
Tratto da Athesis/Polis (commento di Carlo Berger su SegnaVia)
Vedi anche: Athésis (o Athèsis… Athesìs…)
Può un innocuo cartello (ricollocato al Brennero da un noto gruppo folkloristico locale) generare cotanta banalità? Ebbene sì, in Alto Adige/Südtirol — o meglio: »Athesis, Land an der Etsch und im Gebirge / terra lungo l’Adige e fra i monti« — ciò è possibilissimo. E pensare che alcuni miei illustri concittadini pendono dalle labbra di avveniristi al contrario come questi. Con gente così, sperare in un “altro” Sudtirolo addirittura “postetnico” diventa anacronistico, se non impossibile. « Fundstück I. Scontro tra titani.





Posted by Cose notevoli « SegnaVia on 18. Giugno 2008 at 14:39
[...] in modo disdicevole (la morte di un grande scrittore qual è Mario Rigoni Stern). La seconda coniando una bellissima definizione per il progetto Athesis (”avveniristi al [...]
Posted by Berger Carlo/Karl on 21. Giugno 2008 at 8:28
DOSSIER: Il progetto Athesis: ”avveniristi al contrario”
Una breve premessa:
Il Tirolo medievale allo specchio
di Giuseppe Albertoni “Le terre del Vescovo”
Il 1918. Un anno di non ritorno
«La storia del Tirolo è una storia particolare, fatta di brusche cesure e di lunghi periodi d’apparente immobilità. Tra queste cesure l’ultima, e forse la più dolorosa, fu quella avvenuta dopo la prima guerra mondiale, quando in seguito al trattato di pace di Saint Germain il Tirolo venne diviso tra Austria e Italia. Questa separazione fu vissuta da gran parte dei Tirolesi come un’ingiusta punizione, come un terribile errore al quale la diplomazia internazionale avrebbe dovuto porre al più presto riparo.
Molti intellettuali scesero in campo per combattere la nuova difficile battaglia. Tra essi, in prima fila si schierarono diversi storici, soprattutto medievisti, che cercarono di provare con le loro ricerche le radici tedesche della cultura e della società tirolese.
Le loro opere, molto valide sotto diversi aspetti, sono ancor oggi un punto di riferimento obbligato per chiunque voglia compiere delle ricerche sulla storia del Tirolo in età medievale. Esse subirono tuttavia fortemente lo “spirito del tempo”, sovrapponendo l’analisi storica alla battaglia politica e ideologica.
Tutto ciò si accentuò maggiormente, quando, con l’ascesa al potere del fascismo, il governo italiano attuò una violenta politica di snazionalizzazione nei confronti di quella che ormai era divenuta la minoranza etnica tedesca dell’Alto Adige; in questi anni, infatti, accanto ai provvedimenti di tipo politico e amministrativo, furono favoriti studi e ricerche che avrebbero dovuto attestare l’italianità delle terre sottratte all’Austria.
Gli avvenimenti drammatici del primo dopoguerra diedero dunque una nuova centralità alla storia, vista ora, sia da parte italiana, sia da parte tirolese come un mezzo attraverso il quale condurre una dura lotta politica…»
Il progetto Athesis: ”avveniristi al contrario”
«…coniando una bellissima definizione per il progetto Athesis (”avveniristi al contrario”). Valentin[o] scrive poco, ma quando lo fa lascia sempre il segno.»
Generare cotanta banalità.
« Può un innocuo cartello (ricollocato al Brennero da un noto gruppo folkloristico locale) generare cotanta banalità?
Ebbene sì, in Alto Adige/Südtirol — o meglio: »Athesis, Land an der Etsch und im Gebirge / terra lungo l’Adige e fra i monti« — ciò è possibilissimo.
E pensare che alcuni miei illustri concittadini pendono dalle labbra di avveniristi al contrario come questi.
Con gente così, sperare in un “altro” Sudtirolo addirittura “postetnico” diventa difficile, se non impossibile.»
Caro Signor Valentin(o) = Blaun,
La ringrazio di cuore per avermi aperto gli occhi e l’intelletto. Sono costernato. Da 14 e più anni svolgo quotidianamente il mio “compitino”: quello di percorrere “itinerari antologici fra le fonti (tedesche ed italiane) alla scoperta del nostro passato”, al “ritrovamento delle nostre radici” e, di punto in bianco, m’accorgo d’aver tutto sbagliato, che non mi resta che cestinare tutto il mio lunghissimo lavoro di traduzione e di schedatura dei testi dei più affermati storiografi tedeschi (e italiani) concernenti »Athesis, Land an der Etsch und im Gebirge / terra lungo l’Adige e fra i monti« : “tutto sbagliato, tutto da rifare”
Come avrò fatto a “generare cotanta banalità” ?
Come avrò fatto a non capire prima che stavo turlupinando i miei concittadini che “pendono dalle mie labbra”?
Come avrò fatto a non capire d’essere (scusatemi: sinceramente inavvertitamente) un povero “avveniristico al contrario”?
Come avrò fatto a non accorgermi che, così facendo, rendevo difficile, se non addirittura impossibile, sperare in una “altro” Sudtirolo, addirittura “postetnico”?
Come avrò fatto a mettere insieme tutte le banalità attorno al tema: »Athesis, Land an der Etsch und im Gebirge / terra lungo l’Adige e fra i monti«
Chiedo ancora scusa: “In questa precoce serata estiva …” tutto è possibile, ma prometto di non farlo mai più.
Di me, caro Valentin(o) = (Blaun) Lei conosce ormai tutto, tramite http://www.polis.bz.it.
Per procurarmi delle attenuanti, almeno “generiche” alle mie colpe sono disposto a sottoporre al suo “irreprensibile giudizio” altra documentazione (se avrà la compiacenza di farmi una breve visita consolatoria) che La prego di voler esaminare con indulgente comprensione.
Non ho il piacere di conoscerLa, né di sapere nulla sull’indubbia sua autorevolezza nella critica politica e storica. Non so se sia di madrelingua italiana, o “tedesco” o addirittura, come l’umile sottoscritto, (appartenente ad… .ein Mischvolk, das keinen Charakter und keine eigene Identität mehr hat» dice Egmund Jenni rivolto gentilmente a mè ) vale a dire un “mistilingue”. Non conosco la sua età, la sua professione, il suo collocamento della società. . .
Ma ammiro, in ogni caso, la sua sicurezza nell’interpretare il significato della storia recente della nostra Heimat: Le sono bastate 4 incisive righe per sistemare tutto, in modo assai convincente, ma sbrigativo. Bravo!
Ciò non ostante mi permetto, di esporre le ragioni dei miei ripetuti banali errori, rimettendomi all’autorevole giudizio Suo e della Brennerbasisdemocratie.
a) “Sperare in un “altro ”Sudtirolo”…
Un momento, calma: perché in lingua italiana Lei usa il termine“Sudtirolo” e non “Südtirol”? (Non pariamo poi di “Alto Adige”). Io senz’altro all’altezza dei suoi approfonditi studi in materia ma, modestamente (e mi scuso) mi pare che toponimo Sudtirolo storicamente proprio non esista.
(Oppure, se proprio, come scrive Hans Heiss,
“Il Trentino, o Sudtirolo “italiano”, era invece il completamento opposto alla parte “autenticamente tedesca” della regione, un’area meno fedele alla nazione, popolata da nomadi senza radici e dall’aggressività latente.”
Mi pare (ma certamente sbaglierò) che i nostri fratelli Südtiroler non amino affatto attribuire all’elemento linguistico italiano – non peculiarmente “Tiroler e votato al Sacro Cuore o ammiratore di Andreas Hofer – un termine che finirebbe col considerare “echte Südtiroler” doc anche gli italiani qui immigrati nelle ultime generazioni, siano essi rodigini, volterriani, meridionali, o friulani. Mi pare di ricordare che recentemente in nostro Landeshauptmann in persona in un’intervista si sia chiaramente espresso: “gli italiani di qui sono “altoatesini”: nessun italiano sia “sudtirolese”.
Non capisco molto dei sentimenti degli alto-atesini di lingua italiana, ma non li ho mai sentiti cantare “Auf zum Schwur Tiroler Land, heb zum Himmel Herz und Hand!”
So, naturalmente, che certi italiani ritengono oggi molto chic, molto “à la page”, usare “Sudtirolo” (perché è più “sexi”, direbbe Kronbichler) al posto di “Alto Adige”. I nostri masi sono più ricchi e più belli di quelli trentini, le loro finestre sono ornate di gerani, di domenica suonano le bande musicali bardate da Schützen. Nelle sacre processioni le verginelle e le giovani madri sono particolarmente affascinanti nei loro splendidi costumi, gli Schützen sparano a salve, le bandiere tirolesi sventolano ovunque oltre a verdi prati…)
ma so anche che quello non è l’”altro Südtirol “ ma quello peculiarmente nostalgico di Andreas Hofer.
b) Sperare in un altro Sudtirolo /Südtirol addirittura “postetnico”
Vede, lo dicevo, sono incolto: non so nemmeno cosa voglia dire “postetnico” – Mi pare una parola tanto difficile.!
So cosa sono le etnie, ma non cosa siano le “post-etnie”
So che alla base degli accordi di Parigi, usw. usw. sta la “Wahrnehmung” della presenza nella ns. terra, di due (tre) etnie diverse e la loro tutela: garantite (ma non quell’italiana, purtroppo). garantitissime, ultra garantite, con garanzie internazionali, col patronato dell’Austria = al fine di evitare la temuta “assimilazione” della popolazione di lingua tedesca.
Nella mia insipienza non so nemmeno se e come sia stato previsto un “Südtirol post-etnico” (è per caso un richiamo a Langer?). Per la reciproca assimilazione, il reciproco assorbimento, dei tre gruppi linguistici?
Per la fusione, sovrapposizione, delle caratteristiche etniche rodigine, pusteresi, friulane-dalmate – venostane, meridionali- welschtiroler …. usw. usf. .
Per la fusione della cultura Hoferiana con quella tolomeiana, per un trapianto di contadini maremmani nei masi del Südtirol ?
c) “sperare in un “altro” Sudtirolo addirittura “postetnico” diventa difficile, se non impossibile.”
Ma no, non siamo pessimisti. Se la Brennerbasisdemokratie fortemente ci crede, perché dovremmo dubitare?
d) “avveniristi al contrario” come questi che generano cotanta banalità”
(Zingarelli: “avvenirista = chi crede entusiasticamente nel futuro)
“Avvenirista al contrario” = chi crede entusiasticamente nel passato? Bravo!
“futuribile” che può essere, accadere in futuro.
Non so perché, testa stramba come sono, mi sono venuti in mente alcuni versi di una poesia di Giosué Carducci imparata a memoria. Nelle medie. E mi permetto citarli, sia chiaro, però, senza assolutamente allusione a qualsiasi persona, ma solo per porre in risalto il senso di disorientamento che provoca in me l’accostamento-abbinamento di “avvenire” e “contrario” = avvenire + passato; lo smarrimento di fronte all’atroce dilemma: “considerare prima il futuro o il passato” = furon prima i tirolesi o gli athesini, e questo nostro dossier è documentatamente storico o avveniristico alla rovescia?
A UN GEOMETRA.
Dimmi, triangoluzzo mio squadrato,
Che al mondo se’ de gi animali rari,
Furono prima i ciuchi o i somari
E quel tuo capo è un circolo o un quadrato?
Anco: il cervel, se fior te n’è restato,
è isoscelo o scaleno o ha i lati pari?
Se’ tu l’ambasciator de’ calendari,
O un parallelogramma battezzato? [...]
O bello sposalizio
Che vogliamo fare come più non s’usa,
Accoppiandolo a monna Ipotenusa!..
E’ mi dice la Musa
Che di questi triangoli appaiati
Nasceràn di be’ circoli quadrati.
Ho gia avuto modo diverse volte di esporre la mia (senz’altro errata ?!) opinione (che sta alla base del progetto Athesis) che il “sentire l’appartenenza a questa terra” sia assolutamente diverso fra i Südtiroler e “gli altri” (“altri” intesi come la controparte nell’accordo di Parigi: vale a dire “altoatesini del gruppo linguistico italiano e mistilingue-non-schierati-a-favore-dei-“tedeschi = athesini.)
Agli “Italiani + athesini” interessa, conviene, proiettare in avanti le analisi-valutazioni della loro presenza qui, partendo al massimo dall’annessione del Südtirol all’Italia, o dal trattato di Parigi o dallo statuto speciale per l’autonomia. Non interessa loro rievocare il periodo (della “colonizzazione” direbbero i tedeschi) fascista, dalla “italianizzazione” (“alto-adige-zzazione” dicono loro!), del divieto delle scuole tedesche (Katakombenschulen) del forzato cambiamento dei nomi in lingua italiana… Non hanno capito più che tanto l’autonomia, non vedono in essa anche la garanzia della loro presenza qui, sono spaesati.
“Le nostre famiglie hanno lasciato le loro terre d’origine, ma è come se non fossero mai arrivate qui. Ci sentiamo estranei nella (e alla )terra in cui viviamo, tanto quanto i sudtirolesi si sentono di appartenere ad essa. … il nostro “disagio” è il sentimento esattamente contrario alla loro Heimat” (Lucio Giudiceandrea)
Posto così il problema, questo è la situazione di fatto, da qui conviene – si deve – partire nel giudicare l’attuale rapporto fra i gruppi linguistici tedesco e quello italiano, dando però maggiore ascolto agli “avveniristi al contrario” ed alle “solo banalità” da loro generate.
Per i Südtiroler l’ancoraggio al passato del loro riconoscimento di gruppo etnico-linguistico avulso dal resto della popolazione del nostro territorio, l’ “avvenirismo al passato” (posso definirlo cosi?) è ragione di vita o di morte della loro peculiarità,
Come avrebbero fatto i “loro” rappresentanti a Parigi a far prevalere le loro ragioni di gruppo etnico estraneo, diverso, dalla caratteristica etnica degli italiani, senza far riferimento alla storia passata, remota, medioevale (archeologica, arcaica come qualche mente fine ha insinuato?) del “popolo tirolese, spaccato impietosamente in due” dal Trattato di St-Germain-en Laye, (10 settembre1919), senza far valere “l’avvenire al contrario”, vale a dire tutta la storia medioevale della stirpe dinastica tirolese-.goriziana, dell’estensione del loro dominio anche sulla Valle dell’Inn, con conseguente formazione (700 anni di storia) di una coscienza nazionale “pane tirolese” consacrata dal sacrificio di Andreas Hofer,… (e chi più ne ha più ne metta.)?
Come farebbero oggi gli esponenti politici del gruppo etnico tedesco a “tener caldi i motori” dell’attaccamento alla loro esclusiva Heimat, alla fedeltà all’unico Tirolo, al “SÜDTIROL IST NICHT ITALIEN”, senza riferirsi alle loro radici storiche, con buona pace di certi analisti di storia italiani che di questa loro esigenza non sanno fare altro che dire ‘m’porta a me – affari loro”.
No. Sbaglierò, ma non è innocuo il cartello che “genera tanta banalità”
È l’espressione di un revanscismo storico, che nell’esaltazione dell’”avvenire al contrario” (per me “passato storico” e basta) vede la giustificazione di tutti, tutti, tutti diritti possibili ed immaginabili di tutela ( e non solo tutela,) – del loro modo di governare, di decidere le sorti del Südtirol fino al raggiungimento (Durnwalder) di una quasi, quasi, quasi completa indipendenza.
Nessuno dei Partiti italiani ha, fino ad ora, tentato di riportare nell’alveo della correttezza e concretezza storica la pretesa “Südtirol über alles” ovunque e dovunque.
Si arriva, così, alla decisione di “sfrattare” dal Südtirol l’orrendo nome tolomeiano di “Alto Adige”, – e lo si rileva dalla definizione ufficiale della Provincia (Land Südtirol = Provincia autonoma di Bolzano (perché non “Alto Adige”? ), lo si rileva dalle comunicazioni ufficiali, lo si rileva dalle copertine nei libri. Lo si vuol togliere dappertutto.
Gia da tempo Sven Knoll e Christian Kollmann (ora giovani dirigenti del “Süd-Tiroler Freiheit di Eva Klotz) – vedi cartello sul confine – combattono per la de-AltoAdige –zzazione, (e per la lotta contro i relitti fascisti).
Tutto l’odio parte dalla forzata italianizzazione del Südtirol da parte di Tolomei – dalla presunta colonizzazione fascista dell’Alto Adige. Banale “avvenirismo al contrario” questo ?
È Il loro passato ad essere un “passato futuribile”.
Donazione del Tirolo all’Austria.
Quando nel 1363, Margaretha Maultasch, l’ultima Duchessa del casato Tirolo-Goriziano, decise di “donare tutto il territorio “Land an der Etsch und Land im Inntal” ai Duchi d’Austria, il Duca Rodolfo nella sua lettera al Doge di Venezia si limita a definire “comitaus et terra Athesis” per l’intero territorio.
Senza questa annessione all’Austria la nostra “terra lungo l’Adige e fra i monti” (“Land an der Etsch und im Gebirge” / “terra Athesis”), non sarebbe mai divenuto una SUB-regione del Tirolo Land austriaco – come purtroppo è oggi – e i nostri Süd-Tiroler Freiheitlichen (“gruppo folkloristico Lei lo definisce.= Bravo! Sbaglierò ma per me il folklore – che potrebbe anche essere abruzzese e siciliano – nulla ha a che vedere con il separatismo tirolese. Ne conviene?) non avrebbero avuto occasione di esibirsi con quello innocuo (innocuo? Perché non dice “inoffensivo, mansueto, tranquillo, mite…”???) cartello su di un legittimo confine di Stato. Invece in virtù del Suo (di Lei) “avvenirismo contrario” – che non è possibile ignorare – l’evento “annessione” s’è fatto “passato futuribile” e determina oggi tutta la vita politica della nostra provincia.
«L’unità politica del futuro Tirolo fu raggiunta solo, quando le diverse contee, avvocazie, ecc. – che con la termine “montana” indicavano un concetto di unione territoriale, ma non ancora una territorialità unitaria interna – si trovarono riunite un un’unica mano e fu costituita una permanente forma amministrativa per il “Land” in tal modo costituito e per la sua Landesherrschaft o dominium o Signoria territoriale.»(O. Stolz)
E Karl Brandstätter:
Per la prima volta l’espressione dominium comitis Tyrolis, “signoria del conte di Tirolo” comparve nel 1254, quando dopo la morte del Conte Alberto III di Tirolo i due generi si accordarono sulla spartizione dei beni ereditati, ed anche nel 1271, allorché Mainardo II ed il fratello Alberto si spartirono le proprietà, Mainardo II usava ancora il plurale “Lande” riferendosi ai domini riuniti nel comitatus Tyrolis o Tyrolensis.
Il nome vide ridursi la sua portata nel tardo medioevo… quando non è raro imbattersi in formulazioni del tipo “Grafschaft Tirol, das Land an der Etsch und im Gebirge” (contea del Tirolo, terra lungo l’Adige e fra i monti”.
Accanto a “im Gebirge” comparivano con pari frequenza i complementi “an der Etsch” e “im Inntale”.
Anche nel tardo medioevo la regione atesina era spesso definita come circa Athasim, in partibus Athesis, terra Athesis, pei der Ets, land an der Etsch ecc.
Talvolta “Land an der Esch” doveva essere usato anche con riferimento ai territori a sud della catena alpina, distinti quindi dalla valle dell’Inn.
Il fatto che “Inntal” e “Etschtal” compaiano, a partite dal XIV secolo, anche come complemento di specificazione accanto alla denominazione “Grafschaft Tirol” dimostra quanto profondamente i due termini fossero radicati nelle coscienze. Lo storico tirolese Otto Stolz è finora l’unico ad aver approfondito quest’aspetto.
Dopo il 1335 la denominazione “Grafschaft Tirol” la si trova sempre più spesso accompagnata da complementi quali “Land an der Etsch, am Inn und im Gebirge” …
Nel 1359 nelle disposizioni a favore degli Asburgo, i quali riuscirono in questo modo ad assicurarsi il Tirolo, Margarethe usa l’espressione “il nostro principato, la terra e la contea del Tirolo e di Gorizia ed anche la terra all’Adige; nel 1363 vi aggiunge l’”Inntal” (“das Land und die Gegend an der Etsch und das Inntal”).
Intanto Mainardo III si rivolgeva nel 1362 a tutti gli abitanti in unserm land bey der Etsch, ze Tyrol und in dem Intal (nella nostra terra all’Adige, nel Tirolo e nella valle dell’Inn, mentre i duchi di Baviera parlano nel … 1368 di Grafschaft Tirol, das Land an der Etsch und im Inntal”
La stessa indeterminatezza terminologica si riscontra a proposito di un capitano (Hauptmann) della contea del Tirolo, in carica all’inizio del XIV secolo (sotto Margarethe Maultasch), il cui titolo ufficiale “Hautpmann der Herrschaft zu Tirol und an der Etsch”, era spesso abbreviato con ”Hauptmann an der Etsch”, Specialmente sotto il dominio dei Wittelsbach non era raro imbattersi in formulazioni quali “Hauptmann im Gebirge”o “Hauptmann im Gebirge und an der Etsch”, mentre con il duca Rodolfo IV comparvero persino espressioni quali “Hauptmann der Grafschaft Tirol, des Landes an det Etsch, in dem Gebirge und im Inntal!
[Per chi desiderasse leggere l’integrale testo di Hanns Heiss : “ Si ha l’abitudine di dire....”]
]
Lei, caro Signor Valentin(o) parla di
“Avveniristi al contrario”
Mi son permesso di riproporre lo studio di Heiss per evidenziare ancora un volta lo stretto rapporto fra gli avvenimenti costitutivi della Contea del Tirolo (1254) e l’attuale situazione del nostro Südtirol. Sono e resto dell’opinione che non sia possibile comprendere tutta la lotta che i nostri concittadini tedeschi conducono contro il timore della assimilazione, senza considerare la lontana gloriosa storia medioevale (archeologica dice qualcuno ?!?!) come una premessa, un “passato futuribile” inscindibile dal moderno.
Come mai, dobbiamo chiederci, il nostro popolo/Volk athesino, (tedeschi ed italiani legittimi abitanti di questa valle dell’Adige, devono ancora difendere contro i cittadini della Valle dell’Inn, il loro diritto di essere i soli ed unici Tirolesi (per la discendenza della relativa casata del Castello di Tirolo/Merano)
Sappiamo naturalmente che dal Medioevo fino ai tempi moderni il nord ed i sud del Tirolo costituivano un unico Bundes-Land austriaco, ma le fonti sopra citate dimostrano inequivocabilmente che in ogni caso la distinzione fra il meridionale, solatio, Land an der Etsch /athesis/ Terra lungo l’Adige ed il Land am Inn era chiaramente espressa, fino alla fine della dinastia Tirolese.
Continuo a chiedermi: perché l’attuale Südtiroler Leadership vuole ostinatamene rimuovere dalla memoria dei Südtiroler la denominazione di Land an der Etsch und im Gebirge, rinnegare l’esistenza di una definizione territoriale legata al fiume Adige, eliminare dalle coscienze e dai cuori sudtirolesi il preciso riferimento alla loro bella vallata ed alle loro splendide montagne, ripudiare una parte notevole della sua storia.
Anche a rischio che un’indagine storica in tal senso, sia considerata un “generare cotanta banalità”, una utopia archeologica”, vale a dire una “Impostazione archeologia della storia che fa letteralmente a pugni con la realtà attuale”, voglio tentare di formulare alcune ipotesi da vero “avvenirista al contrario” per trarre alcune considerazioni conclusive.
Scrive G. Albertoni:
“La storia del Tirolo è una storia particolare, fatta di brusche cesure e di lunghi periodo di apparente immobilità. Tra queste cesure l’ultima, e forse la più dolorosa, fu quella avvenuta dopo la guerra mondiale, quando in seguito al Trattato di pace di Saint-Germain il Tirol venne diviso tra l’Austria e l’Italia. Questa separazione fu vissuta da gran parte dei Tirolesi come un’ingiusta punizione, come un terribile errore al quale la diplomazia internazionale avrebbe dovuto porre fine,”
In effetti, la formulazione del tipo “Grafschaft Tirol, das Land an der Etsch und im Gebirge” (contea del Tirolo, terra lungo l’Adige e fra i monti”) contiene in se due concetti territoriali antitetici: ll primo la “fürstlich Grafschaft Tirol che abbraccia tutto l’insieme dei domini tirolesi riuniti in un Land sovrano unitario; l’altro la testimonianza, il riconoscimento ufficiale della presenza di due Länder distinti e separati nell’ambito della Contea Principesca del Tirolo, come risultano ininterrottamente attestati nella denominazione ufficiale del Tirolo in quell’epoca..
Con l’annessione del Tirolo unito all’Austria e il suo legame con la casa d’Asburgo per più di mezzo millennio questa specificazione Adige – Inn passa in subordine.
Ed è solo con la pace di S. Germani che la specificità dei due singoli Länder viene improvvisamente alla luce del giorno.
I cittadini “tirolesi hanno sofferto enormemente per la spaccatura dell’unità della loro patria austriaca per la quale nella loro storia hanno anche strenuamente combattuto (Andreas Hofer p. es)
In effetti, “nei documenti del 1335 riguardanti la spartizione dell Contea del Tirolo concordata fra l’Imperatore Ludovico ed i Duchi d’Austria la parte meridionale si definì Grafschaft Tirol o Land an der Etsch, la parte settentrionale “Land im Inntal”. Il piano di suddivisione fallì, soprattutto per l’opposizione di Tirolesi.”.
Ecco qui, quindi una prima manifestazione dei cesti sociali contro la suddivisione in due parti del Tirolo.
Per il trattato di Page di Saint Germain (1919) evidentemente solo la parte meridionale dell’ex-Tirolo austriaco è passato sotto l’Italia. E non è che il quel momento i nostri Sudtirolesi abbiamo deciso di ritenersi ormai più abitanti del Land an der Etsch…. Anzi
Termini alternativi.
L’uso del termine Südtirol limitato alla futura provincia di Bolzano, si attestò poco dopo la fine della guerra anche se a partire dal 1923 sia stato proibito da parte dell’Italia i nome Tirolo e tutti i suoi derivati” (H. Heiss)
Nel 1948, il termine Südtirol venne ancora una volta evitato dal primo statuto d’autonomia. Scegliendo di tradurre ufficialmente l’italiano “Alto Adige” con “Tiroler Etschland”…
Il termine “Etschländisches Tirol“ maggiormente gradito ai rappresentanti austriaci e sudtirolesi, venne invece rifiutato perché il governo italiano riteneva che fosse troppo evocativo dell’antica appartenenza di questi due territori: “Etschland” appariva assai più fondato dal punto di vista storico, visto che nelle sue varianti “Land an der Etsch”, “bei der Etsch” e altre combinazioni aveva designato fin dal medioevo l’area della valle dell’Adige, ossia il “Viertel” lungo l’Adige….
La suddivisione della regione venne vissuta inizialmente in modo traumatico da molti tirolesi. Questo il commento di Otto Stolz apparso sulla “Tiroler Heimat” nel 1923: “Senza valle dell’Adige, la valle dell’Inn non è più Tirolo: non ci hanno solo strappato una zona di confine, ma ci hanno ferito nel profondo, hanno distrutto la nostra unità. Il Tirolo vero e proprio non esiste più. “
“… anche il fatto che – a dispetto di una “identità pantirolese” da più parti invocata – la separazione politica ha portato nel frattempo alla formazione di una specifica identità sudtirolese. Così il nome “TIROL” designa oggi esclusivamente il Bundesland austriaco, non solo in ambito politico-amministrativo, ma anche in molti altri contesti. “ (cosi H. Heiss).
Ma, come si vede dall’insistenza con la quale i giovani “nostalgici” del Süd-Tiroler Freiheit” insistono ad issare i loro cartelli “SÜDTIROL IST NICHT ITALIEN” sul confine del Brennero, la nostalgia per la patria unita non s’è mai spenta. E al livello personale questo può anche essere valutato come un punto d’onore per loro.
Soppressione del termine “Alto Adige”
Ma quando, oltre a questa continua rivendicazione del passato (questi sì “avveniristi al passato”) si intende invertire lentamente le parti e, dopo aver acquisito il diritto di definirsi ancora Tirolesi del sud (Sud-Tirolesi), invece di pretendere dall’Austria che non usi più il termine di Bundesland TIROL ( per il semplice fatto che, come abbiamo visto, senza la valle dell’Adige il Tirolo non esiste più ) ”si pretende, come ha fatto la Südtiroler Volkspartei di sopprimere addirittura, anche per gli italiani, l’assolutamente legittimo riferimento al fiume Adige, eliminando dalla denominazione ufficiale della Provincia il termine “Alto-Adige” (sostituito con “Provincia di Bolzano”) iniziando una azione di eliminazione definitiva dall’editoria, dai documenti ufficiali, dalle intestazioni degli enti, dai testi scolastici ecc. (nella versione italiana, e nota bene mantenendo legittimamente per il tedesco il termine Südtirol nella sue varie configurazioni) , quando anche nei mass media e nell’uso privato si infiltra il “vezzo” di tradire il termine italiano a favore del “teutonico” Südtirol ( o SUB-Tirolo visto che ci ostina a voler essere una SUB regione del Bundesland austriaco) allora ho l’impressione che qualcosa da noi sia andato storto.
Ed è facile attestarlo, quando basta aprire il recente libro del nostro Presidente del Consiglio Provinciale Riccardo della Sbarba che, a p. 92, afferma testualmente: “…Perché questo elenco di tracce storiche non suscita in me grandi emozioni. Insomma: dove è il «me», non ci sono gli “italiani”, dove ci sono gli “italiani” non trovo il “ma”.
C’è da meravigliarsi allora se ATHESIS lanci la domanda-provocazione:
Perché la nostra ”intellighenzia” sudtirolese “ si vergogna dell’antica denominazione riferita al suo glorioso fiume?
Certo, la risposta sta esattamente in quanto sopra da veri “avveniristi al passato” abbiamo esposto.
Per i nostri confratelli tedeschi, lentamente per i “politici” specialmente che li manipolano intellettualmente, indossare la denominazione “Das Land an der Etsch…” significherebbe sacrificare sull’altare della civile convivenza tutta la nostalgia per il passato medioevale ed asburgico ( e del resto l’istituzione di un “ordine” sud-tirolese non segna già l’inizio di una differenziazione del “superTirolo”?).
Significherebbe dover dimenticare o minimizzare tutti i loro apprezzamenti verso il nuovo aspetto costituzionale di una fortunata Provincia Autonoma – che ha esaudito ormai la grandissima parte delle loro rivendicazioni ed ha portato il loro Südtirol a sfiorare l’indipendenza assoluta.
Vorrebbe dire rinunciare una volta per sempre all’odiosa campagna contro l’ALTO ADIGE Tolomeiano, dimenticando ostinatamente che gli “alto atesini”, o meglio gli “athesini” esistevano ben prima di Tolomei o del napoleonico Dipartimento dell’Alto Adige: basti pensare che la “Steirische Reimchroinick definisce sporadicamente gli abitanti della contea tirolese come die von Tyrol e Tyrolaere, tuttavia a tali appellativi preferisce il termine di Etschaere, atesini.
Rinunciare alla campagna di odio verso il periodo nel quale s’immedesimano (secondo loro) i tempi più triste della “colonizzazione fascista”, abbandonare l’insistente campagna condotta dai due giovanotti emuli di Eva Klotz, Sven Knoll e Christian Kollman, autori dei famosi cartelli sul Brennero, per la de-Alto-Adige-zzazione della nostra/loro Heimat, alla campagna contro i relitti fascisti e chi più ne ha, più ne metta.
Senza voler mettere in forse alcuna delle legittime conquiste della SVP in favore dei suoi adepti è ora che qualcuno da noi dica loro chiaramente: Volete “rimuovere Tolomei ed i, suo Alto Adige” Accomodatevi.
Ma tenete ben presente che già una volta avete “rimosso” il nostro glorioso fiume e che non avete ancora accettato il nuovo corso della storia che fa di voi – sì una provincia di nostalgici tirolesi” ma specialmente il nuovo
LAND AN DER ETSCH UND IM GEBERGE/ la TERRA ATHESIS” / la TERRA LUNGO L’ADIGE E FRA I MONTI, senza sì e senza ma. Concetti territoriali questi che aprono le braccia a tutti noi, sub-tirolesi ed altoatesini, specialmente anche ai mistilingue, in quanto tutti fratelli – dalle diverse opinioni politiche -. ATHESINI, nella medesima terra Athesis, terra madre dei Tirolesi, ma terra madre anche delle gloriose multietichne prosapie precedenti di cui i tanti castelli sui declivi delle nostre belle valli sono testimoni.
Ricapitoliamo:
Valentin(o) ha detto:
« Può un innocuo cartello (ricollocato al Brennero da un noto gruppo folkloristico locale) generare cotanta banalità?
Ebbene sì, in Alto Adige/Südtirol — o meglio: »Athesis, Land an der Etsch und im Gebirge / terra lungo l’Adige e fra i monti« — ciò è possibilissimo.
E pensare che alcuni miei illustri concittadini pendono dalle labbra di avveniristi al contrario come questi.
Con gente così, sperare in un “altro” Sudtirolo addirittura “postetnico” diventa difficile, se non impossibile.»
Per noi di ATHESIS la nostra terra, la nostra patria è “Das Land an der Etsch und im Gebirge /la terra lungo l’Adige e fra i monti/ la terra Athesis = terra madre anche per i Südtiroler.
Anche per la comune affinità delle loro caratteristiche umane, delle loro tradizioni, dei loro costumi, della tradizione cristiana-cattolica, dei loro eroi, non intendiamo misconoscere ai nostri fratelli Südtiroler l’attaccamento all’antico Tirolo e di sentirsi quindi di tutto cuore dei Sud-Tirolesi (con la riserva in quanto SUB di cui sopra)
Ma ATHESIS, per una pacifica convivenza, chiede a viva voce che vengano definitivamente abbandonate le continue provocazioni concernenti la denominazione di ALTO ADIGE perché il nome nel nostro fiume deve unirci ed non separarci. Non siamo forse tutti “Athesini” ?
La ringrazio, in ogni caso, caro Valentin(o) per avermi dato l’occasione di esporre una volta di più il pensiero di ATHESIS.
Carlo/Karl Berger –Laboratorio Athesis – ca,berger@libero.it
Posted by AVVENERISTI D’ATHESIS e PASSATISTI alla clorofilla « Superciuk2008’s Weblog on 21. Giugno 2008 at 8:42
[...] AVVENERISTI D’ATHESIS e PASSATISTI alla clorofilla La polemica è nata qualche giorno fa, dopo un intervento di un giovane politico attualmente dei Verdi sul suo Blog (http://blaun.wordpress.com/2008/06/17/intelligentia-athesina/). [...]
Posted by Valentin[o] on 21. Giugno 2008 at 10:56
Carissimo Carlo Berger,
al momento non voglio addentrarmi troppo nei contenuti del suo interessante commento, in assoluto il più lungo (e pretestuoso) che abbia mai letto su un blog sudtirolese. Mi riservo di risponderle punto per punto (si annuncia un’impresa) nei prossimi giorni. Un po’ di pazienza.
Noto comunque come lei non sia riuscito a confutare la tesi secondo cui la sua proposta sia da storici “avveniristi al contrario”. Anzi, l’ha ammesso con orgoglio: prospettive future non ci sono, il tutto si deve basare su una ricerca nel passato pre-tirolese dell’Alto Adige/Südtirol. Buon per lei, le auguro di cuore buona fortuna. Sono certo troverà una miriade di adepti.
Non mancano poi errori sostanziali nel suo ragionamento.
Uno in particolare è significativo:
Il nome ufficiale della nostra provincia (dovrebbe saperlo) è “Autonome Provinz Bozen-Südtirol / Provincia Autonoma di Bolzano-ALTO ADIGE / Provinzia Autonoma de Bulsan-Sudtirol”. Il fenomeno da lei descritto non è dunque riscontrabile nei documenti ufficiali e nelle pubblicazioni dell’amministrazione provinciale (se non in minima parte), dove bilinguismo e indicazione “Alto Adige/Südtirol” sono di norma rispettati. E’ questo che conta. Solo una fervida immaginazione può considerare la denominazione “Alto Adige” in serio pericolo. Esiste persino un giornale (senza far nomi: Alto Adige!) che ripudia quasi sistematicamente il termine “sudtirolesi”, preferendo l’uso di “altoatesini di lingua tedesca”. Allora? Come la mettiamo? Dovessimo invece guardare le pubblicazioni Athesia… beh, è una visione altrettanto parziale del mondo sudtirolese. Punto.
Posted by Étranger on 21. Giugno 2008 at 14:32
Valentino, se vuoi ci dividiamo il lavoro per il commento/recensione del post Mammuth (Titanic) di Berger. Peccato Loiny sia in vacanza, ché qui veramente c’è materiale per tutti i gusti.
Posted by Berger Carlo/Karl on 21. Giugno 2008 at 17:20
Sapete cosa facciamo? Venite molto cortesemente a trovarmi e mi associo con Voi a decifrare, non tanto il mio scritto, quante le citazioni degli storigrafi. Ho una vasta documentazione a disposizione e Vi dò visione anche della mia ricerca-documentazione in 10 volumi sul “Land an der Etsch und im Gebirge”. Poi alla Tessmann trovate tutti gli autori austriaci dei quali ho tradotto degli (inediti in italiano) pezzi significativi. Grazie in anticipo. Karl/Carlo Berger
Posted by Valentin[o] on 21. Giugno 2008 at 17:47
Karl/Carlo, gli autori austriaci possiamo leggerli in lingua originale. Grazie.
Posted by Berger Carlo/Karl on 21. Giugno 2008 at 21:54
Serve moltissimo: importante è poi capire, ragionarci sopra. Non è possibile trovare in essi la “storia futura”, ma quella passata è maestra e ci apre la conoscenza delle nostre radici. Basta non rifiutarla a priori e sparare delle opinioni contrarie così “a naso” tanto per non voler conoscere il lento divenire dei popoli.
L’invito che Le ho fatto vuol essere amichevole e costruttivo. Ci pensi.
Carlo/Karl
Posted by Alberto Berger on 21. Giugno 2008 at 23:06
Ammettetelo, è perlomeno particolare che un brillante e baldanzoso giovane di 18 anni si confronti con un brillante e baldanzoso signore del lontano gennaio del 1926.
Un pò si sana e rispettosa attenzione a quanto scritto da Karl/Carlo Berger, non guasterebbe, anche per la sua disponibilità a farsi “pettinare” per le sue idee ed ancor più i suoi studi.
Attenzione a non peccare di presunzione, perchè mio padre tutto può essere, tranne che preseuntuoso: è uno studioso, per nulla traviato da un’appartenenza a movimenti politici. E’ un puro che parla con il supporto della ricerca storica e con la passione dell’animo athesino.
Non che io disprezzi la politica, anzi, io ritengo che possa esserci una giusta interrelazione tra i due mondi.
Quindi auguri, ma Vi invito, anche per la stima che ho in Voi, ad un approccio con animo aperto di colui, come è per tutti, per me per primo, che deve e può imparare.
Cordialmente
Alberto
Posted by superciuk2008 on 21. Giugno 2008 at 23:08
Maremma, che velocità di apprendimento del tedesco, Valentino!!. Bbd, cgil,cisl, uil, la caritas, i verdi, il pcipsipsdidc ti siano propizi, bel giovane!!..Che sparate sul tuo Alto Adige, giornale di cui forse ti sfugge la proprietà… Ciao Valentino, spacca tutto alla maturità.. di cuore…
Posted by superciuk2008 on 21. Giugno 2008 at 23:14
Per il carissimo Carlo-Karl un augurio di cuore di continuare con passione ad interessarsi alla storia locale, che non gli ha portato alcuna cadrega o vantaggio. E questo, scusate, non è da poco.
Posted by Étranger on 22. Giugno 2008 at 3:09
Carlo-Karl-Charles…
Posted by superciuk2008 on 22. Giugno 2008 at 9:27
Carolus e gabriello, come l’angelo… Alle 3 di notte, Gabriele, non mi far preoccupare che sai che vi voglio bene a casa.. Senti ho invitato Lorenz in Germania, vieni anche te con famiglia e Valentino che vi rilassate un po’..
Posted by Berger Carlo/Karl on 22. Giugno 2008 at 12:58
Grazie carissimo Prof. D’Ambrosio per le espressioni di stima. Per il resto non so cosa mi merito… non però l’altero disprezzo di chi ama poco la sua, la nostra Heimat/Patria. (Al quale, ora che so che ha 18 anni, auguro altrettanta passione della mia per la storia medioevale del SUB-Tirolo.
Grazie anche a te, Alberto. ora che sei per pochi giorni in mancanza cerca di dimenticare le stravaganti invenzioni storiche di tuo padre.
Auguroni a tutti e 4. PP
Posted by Ciriaco on 22. Giugno 2008 at 17:36
Dopo Valentin/Valentino Liberto e Carlo/Karl anche Alberto/Albert Berger?
Ma qui mancano solo Richard/Riccardo Dello Sbarba e Luigi/Luis Durnwalder e avremo tutta l’intellighenzia dell’Alto Adige / Hochetsch rispettivamente Südtirol / Sudtirolo ovvero Provincia di Bolzano / Provinz Bozen uniti in un Blog/Blog su Internet/Internet…
Posted by Matteo Gesualdo Corvaja on 22. Giugno 2008 at 19:24
@Ciriaco
E con Sven Knoll come la mettiamo?
Una versione italica di Sven non esiste, come lo traduciamo? Sven Knoll/Collina?
Posted by Valentin[o] on 4. Luglio 2008 at 1:15
L’ostinato Karl/Carlo Berger di “Athesis” ha postato stamane — nella pagina “Brennerbasisdemokratie-Netzwerk“! le ricordo, caro Berger, che una pagina (al contrario di un post) non è concepita per ospitare contributi di quel genere — più commenti nei quali si riporta lo stesso identico testo. Vabeh… per correttezza, lo copio-incollo qui di seguito una sola volta. Ah Karl/Carlo, ancora una cosa: non potrebbe mandarci il link a “Polis”, anziché postare per intero le traduzioni? Così aumenterebbe il numero dei già numerosissimi visitatori della sua piattaforma, non crede?
Rassegna stampa
dal FF, 26 giugno 2008
“Mi vergogno per te „Alto Adige“ –
„Alto Adige“ ich schäme mich für dich”
Sven Knoll, Eva Klotz, Cristian Kollmann:
«Soluzione di larghe vedute» «Großzügige Lösung»
Ortsnamen: Die Südtiroler Freiheit möchte Tolomeis Erfindungen abschaffen.
(doc) Schlanders, Sterzing, Vintl – was nach Sudtiroler Orten klingt, gibt es offiziell überhaupt nicht. Diese und die meisten anderen historisch gewachsenen Ortsnamen sind nur stillschweigend geduldet. Offiziell gibt es in Südtirol nur Tolomeis Erfindungen also Silandro, Vipiteno und Vandoies. “Damit muß endlich Schluß sein”, sagt Eva Klotz. Sie und ihre Südtiroler Freiheit legen ietzt einen Gesetzentwurf vor, der die Abschaffung der faschistischen Dekrete aus del Jahren 1923, 1940 und 1942 vorsieht. Amtlich anerkannt sollen jene ladinischen, deutschen und italienischen Ortsnamen werden, die historisch gewachsen sind.
Cristian Kollmann, Toponomastikexperte und Kandidat der Südtiroler Freiheit, spricht von einer “großzügigen Lösung”. Immerhin erkenne man 200 italienische Bezeichnungen an, das sei mehr als es vor “Tolomeis Fälscherwerk” offiziell gegeben habe. Solange das nicht beseitigt wird, sagt Kollmann: ,,Alto Adige – ich schäme mich für dich.” Er wünsche sich aber, dass am Ende auch die Italiener sagen können: “Sudtirolo – sono fiero di te.” •
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Toponimi: La Südtiroler Freiheit vorrebbe abolire le invenzioni di Tolomei.
Ortsnamen: Die Südtiroler Freiheit möchte Tolomeis Erfindungen abschaffen.
(doc) Schlanders, Sterzing, Vintl – che suonano da località sudtirolesi ufficialmente non esistono affatto. Questi, e la maggioranza dei toponimi storicamente cresciuti è tollerata solo tacitamente. Ufficialmente in Südtirol esistono solo delle invenzioni di Tolomei come Silandro, Vipiteno e Vandoies.
“Ma occorrerà porre fine a tutto questo” afferma Eva Klotz. Lei e la sua SÜDTIROLER FREIHEIT presenteranno ora un progetto di legge che prevede l’abolizione dei decreti fascisti degli anni 1923, 1940 e 1942. Riconosciuti ufficialmente siano solo i toponimi ladini e tedeschi che si sono sviluppati storicamente
Cristian Kollmann, esperto di toponomastica e candidato della Südtiroler Freiheit, parla di una „soluzione generosa“. In ogni caso si riconoscerebbero 200 denominazioni italiane, vale a dire più di quante esistessero prima dell’”opera di falsario” di Tolomei.
Fino a quando questo non sarà eliminato, dice Kollmann:
,,Alto Adige – ich schäme mich für dich.” = „Alto Adige, io mi vergogno per te“
In ogni caso egli desidererebbe che alla fine anche gli Italiani possano dire:
“Sudtirolo – sono fiero di te.” •
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Conosciamo Cristian Kollman da Laurein, già da tempo.
Gli ho anche telefonato a Monaco per confutare la sua tesi dell’invenzione del termine Alto Adige da parte di Tolomei (egli sa infatti, del “Dipartimento dell’Alto Adige” napoleonico, ma confuta la sua validità trattandosi di una denominazione che copriva, a favore del “Regno Italico”, solo la parte del Sudtirolo a sud della linea casanova-Meltina-Val d’Isarco).
Conosciamo il Dott. Kollman (Jugendkoordinator nella UNION FÜR SÜDTIROL) dalla pagine del “Dolomiten”.: il 23 marzo 2006 appare un suo articolo dal titolo: “100 anni “Alto Adige = cento anni di eresie – è ancora possibile fermare la “Alto-Adige-zzazione”; dalla sua “Leserbrief” del 10.05.2006, dal titolo “Wollen wir das wirklich= Lo vogliamo proprio?”; dalla sua creazione-partecipazione alla famosa “Podiumdiskussion” indetta alla Uni Innsbruck per il 3 maggio 2006 sul tema “Faschistische Relikte in Südtirol – Was tun damit”
Nel blog “segnavia-wordpress.com” in risposta all’articolo “Confini (demarcati, percepiti, superati) ho esposto il mio pensiero come segue:
« C’è da meravigliarsi allora se ATHESIS lanci la domanda provocatoria:
Perché la nostra ”intellighenzia” sudtirolese “ si vergogna dell’antica denominazione riferita al suo glorioso fiume?
Certo, la risposta sta esattamente in quanto sopra, da veri “avveniristi al passato” abbiamo esposto.
Per i nostri confratelli tedeschi, lentamente per i “politici” specialmente che li manipolano intellettualmente, indossare la denominazione “Das Land an der Etsch…” significherebbe sacrificare sull’altare della civile convivenza tutta la nostalgia per il passato medioevale ed asburgico ( e del resto l’istituzione di un “ordine” sud-tirolese non segna già l’inizio di una differenziazione del “superTirolo”?).
Significherebbe dover dimenticare o minimizzare tutti i loro apprezzamenti verso il nuovo aspetto costituzionale di una fortunata Provincia Autonoma – che ha esaudito ormai la grandissima parte delle loro rivendicazioni ed ha portato il loro Südtirol a sfiorare l’indipendenza assoluta.
Vorrebbe dire rinunciare una volta per sempre all’odiosa campagna contro l’ALTO ADIGE Tolomeiano, dimenticando ostinatamente che gli “alto atesini”, o meglio gli “athesini” esistevano ben prima di Tolomei o del napoleonico Dipartimento dell’Alto Adige: basti pensare che la “Steirische Reimchroinick definisce sporadicamente gli abitanti della contea tirolese come die von Tyrol e Tyrolaere, tuttavia a tali appellativi preferisce il termine di Etschaere, atesini.
Rinunciare alla campagna di odio verso il periodo nel quale s’immedesimano (secondo loro) i tempi più triste della “colonizzazione fascista”, abbandonare l’insistente campagna condotta dai due giovanotti emuli di Eva Klotz, Sven Knoll e Christian Kollman, autori dei famosi cartelli sul Brennero, per la de-Alto-Adige-zzazione della nostra/loro Heimat, alla campagna contro i relitti fascisti e chi più ne ha, più ne metta.
Senza voler mettere in forse alcuna delle legittime conquiste della SVP in favore dei suoi adepti è ora che qualcuno da noi dica loro chiaramente: Volete “rimuovere Tolomei ed i, suo Alto Adige” Accomodatevi.
Ma tenete ben presente che già una volta avete “rimosso” il nostro glorioso fiume e che non avete ancora accettato il nuovo corso della storia che fa di voi – sì una provincia di nostalgici tirolesi” ma specialmente il nuovo “Land an der Etsch und im Gebirge/ la terra athesis” / la terra lungo l’Adige e fra i monti”, senza sì e senza ma.
Concetti territoriali questi che aprono le braccia a tutti noi, sub-tirolesi ed altoatesini, specialmente mente anche ai mistilingue, in quanto tutti fratelli – dalle diverse opinioni politiche -. ATHESINI, nella medesima terra Athesis, terra madre dei Tirolesi, ma terra madre anche delle gloriose multietiche prosapie precedenti di cui i tanti castelli sui declivi delle nostre belle valli sono testimoni.»
Ma insomma, dopo 90 anni dal fatidico strappo dall’”unico Tirolo”, dopo quasi 70 anni dalla caduta del Fascismo, dopo 60 anni dall’Accordo De Gasperi-Gruber, primo statuto d’autonomia e “decreto per gli optanti, dopo 40 dall’inizio dei “pacchetti”, dopo tutte le attestazioni dei nostri, vostri governanti Südtirolesi d’aver ottenuto la nostra patria ma migliore autonomia del mondo, dopo la conquista di un’immedesimazione nello stato italiano da parte del Governo autonomo sudtirolese tale da sentirsi in grado di condizionare inesorabilmente un giorni si ed un giorno pure il Governo di Roma; con tutto il benessere e tenore di vita acquisita da questa benedetta nostra patria (anche da quelli di Laurein, s’intende) non Le pare Caro amico Cristian dott. Kollmann che sia giunta l’ora di voler veramente bene alla sua Heimat Sudtirolese, accettando il principio che i bei tempi di CeccoBeppe sono passati, che – anche se il cuore, come in ogni famiglia mistilingue, può continuare a battere per la famiglia d’origine – che anche noi, nuove generazioni “sudtirolesi, italiane, mistilingue, abbiamo una nostra dignità; che non vogliamo più ritenerci sudditi di un SUB-Tirolo, cittadini di una sub-provincia che dovrebbe chiamarsi semplicemente “Land am Inn”, o simile, perché la storia, la gloria dei Conti di Tirolo-Gorizia abita il castello di Dorf Tirol, da dove la “Domina Athesis”, Margareta Maultasch ha governato con il Haptmann an der Etsch … etc.etc.
E questo vale naturalmente anche per Durnwalder, se è vero che abbia affermato (lo dice Lorenz Puff):
„Durnwalder hat gerade gesagt: Wir sind Österreicher, wir werden auf der Selbstbestimmung nicht verzichten, wenn wir abstimmen, werden wir eine Mehrheit für dem Zurück zu Österreich haben.“
Er sagte auch: Wir sind doch nicht zu Italien gegangen, sonder wurden vom Vaterland abgetrennt. Ja, ja…. eines ist sicher, bei Italien bleiben wir nicht mehr lange….»
Lasci stare Cristian Kollmann la sua boria verso il fascismo, verso, Tolomei, verso i relitti fascisti. Guardi che anche Lei vive una vita sola (che Le auguro lunga almeno come la mia – 82) e si chieda con noi:
Perché vergognarsi del termine Alto Adige (non quello del Nachgeschmack Tolo meiano) ma quello che ricorda le nostre radici storiche nel Land an der Etsch?
Per la Würde dei Südtiroler, di noi „athesini“ italiani e mistilingue, togliete quell’anacronistico cartello “Südtirol ist nicht Italien” al Brennero e sostituitelo con quello da mè suggerito, che è molto più patriottico, “heimatbewusst”; meno “SUB-Titolese”, più onesto di frnte a tutto quanto richiesto e ricevuto da Roma, che mai e poi mai godremme in Austria, nel Bundesland Tirol.
SUDTIROL IST NICHT ÖSTERREICH
SUDTIROL IST DAS SCHÖNE LAND AN DER ETSCH UND IM GEBIRGE; BZW: “TERRA ATHESIS”
WILKOMMEN IN DER DEMOKRATISCHEN REPUBLICK ITALIEN; IN DER SONNENSEITE DER ALPEN;
F.TO “ORGOGLIO ATHESINO”
Laboratorio Athesis
ca.berger@libero.it
a cura e traduzione del
Laboratorio Athesis
Carlo Karl Berger
ca.berger@libero.it
Posted by Berger Carlo/Karl on 5. Luglio 2008 at 12:11
@ Valentino.
“Ah Karl/Carlo, ancora una cosa: non potrebbe mandarci il link a “Polis”, anziché postare per intero le traduzioni? Così aumenterebbe il numero dei già numerosissimi visitatori della sua piattaforma, non crede?”
Hai perfettamente ragione, e Ti chiedo scusa. Non sono ancora del tutto addentro nei meccanismi di questo blog.
In attesa di capire neglio come inviarti il testo per link, Ti farò una semplice segnalazione e Ti diro:
“avverto che in POLIS ho pubblicato jeri la traduzione italiana dell’editoriale di Tribus “Schulschürtze” Se lo ritieni apportuno apri http://www.polis.bz.it.
In seguito farò meglio. Scusa ancora e grazie per l’attenzione. Carletto/Kàrele
Posted by Identité I. Risposta a Karl/Carlo Berger. « [Blaun] – Gesamtsüdtiroler Blog. on 28. Agosto 2008 at 16:39
[...] fa, l’illustre storico bolzanino Karl/Carlo Berger postò su [Blaun] un lunghissimo intervento (vedi) nel quale contestava la definizione di “avveniristi al contrario” affibbiata al progetto [...]