
Un tranquillo sabato pomeriggio. © Valentino Liberto. (Dedicato a EdZ).
Prossimamente su Blaun.
9 Mag
Inserito da Valentin[o] in Identité, Interna, [Blaun]. 27 Commenti

Un tranquillo sabato pomeriggio. © Valentino Liberto. (Dedicato a EdZ).
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Posted by fabivS on 9. Maggio 2009 at 11:23
Eh cavoli, già lì per lì mi ero accorto che ai lati della strada era pieno di belle ragazzotte… peccato che lì nel corteo non si potesse fermarsi a chiacchierare!!! Comunque lo Schuetze ha il suo fascino!!!
Posted by incredula on 10. Maggio 2009 at 22:49
Günther hat mir überzeugende Argumente geschickt, warum ich da auch hätte dabei sein sollen… sic!
Posted by TirolerHeimat on 10. Maggio 2009 at 23:11
Marketenderinnen braucht das Land!!!
Posted by Valentin[o] on 11. Maggio 2009 at 7:37
Ad esempio?
Posted by Bakunin on 11. Maggio 2009 at 10:41
ma se guardano tutti dritti davanti a loro!!! Neanche uno voltato a destra!!! Che vergogna!!!
Posted by incredula on 11. Maggio 2009 at 18:23
@VaL
Questo è un segreto. Sorry!
@Bakunin
Chissà a che gnocca andavano incontro…
Posted by fabivS on 11. Maggio 2009 at 20:50
Solito discorso dell’altra foto: peccato che non avete fotografato me!!! mano sinistra sul cinturone e sguardo da figo a 3/4 verso le Pusterinnen più carine!!!
La spiegazione del comportamento è racchiusa nel cinturone con l’Herz-Jesu che indossavo: noi maschi il cuoricino ce l’abbiamo decentrato verso il basso!!!
@incredula: a schneidige Marketenderin mehr hatt sicherlich net gschodet!!!
Posted by Lagrein on 12. Maggio 2009 at 23:41
schneidge Markatenderin? eine altmische Sicht der Dinge bzw. der Frauen.
Mir sind lieber Denkende als Marschierende.
Posted by Valentin[o] on 12. Maggio 2009 at 23:52
Mir sind lieber Denkende als Marschierende.
100% deiner Meinung, lieber Lagrein.
Posted by MeiHoamat on 13. Maggio 2009 at 7:11
ach ja…das sind ja zwei verschiedene Sachen…weil man muss ja trennen….wow…erkenne Fort (schritte)
Posted by fabivS on 13. Maggio 2009 at 12:58
@ Lagrein:
Ament hosch decht recht: miassesch lei amol ins drklaeren wos ane “altmische Sicht” holt war… :-p
Dai, sog amol de Wohrheit: du bisch mitn ins Schitzn sirig lei weil mir olle ebm liabr Vernatsch ols Lagrein trinken, gel!!!
Af jedem Foll wellat i sogn dass es marschieren und es denken schliessn sich anonder net unbedingt aus: du kannesch dor netamol vorstelln wie viele Gedonkn bam marschieren i mor ibr settigen Schneggelen gmocht hon!
Posted by Valentin[o] on 13. Maggio 2009 at 13:47
Caro Fabio,
in un’altra pagina web mi hai chiesto di non “usare” la tua biografia linguistica contro la tua stessa persona. Ora però, considerato che anch’io ti ho ammonito altrove sull’uso del dialetto nei weblog, e nonostante ciò perseveri nell’uso in forma scritta della parlata locale, mi costringi a domandarti: cosa vuoi dimostrare in questo modo? Quale status, o meglio, quale livello di integrazione (o assimilazione) vuoi comunicare al tuo lettore? Renderti incomprensibile, portando avanti una dialettica da Stammtisch che esclude inevitabilmente quanti non sono costretti a comprenderla, mi sembra tipica di una supponenza patriottica tirolese. Eppure, il tedesco è per te, al principio, una seconda lingua rispetto all’italiano.
Ogni riga in più in Südtirolerisch, su questo blog, sarà perciò libera ma sgradita all’amministratore.
Posted by Bakunin on 13. Maggio 2009 at 14:07
Essù Valentin(o), non prendertela, sicuramente conosci il detto: parla come mangi!
Io non so come mangi Fabio, ma se preferisce il Vernatsch al Lagrein ho già dei sospetti…
Posted by fabivS on 13. Maggio 2009 at 14:56
Dai, Valentin[o], scusa, non ti impuntare così… in fondo siamo ampiamente Off-topic e stavo rispondendo a una ben determinata persona, perciò l’uso del dialetto non mi è parso così fuori luogo… anche a scuola durante la ricreazione uno parla come vuole, no? Se poi ti scoccia che uno faccia discorsi frivoli, beh, col dialetto non c’entra.
Finora tra il resto non si è toccato alcun tema così “elevato” da ricorrere nè al fiorentino letterario, nè al tedesco di Goethe, a meno che tu non intenda glorificare ulteriormente il “cliche” che chi marcia non pensa.
Spero per te che tu non lo faccia: processioni, sfilate e marce, comunque sempre camminare in fila e in tanti, sono da sempre usate come espressione politica. Il significato simbolico è: vogliamo tutti la stessa cosa bzw. siamo nella stessa situazione, per questo ci muoviamo sincronicamente e nella stessa direzione.
Lo sai che la vittoria di Hitler e della NSDAP alle elezioni del ‘33 fu salutata dal partito comunista tedesco proprio con una marcia con le fiaccole nel centro di Berlino? Di certo nemmeno loro erano “denkende”, vero?
Ecco! ora che l’hai scoperto, scrivi un altro articolo: però non più “la marcia è una forma rudimentale e barbara di partecipazione politica che non lascia spazio al libero pensiero”, ma “Gli schuetzen non sono degni di ricorrere a una così nobile pratica, usata già dai compagni della KPD nel 1933″…
Basta che alla fine gli Schuetzen ne escano male, perchè, sono a tuo avviso rozzi e perciò ogni cosa che fanno non può essere che tale, nevvero?
E ora torniamo allo Stammtisch e faccio ammenda:
@Lagrein:
Forsi te g’he reson per davero: te doveresi sol spiegarne ‘na volta per tute cosa l’è ‘na “altmische Sicht” :-p
Dai, osti, dilo che te sei ‘ncassa coi sizeni siccome che lori i bev’ pu volenter la Sciava de ‘l Lagrain… no l’è vera?
Par ultimo te voria anca dir che no l’è mia dit che ‘l marciar e ‘l pensar no i va d’acordo: no te poderesi neanca ‘nmazenar che pensier i m’è vegnudi co che marciavi vardando quee putele !
P.S: forse col dialetto trentino ce ne son di più bravi, ma un buontempone come me è dura trovarlo!!! :-p
Posted by gadilu on 13. Maggio 2009 at 15:36
Marciare e pensare. Da qualche parte (ne son sicuro, anche se adesso non riesco a trovare la fonte) Nietzsche esorta i filosofi: che non vi venga un solo pensiero in testa se non camminando! Ma lui, a quanto mi risulta, non intendeva le marce, quanto le scarpinate per i boschi di Silvaplana o le passeggiate in riviera. Esempi simili: Robert Walser e Hölderlin (questo si faceva anche trenta km al giorno). Per quanto riguarda quello che dice il nostro amico Fabio. È vero, è acuta la difesa del “marciare” come segno di unità politica. Ma sicuramente qui il fenomeno è più complesso. Io, una volta, dedicai al tema un’analisi. Forse Fabio è interessato a leggerla:
http://markus-lobis.blog.de/2006/10/13/e_possibile_parlare_male_degli_schutzen_~1216416/
Posted by incredula on 13. Maggio 2009 at 16:12
@Bakunin
Sei forte!
Posted by incredula on 13. Maggio 2009 at 16:17
Su “piattole” gli SF vengono messi sullo stesso piano dei Verdi, qui si compara gli Schützen con i Comunisti…certo che è vero: le mezze stagioni non esistono più!
Posted by Valentin[o] on 13. Maggio 2009 at 16:54
Caro Fabio,
è inutile che provi a tacciarmi di atteggiamenti da “comunista radical-chic” colmo di pregiudizi nei confronti delle espressioni altrui, bollandomi come un ignorante che generalizza e banalizza le vostre manifestazioni. Poco importa che siano i comunisti del ‘33 o gli “scizzeri” del 2009, io ribadisco il mio disgusto verso la connotazione palesemente militare delle marce e non certo delle sfilate tradizionali o pacifiste (dalle bande musicali ad Assisi) che tu butti nello stesso Topf.
Ma non aggiungo altro: proprio sulla “questione di gusto” e la libertà di definire poco appetitoso (per rimanere in ambito gastronomico) la “minestra riscaldata” delle marce degli Schützen, s’è espresso alla perfezione Gabriele nel contributo pubblicato da Markus Lobis.
Infine, as usual non hai risposto alla mia domanda (ti piace evitare gli ostacoli?): nulla ti impedisce di andare off topic in un post “a tema libero”, ma perché isolarsi in dialetto? Complessi di inferiorità?
Posted by gadilu on 13. Maggio 2009 at 20:05
OT (?) Südtirol gehört uns. Prossimamente su blaun. Prossimamente quando?
Posted by Valentin[o] on 13. Maggio 2009 at 21:21
Prima o poi. Forse mai. Ma questa volta non dipende (solo) da me. Prossimamente su blaun, potrebbe esserci anche una new entry…
Posted by gadilu on 13. Maggio 2009 at 21:38
Ospile!
Posted by Lagrein on 13. Maggio 2009 at 22:44
“altmodisch”! (Tippfehler)
altmodische Sicht.
Wer im Gleichschritt marschiert, denkt im Gleichschritt.
Posted by incredula on 14. Maggio 2009 at 14:46
Valentino, mica mi stai tradendo, spero! Guarda che io sono ansiosa almeno quanto la ragazza di questo blog:
http://evisserofelicielontani.net/?p=59
Mi metterò pure io a leggere “Memorie di un’adultera”…
Posted by fabivS on 14. Maggio 2009 at 15:08
Non prendertela troppo a male, non voglio a tutti i costi sembrarti poco amichevole, ma vorrei farti notare che parli di “minestra riscaldata” eppure le mie braghe di cuoio sono in naftalina da 20 giorni mentre invece tu parli ancora di quando abbiamo marciato, di come abbiamo marciato, di quanto schifo ti fa che abbiamo marciato…
Non è che io provo a metterti nell’angolo dei “comunisti radical-chic”. Sei tu, Vale, che ti ci infili, semmai. Rifletti: hai fatto un bel collage con un sacco di facce da pesce lesso e quella di alcuni dirigenti Verdi e tu stesso hai spiegato che era per far vedere il contrasto tra chi pensa e chi no. qualche riga sopra hai invece scritto che chi marcia non pensa. La marcia è una manifestazione di massa e come per tutte le manifestazioni di massa il dibattito viene prima e dopo, non nei 30-40 minuti in cui si cammina materialmente.
Se c’è una cosa che, comunque, urta la mia sensibilità è l’aria di sufficienza con cui alcuni, magari (anche se sembra) non necessariamente tu, guardano gli Schuetzen e ritengono se stessi degli illuminati. Questo non fa altro che declassare le loro richieste politiche a non-problemi, ma al prodotto di una mente esaltata. E così adesso il dibattito non è più “perchè esistono ancora dei monumenti vergognosi sia per italiani che tedeschi e nessuno si prende la briga di spiegarli, depotenziarli, farli sparire” ma “perchè esistono gli Schuetzen?”
Poi è interessante come dividi tra marce a tuo avviso “buone” e marce “militaresche”. Sarebbe bello capire qual’è la discriminante: la connotazione politica? sai bene che non lo può essere. Le fiaccole? anche no. Gli striscioni? i tamburi? anche alle manifestazioni della CIGL ci sono! Andare con lo stesso passo? si fa anche ai funerali e alle processioni. Le bande musicali (sì, sono anche nella banda) rispetto agli Schuetzen marciano più a tempo, più ordinatamente, con costumi a volte più curati e rispondono anch’esse agli ordini vocali di un capo che invece di “Hauptmann” si chiama “Stabfuehrer”, ma tu le giudichi buone. Bene, anch’io; ma perchè?
Se quasi nessuna di queste prerogative è, quindi, eslusiva degli Schuetzen io mi prendo la libertà di argomentare che il tuo disappunto non è contro il loro marciare in sè, ma contro di loro, perchè, a quel che scrivi, li ritieni non-pensanti.
Se voi quando vedete le parate di Putin sulla piazza rossa avete lo stesso sentimento di quando guardate gli Schuetzen che marciano a Brunico sorvegliati dalla polizia 5 a 1, bene, buon per voi. Ma è come uno che quando vede un omicidio in TV pensa che l’attore sia morto veramente!
Il fatto che essi sparino a salve per il compleanno di Durnwalder e che subito dopo gli offrano probabilmente un grappino, come da usanza, ti rende già da solo l’idea di quanto “pericoloso” sia il loro militarismo. Sai che ti dico? Seppi si è incavolato perchè un cicchetto se lo faceva volentieri anche lui!!!
Siccome non voglio sembrare il classico patriota chauvinista rompiscatole rispondo anche alla tua domanda sull’uso del dialetto, anche se ho già risposto altrove.
Le cose sono 2:
1- se rispondo a uno che scrive in tedesco, generalmente mi sforzo di rispondere nella sua lingua.
2- il tedesco è, appunto, la mia seconda lingua e, anche se la capisco, non sono affatto abituato nè a scrivere nè a parlare nella Schriftsprache, perchè quel che so non lo devo al periodo della scuola, ma a dopo.
Non ti sarà certo sfuggito che da noi il 70% delle persone parla in dialetto. In paese da me saranno quasi il 90%, perciò in giro parlo o in italiano o in dialetto, specialmente con gli anziani; alcuni considerano la “Schriftsprache” addirittura come una seconda lingua: se il mio è isolamento sono in buona compagnia.
Quel che ti avevo chiesto di NON fare a proposito della mia biografia linguistica è questo: “Lui la pensa così perchè da piccolo blablabla, i suoi genitori blablabla, il complesso di Edipo blablabla…” No, questo non mi va perchè relativizza le mie opinioni rendendole non frutto di riflessione, ma prodotto necessario del mio vissuto. Null’altro che questo. Complessi di inferiorità? …ma anche no, direi…
Posted by Valentin[o] on 14. Maggio 2009 at 16:46
@ fabio
Con questa affermazione – clamorosa – potrei chiudere qui la discussione e consigliarti la lettura di una dettagliata enciclopedia (o fotoalbum?) sul Sudtirolo e i suoi sconosciuti protagonisti; quando (ri)conoscerai persino il volto degli “illuminati” (defunti), ti sarà più facile attaccarne la spocchia.
Ma non lo farò. Come sai, vi ho visti marciare a Brunico. Non mi avete fatto né caldo né freddo e nemmeno spaventato più di tanto, com’è invece accaduto per chi, di quella marcia, ha solo sentito parlare. Anzi. Semplicemente eravate abbastanza risibili. E’ una tradizione? Bene. Ne prendo atto con l’orgoglio di chi in famiglia (i bin a echter Gesamtsüdtiroler…) non ha mai avuto appartenenti agli Schützen. Nella Musikkapelle di Penon ci stavano, con dignità e dedizione, ed evitarono sempre situazioni dal valore identitario “dominante”, dove l’idea di risolvere a colpi di tamburo “i problemi” della nostra terra superava di netto il rispetto sacrosanto per la tradizione. Loro conoscevano bene i timori del proprio vicino di casa, gli “italiani” li frequentavano da una vita intera e sapevano (perché la guerra, con le Opzioni, l’occupazione nazista e il precedente Ventennio, l’avevano sofferta e molto) cosa significa oggi come allora alimentare le paure, alzare la voce, calcare un linguaggio etnico-patriottico. Il peso delle parole, dei gesti, delle espressioni nei volti, è importantissimo. E tutto questo sbraitare per un busto in frantumi non aiuta certo a risolvere “i problemi”, ma alimenta piuttosto uno spettacolino indecente attorno ad accuse incrociate, in perenne stasi nel limbo del discorso pubblico sudtirolese.
Eppure, non per questo, vieterei le sfilate dei cappelli piumati né priverei loro dei fucili a salve o peggio ancora manderei lettere a Napolitano. Non vi considero pericolosi e so benissimo che il Sudtirolo sopravviverà alla meraviglia pure a questa ondata di polemicuzze. Dico solo: non banalizziamo li accenti, facendoli sfumare buttandola sempre e solo sul ridere (come fai tu), a favore di una descrizione quasi grottesca di voi stessi. Eh sì: proprio tu, con la tua difesa a oltranza di un linguaggio palesemente meccanico, ridicolizzi ancora maggiormente l’immagine, il “fermo immagine” (c’è qualcos’altro a parte l’immagine?) degli Schützen. Ebbene: dimostrami che c’è quelacosa di più di un’immagine e guadagnerai il mio più assoluto rispetto.
con stima, VaL
Posted by fabivS on 16. Maggio 2009 at 14:13
Hmmm, la cosa sembra seria… Mi sa che i miei commenti precedenti non ti sono affatto piaciuti, da quel che dici. Beh, sappi che condire il discorso con battute e paradossi è il mio modo di fare. Ovviamente su un Blog è diverso che davanti a una birra… ma comunque andiamo forte tutti e due!!! ora si comincia a tirare fuori l’orgoglio di famiglia e di Gesamttirolitaet, mi sa che il margine per la discussione si restringe: se io criticassi la scelta dei tuoi avi tu ti sentiresti in dovere di difenderli a spada tratta e la tireremo per le lunghe senza cavarci fuori nulla.
Perciò non lo farò. Rispetto la scelta personale dei tuoi avi, ma d’altro canto sono felice che non tutti abbiano fatto come loro, sennò oggi avremo una tradizione in meno.
Prima del 1918 con gli Schuetzen, a quel che mi risulta non c’era alcun problema. Il problema è arrivato dopo, nel 1923 (almeno da noi) quando furono definitivamente messi fuori legge anche i loro costumi. Ora io mi chiedo umilmente perchè una tradizione del genere è SEMPRE stata malvista dagli italiani ed è stata una delle più colpite da divieti e accuse?
Perchè essi rappresentano il Tirolo e la sua storia più di ogni altra. Agli inizi del ‘500 il segretario fiorentino Macchiavelli scrisse qualcosa del genere: “Curioso popolo i Tirolesi: la domenica prima si recano a messa, e subito dopo al tiro a segno”. E, appunto, la Chiesa cattolica e gli Schuetzen sono le più antiche associazioni sul territorio.
Dire che questo “esercito” è meno ordinato di una banda musicale non vuol dire ridicolizzarlo, perchè è sempre stato formato da contadini e montanari e mai da professionisti.
Prova a pensare quante tradizioni e quanti simboli sono collegati storicamente allo Schuetzenwesen. Nell’immaginario collettivo essi rappresentano la tirolesità più “urig” tanto quanto Eva e la mela rappresentano il peccato originale. Loro sono come dei piccoli “Suedtirol ist nicht Italien” viventi e perciò qualsiasi cosa dicano realmente viene percepita come estraniante. Per questo la maggior parte degli Italiani ha paura e timore degli Schuetzen, come dici tu. Perchè li avvertono irriducibilmente estranei al loro essere.
Se questo è il problema le soluzioni vengono di conseguenza. Si può vietarli, censurarli, renderli ridicoli, dire che in realtà loro non sono poi così importanti. Si possono fare i collage che hai fatto te e si può evitare di entrare negli Schuetzen e dire “noi non siamo come loro, noi siamo buoni, siamo vostri amici, non vogliamo farvi paura”… si può. Come si può togliere un crocifisso da un’aula per evitare l’incontro-scontro con persone di un’altra cultura.
Ma in questo modo non si può negare il problema o nasconderlo all’infinito, non ci è riuscito nemmeno un regime.
Io sono più ambizioso. E può darsi che mi incammini su una strada senza senso, ma credo che la soluzione sia portare un po’ di Schuetzenwesen gli Italiani e un po’ di italiano(non voglio usare il termine italianità perchè non è più neutro) allo Schuetzenwesen.
Perciò, anche se magari non è servito a nulla, a quella manifestazione non ero lì a fare foto per il gusto di immortalare qualche espressione sciocca o a piazzare una bandiera della pace (nulla in contrario, ma un po’ fine a sè stessa), ma ero a dimostrare che le tradizioni possono anche unire, anzichè dividere e che non tutti siamo fieri del fascismo e che, in particolare, la libertà di manifestare viene prima di tutto!!!
P.S: cosa sono gli Schuetzen oltre ad essere una tradizione vecchia 498 anni, una ideale “Verbindung” con la storia locale, oltre ad essere un “esercito” di montanari e contadini?? Sono un’associazione di “conservazione attiva” del patrimonio culturale locale, sia esso il dialetto a te sgradito, siano le vecchie canzoni, sia la memoria storica, sia il tiro a segno, sia il costume tradizionale, sia un cimitero, un capitelo, un campanile, un’orologio o delle campane. In più organizzano feste, convegni, quest’anno il Volksschauspiel, nel passato gite per portatori di Handicap e “Adventsingen” nei centri di lunga degenza oltre alle solite processioni (parlo delle compagnie che conosco Lana, Gargazzone,Postal, gli altri non lo so)…. e naturalmente sono anche il “fermo immagine” di cui parlavamo prima!!!
con stima, fabivS
Posted by gumora71 on 17. Maggio 2009 at 1:43
siete fantastici…ho letto tutto alle 02.33….non volevo…volevo dormire…vi aspetto in trattoria…scusatemi per il OT.
Fino a adesso sono riuscito a marciare quasi mai e a pensare tanto…
…il buon Lobis chiuse una mail così: “Ich danke Dir für Deine offenen Worte, die mir eine andere Seite aufzeigt. Ich hoffe, dass viele, sehr viele so
sind und so denken wie Du.” Il problema è….o io mollo….o cerco di far in modo che tanti la pensino come mè…vedremo.