
La prospettiva di un Tirolo immortale e indivisibile. Una sfida a distanza come possibile atto conclusivo (o nuovo inizio?) di [bbd], suggerita dalla copertina dell’ultimo libro di H.K. Peterlini, “Tirol – Notizen einer Reise durch die Landeseinheit”: l’aquila coronata simbolo ufficiale del Land austriaco del Tirolo (nonché logo degli Schützen qui come oltrefrontiera) sovrapposta al vessillo della Provincia Autonoma di Bolzano (cioé l’aquila priva di corona raffigurata sull’altare di Schloss Tirol). Araldica illuminante.
Neve. Cala il buio. Scendono i pensieri. Malinconia. Trepida attesa. Disperazione. Nel bosco ai piedi di Castel Tirolo, tra alberi spogliati dalle abbondanti nevicate, regna un silenzio cupo e assordante. Italo è preoccupato. L’esemplare femmina di aquila reale in sua custodia, da mesi in cura presso il Centro avifauna, sta male. Gli artigli destri sono gonfi per un’infiammazione, l’ala sinistra fratturata, la vista messa a dura prova dai medicinali. L’animale soffre, è in condizioni precarie. Il veterinario del centro somministra l’ennesimo antibiotico. Ma tutto sembra inutile. Nella memoria le numerose dimostrazioni di volo, il pubblico estasiato, la residenza medievale adibita a struttura museale di richiamo, l’aquila fluttuante nell’aria che torna a sfamarsi, cibandosi avidamente dei bocconi messi a disposizione dal falconiere. La situazione è delicata. Non c’è tempo da perdere. Soccorsi, presto! »Bum!«. Amarezza e sollievo.
Nuvole di passaggio sull’Austria, raffiche di Föhn da sud. Otto è orgoglioso e contento, fiero di aver cresciuto un vero pezzo da museo. L’Adler vola alto sui cieli di Innsbruck. Il possente maschio domina la città con sguardo fisso e nobile. I turisti accorrono numerosi ad ammirarne i volteggi tra folate e foglie. Il folto piumaggio mosso dal vento riempie gli occhi del responsabile dell’Alpenzoo, nato tra i meleti di Schenna e trasferitosi per lavoro nella seconda capitale storica e morale del Tirolo. Il rumore di fondo provocato dal traffico cittadino non disturba la solennità del momento. Gli spettatori immobili distinguono da lontano Schloss Ambras, Hofburg e Bergisel dominare dal basso. Simboli dell’unità sotto la doppia corona d’oro e d’alloro, celebrano festanti il ritorno dell’aquila regale ora appollaiata sul vetusto muro di cinta. Sbatte ancora una volta le ali e con nuova forza spicca il volo, mentre il vessillo di Venceslao sventola impassibile sul Buonconsiglio circondato dai monti trentini imbiancati di fresco. La spessa coltre copre appena il bassorilievo raffigurante la cattedrale di Strasburgo, all’ombra del possente volto occhialuto che veglia sui destini dei costruttori d’Europa.
Liberi di volare dall’Arlberg ad Arco, tra aquile e ponti sospesi sull’Heiliges Land, non c’è posto per barriere e reinventati confini. Uno spazio vitale morto e risorto sulle ceneri di sé stesso si propone a noi come uscita d’emergenza dal patriottismo più bieco. Sostituire la cornice non serve. Dobbiamo ridipingere il quadro. Con abilità.
Ripensare il ruolo del Tirolo “storico” nell’ambito di una cornice alpina ed europea.
Una riflessione a sua volta già più volte suggerita da Alexander Langer: (1) (2).
![[bbd] 2.0 [bbd] 2.0](http://blaun.files.wordpress.com/2008/12/bbd2.png?w=490&h=125)
L’errore “Freistaat Südtirol” e la conversione a un progetto Eurotirolese.
L’ultimo commento di “Niwo” pubblicato di recente sul sito “Brennerbasisdemokratie”, la Denkfabrik per un Sudtirolo “postetnico” e indipendente, è di una “violenza” inaudita. Non certo umanamente (siamo tra amici) ma dal punto di vista intellettuale. Per questo urge (dopo mesi di silenzio anche pre-elettorale) una mia immediata presa di posizione sul tema dell’autodeterminazione – ovvero sul (l’im)possibile allontanamento definitivo in chiave interetnica del Sudtirolo da Roma e Vienna teorizzato a suo tempo da [bbd].
I sostenitori più accreditati della piattaforma “Brennerbasisdemokratie“ commettono sostanzialmente quattro errori di fondo, a mio parere del tutto inaccettabili: 1) Pur riconoscendo l’importanza culturale dell’Italia (e ci mancherebbe altro), è percepibile la tendenza a demonizzarla in più di un frangente (dalla memoria storica alla qualità e all’efficienza dell’amministrazione pubblica statale), riducendone la legittimità politica all’espressione “Bananenrepublik” . Ma chi ha “concesso” (mi si perdoni il termine) l’Autonomia al Sudtirolo? Berloffa, Moro, Andreotti, Ciampi, Prodi – solo per citare alcuni nomi – vi dicono qualcosa? Se paragonata a Francia o Austria, la democrazia italiana ha avuto nei confronti della minoranza linguistica più importante in termini numerici (quella “tedesca”) un atteggiamento di riguardo. Anziché guardare alle pecche (innumerevoli, non c’è dubbio) del Belpaese, si lavori affinché il modello di Autonomia già in esercizio possa funzionare a dovere, senza discriminazione alcuna, magari puntando ad esportare l’efficiente macchina amministrativa sudtirolese nel resto della Penisola italiana. Perché no? 2) L’insistenza a “mettere il carro davanti i buoi” (ovvero: “o l’indipendenza o niente”), con il rischio – vedi il tema del plurilinguismo – di non arrivare mai a soluzioni efficaci e a breve termine. 3) [bbd] non ha preso in esame e tantomeno approfondito precedenti analisi («i Verdi non hanno mai detto un cavolo sull’autodeterminazione». Bene. E Langer?) o esperienze: un bilancio sul lavoro svolto (nel bene e nel male) dall’Euregio Tirol-Südtirol-Trentino e dalla Regione Trentino-Alto Adige? Una riflessione seria in tal senso è indispensabile. 4) Sottovalutare i confini, considerati in prospettiva eurofederale (Schengen) impercettibili. Ma in una Europa ancora ferma alla riunificazione di sovranità nazionali divise nel corso dei due conflitti mondiali, qualsiasi confine diventa un’entità presente e sentita. Per quanto un confine possa essere “invisibile” per il transito di merci e persone, infatti, diverse giurisdizioni e forme di governo lo rendono giocoforza visibile. Inoltre, anche in considerazione di fattori morfologici e socioculturali, mentre lo spartiacque del Brenner/o è già più tangibile, risulterebbe decisamente incomprensibile una linea che separi Innichen/San Candido da Sillian, Graun/Curon da Nauders, Salurn/Salorno da Roveré della Luna, o peggio ancora St. Felix/San Felice da Fondo, il comune di Welschnofen/Nova Levante da Vich/Vigo di Fassa oppure (ancor più grave) le Dolomiti/Dolomites sotto due o tre amministrazioni statali. Manca un ragionamento sull’odierno senso di confine (in termini fenomenologici) nonostante vi siano diverse ricerche accreditate sull’argomento.
Fermo restando la specialità del “nostro” Sudtirolo come laboratorio d’incontro e dialogo fra culture e lingue (una decisamente minoritaria e due maggioritarie), guardando alla vicina Svizzera è pensabile un modello federale sulle ceneri del “vecchio” Tirolo storico? «Eurotirolo come versione soft di Sudtirolo indipendente. Meno radicale, più reale, più facile» scrive l’amico Andreas Fink, affascinato dall’idea di sostituire [bbd] con “qualcos’altro” di più innovativo. «Storicamente sì, ma oramai la Brennergrenze non è solo una linea immaginaria…». Sì, certamente, ma anche amplificare quel confine non rispecchia la situazione reale. Un altro carissimo amico scrive: «Dal libro di Hans Karl Peterlini è utile riferirsi al concetto di “massa critica”. Il progetto di [bbd] è miope perché pensa che il Sudtirolo possa ricreare, nella propria verbitterte Kleinigkeit qualcosa che assomigli all’antico Tirolo (anche questo un sogno, del resto, ma almeno un bel sogno). E poi: la creazione di un Sudtirolo indipendente sarebbe la morte definitiva del vecchio Tirolo (in quanto certificherebbe la sua differenza dal Tirolo del Nord e dal Trentino). Non che questa differenza non esista, ma sottolinearla ancora di più istituzionalmente, ecco, questo mi sembra una pura follia. Con in più l’illusione, veramente grottesca, che da una simile soluzione potessimo risolvere due problemi: 1. Ridurre il “dominio” della classe dirigente “tedesca” locale (ne sarebbe del tutto amplificata!); 2. Donare agli italiani di qui l’opportunità di governare con maggiore consapevolezza il proprio destino, cosa che si è rivelata impossibile finora, figuriamoci “tagliando” il riferimento ad uno spazio culturale e linguistico più ampio… Attraverso un Euregio si potrebbe riaffermare quell’idea di una regione che può opporsi all’idea del nazionalismo non puntando però alla costruzione di un “micro-stato” bensì ponendosi e vivendo “a cavallo” tra due o più stati. Ma il Sudtirolo non potrebbe mai avere questa caratura.» Ecco: alla base del mio Sinneswechsel sta proprio l’obiettivo di un rafforzamento delle collaborazioni transfrontaliere (Euroregione tirolese) come possibile “uscita d’emergenza” al patriottismo sudtirolocentrico di cui temiamo il massiccio diffondersi. Un’immagine già accennata in passato da Alexander Langer. Una maggiore apertura la quale coinvolga l’area alpina/europea da Kufstein a Borghetto (o, perché no, dal Vorarlberg sino al Bellunese) è molto più auspicabile che chiudere il Sudtirolo in un ulteriore confine slegando il Trentino da Ost- e Nordtirol ovvero interrompendo l’asse Adige-Inn. Insomma: rimanere nella cornice “tirolese”-alpina è meglio che crearne un’altra più piccola e “pseudo tirolese” al suo interno.
Dal “Gesamtsüdtirol” indiviso a un “Gesamttirol” consapevole.
Pur rimanendo allo stadio teorico, l’esercizio del diritto all’autodeterminazione dei popoli porterebbe sul lungo periodo ad un processo di “staterelizzazione” dell’area alpina tra Ortler e Großglockner. Uno stato sovrano del popolo ladino (accanto a un Sudtirolo indipendente privato di Val Gardena e Val Badia?), anche se fosse auspicato dagli abitanti delle vallate attorno al Sella (e non è affatto così, perlomeno non all’unanimità e col rischio di pericolose ripercussioni sull’integrità geografica delle Dolomiti), è pura utopia e perlopiù poco desiderabile; molto più realistico puntare su una provincia/regione autonoma inserita nello Statuto d’Autonomia del Trentino-Südtirol, confederato a sua volta in una euroregione sovranazionale su modello europeo: dotare di un quadro normativo comune le Province Autonome di Trento e Bolzano nonché il Land Tirol (e un’ipotetica provincia ladina) in modo tale da rendere fattibile forme di autogoverno transfrontaliere con ampio spazio di manovra in politica ambientale, sociale, dei trasporti, culturale ed economica senza toccare l’appartenenza consolidata ai rispettivi Stati nazionali “storici”, cui andrebbero sottratte via via una serie di competenze. Un sistema già collaudato, nel quale Roma e Vienna deleghino a Giunte e Consigli di Innsbruck, Bolzano/Bozen e Trento il governo del proprio circondario, comportando a lungo termine una totale autonomia territoriale delle regioni a cavallo del Brennero e rispolverando per il Sudtirolo la gestione “a condominio” tra Italia e Austria proposta a suo tempo da Sergio Romano sul Corriere della Sera (vedi). Il ruolo dell’Alto Adige/Südtirol (vero collante tra Trentino e Ost-und Nordtirol) nella fase di decostruzione delle precedenti entità politiche rimarrebbe centrale: con la creazione di una Euregio “tirolese” forte e consapevole, la tutela delle minoranze linguistiche “tedesca” e ladina in chiave postetnica sarebbe pienamente attuabile senza far ricorso a una traumatica (e rinnovata) separazione dalla “seconda” patria nonché ad altre rivendicazioni su torti e ingiustizie storiche. Attraverso il depotenziamento dei riferimenti nazionali in sede locale facilitato (appunto) dalla rinuncia al ricongiungimento totale con la madrepatria storica sarebbe fattibile un passaggio ideale dal Gesamtsüdtirol indiviso a un Gesamttirol condiviso che ricalchi nella propria struttura la molteplicità culturale e linguistica del Sudtirolo: istruzione, università e ricerca, enti museali e di divulgazione storica o scientifica, editoria, media in genere, e chi ne ha più ne metta, troverebbero nell’uso e apprendimento di più lingue una forma di arricchimento nel pieno dello spirito europeo, senza necessariamente farne questione amministrativa (ufficialità in uffici e servizi pubblici anche d’oltrefrontiera, toponomastica…) e identitaria (passaporto e carta d’identita).
Una piccola rivoluzione del genere comporterebbe inevitabilmente alcuni passi indietro “positivi” e un parziale ridimensionamento dello strapotere di Palazzo Widmann nello sviluppo dell’Autonomia sudtirolese. Bolzano sarebbe costretta a trovare compromessi con i partner di Innsbruck e Trento, sebbene ciò sia già auspicabile nell’ambito della attuale Regione Autonoma Trentino Alto Adige/Südtirol. Inoltre gli italiani del Sudtirolo rimarrebbero giustamente agganciati alla Penisola anche grazie a un rinnovato legame con i vicini trentini. Ma un Freistaat sarebbe a tutt’oggi la fine dello spazio vitale tirolese (i cui caratteri comuni sono innegabili anche se strumentalizzati da più parti), dividendo per sempre Trento da Innsbruck legate storicamente da secoli e che a tutt’oggi collaborano scavalcano il Sudtirolo, e soprattutto indebolirebbe ancora di più la comunità linguistica italiana di Bolzano e degli altri principali centri altoatesini.
[bbd+sbd]: Salurn- und Brennerbasisdemokratie.
Benvenuti a bordo, bbd 2.0 è avviata. Un nuovo patto del Brennero e un nuovo patto di Salorno: non una stretta di mano tra i massimi gerarchi di opposte dittature, non un accordo elettorale siglato tra forze politiche spiccatamente autonomiste, bensì nuova speranza di riconciliazione liberando finalmente gli “ingiusti o sacri” confini da nazionalismi incrociati. Spegnere la contrapposizione etnica attraverso una diversa percezione dell’identità sudtirolese, che assieme all’identificazione nella parte di arco alpino corrispondente all’antico Tirolo vada a comporre una Heimat più ampia e innovativa, dall’area mediterranea all’Alta Baviera. [Blaun], il sottoscritto e chiunque vorrà affiancarmi lavorerà in questa precisa direzione culturale, che porta a “uscire” definitivamente dal manifesto di [bbd] così com’è elaborato ora. Ciò avrà ripercussioni anche sulla mia attività politica: nei prossimi cinque anni sentiremo parlare in continuazione di Selbstbestimmung e/o di riunificazione pantirolese. Occorre perciò approfondire qualsiasi alternativa che possa liberarci da soluzioni unilaterali e utopiche, ma che al contempo eviti il rischio di diventare involontario megafono delle destre. Si deve lavorare fuori e dentro i partiti affinché anche Verdi-Grüne-Verc e Partito Democratico si occupino in modo costruttivo e competente (con un altro linguaggio rispetto alle destre populiste) della Heimat [sud]tirolese: ciò significa innanzitutto non lasciare questo tema in pasto alle forze filo-tirolesi – SVP compresa – (le quali sinora hanno avuto libero spazio di manovra) nonché smontare teorie dannose per la convivenza con argomentazioni anche datate ma sempre attuali, senza cadere in fraintendimenti, ricadute, strumentalizzazioni. Occupare il campo altrui senza temere di usare termini di forte connotazione identitaria, non regalare a Freiheitliche, Süd-Tiroler Freiheit e alla moribonda Union für Südtirol il monopolio sulla questione tirolese, rivolgersi agli italiani che hanno votato Südtiroler Volkspartei (pronti ad accettare un sistema che li assimila senza neppure candidarli) e Lega Nord Südtirol offrendo loro un’alternativa che valorizzi la posizione centrale del Sudtirolo in una Europa giusta e solidale, senza renderci l’ombelico del mondo, con tutti i rischi che ne conseguono: sono solo alcune delle priorità di questa legislatura; affrontarle è l’unica chance che hanno le componenti del centrosinistra locale per riappropriarsi di quell’elettorato perso perché corso in soccorso all’agonia SVP o fuggito impaurito dall’immigrazione tanto temuta. Pensare di creare confini dove non ci sono e quando altre sono le emergenze, invece, è (e rimane) del tutto controproducente.
Oltre ad interrogarmi sull’opportunità di tenere in vita o meno il cosiddetto Brennerbasisdemokratie-Netzwerk, mi chiedo ora quanto sia utile [Blaun] per affrontare queste e altre tematiche. Il blog è uno strumento virtuale nel quale potersi esprimere liberamente e dove spesso ho riportato il punto di vista mio e di altri amici. Questo non basta – rimane un approccio troppo personale. Inoltre, è riscontrabile un sensibile mutamento delle mie posizioni rispetto all’apertura di [Blaun] come costola della Plattform für Selbstbestimmung. Nel presente post vorrei quindi dare la possibilità a ciascuno di voi di esprimere il proprio parere sul contributo che possiamo effettivamente dare al dibattito sudtirolese riguardo i temi sopra elencati. Dopo il risultato deprimente delle elezioni (con il trionfo della destra “teteska”-nazionalista) è chiaro che ci servono altri strumenti per far emergere al di fuori del web le nostre argomentazioni. Ma quali?
Valentino Liberto – Bolzano/Bozen/Bulsan – 11 dicembre 2008






Posted by Mario Crosta on 11. Dicembre 2008 at 21:04
Vivi ogni tuo giorno come se fosse il primo, come se fosse l’ultimo, come se fosse l’unico della tua vita. Non starti mai a domandare se sei una costola oppure uno sterno, l’importante e’ non sentirsi ossa, specialmente quando ci sono gli avvoltoi in giro. Fai l’aquila. Apri le ali e poi vola. Provaci, almeno! Io la parola “impossibile” dal mio vocabolario l’ho cancellata forse lo stesso anno in cui sei nato tu. Tocca a te, adesso.
Posted by gadilu on 12. Dicembre 2008 at 9:02
Il testo di Valentino è molto bello, molto stimolante, molto ricco. Tempo al tempo, meriterebbe una discussione approfondita e circostanziata. Sicuramente non merita commenti del tipo “Vivi ogni giorno come fosse il primo…” e il resto di questa nauseabonda paccottiglia sentimentale.
Posted by werner on 13. Dicembre 2008 at 11:23
Lieber Valentin(o), brillant wie eh und je. Weiter so! Werner
Posted by Mario Crosta on 13. Dicembre 2008 at 14:20
Ciao Werner.
Ero sinceramente preoccupato per la sua assenza, l’unica persona intelligente che c’era nella Banda Bassotti, ma adesso non piu’. Quando ricominciamo a litigare?
Posted by andreasfink on 21. Dicembre 2008 at 18:50
vorausgeschickt sei, dass ich noch nicht die möglichkeit hatte, das buch von h.k.peterlini zu lesen; dies werde in absehbarer zeit nachgeholt.
aber aus einem bauchgefühl (und einem gedankensprung) und nach der lektüre dieses textes von valentin[o] bekenne ich offen meine sympathien für den wandel, den er gedanklich zu umreißen versucht.
ich habe zuerst versucht, ausführlich einige meiner gedanken festzuhalten; es jedoch wieder verworfen, da zu tief angesetzt, euch, die ihr euch des themas schon jahrelang eingehend gewidmet habt, nicht langweilen wollend; ich beschränke mich daher auf einige impulse und stimme valentin[o] in seinen angeführten punkten zu.
sehr skeptisch macht es mich, wenn es darum geht, statt alte grenzen abbauen, neue schaffen zu wollen. ist es wirklich das, was wir tun sollten? de facto gibt es die brennergrenze, aber sie ist marginal geworden durch den gemeinsamen schengen-raum und die autonomie; jedoch wird sie aufgebaut und aufgeplustert von genau jenen, die sie ganz beseitigen wollen: eigentlich pervers, aber verständlich. ein mäuerchen, das jedeR überspringen kann, wird weniger begeisterung des aufstands zwecks niederreißung hervorrufen als eine wand aus beton und stahl; pervers auch die diskussion angesichts realer mauern in palästina, um europa, an der us-südgrenze. pervers auch der finanzielle aspekt, der gerne angeführt wird: sollten wir uns österreich anschließen, weil es besser getucht ist, das 8.reichste land der erde? und wenn es österreich wieder schlechter und italien besser geht, besinnen wir uns doch wieder auf unsere italienischen wurzeln? dieser aspekt dürfte in der diskussion gar nicht vorkommen. pervers auch, der kulturalistische rassismus, der betrieben wird, um das ziel zu legitimieren: die deutschsprachigen südtirolerInnen blutsverwandt mit den österreicherInnen, und egal wie lange eine eigenständige entwicklung mit eigenen einflüssen erfolgt ist; ganz im sinne des ius sanguinis, aber deshalb nicht weniger falsch. das rückbesinnen auf “volk” und “rasse”; auf “alte werte”; auf hofer; auf den adler und andere symbolik -
wo wäre südtirol, wenn es nicht diesen bürger”krieg” ausfechten würde, sich weniger wohl fühlen würde in seinem kleinen eck geduckt, in der defensive: diese defensive, welche die neue svp von klotz und konsorten (k&k) so liebt und mit 1920er-rethorik tagtäglich propagiert;
das alles nur, weil ein anderer zugang zur thematik – ein bbd-zugang – in der öffentlichkeit fehlt? also doch: gesamtsüdtirol?
diesen gefallen möchte ich k&k aber nicht machen, ich würde sie und ihren einfluss überbewerten. setzen wir südtirol nur einmal in einen europäischen, in einen globalen kontext: es ist doch die dekonstruktion von grenzen, von autoritäten das ziel: wollen wir, dass jede gemeinschaft von menschen, die sich durch irgend eine gemeinsamkeit verbunden fühlt und stark genung ist, sich ihren staat schafft, neue minderheiten produziert und (theoretisch) im zeichen einer unendlichen regression steht? ognuno ci fa il suo stato – südtirol ist nicht italien, gfrill ist nicht tisens, andreas ist nicht fink? wo wir beim ursprung sind, bei den individuen selbst und ihrer individualität, die in keine kategorie passt bzw. passen muss. jetzt bin ich wieder bei k&k, und doch auch bei bbd: baut das konzept gesamtsüdtirol, will man es wirklich als solches verstehen und nicht als einen deutschen freistaat mit italienischer und ladinischer minderheit – baut es nicht auf ein einverständnis zwischen den sprachgruppen, das, wenn es dieses wirklich geben sollte – ein gesamtsüdtirol überflüssig macht? das krokodil beißt sich in den schwanz.
gesamtsüdtirol auf sprachgruppenübergreifender basis halte ich für unrealistisch: diejenigen, die heute für die einheit tirols sprechen – und das ist die mehrheit der selbstbestimmungs-fordererInnen – geben sich mit einem freistaat nicht zufrieden. und die italienischsprachigen südtirolerInnen, die sowieso schon in der defensive sind – was machen sie ohne den italienischen staat im rücken zu wissen? und das zentrale (?) problem der deutschsprachigen minderheit, nähmlich die bedrohung ihrer “kulturellen substanz” durch einwanderung ob von italienischer oder anderer seite, wäre im gesamtsüdtirol nicht gelöst, weil die grenzen offen sein sollten – oder es wäre gelöst, weil sich gesamtsüdtirol abschottet, keine die “kulturelle substanz” bedrohenden einflüsse hereinlässt; grenzen baut.
dies nur einige gedanken dazu, mit der bemerkung , dass mir die fachliche kompetenz auf diesem gebiet weitgehend fehlt – verzeiht es mir.
die fragen, die auftreten, sind: ist es wirklich so, (wenn ja) wollen wir das und was sind die alternativen?
eurotirolo? vielleicht.
im sinne von “glück ohne macht, lohn ohne arbeit, heimat ohne grenzstein.” (horkheimer/adorno)
Posted by ladinia on 21. Dicembre 2008 at 19:34
kann in vielem zustimmen (nicht in allem, versteht sich).
“de facto gibt es die brennergrenze, aber sie ist marginal geworden durch den gemeinsamen schengen-raum und die autonomie; jedoch wird sie aufgebaut und aufgeplustert von genau jenen, die sie ganz beseitigen wollen: eigentlich pervers, aber verständlich. ein mäuerchen, das jedeR überspringen kann”
nicht einmal überspringen, da kann man ja mit dem Auto mit 80 drüberfahren und man merkt nichts … Ansonsten hast du Recht: Die Grenze, die in so vielen Bereichen nicht mehr existiert, wird hochgeredet.
“pervers auch der finanzielle aspekt, der gerne angeführt wird: sollten wir uns österreich anschließen, weil es besser getucht ist, das 8. reichste land der erde?”
da muss man auch unterscheiden: nimmt man für die Statistik Norditalien, also den Großraum, in dem Südtirol wirtschaftlich positioniert ist, ist dieses Italien sehr reich. Aber sonst stimmt es schon: Das Geld als Argument ist das letzte.
absolut rassistisch bis hiin zu Blut-und-Boden Ideologie ist das Verhalten jener, die Ideologien des 20er und 30 er Jahre bemühen, um ein angeblich historisches Tirol für “ein Volk” wiederherzustellen. Dabei ziehen sie die Grenze natürlich bei Salurn, wo es im historischen Tirol nie eine Grenze gegeben hat: man will ein “reines Tirol” … ein Tirol, das “deutsch und frei” sei – ich sage nein Danke zu diesem Faschismus auf deutscher Seite.
Posted by pérvasion on 27. Dicembre 2008 at 22:38
Eine Antwort: http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=1339
Posted by ladinia on 28. Dicembre 2008 at 11:40
Valentino, hai completamente ragione.
e fino ad oggi nessuno dei promotori dell’indipendenza ha mai proposto un progetto chiaro e completo su una tutela delle minoranze in un futuro stato indipendente … e qunue dirò sempre no con tutti i mezzi che ho a disposiziione …
Posted by Valentin[o] on 28. Dicembre 2008 at 19:00
Vorrei ancora una volta porre l’accento sull’ottimo spunto proprosto da Andreas Fink. Meriterebbe qualche commento in più.
Infine, una breve reazione alla risposta di Simon/pérvasion postata recentemente su Brennerbasisdemokratie:
http://www.brennerbasisdemokratie.eu/?p=1339#comment-11257
Posted by Riflettere sull’identità. « [Blaun] – Gesamtsüdtiroler Sovranité. on 17. Marzo 2009 at 22:27
[...] storico ad uno smembramento territoriale/politico controproducente e pericoloso - vedi “Le due aquile“, una proposta euroregionale per un “Gesamt(süd)tirol consapevole”, nata dalla lettura [...]