
Requiem. Assistere ad un funerale non è mai cosa allegra. Eppure, ieri sera, ho ritenuto opportuno prendere parte (a titolo personale) come “osservatore” alla conferenza semi-programmatica dei moderati/innovatori “verso il Popolo della Libertà Alto Adige” (il cui utilizzo del simbolo era stato contestato nei giorni scorsi dagli urziniani), tenutasi all’Hotel Alpi di Bolzano/Bozen. Il titolo della serata era altisonante: “il tempo delle scelte“. Alta dunque l’aspettativa del pubblico. Relatori al podio Minniti, Holzmann, Sigismondi, Mitolo (chi altrimenti?), mentre tra i presenti spiccavano - si fa per dire - alcune vecchie conoscenze della blogosfera bolzanina: Concetta Failla, Mariateresa Tomada e Alberto Berger, accompagnato quest’ultimo dal padre Karl/Carlo, il quale (con sguardo sorprendentemente fulmineo) m’ha riconosciuto al volo e stretto la mano. Appena ieri ho scoperto che il suo ultimo contributo in rete è dedicato proprio al sottoscritto, in tandem con Andreas Fink. Quale onore!
Gli ospiti che non t’aspetti. Prima sorpresa della serata: dopo una lunga relazione introduttiva di Holzmann, infarcita da continui buoni propositi su “dialogo e convivenza tra gruppi linguistici” e dall’illustrazione del modello San Candido, esempio di lista civica “di raccolta” (per poi sottolineare con orgoglio la propria appartenenza giovanile “ad esperienze di tutt’altro tenore rispetto alla DC”), la conferenza si apre con una serie di interventi degli esponenti del centrosinistra giunti numerosissimi – perché appositamente invitati - al convegno; primo fra tutti il sindaco Luigi Spagnolli, che dichiara con franchezza quasi imbarazzante (si sa, non è un fine oratore) il suo assoluto disinteresse per le questioni del centrodestra italico (beato lui che può fregarsene, ma allora cosa è venuto a fare?), seguito dalla pragmatica Luisa Gnecchi – il quotidiano “Alto Adige” riporta stamane dichiarazioni quasi entusiaste della onorevole democratica, leggi l’ampio resoconto di F. Gonzato – e dai rappresentanti delle principali sigle sindacali italiane Sola, Serafini, Buonerba.
I soliti volti noti del dibattito politico ”altoatesino” seguono compiaciuti il susseguirsi al microfono delle loro creature o dei loro creatori, vedi Ferretti e Benussi. Nessun sudtirolese di lingua tedesca o ladina in sala. Gli interventi successivi – prolissi, ridondanti, soporiferi e sostanzialmente inconcludenti – provocano nell’arco di un’ora e mezza un fuggi fuggi generale diretto al scarno buffet, seguito dal progressivo svuotamento della sala. Molti (soprattutto anziani) protestano, delusi per l’ausilio degli oppositori in chiave palesemente tattica. Il clima è di disfatta, nonostante tutto debba far credere alla stampa l’esatto opposto.
Il fine giustifica i mezzi. All’uscita, mi intrattengo con un giovane esponente della corrente moderata. Affranto e demotivato dagli scontri interni al PdL, che hanno azzoppato Azione Giovani (sino ad appena due anni fa il principale e più attivo movimento giovanile politico della “comunità italiana”) e deteriorato i rapporti interpersonali, mi parla di come la mancanza di stimoli sia la principale causa della battuta d’arresto nella storica (per gli italiani) formazione politica dei giovani di centrodestra. Le energie della corrente “moderata” sono concentrate nel tentativo disperato di raggiungere il proprio elettorato, dimostrando di sapere parlare “d’altro”, di tematiche diverse dai litigi, ovvero far comprendere alla gente che la “politica dello scontro” (esultare per i tagli all’Autonomia etc.) non porterà da nessuna parte bensì rappresenterà un utile stampella al collante etnico della SVP e delle destre tedesche. E’ probabile, però, che la maggioranza del gruppo linguistico italiano nella sua componente destrosa prediliga al momento un atteggiamento oltranzista, caratterizzato dall’eccessiva sudditanza alle logiche romane (e milanesi) e dall’opposizione perenne all’autonomia provinciale. Difficile convincerla che così si sbaglia. La delusione della serata è derivata proprio dall’incapacità dei relatori “moderati” di canalizzare l’attenzione su messaggi chiari e alternativi, proponendo una sintesi con obiettivi a breve termine. Più che a tematizzare la discussione, s’è provveduto a invitare – o meglio, a chiamare in soccorso – ospiti esterni (compresi i vertici di SVP, Freiheitliche e Verdi) per legittimare la propria azione politica. L’intento è chiaro: lanciare un segnale mediatico alla dirigenza nazionale prima del congresso di AN, fare pressione su Roma perché venga calato dall’alto un “holzmanniano” piuttosto che un “urziniano”. Se i moderati rappresentano qualcuno (la sala l’hanno riempita…) e qualcosa (mah), sarà più facile sconfiggere i nemici in casa.
Eingeklemmt. “Il legame con Roma è deleterio, bisogna darci un taglio… come l’Alto Adige ha ottenuto l’Autonomia da Roma, anche noi esigiamo la nostra autonomia”, si afferma in sordina. Ma la consapevolezza che eliminando il legame nazionale si perderebbero ampie fasce di elettori, fa temere i più di “morire democristiani”; infatti, avere il coraggio di uscire allo scoperto rinnegando il proprio passato nazionalista (una richiesta avanzata più volte dalle voci più critiche verso il centrodestra locale, tra cui il giornalista Lucio Giudiceandrea) significa rischiare di perdere la credibilità dell’elettorato di riferimento, obiettivamente “stupido”, poco consapevole e ”di pancia”, agli antipodi rispetto all’elettore colto e informato – appartenente magari alla “classe dirigente” stessa – del centrosinistra. Ciò significherebbe (soprattutto se dovesse prevalere la linea Urzì-Biancofiore) dover scegliere se rimanere con le mani in mano restando nel PdL oppure andarsene seguendo una deriva centrista o persino verso sinistra, per rivolgersi a persone più ragionevoli e di cultura (pur pagando la mancanza di intellettuali, di una “intellighentzia moderata”). Allora si preferisce mantenerlo, il legame, sfruttando il traino rappresentato dal simbolo del PdL e da Silvio Berlusconi.
Vie d’uscita. Se il riferimento nazionale spinge in avanti (ma quanto avanti?) mentre quello territoriale indebolisce, che fare? La possibilità di ricorrere ad alleanze locali con centristi e Partito Democratico (ammucchiate in barba alle ideologie) appare alquanto inverosimile. L’auspicio che la costituente del Popolo della Libertà porti ossigeno ai “moderati altoatesini” è ragionevole. Mi spiace per l’amico Davide Orfino (che ha appena riaperto il blog, speriamo prosegua con continuità…) ma in linea di principio la strada più giusta da percorrere per il centrodestra locale è quella intrapresa dagli ex missini, rei di aver trascinato il gruppo linguistico italiano nell’oblio post-autonomista del cosiddetto “disagio”, ma protagonisti di un’evoluzione culturale significativa e consapevole. “Il disagio etnico è intimo, a me interessa quello sociale”, ha ripetuto Mauro Minniti. Purtroppo il vero disagio l’hanno provato i partecipanti al convegno (età media attorno ai 60 anni), costretti ad ascoltare una dozzina di relatori senza poter intervenire sui punti all’ordine del giorno. Affidarsi a Mitolo spacciandolo quasi per un volto nuovo è deprimente. Non resta che sperare in una “gioventù” anche conservatrice e dall’identità marcatamente ”italiana” capace di apprezzare l’Autonomia nella quale sono cresciuti. Altrimenti, la maledizione del pendolo sarà compiuta.





Posted by gadilu on 15. Marzo 2009 at 13:04
Posted by gadilu on 15. Marzo 2009 at 13:07
Ah, Val, ho letto le prime tre righe del commento di B. (al quale rinviavi). M’è venuto un sonno…
Posted by ladinia on 15. Marzo 2009 at 13:15
val, sei un masochista che vai a serate del genere ?
Posted by Davide Orfino on 15. Marzo 2009 at 13:23
Valentino, non concordo, e lo sai il perchè.
Posted by Valentin[o] on 15. Marzo 2009 at 17:35
Caro Davide,
premesso che capisco benissimo le tue perplessità verso la corrente cosiddetta “moderata” (Concetta Failla infatti “modera” ogni commento, per censurarlo), posso rassicurarti sul fatto che – a mio modesto parere – a queste condizioni gli innovatori non arriveranno proprio da nessuna parte e si avvieranno lentamente sul viale del tramonto; Urzì ha vinto due congressi, la dirigenza di AN e FI è salda nelle mani sue e della Biancofiore. Entrambi possono contare sul sostegno di alcuni ministri (Frattini e Calderoli, grazie alla neoalleata Artioli) e forse del premier. Difficile venga calata dall’alto una personalità di collocazione diversa dalla vostra. Quindi… siete in una botte di ferro.
La tattica del convegno di ieri era ottima, l’intento di alzare l’attenzione mediatica a dir poco lampante. L’aspettativa non è stata disattesa. Ma Giorgio Holzmann deve smetterla di ricordare i bei tempi andati, gli anni da leone nell’MSI. Riconosca piuttosto di aver accettato troppo tardi l’Autonomia, avviando coi suoi mentori (Pierino Mitolo & co.) un processo quasi irreversibile di involuzione del tessuto sociale del gruppo linguistico italiano. Michaela Biancofiore, poi, ha costituito l’inizio della fine per la Casa delle Libertà. Riesci forse a difendere le sue imperdonabili boutade?
Andare con Seppi equivale ad alzare le barricate. Dialogo si, ma solo con chi ci rispetta? Tenere la schiena dritta? Sono ragionamenti di vecchio stampo, superati dalla realtà. Abbiate pazienza.
Posted by Valentin[o] on 15. Marzo 2009 at 17:40
p.s. Davide, mi piacerebbe però che tu illustrassi le tue motivazioni…
Posted by GattoMur on 15. Marzo 2009 at 19:55
Caro Vale, nel blog che ormai le appartiene a tutti gli effetti (suggerisce addirittura gli argomenti da trattare e i link da eliminare), la consigliera comunale Tomada ti accomuna a fenomeni ai quali, penso, tu sia inaccomunabile (esiste sta parola?), e ti rivolge, se ho interpretato bene il riferimento, coi soliti garbo ed eleganza, queste parole:
Stupro verbale? Percentuali omeopatiche? Fantastico!
Ma senti, il livello dei consiglieri comunali di Bolzano è tutto così?
Intanto sarbbe bello che qualcuno spiegasse alla signora che tra le possibilità discorsive non esistono solamente le allusioni, che lei, invece, pare amare alla follia. Che, poi, non si può accusare chissà chi di turpiloquio, e farlo con un ricorso ossessivo al turpiloquio e con continue “punture di spillo meschine” (in attesa, ovviamente, dell’altro genio che imperversa in quel blog, che farà il solito giochino dei verdi-marron: sono proprio dei simpaticoni, questi qua!).
E insomma, per dirla col vecchio saggio che ha il vezzo di citare anche lei: “né pentere e volere insieme puossi per la contradizion che nol consente”.
Hai scritto una cronaca molto divertente, per nulla volgare né meschina. Non vi è cenno alcuno di offese, nè tanto meno misoginia. Insomma: le solite accuse infondate, al sicuro di un blog che pubblica solo commenti graditi o allineati. Ma a cosa, sarebbe bello capire?
Posted by Valentin[o] on 15. Marzo 2009 at 22:54
Appunto, carissimo Gatto: a cosa?
Ho il presentimento che il rilancio dei moderati bolzanini altro non sia che un disperato bluff, l’ennesimo di una compagine che barcolla e traballa sul baratro dell’inesistenza dopo aver perso numerose battaglie. Ogni due mesi intendevano fondare qualcosa di nuovo e rivoluzionario, una gran voglia di fare intensificatasi guarda caso prima dell’appuntamento autunnale con gli elettori, dove sono stati sconfitti sonoramente. Sanno leggere i risultati emersi dalle urne? I flussi elettorali sfavorevoli sono evidenti.
Ciò che mi preoccupa di più (ebbene sì) è la scarsa consapevolezza della propria influenza sulle sorti “globali” di un gruppo linguistico allo sbando. I cd. “moderati” hanno in mano il futuro politico dell’intera comunità di lingua italiana nostrana, me compreso. Se ne rendono conto? Dovrebbero riflettere di più sugli effetti del loro patetico egoismo e orgoglio.
Posted by GianlucaTrotta (aka GattoMur) on 16. Marzo 2009 at 22:35
Orgoglio mesopotamico…
Certo che sti destrini moderati sono incomprensibili: leggono il tuo blog ma poi commentano nelle loro fortezze:
http://www.failla.it/?p=1465#comment-25124
Guarda tu che sensibilità: eppure mi ricordo che, qualche mese fa, questo grande, grandissimo politico mesopotamico trovava “divertente” qualcosa di molto simile al dileggio. E poi, uno che oltre a parlare di fiumi che scorrono e produrre a getto continuo metafore per darsi coraggio (“dobbiamo scaldare i muscoli”, e amenità varie), non mi sembra avere fatto molto altro, ti accusa di non essere costruttivo e di essere vano?
Ma poi: ma si rende conto dalle colonne di quale blog sta muovendo le sue critiche?
Mah, beati loro, valà.
Posted by Valentin[o] on 16. Marzo 2009 at 22:43
“Nulla di costruttivo e serio di analisi”, scrive il montagnaro. Infatti. Nel mio testo non ho offerto nemmeno un contenuto. Nemmeno uno. Basta leggerlo. Sono solo saluti. Romani. Mi chiedo perchè spenda ancora parole in loro difesa. Boh. Sono proprio scemo.
Posted by Davide Orfino on 16. Marzo 2009 at 22:48
Valentino, hai la mia piena solidarietà. Molto meglio la tua analisi che quella riportata altrove.