Il sergente nella neve.

Mario Rigoni Stern.Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto ad Asiago all’età di 86 anni (vedi); nel celebre romanzo autobiografico «Il sergente nella neve» narrò la tragica ritirata di Russia, cui prese parte come sergente maggiore del Corpo d’armata alpino.

Ho avuto il privilegio di conoscerlo qualche anno fa, nel corso di un incontro con gli studenti delle medie a Bolzano-Bozen. Scambiai appena qualche parola (ero un timido scolaro di terza), ma rimasi impressionato dalla semplicità con cui rispondeva alle domande di noi giovani lettori. Un nonno appassionato, sapiente, composto. Ne ricordo con profonda ammirazione la forza grazie alla quale raccontava all’Italia e al mondo le sue montagne, la sua (nostra) storia. Con invidiabile dedizione, non perdeva occasione per bacchettarci, rammentando gli errori passati. Le Alpi perdono il loro più grande estimatore, l’Europa un vero mentore. Le sue indicazioni continueranno ad accompagnarci, nel difficile cammino verso un futuro colmo di incognite e pericoli. Ma siamo certi di non essere soli. (VaL)

3 Antworten

  1. [...] notevoli le ha scritte recentemente Valentin[o]. La prima occupandosi di una notizia che io, ieri sera, ho “bucato” in modo disdicevole (la morte [...]

  2. Rigoni Stern ci mancherà,
    con lui se ne andata una delle ultime testimonianze dirette dei momenti più tragici, ma forse troppo spesso dimenticati della storia di uomini d’Italia.
    Addio Mario, che tu possa esaudire quel tuo desiderio rimasto indelibile nella pagine della memoria che ci hai lasciato….
    “Desiderai l’erba verde, sdraiarmi sull’erba verde e sentire il vento tra i rami degli abeti. E l’acqua tra i sassi”
    M.R.Stern

  3. Luca,

    ti ringrazio di cuore per il tuo contributo; è la dimostrazione di quanto Mario Rigoni Stern rappresentasse un anello di congiunzione tra persone anche di diversa provenienza culturale e geografica (io nativo in Sudtirolo, tu della Spezia), accomunate però dalla passione per la natura e dal forte sentimento europeista. La funzione essenzialmente unificatrice del suo messaggio, oltre qualsivoglia barriera linguistica o etnica, è il più grande dono che lo scrittore veneto ci ha lasciato in eredità. Non dimentichiamolo.

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