion um die Referenden nicht erwärmt. Dafür sind in vielen deutschsprachigen Gemeinden über 50 Prozent erreicht worden, in Kurtatsch sogar 61,5 Prozent, in Tramin 58,4 Prozent. Bei den jüngsten Europawahlen hatten sich in Südtirol 62,9 Prozent an der Wahl beteiligt, fast zwei Drittel dieser Wähler haben also auch am Referendum teilgenommen, auf die Beteiligung bei Landtagswahlen bezogen immerhin rund die Hälfte.

    Ich danke allen diesen Wählerinnen und Wählern, sie haben Mut bewiesen und stellen das demokratische Rückgrad unserer Gesellschaft dar. Wir brauchen in Südtirol immer mehr solche Menschen, die kritisch mitdenken und sich nicht dem Druck von oben beugen. Für die SVP ist es eine deutliche Warnung zur Umkehr: Wäre es nur um die deutsche Bevölkerung gegangen, hätte das Referendum zum Erfolg geführt. Ich hoffe sehr, die SVP nimmt diese Signale ernst, und fördert intern kritisch denkende Leute, statt der Versuchung zu erlegen sie als unbequem auszugrenzen. Mit dem „Sozialtisch Südtirol“ hatten wir auch zur Teilnahme an der Wahl aufgerufen.

  7. (sigh!)

  8. [...] schlauer halte ich Dello Sbarbas folgende Aussage zur Rolle der Italiener bei den Wahlen, wozu auch Valentino Liberto einen ausführlichen und interessanten Beitrag verfasst hat. Il (mancato) voto italiano decisivo per [...]

  9. [...] a firma del sottoscritto e di Michaela Verena Abate, nel quale proponiamo una riflessione (scaturita su Blaun) riguardo la recente consultazione referendaria e il ruolo del PD. La ripropongo qui in formato [...]

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