
»[…] Il 25 giugno del 1994 uscì su “Cuore”, il settimanale satirico de “l’ Unità”, un suo breve pezzo dalle intenzioni serissime. Sotto il titolo «Voglio quel posto a Botteghe Oscure», l’articolo proponeva la sua autocandidatura alla segreteria del Pds, l’organizzazione che aveva raccolto sotto un nome diverso l’eredità del Partito comunista italiano, traumatizzato dal crollo dell’Unione Sovietica e dalla profonda crisi del comunismo internazionale: “Ci vuole una formazione meno partitica, meno ideologica, meno verticistica e meno targata «di sinistra». Ciò non significa che bisogna correre dietro ai valori ed alle finzioni della maggioranza berlusconiana, anzi”. In tale prospettiva, “un gesto rivoluzionario del Pds, quale quello di affidarsi ad una guida «esterna» (non ostile) per cultura e militanza, con la disponibilità ad utilizzarne appieno le potenzialità di rottura […] potrebbe mettere in moto una reazione a catena e restituire a molti tra coloro che oggi si sentono sconfitti e delusi un senso di riscoperta e di nuova motivazione a rimettersi in cammino” – vedi. Naturalmente, l’idea di affidare la guida del cambiamento a un “papa straniero”, capace proprio perché di un’altra “nazione” di agire con “candore, determinazione e libertà inedite”, non andò molto più in là di qualche articolo di quotidiano il giorno dopo. Eppure, quell’uscita a prima vista assurda […] aveva prospettato i caratteri essenziali di una possibile via di uscita […] perché a volte in politica le soluzioni non vengono da quelli che sono dentro e gestiscono il piccolo cabotaggio quotidiano, ma da chi, stando fuori, riesce a immaginare un più lungo tratto di strada. O almeno così pareva pensare Langer.«
Fabio Levi, “In viaggio con Alex”, Feltrinelli Editore, aprile 2007, pagg. 188-189
»Die berühmte literarische Gestalt Don Quijote erblickte in den Windmühlen riesenhafte Gegner, die er zum Zweikampf zu stellen trachtete. Daher bezeichnet die Redensart „gegen Windmühlen kämpfen“ heute einen aussichtlosen Feldzug gegen einen unveränderbaren Zustand. Miguel de Cervantes, der Schöpfer der Figur, schrieb dazu: „Windmühlen muss jeder erkennen, der nicht selber Windmühlen im Kopfe hat.“«
Wikipedia – L’enciclopedia libera, maggio 2008 (vedi)
»[…] Considero strategicamente migliore una scelta che t’impegni all’interno di un partito che non coincide esattamente con quello che tu sceglieresti cercando una maggiore adesione possibile ai tuoi desideri. Più importante è la “funzione ponte”, che si esercita non stando ognuno sul proprio (presunto) lato, ma “invadendo” il campo opposto e da lì cercando analoghe corrispondenze. I legami si stabiliscono così. Io non vedo alcuna controindicazione alla tua candidatura.«
Gabriele Di Luca su “[Blaun]”, 12 maggio 2008 (vedi)
»[…] Sehr früh habe ich begonnen mich für meine Umwelt zu interessieren und was in ihr vorgeht. Ich versuchte zu begreifen, warum Sachen so sind wie sie sind. Ich bin von Natur aus ein sehr neugieriger Mensch und wollte mich mit der Antwort „Es ist einfach so“ nicht zufrieden geben. […] Sich aktiv am politischen Leben einzubringen ist oft eine intensive und Nerven zermürbende Arbeit. Hier ein Rückschlag, dort wird eine andere Sache nicht genehmigt, deine Vorschläge werden abgelehnt. Warum tue ich mir das an? Es sind die kleinen Momente, Augenblicke des Erfolges, die mich vorantreiben und die mir sagen, dass ich nicht aufgeben soll, dass ich mich weiterhin für meine Meinung und die der Anderen einsetzen soll. Und dann kann ich stolz sagen: Die Dinge sind eben nicht so wie sie sind!«
Nadia Degasperi su “[Blaun]”, 16 maggio 2008 (vedi)

Se escludiamo l’enorme generatore eolico collocato sulla Malser Heide da una nota azienda vipitenese leader nel settore (per chi proviene da Passo Resia, vero e proprio Visitenkarte dell’opulente Provincia autonoma), il Sudtirolo è privo di mulini a vento. Tale ‘mancanza’ risulta compensata dalle numerose testimonianze, presenti sul nostro territorio, dello sfruttamento per fini agricoli di corsi d’acqua alpini attraverso appositi Wassermühle. Un’antica “arte” contadina tramandata di generazione in generazione, tassello fondamentale dell’immensa cultura rurale sudtirolese, ben rappresentata nel museo etnografico di Dietenheim-Brunico. A pochi chilometri dal capoluogo pusterese, più precisamente a Terenten/Terento, coricato proprio all’ombra di un vecchio mulino ad acqua diroccato (foto in alto), riflettevo su una proposta che in un primo tempo mi aveva lasciato letteralmente spiazzato.
Liebe Freundinnen, cari amici. In queste ore sono difronte a una scelta importante. Mi rivolgo a voi perché ripongo nei vostri confronti grande fiducia. Cercherò d’essere breve. Ci sarebbe per me la possibilità di un posto in lista nei Verdi-Grüne-Verc a fianco di una cara collega e amica della Consulta (Landesbeirat der SchülerInnen für die deutsche Schule), Nadia Degasperi. Siamo dunque nel campo delle ipotesi. In un primo tempo ho dato parere favorevole — nonostante la cocente delusione per la rinuncia di Étranger — onde consentire perlomeno di “tastare il terreno” ergo di sondare la propensione nei Verdi a candidare due diciottenni. La proposta è stata vagliata dal Grüner Rat, che s’è già espresso a favore, e potrebbe essere ratificata sabato dall’assemblea provinciale del partito (Landesversammlung). Al momento sono in forse. Ammesso e non concesso il mio via libera definitivo, il “tandem” con Nadia Degasperi è condizione irrinunciabile affinché accetti l’inserimento nella lista “di sostegno”. Detto questo: la scelta ora è tra proseguire il mio impegno in favore della postetnicità solo nell’ambito semivirtuale di BBD oppure gettarsi a capofitto in quello dei Verdi sudtirolesi, scendendo nel circo/arena della politica attraverso una lista schierata. Come sapete, riavvicinare l’opinione pubblica sudtirolese alla questione interetnica è uno sforzo cui non mi sono mai sottratto. Si tratta di una battaglia contro i mulini a vento, che ho mantenuto sinora (semi)esterna ed equidistante rispetto alle forze politiche impegnate nella stessa sfiancante lotta: Verdi-Grüne-Verc, BürgerListeCiviche e PD. Ma se vogliamo che i “nostri” Verdi (fortemente indeboliti dalla recente debacle elettorale) continuino ad »abbattere steccati«, dobbiamo cambiare almeno un po’ la geografia interna al partito, cercando di abbattere un altro steccato: quello che li divide dagli italiani (e in parte dai ladini) ormai da troppi anni.
Perché candidare in un “altro” partito? Sia chiaro: non aspiro certo, appena diciottenne, a svolgere in questo senso un ruolo determinante e di primo piano nei Verdi-Grüne-Verc, analogo magari alla candidatura dell’europarlamentare vipitenese a »papa straniero« per guidare l’allora “Partito Democratico della Sinistra” in una difficile fase di transizione — intuizione a dir poco illuminante. Ma alcuni punti in comune tra le due vicende vi sono e ci terrei a sottolinearli. Negli ambienti “democratici” altoatesini molti si domanderanno stupiti cosa mi spinga a scegliere il movimento verde alla prima esperienza politica di un certo peso, quali sono le provinciali d’autunno. Ebbene: come cultura politica sono e resto un Grün(Links)demokrat. Credo infatti nella validità del progetto politico attraverso il quale si è dato vita anche in Sudtirolo al “Partito Democratico”, cui mi sono avvicinato grazie soprattutto a Silvano Bassetti. Ho dato un mio modesto contributo e lo darò volentieri ancora, se necessario. Ciò non significa però che debba rinunciare alla mia “libertà intellettuale”. Nell’ottica del PD/DP, la mia candidatura dovrebbe essere interpretata come l’inserimento di un »cuneo« democratico e interetnico nei Verdi, che funga coraggiosamente da »ponte«. Non intendo cancellare da un giorno all’altro ogni collaborazione già avviata con il Partito Democratico dell’Alto Adige, anzi; semmai desidero ampliare la sfera d’influenza della socialdemocrazia locale ad ambienti altrimenti difficilmente raggiungibili, onde costruire con i debolissimi mezzi a mia disposizione — pur dal terreno “nemico” ovvero come spina nel fianco del presunto “nemico” — una fitta rete di rapporti interpersonali che ponga le basi per un futuro avvicinamento tra democratici e verdi, affinché alcuni temi a noi cari (BBD) tornino preponderanti al centro del dibattito pubblico sudtirolese. Visto dai Verdi, invece, un mio impegno volto a consentire un confronto interno serrato, franco e costruttivo è indubbiamente un arricchimento da non sottovalutare.
Un’operazione teorica, con la quale si cercano convergenze tra due strutture politiche che a mio avviso bisogna smettere di dipingere come realtà contrapposte. Integrando modelli diversi di gestione dell’azione politica, di “fare politica” (l’uno alternativo, idealista e di opposizione, l’altro pragmatico, realista e con responsabilità di governo), possiamo trovare una posizione intermedia la quale dia risposte immediate e concrete alla gente senza dimenticare al contempo l’impegno »intellettuale« per un Sudtirolo indiviso e compiutamente plurilingue. Bisogna però combattere l’atteggiamento un po’ elitario che contraddistingue l’alternatività in genere e la logica del “no” — allontanatasi di fatto dai problemi delle classi meno abbienti — da una parte, l’eccessiva sudditanza verso il potere dall’altra. L’allargamento dei rispettivi terreni di gioco e spettri d’azione, è un’indubbia semplificazione per i cittadini (in particolar modo per i giovani), spesso costretti a scegliere tra entità politiche simili. Grüne-Verdi-Verc (cui si affiancano le neonate Liste Civiche, delle quali parlerò più avanti) e Demokraten hanno un elettorato potenzialmente analogo. Certo, i primi sono più vicini e capaci di rivolgersi al mondo rurale (dal quale provengo per metà anch’io), di conseguenza forti in alcune aree periferiche — in primis Bressanone e l’Eisacktal grazie all’annosa questione del Brennerbasistunnel — e sbilanciati sui “tedeschi”, mentre i secondi sono radicati perlopiù nei centri maggiori della provincia e in Bassa Atesina, dove si concentra la comunità italiana, quindi tendenzialmente merano-bolzanocentrici; ma entrambi espressione della cultura laica cittadina nella quale sono immerso e fortemente orientati a dare una prospettiva all’altro Sudtirolo interetnico, progressista, antifascista, »di sinistra«.
»Vasi comunicanti«, ovvero il sogno di un’alleanza territoriale autonomista, gesamtsüdtirolese, postetnica, attenta ai diritti civili e alla legalità, eco-sociale e basis.democratica per l’Alto Adige-Südtirol del domani. Non una fusione a freddo bensì una federazione in grado di incidere nella politica altoatesina, con l’obiettivo (da perseguire a piccoli ragionati passi) di sconfiggere le destre ed indebolire questa SVP. Un fronte comune nel quale i vari soggetti politici interessati mantengano integra la propria indipendenza. Affinché il Sudtirolo possa essere il banco di prova per una coalizione Gründemocratica al cui centro vi sia il territorio (e non le diverse popolazioni che lo abitano), è necessario convincere gli “italiani” a sostenere le forze di matrice interetnica, votando all’occorrenza “tedesco” nei Grüne o nelle BürgerListeCiviche, mentre i “tedeschi” vanno persuasi a votare gli “italiani” presenti nel PD anziché gli Arbeitnehmer. Gli “italiani” dovrebbero avere il coraggio di candidarsi nei primi — a prevalenza “tedeschi” —, i “tedeschi” nei secondi — prevalentemente “italiani”. Solo così potremo scombinare gli equilibri etnici regolati dalla proporzionale e mettere in crisi il sistema elettorale a comparti stagni cui è costretta la politica locale. Bisogna inoltre rafforzare i Verdi (indeboliti rispetto al passato) perché unica roccaforte capace di contrastare in periferia l’avanzata delle destre nazionaliste e populiste tedesche premiate dal voto di protesta anti-SVP; un pericolo (lo abbiamo visto qui come altrove) da non sottovalutare. Infine, nell’ottica di BBD, solo una coalizione politica altamente rappresentativa degli interessi di tutti i sudtirolesi autonomisti e riformisti (ma anche ambientalisti, socialisti, liberali, cattolici) può dare corso a un processo di “nation building” cioè di decostruzione delle attuali identità su base etnica, innescando un effetto a catena (analogo a quanto provocato dal PD in Italia) di normalizzazione in chiave postetnica e plurilingue del quadro politico e istituzionale locale, che né Verdi né Democratici da soli possono soddisfare a pieno.
Al contrario di Luca Marcon, non penso che i sudtirolesi abbiano bisogno di un “loro” Marco Travaglio. Il tema della legalità va oltre il paradigma etnico, è dunque trasversale ai gruppi linguistici. La cultura della legalità dovrebbe diffondersi indifferentemente in tutti gli strati della società sudtirolese come naturale espressione della correttezza comportamentale insita negli abitanti di questa terra; perciò la popolazione deve essere dotata di quegli strumenti di controllo politico-elettorali (primarie) e amministrativi (Basisdemokratie, democrazia diretta) atti a controllare l’operato delle istituzioni. Il progetto delle “BürgerListeCiviche” va proprio in questa direzione. Purtroppo giungono voci di una possibile Abspaltung della Wahlbündnis con i Verdi-Grüne-Vërc, ovvero di un Alleingang delle BürgerListeCiviche alle elezioni provinciali. Avendo un po’ il polso della situazione (e calandosi nei panni degli elettori), il mancato accordo rischierebbe di essere frainteso dalla gente ed entrambe le liste subirebbero una debacle. Mentre in Italia la tendenza è a concentrare la forze, le suddivisione delle opposizioni in piccoli gruppi comporterebbe qui in Sudtirolo la presenza di due liste ambientaliste, interetniche e “di base”. Ciò sarebbe deleterio perché lede pesantemente la loro credibilità (vedi i numerosi simpatizzanti dei Verdi presenti nelle Liste Civiche), disorienta gli elettori e disperde voti: chi dei due, nessuno dei due? Verdi e BLC si rafforzano a vicenda, a prescindere dal simbolo o dalla posizione dei candidati in lista. Manca la volontà di dare una chiara prospettiva futura all’Alto Adige-Südtirol privo di barriere linguistiche anche in politica. Sopratutto noi giovani dobbiamo premere affinché ciò non avvenga. Un’eventuale contrapposizione tra verdi e civici non riuscirei proprio a digerirla.
Alexander Langer non è un marchio di origine controllata da affibbiare a un prodotto per renderlo più appetibile. La sua eredità va custodita gelosamente, certo, ma è ad ogni modo un patrimonio da condividere con gli altri. Le parole di Langer devono permeare la società sudtirolese, dalla Schützenkompanie di Sand in Taufers agli abitanti di un condominio nel quartiere Firmian a Bolzano; dobbiamo tirare fuori i suoi scritti, diffonderli, leggerli, analizzarli, sezionarli, all’occorrenza criticarli, secondo diverse modalità di interpretazione, anziché erigere altari in sua devozione, farne lettura erudita per pochi eletti o (peggio) ignorarne del tutto l’esistenza. Mi piacerebbe poter sentire un giorno numerose dichiarazioni rilasciate alla stampa da esponenti politici i quali si facciano interpreti del messaggio langeriano senza dover citare in continuazione il nome del nostro viaggiatore leggero. Non deve esistere nei Verdi (o altrove) un dopo-Langer. Questo è uno dei miei obiettivi. Per quanto riguarda il rischio di corruttibilità paventato da taluni, io credo (ma forse mi illudo) che saper ascoltare e al contempo esprimere con un surplus di determinazione le proprie opinioni senza farsi prendere da logiche partitocratiche, ecco, con questo atteggiamento di distacco, con idee e volontà, ciò possa difficilmente accadere. Un “quasi ventenne” che si batte per determinati ideali e valori nei quali crede, per il bene dell’intera comunità sudtirolese, non può essere vincolato da un colore politico che ne limiti l’intraprendenza.
Insomma, tornando a noi: la possibile decisione di candidarmi nei Grüne-Verdi-Verc invadendo il campo altrui è tutto fuorché una scelta a vita, un salto della quaglia o un colpo di testa. Semmai è una deviazione, una palestra di formazione, un’esperienza come altre. La candidatura “ponte” — nata da un’esigenza venuta “dal basso”, a prescindere da congressi o segreterie di partito, ed elaborata per la prima volta nel laboratorio di BBD (l’ennesima dimostrazione della Heilende Wirkung del nostro Netzwerk) — non va interpretata come critica nei confronti della maggioranza al governo per es. nel capoluogo e rappresenterebbe tutt’altro che un atto di discontinuità rispetto alla precedente attività politica del sottoscritto. Se non è la società civile a farsi carico di un impegno gravoso qual è evitare che i Verdi vengano risucchiati dal localismo delle liste civiche pusteresi o inghiottiti dall’ambientalismo miope dei no-TAV, chi scenderà in campo perché continuino a sopravvivere idee e programmi che altrimenti scompariranno per sempre? Ho accompagnato con soddisfazione la nascita del Partito Democratico in Sudtirolo e il mio contributo di giovane prestato alla politica non si è ancora esaurito. Mi metto a disposizione della causa, ora sta a voi dirmi se vale effettivamente la pena. Dovesse accettare questa ipotesi di “osmosi” di candidati, il Demokratische Partei dimostrerebbe grande maturità e lungimiranza.
Tra le Dolomiti ho trovato una casa d’adozione, avendo condiviso con molti giovani provenienti da Gherdëina e Badia l’esperienza indimenticabile della Consulta. Negli occhi dei ladini perfettamente trilingui di La Ila, Al Plan de Mareo, Urtijei, Selva o San Martin de Tor si specchia il futuro di noi sudtirolesi: sapersi muovere indifferentemente da una lingua all’altra, essere ponte tra identità europee, conservare una sapiente e secolare coscienza alpina, la nostra più grande ricchezza territoriale. Saper indicare la strada da percorrere, rimboccarsi le maniche e lavorare affinché quest’altro Sudtirolo (già reale) prevalga. »Das ist kein Kampf gegen Windmühlen!«
Se tutto dovesse tradursi in una bolla di sapone, poco male. In ogni caso,
perché dovrei (o non dovrei) candidarmi nei Verdi-Grüne-Verc?
Quali sarebbero i benefici, quali gli svantaggi?
Dite la vostra, senza scrupolo alcuno. Sono tutto orecchi!

Innanzitutto buongiorno. Piccola nota preliminare: perché parli di remotissima possibilità? Forse esiste una probabilità, ma non mi pare remota. E l’idea di candidare due giovani membri della consulta è buona.
Come ti ho già detto al telefono, considero strategicamente migliore una scelta che t’impegni all’interno di un partito che non coincide esattamente con quello che tu sceglieresti cercando una maggiore adesione possibile ai tuoi desideri. Più importante è la “funzione ponte”, che si esercita non stando ognuno sul proprio (presunto) lato, ma “invadendo” il campo opposto e da lì cercando analoghe corrispondenze. I legami si stabiliscono così. Io non vedo alcuna controindacazione alla tua candidatura nei Verdi.
Da ich heute noch einmal auf mein Handy beschränkt bin, werde ich mich mit meinen Ergüssen weiterhin etwas zügeln müssen.
Ich sähe deine Kandidatur aus Sicht des bbd-Netzwerks [nur] in jenem Maße als etwas Positives, wie du deine – symbolische, aber dennoch strategisch bedeutsame – Position [auch] dazu nutzen kannst, unseren Standpunkt zu vertreten. Ich meine damit natürlich nicht, dass unsere Thesen angenommen werden sollen/müssen, sondern, dass sie zur Kenntnis genommen, ggf offen diskutiert, jedenfalls aber nicht weiter frontal angefeindet werden.
Eine Kandidatur beäuge ich deshalb [auch] etwas argwöhnisch, weil ich festgestellt habe, dass direktes politisches Engagement nicht selten die persönliche Denkfreudigkeit einschränkt und die eigene, freie Meinung in Gewahrsam nimmt. Und ich möchte nicht einen der besten Köpfe – vielleicht den besten – unserer Diskussionsgemeinschaft an die Parteipolitik opfern.
Dies (ich wiederhole es) aus einer [subjektiven] bbd-Sicht.
Lieber Valentin[o], ich finde mich zwischen den Positionen von È und pé. Ich kann dir keinen Rat geben, nur Zweifel anmelden.
Ich meine, dass es schwer ist, in der wirklichen Politik “sauber” zu bleiben, d.h. sich selbst treu zu bleiben und nicht strategischen, parteipolitischen Überlegungen zu unterliegen. Das würde unweigerlich zu einer Minderung der geistigen Freiheit führen und in Schwierigkeiten mit dem eigenen Gewissen enden.
Zuerst bedanke ich mal schön artig für das entgegengebrachte Vertrauen, ich werde es sicher nicht missbrauchen!
Was könnte ich schon dagegen haben? Nein, ich bin sehr froh darüber, und als Sprecher der j.Grünen kann ich dir nur meine volle Unterstützung zusichern! Die Chancen stehen für dich sicher nicht schlecht: jung, italienisch (nein zweisprachig, aber das gibt’s ja offiziell nicht), männlich…mehr Aussichten hätte nur noch eine (junge) Ladinerin
Erwarten würde ich mir aber nicht allzu viel! Denn den Einzug in den Landtag schaffen nur die Bekanntesten (Hans, Riccardo…). Wären wir in Tirol könntest du es sogar schaffen, dort wird im Juni nämlich der Gebi (22) (www.gebimair.at) in den Landtag einziehen, er ist Listenführer des Bezirkes Innsbruck- Stadt und dort gibt es keine Vorzugsstimmen.
Aber in Punkto öffentlicher Sichtbarkeit ist dies sicher ein großer Schritt vorwärts, wovon du auch nach den Wahlen noch zehren kannst!
Mein Fazit: schaden kann’s nicht aber es ist sehr anstrengend und ermüdend. Jedoch macht man sehr viele positive Erfahrungen und man hat das Gefühl (die Illusion ?) mal wirklich an der Demokratie teilhaben zu können…
Hallo Valentin[o]( und ein Hallo an dem Rest der Truppe).
Ich versuche es mal ojektiv zu sehen und zu erklären: Unabhängig bei welcher Partei du dich den Wahlen stellst – du bist einer der Wenigen, wenn nicht der Einzige der gesamten Kandidaten der wirklich zweisprachig und in beiden Kulturen Zuhause ist. Du kennst das Land und die Leute besser als du meinst.
Ich bin eigendlich ein wenig neidisch, dass wir nicht einen Valentin[o] auf unserer Liste haben.
Danke nochmal fürs Vertrauen
Grüsse vom Patrioten
Kandidiere, lieber Valentin[o].
Ich denke, wenn jemand die Reife – ja, die Reife und den Intellekt hat – ein im besten Sinne rot-grünes Projekt sichtbar zu machen, dann bist Du dieser “Jemand”.
Was ich nicht zu beurteilen vermag, ist die Vereinbarkeit einer Kandidatur mit Deinen sonstigen privaten Verpflichtungen: Studium, Erholung…
Doch noch ein “politischer” Hinweis: Politik kann korrumpieren, ich habe dies in meinem näheren politischen Umfeld gesehen. Ich präzisiere: Macht(ausübung) verändert, da es viele Logiken gibt, die beachtet werden wollen.
Sinceramente lo trovo un miglioramento notevole: dall’orrore profondo del Pd locale al semplice disgusto dei Grüne, non è, per l’appunto, un salto da poco. Ciò premesso, sui Grüne ho già scritto e scriverò ancora molto. Ma nulla contro nuovi candidati: la loro funzione (qualora non vengano eletti) consiste semplicemente nel portare voti alla lista e conseguentemente a quei due o tre consiglieri in pectore. Ovvero gli uscenti e i potenziali entranti (tra tutti, credo il vice di Kusstatscher Markus Lobis e non so chi delle BLC, anche se presumo nessuno – questione di corredo di preferenze).
Che dirti: nel caso, io non ti voterò, ma non perchè non abbia fiducia in te. Il problema che un voto a te è un voto in più per rimettere in consiglio provinciale i vertici politici dei Grüne. Qualora cambiassero, nulla ad personam: ma visto che non sono mai cambiati né hanno intenzione di farlo….
Aus bbd Sicht sehe ich die Dinge ähnlich wie pervasion. Wenn es gelänge, dass einige Exponenten der Grünen die Inhalte des bbd Manifestes diskutieren, wäre schon sehr viel erreicht.
Dein Engagement, dein Idealimus und deine intellektuellen Kapazitäten würden die Liste der Grünen bereichern. Grüne Politik kombiniert mit dem bbd Manifest wären wahrlich eine fruchtbringende Kombination.
Aber: Parteipolitisches Engagement birgt auch Gefahren, da in der Politik häufig Eigenschaften zum Erfolg führen, die deinem Idealismus entgegengesetzt sind, wobei der Umgang bei den Grünen möglicherweise angenehmer ist, wie bei unserer Regierungspartei. Je mehr Macht zu vergeben ist, desto dominanter werden die Eigenschaften, die ich oben angedeutet habe. Ich war selbst vor 10 Jahren parteipolitisch tätig und hege zu dieser Phase rückblickend ein eher ambivalentes Verhältnis. Näheres gerne bei einem Bier.
Noch eine Anregung für Mazinga Z: Schlage doch in der SF vor sich auch italienischen KandidatInnen zu öffnen.
Ringrazio di cuore tutti per le lucide analisi. Vi rimando a un successivo intervento, con il quale mi riservo di entrare più specificatamente nel merito delle ragioni di tale scelta nonché delle singole questioni messe in luce dai vostri numerosi contributi. Comunque vorrei porre l’accento sulla proposta di ‘tandem’ con una coetanea di madrelingua tedesca (il cognome “Degasperi” può trarre in inganno) impegnata allo stesso modo nel mondo scolastico e studentesco sudtirolese. A presto.
Ciao Valentin[o], grazie dell’invito e scusa se intervengo solo ora, non ho avuto molto tempo.
Molto velocemente: per quel poco che ti conosco, penso che la tua (anzi, VOSTRA, visto che si parla di un tandem) candidatura non potrebbe che essere un segnale positivo (anche se, appunto, dovesse restare solo un segnale), sei un ragazzo con molte doti e molto impegnato in battaglie importanti. Si dice spesso che i giovani siano ormai distanti dall’impegno civile: forse è vero, ma sicuramente ragazzi e ragazze come te fanno ben sperare e possono farsi portavoce di una generazione un po’ dimenticata (davanti alla TV, per lo più…).
Forse non ti ho detto nulla di costruttivo e mi sono limitato a lodi sperticate: ma almeno puoi stare sicuro che sono sincere, tanto non ci posso guadagnare nulla
Ciao e ancora grazie
@niwo
La “Libertà Sudtirolese” ha un “Super-Italiano” nella sua lista.
I “trenta o poco più smisurati giganti” avvistati da Don Chichotte non sono più falsi dei mulini a vento che vede Sancho Panza: utopia e disincanto, nelle personalità straordinarie, vanno a braccetto.
Però: prima di prendere una decisione, ascolta quel che ha da dirti Sancho, per filo e per segno, e lascialo parlare fino in fondo senza interromperlo, perché ha un sacco di cose da dirti; ma poi fottitene e vai a spasso col “Don”, pur senza dimenticare quel che ti ha detto Sancho. Te lo dice, forse sbagliando, uno che nella vita ha fatto sempre il contrario.
In ogni caso, qualsiasi cosa tu decida di fare, avrai la mia comprensione.
Ciao, Valentino!
Grazie per la mail e per la fiducia!
Ti consiglio vivamente di candidarti e di far sentira la Tua voce ed il programma di BBD durante la campagna elettorale.
Visto quel che è successo di recente alla signora Artioli-Staffler, vedrei in una tua candidatura una luce di speranza per i bilingue e per tutti i sudtirolesi che si sentono a casa in entrambe le culture e che non guardano ai ladini come se fossero degli indiani dolomitani.
E i Verdi/Grüne/Verc avrebbero non poco bisogno di un po’ più di interetnicità.
Auguri e buona fortuna!
Saluti da Francoforte,
Matteo
Intanto Nadia si è detta disponibile a un’eventuale candidatura…
Buon segno. Buon segno. Buon segno. Valentino, a questo punto io calo l’asso. Se ti candidi ti faccio da autista. Ti vengo a prendere, ti faccio ripassare i discorsi, ti faccio le domande per tenerti allenato. E poi ti riaccompagno a casa. Non puoi dire di no.
Ah. Dì a questa Nadia però di farsi viva sui blog. Che la vogliamo conoscere.
Beh, a parte discorsi e allenamento… più o meno come sempre, no?
Già fatto. Al momento si mantiene “esterna” alla discussione.
Valentino, a questo punto anch io calo l’asso. Se ti candidi, metto la tua publicita sulla primapagina (Individueller Seitenkopf) sul mio Blog.
Vi ricordo che (nelle mie intenzioni) questo post verrà reso pubblico. Lieber Lorenz, se metti il mio faccione sulla header di “South Tyrol” rischiamo di essere silurati rispettivamente dalla ST-Freiheit e (se fosse, fresco fresco di candidatura) dai Verdi. Sarebbe un peccato!
In ogni caso, ti ringrazio per l’offerta. Contraccambierò…
Ciao e dopo una riflessione vorrei dare anche la mia oppinione.
Mi chiedo se sia necessario una candidatura in una lista per portare i temi da te citati alla luce dell’ellettorato. Mi chiedo anche se c’è bisogno di un candidato che esprime certe posizioni per ricevere delle repliche da altri candidati e immetterle nella discusione elettorale.
Ci sono varie possibilità secondo me:
1 – Tu ti candidi e esponi i tuoi (e nostri) temi e questo fa scattare una discusione all’interno dei verdi e perciò dei media e di seguito anche gli altri partiti devono confrontarsi con suddetti temi
2 – Tu ti candidi e esponi i tuoi temi, ma nessuno presta attenzione, essendo giovane, di una lista piccola e che soffre di pregiudizzi
3 – Tu ti candidi e cerchi appoggio dai media per imporre una discusione sui temi anche ai candidati di prima linea
4 – Si cerca di imporre il tema solo tramite i media
Non avvendo il “background” su come sia avvenuta l’invito per candidarti, trovo difficile valutare le motivazioni (da parte dei verdi) e l’appoggio da parte loro. Non vorrei che tu faccia solo parte di un bouquet di temi e che vengano solo spinti i temi cari ai esponenti maggiori.
DerFrankie, i tuoi sospetti sono più che fondati… L’invito è partito da un alto esponente “italiano” dei Verdi (mi pare superfluo farne il nome), alla luce del nostro impegno nelle rappresentanze studentesche e/o giovanili, nonché (è il mio caso) onde mantenere la vocazione interetnica dei Grüne-Verc. Un italoparlante come me contribuisce inevitabilmente a rafforzarli su quel fronte, rimasto a lungo “scoperto”. Quindi un po’ di (sano) opportunismo nell’eventuale appoggio c’è. Comunque va bene così…
Spiegherò poi con calma il perché.
L’unico rischio che puoi correre è che qualcuno (ovviamente sempre poi) ti rinfacci: hai visto che cazzata che hai fatto?
E lì non ci sono parole che tengano: comunque la rigiri a chiacchiere, se fai una cazzata questa rimane.
Ma infine: anche se una volta fai una cazzata, a te, che ti frega? Meglio il rimorso di aver fatto una cazzata piuttosto che il rimpianto di non averci nemmeno provato.
Segui il consiglio di Loiny: è il migliore.
“Segui il consiglio di Loiny: è il migliore”.
Per la cronaca: Loiny non ha dato praticamente nessun consiglio. Bastava leggere. Non aspergere incenso.
Valentino, facciamo così: se anche per lei non era chiaro cosa ho scritto, glielo ripeto per e-mail.
Mi faccio viva!
Hallo!
Zuerst möchte ich, um eventuelle Verwirrungen aus der Welt zu schaffen, die Sache mit meinem italienischen Nachnahmen klären. Degasperi. Meine Muttersprache ist Deutsch, meine Vatersprache Italienisch. Ich fühle mich aber weder der einen, noch der anderen Sprachgruppe zugehörig. Zweisprachig. Auch wenn ich diese Option (leider) nicht auf der Sprachgruppenzugehörigkeitserklärung zum ankreuzen finde.
Sehr früh habe ich begonnen mich für meine Umwelt zu interessieren und was in ihr vorgeht. Ich versuchte zu begreifen, warum Sachen so sind wie sie sind. Ich bin von Natur aus ein sehr neugieriger Mensch und wollte mich mit der Antwort „Es ist einfach so“ nicht zufrieden geben. Ich begann mich in meiner Heimatgemeinde, Terlan, aktiv einzubringen; und es gelang mir auch. Ich setze mich dort immer noch für (uns) Jugendliche ein.
Ich beließ es aber nicht dabei. Auch in meiner Oberschule begann ich mich aktiv(er) am Schulgeschehen einzubringen. Nach meiner Wahl in den Schulrat wurde ich in den Landesbeirat der Schüler/innen für die deutsche Sprache und gleich darauf in dessen Vorstand gewählt.
Sich aktiv am politischen Leben einzubringen ist oft eine intensive und Nerven zermürbende Arbeit. Hier ein Rückschlag, dort wird eine andere Sache nicht genehmigt, deine Vorschläge werden abgelehnt. Warum tue ich mir das an?
Es sind die kleinen Momente, Augenblicke des Erfolges, die mich vorantreiben und die mir sagen, dass ich nicht aufgeben soll, dass ich mich weiterhin für meine Meinung und die der Anderen einsetzen soll.
Und dann kann ich stolz sagen: Die Dinge sind eben nicht so wie sie sind!
Un ottimo intervento Nadia. Benvenuta tra noi (p.s. se aspettavi cinque minuti in più, ieri avremmo potuto conoscerci).
Hallo Nadia,
freue mich auch von dir zu lesen! Vielleicht möchtest du ja auch mal was im Blog der jungen Grünen schreiben (http://jgs-gvs.blog.de) Wenn du kandidierst, werden wir uns sicher mal treffen!
LG Michi
Ciao Valentino,
credo che una decisione del genere deve essere valutata sopratutto dal punto di vista personale (e per questo motivo non sono per nulla d’accordo con pérvasion). Io però non ti conosco abbastanza bene per poter intuire cosa può renderti felice. Comunque, da quando ci siamo visti per la prima volta, ti ho sempre immaginato attivo nella politica Sudtirolese (cioè ho sempre pensato che farai una “carriera” politica) e credo che i Verdi e le persone che ti circondano possano essere un buon punto di partenza. E poi non è mica un patto che firmi col sangue, no?
ps.: insomma, zusammenfassend: il pullover verde ti sta bene!
AGGIORNAMENTO.
Nonostante l’entusiasmo iniziale e la felicità per il “tandem” con Nadia (idea geniale), nutro ancora alcuni dubbi sulla mia candidatura e sul ruolo che di conseguenza dovrò assumere (nel mio piccolo) nell’ambito politico cittadino e provinciale. Credo che questa fase di indecisione/riflessione sia fisiologica e comprensibile. Mi preoccupano in particolare due questioni (cerco di spiegarmi al meglio):
1) i legami non marginali con il Partito Democratico. Mi è stato chiesto di dirigere nell’autunno prossimo assieme a Pinuccia Di Gesaro, in qualità di comune cittadino — ovvero come parte della cosiddetta ed eterea “società civile” nonché come giovane di formazione “interetnica” — il forum tematico su “Autonomia, Convivenza e politiche culturali” (una sorta di gruppo di lavoro, laboratorio del programma) in fase di avviamento all’interno del PD altoatesino. Il mio nome, proposto col mio assenso da Tommasini e Alexander Tezzele, è stato già approvato dall’esecutivo. Non ho la più pallida idea di quali possano essere la reazioni di entrambi i partiti alla mia ev. doppia presenza/”militanza”, seppur motivata a chiare lettere dalla “funzione ponte” che tale candidatura dovrebbe esercitare. Il timore riguarda non tanto (o meglio: non più di tanto) l’area ex-Linksdemokraten da una parte o quella “interetnica” dall’altra, ma rispettivamente gli ex-DL e gli ambientalisti duri e puri. L’amico Alexander (cui non ho avuto ancora il coraggio di riferire nulla) ci crede e tiene molto, ha grande fiducia in me. Mi dispiacerebbe molto dover deludere le sue aspettative e speranze.
2) l’ipotesi di mancato accordo con le BürgerListeCiviche. L’annientamento della Bündnis in favore di un’innocua “bicicletta”, farà della prossima campagna elettorale una battaglia dura e complessa, cosa che non potevo prevedere qualche settimana fa. La contrapposizione tra Verdi e BLC mi risulta difficilmente digeribile, tanto è insopportabile la presenza “dall’altra parte” di kamikaze della politica e al contempo di persone capaci come Elda Letrari (e pure lo stesso Gabriele, se dovesse candidarsi). Non riesco neanche ad immaginare la difficoltà nel far comprendere questo disagio a chi mi circonda. Alla luce di ciò, l’eventuale aggiunta p.es. di Simon Pezzuto (verso il quale non ho in realtà alcuna pregiudiziale di sorta) nella lista dei Verdi-Grüne-Vërc renderebbe quasi inspiegabile, se non paradossale, la mia presenza nei Verdi. Sarà faticoso fungere da contrappeso rispetto a personaggi del genere — perché, ne sono certo, non sarà l’unico tra i 35 nomi in lista a farmi storcere il naso.
Per intanto alla mia candidatura è stato apposto un punto di domanda. Rimangono validissime le ragioni per le quali presentare me e Nadia alle elezioni, in primo luogo per il nostro impegno nelle rappresentanze studentesche sudtirolesi, ma anche perché entrambi espressione di un’inter/postetnicità vissuta. Sono contento che ciò abbia avuto riscontro positivo tra i Verdi. Per questo motivo, ho realizzato un testo più articolato (vedi quanto pubblicato sopra) nel quale tento di spiegare e teorizzare la mia decisione. L’accesso è aperto anche ad altri membri della “community” di Brennerbasisdemokratie. La discussione che ne conseguirà, sarà la base per una conferma definitiva e per un mio eventuale intervento alla Landesversammlung di sabato prossimo a Bolzano/Bozen.
Vi ringrazio sin d’ora per ogni ulteriore suggerimento.
Valentino Liberto
Valentino, leggendo quello che hai scritto (cose belle, cose giuste) mi pare che i motivi a favore della tua candidatura nei Verdi siano preponderanti sulle remore. Io rafforzo qui il mio consiglio di non tradire queste motivazioni, di non reprimerle. Mi pare anche di capire che il punto interrogativo più grande sia posto sopra l’eventuale reazione di chi (nel PD) avrebbe riposto in te una certa qual fiducia “di parte”. È certamente una grande prova per te, ma anche per loro. Se quella fosse (per ipotesi) la tua “parte”, allora dovresti trovare non una minore, bensì una MAGGIORE comprensione per il tuo gesto. Per citare Heidegger: se esiste una radura al centro del bosco, non è la via dritta quella che te la farà raggiungere, ma la possibilità di perderti e poi ritrovarti al termine di un dedalo di sentieri interrotti (Holzwege). Adesso infilati le scarpe e vai.
grazie della fiducia valentino.
non voglio darti consigli se candidarti o no e in quale lista. voglio però farti presente alcuni fatti che spero ti possano aiutare nella tua decisione.
verdi e ds hanno programmi assai distanti e difficilmente conciliabili. i primi sono costretti a insistere su una politica di opposizione; è facendo opposizione al partito di maggioranza e alle sue scelte che i verdi hanno riscosso successo. i democratici sono invece mossi da chiari intenti governativi e sostengono scelte come quella del bbt, in nome dell’ecologia del fare. credo che le tue intenzioni di fare da “ponte” non abbiano molte chances, su queste problematiche.
più realistica la tua aspirazione mi sembra quando parli della necessità di scompaginare le carte per togliere agli uni il loro carattere prevalentemente italiano e agli altri quello tedesco. però considera che il pd è, di fatto, la fusione di due partiti (democristiani di sinistra e postcomunisti) differenti in molte cose, ma uniti in una: il riferimento alla realtà politica italiana. entrambi sono insomma “concessionarie” di tradizioni ancora molto radicate nella società italiana. i verdi, per parte loro, nascono come “partito ponte”, ma nonostante il richiamo a un padre nobile del calibro di a. langer, non riescono a sostenere quella problematica. pensaci, valentino: i verdi, nati per essere interetnici, si sono “tedeschizzati”. è solo una questione di scarsa leadership da parte dei verdi “italiani”? non credo. è il progetto interetnico in sé che è molto, molto problematico.
non voglio scoraggiarti; secondo me fai bene a pensare di impegnarti mettendoci, come si dice, la faccia. però non mi convince la scelta a metà. in fin dei conti, ci sono questi due partiti, e diversi altri, che chiedono il consenso. se ognuno corre per sé ciò avviene perchè le diversità pesano molto più delle similitudini. guarda cosa stanno combinando verdi e blc: anche lì sembrano esserci diversità inconciliabili, a meno di non ritenere che si tratti di personalismi.
per ora mi fermo qui. apprezzo molto la tua scelta di mettere le carte in tavola rendendoci partecipi dei tuoi pensieri.
Oh mein Gott, ich kann das schon nicht mehr hören: Die Grünen sind “verdeutscht”…. Hallo, bitte nennt mir doch, auch nur einEn einzigEn deutschsprachigEn (mehrsprachigEn) GrünEn der/die einen Assessor- Posten oder LandtagspräsidentInnenposten inne hatte, nur einEn!
Das sind dieselben Argumente, welche die italienischen Rechten verwenden wenn sie vom „Disagio“ sprechen, das ist ein Hirngespinst!
In Bruneck war Franco Nones zB. Bürgermeisterkandidat und alle Sprachgruppen haben ihn gewählt, weil es einfach scheiß egal ist welcher Sprachgruppe einEr angehört! Aber dann sind es genau die Linken, Gebildeteten die immer die ethnische Zugehörigkeit in den Vordergrund stellen! Ihr wollt mehr „Italiener“ bei den Grünen, dann tretet dort ein und verändert die Situation von inner heraus! Mehr handeln, weniger labern!
Sorry, aber das Geheul geht mir tierisch auf den Sack!
hallo michi,
dass die südtiroler grünen “verdeutscht” sind ist kein hirngespinst, sondern eine tatsache. es ist nicht so sehr eine frage der schwäche der “italienischen” grünen, sondern der politischen richtung der partei. die schwerpunkte ihrer aktion liegen alle im “südtiroler” (deutschem) umfeld (bbt, ökologie, pluralismus, demokratie-defizit…), die anliegen der “altoatesini” (welch immer sie auch sein mögen) werden viel weniger berücksichtigt. soviel ich weiß, ist man sich dessen auch in der führung des grünen lagers bewußt, nur bemerkt man, dass die “deutschen” themen mehr erfolg bringen. kennst du politische vorschläge der grünen zum thema “interethnizität”? ich nur einen: die zweisprachige schule. ein vorschlag, mit dem abgesehen von der svp alle parteien – von den grünen bis unitalia – einverstanden sind. etwas wenig, meine ich.
tatsachen haben eine gewisse härte. man kann sie verstecken, verschieben, leugnen. aber früher oder später holen sie uns ein.
Lucio, se vogliamo dire la verità diciamola tutta.
1. Se i Grünen hanno riposizionato l’agenda delle loro priorità sui temi da te indicati (è un fatto) ciò non significa necessariamente un “tradimento” dell’indirizzo “interetnico” (termine ambiguo), bensì potrebbe essere anche letto come una declinazione della politica “interetnica” in chiave “postetnica” (bbt, ecologia, pluralismo, deficit democratico sono problematiche che toccano TUTTI, indipendentemente dall’appartenenza etnica).
2. Chiediamoci: chi è responsabile di questo riposizionamento, perché questo riposizionamento SEMBRA un frutto della “tedeschizzazione” dei Grünen? Essenzialmente perché i Verdi (cioè gli altoatesini che sono o erano vicino ai Verdi) non hanno saputo dare alle istanze “interetniche” un nuovo profilo. E altre persone (forze fresche) non si sono aggiunte. Forse che la porta dei Grünen è sbarrata difronte alla domanda di molti altoatesini in cerca di una “casa politica”? Non mi pare. La porta è aperta. Ma non si presenta nessuno. Di chi è la colpa?
3. Non è vero che il tema della “scuola bilingue” coinvolge tutti gli italiani (e non è vero che li coinvolge tutti nella stessa maniera). Forse che la proposta dei Verdi è identica a quella del PD o di AN? No. Esistono versioni diverse, anche se tutti partono dalla richiesta di una riconsiderazione degli aspetti glottodidattici (e qui dico TUTTI includendo anche i Grünen, che su questo non hanno mai mollato).
Ecco. Sicherlich haben Tatsachen eine gewisse härte. Aber die Tatsachen sollten auch richtig interpretiert werden.
Tatsachen…lieber Lucio, du hast nicht auf meine Frage geantwortet! (siehe oben!)
Fakt ist dass ca. 94% (lt Wählerstromanalysen) der grün-Wähler “deutsch” sind, aber 50% der Listenplätzen “italienern” vorbehalten sind!
Das ist gelebte Interethnizität!
Und was hat denn schon der PD so alles geschafft?
Grazie Valentino per la password di accesso a questa discussione che mi hai mandato ieri.
Visti i tempi, non posso che entrare nel discorso con un certo ritardo e subito dopo il fatto nuovo della paventata rottura verdi/liste civiche, che cambia completamente il contesto della discussione dei giorni precedenti. Inoltre non sono un politologo per cui il mio gudizio vale solo fino ad un certo punto.
In un post su segnavia avevo scritto che il problema dei Verdi è quello di non riuscire ad essere una forza politica tra le altre e di commetere l’errore evidente di rivendicare primogeniture.
Queste primogeniture sono:
1) l’opposizione (nessuno se non i verdi potrebbe fregiarsi del marchio di “forza di opposizione” dal loro punto di vista)
2) L’interpretazione autentica e l’eredità del pensiero di Alex Langer (che nel loro immaginario spetta solo a loro)
3) L’interetnicità (che considerano prerogativa loro)
4) Il plurilinguismo, (tema che ritengono loro appunto per diritto di primogenitura).
Ti faccio un esempio sul plurilinguismo: Markus Lobis ha recentemente spazzolato i genitori di mix-ling sul blog di Riccardo dello Sbarba, con ottime argomentazioni peraltro,ma provocando un certo numero di reazioni a difesa. Molto peggio avevano comunque fatto i verdi nel 1999 quando bollarono con il termine “bilinguismo utilitaristico” l’impostazione dei genitori del tempo (temo che la storia rischi di ripetersi).
Concludo con un episodio che risale agli anni 1993 o 1994 non ricordo di preciso, al tempo della battaglia delle Marcelline per il consenso della provincia al loro progetto di scuola bilingue (non esisteva autonomia scolastica allora).
Io partecipavo da esterno ai lavori del comitato genitori Marcelline (nessuno al tempo mi disse che cercavo di vendre ricette magiche), il cui personaggio piu’ in vista era Viviana Delli Zotti (recentemente candidata sindaco con Cigolla, ricordi?). Un gruppo di genitori delle Marcelline, peraltro dichiaratamente simpatizzante per il centro destra, mi chiese se fosse possibile avere un incontro con Alexander Langer, di cui avevano grandissima stima. Io organizzai l’incontro con l’auto di Edi Rabini e l’appuntamento fu fissato al Masetti al margine di una manifestazione a cui Langer era invitato. Arrivai al Masetti con un certo anticipo giusto in tempo per spiegare a Langer che si trattava di un gruppo di genitori con chiare simpatie per il centro destra. Langer credo abbia intravisto la mia preoccupazione e mi disse semplicemente che non gli importava nulla di nulla delle eventuali simpatie politiche della persone che venivano a discutere perchè l’importante era che si discutesse e che discutesse la gente.
L’incontro fu molto proficuo e centrato sul tema dell’immersione linguistica.
Sappiamo che cio’ non impedi’ nel 1999 che un gruppo di verdi bollasse le stesse persone come portatrici di un’ idea di “bilinguismo solo utilitaristico”.
In questo senso penso che i verdi oggi non siano eredi di Langer su questo tema.
Hallo Michi,
lese erst heute deine Antwort; entschuldige die späte Antwort.
Wenn es so ist, dass ca. 94% der grün-Wähler “deutsch” sind (sic!), dann braucht es wohl keinen anderen Beweiß für die “Verdeutschung” der Grünen. Frau kann Listenplätze den “ItalienerInnen” vorbehalten und dies ist zu schätzen; aber die Parolen, die Inhalte, die Schwerpunkte der grünen Politik in Südtirol sind auf die “deutschen” Wähler abgestimmt. Glaubst du wirklich, dass sich die italienischen Bewohner von Bozen degen den BBT mobilisieren? Glaubst du wirklich, dass sie die Problematik des “Demokratiedefizit” so stark spüren, wie die südtiroler Oppositionellen? Glaubst du wirklich, dass Pluralismus eine für die italienische Bevölkerung geeignete Richtungsweisung ist?
“bitte nennt mir doch, auch nur einEn einzigEn deutschsprachigEn (mehrsprachigEn) GrünEn der/die einen Assessor- Posten oder LandtagspräsidentInnenposten inne hatte, nur einEn!”
Ist die Frage an mich gerichtet? Ich kann dir jedenfalls keinEn nennen. Was hat das mit unserer Diskussion zu tun?
Was der PD für die Interethnizität geschafft hat? Sehr wenig, obwohl sie sich bemühen… Aber PD gibt nicht vor, “interethnisch” zu sein.
Der PD will nicht “interethnisch” sein, sondern “allen Sprachgruppen offen stehen”. Klingt bürokratisch. Ist es auch. Genauso wie die 50%-Männerquote und die Vorwahlen.
Und dennoch ist es irgenwie innovativ, oder?
@Alexander
Der PD will nicht “interethnisch” sein, sondern “allen Sprachgruppen offen stehen”
Si, certamente la posizione che tu hai espresso è innovativa. Rompe il quadro statico dell’opposizione etnico VS interetnico e introduce il concetto di “aperto”.
L’opposizione etnico VS interetnico ha un suo significato storico, la sua riattualizzazione, pero’, probabilmente azzera quanto di nuovo nel frattempo è emerso. Riporta al passato.
Immaginare muri o confini netti non è altro che mettere un muro o un confine in appoggio ad un altro che si pensa si stia sgretolando.
L’idea nuova, invero, è quella del luogo aperto.
Francamente, nel dichiararsi “aperti”, io non vedo proprio nulla d’innovativo. “Aperto” è una bella parola, ma per l’appunto solo una parola.
@Étranger
Francamente, nel dichiararsi “aperti”, io non vedo proprio nulla d’innovativo.
Io ci vedo molto di innovativo.
Per esempio, a proposito di belle parole, anche “modello di scuola plurilingue sudtirolese” è una bella parola.
Ma per prima si è tirata indietro dall’innovatività che si credeva sottesa a quella bella parola, proprio chi oggi la propone.
Come vedi, spesso “interetnico” o “interculturale” o “nuovo” non significa molto.
Invece la parola “aperto” vuol dire qualcosa che ancora non sta nella testa di chi ne parla, qualcosa che puo’ nascere semplicemente dal confronto.
Senza che prima qualcuno abbia già qualcosa (subdolamente?)in mente.
@ lucio
Wenn du von „italienischen“ Wählern/Bürgern sprichst, wen meinst du dann genau? BoznerInnen oder alle „ItalienerInnen“ Südtirols. Sorry aber die Bozner sind so was von konservativ bis faschistisch! Schon in Leifers ist die Situation eine ganz andere. Keine Ahnung warum das so ist, aber dass die Bozner sich nicht für den BBT etc interessieren ist schon traurig genug, dass aber die Trentiner (No BBT) sich sehr wohl dafür interessieren macht das alles noch trauriger! Das wird aber nichts an unserer Ausrichtung ändern. Ich will auch keinen Flughafen in Bozen, auch wenn’s mich nicht betrifft! Ich will kein Panzertestgelände, auch wenn’s mich nicht betrifft! Ich will keinen BBT, auch wenn’s mich nicht betrifft…das nennt man Solidarietät, leider scheinen viele Bozner dieses Wort nicht zu kennen. Warum?
LG Michi
PS.:Auch ich bin nicht Interethnisch, ich bin Postehnisch.
Hallo Michi,
Es gibt die Altoatesini und es gibt die Südtiroler. Zum Glück gibt es keine Rassenunterschiede und auch keine Mauern zwischen den Gruppen; sehr wohl ist es möglich, an beiden Gruppen teilzunehmen. (Es fragt sich nur, wie viele Personen tatsächlich in dieser Lage sind; ich kenne zum Beispiel sehr viele Personen, die sich als “interethnisch”, bezw. “postethnisch” bezeichnen, jedoch tatsächlich nicht in beiden Kulturen zuhause sind – und das spürt man auch.)
Altoatesini und Südtiroler haben unterschiedliche Wahrnehmungen, Sensibilitäten, Mentalitäten usw. Das ist mal so und es ist auch nachvollziehbar warum es so ist.
Die Unterschiede zwischen den Sprachgruppen sind überwältigbar. Ich kann mir vorstellen, dass es einen “vollheitlichen” Italiener geben kann, der aber, anders als die meisten Altoatesini, die Deutschen nicht verachtet. Und umgekehrt natürlich. Mit anderen Worten: Es ist nicht nötig, einen “homo novus sudtirolensis” zu schaffen, welcher so etwas wie eine Synthese zwischen Deutschen und Italienern sein sollte. Es ist nicht nötig, die Unterschiede zu beseitigen, die eigene “Zugehörigkeit” (der begriff ist problematisch: ich weiß) aufzugeben; man kann (ich meine sogar: man soll) eine solide Identität haben, nur sollte diese Identität nicht so aufgebaut sein, dass sie die “Anderen” ausschließt und verachtet.
Und nun zu unseren “Interethnischen”. Diese haben so getan, als ob es die Unterschiede zwischen den Gruppen nicht gäbe. Sie haben ein Feindbild aufgebaut, das “System”, und führen die Konflikte zwischen den Gruppen, die es tatsächlich gibt, auf dieses zurück. Gäbe es dieses böse System nicht, dann würden wir alle problem- und mühelos perfekt 2- oder mehrsprachig und integriert sein, menine sie.
Das werfe ich unseren “schönen Seelen” vor: Sie nehmen die Unterschiede nicht wahr. Sie tun so, als ob der Landwirt und der geometra, der Bürgerlistler und der rifondarolo comunista, der Heimatkundler und der disagiato, der Nachkomme einer Hoteliersfamilie und der supplente, der Filmemacher und der precario eines wären.
Als “interethnische” Politik bezeichne ich eine Politik, die die Verständigung zwischen anders-Denkenden fördert. Die Probleme, die man dabei angehen muss sind sehr komplex und durchaus nicht auf das politische Feld beschränkt. Dazu braucht man Intelligenz, Kenntnisse, Erfahrungen und sehr viel Einsatz. Ein Feindbild, dem man alle Schuld zuweisen kann, ist da viel bequemer.
Bis dann die “interethnische” Partei entdeckt, dass ihre Wählerschaft zu über 90% (sic!) nur aus einem Lager kommt.
Ich stimme dir zu. Aber ich glaube der Wähleranteil hängt auch von den Alternativen ab. Wenn ein linker “deutscher” nicht SVP wählen will oder kann, bleiben nur die Grünen.
Auf der anderen Seite sind da der PD, PRC usw. das spielt sicher auch eine große Rolle.
also ist die “verdeutschung” der grünen doch kein hirngspinst. alles gute.
Kannst es nicht lassen, oder
[...] Juni 2008 Continuité. Posted by Valentin[o] under [Blaun] Continua da »Gegen Windmühlen kämpfen« Siehe auch »Vola, colomba bianca, vola« und die Berichte von Michi und Markus Lobis [...]