
La qui presente riflessione fa da corollario a quest’altra.
Vedi anche la notizia riportata sul blog di Riccardo Dello Sbarba.
Com’è beffarda la storia. Sino a qualche anno fa le poche proteste studentesche parlavano italiano ed erano contro Roma. Ora la lingua predominante è il tedesco e ad essere contestata è “mamma Provincia”, centro del potere politico in Alto Adige-Südtirol. Questa inversione di ruoli ha varie ragioni. Il luogo dove si prendono le decisioni che contano è Bolzano-Bozen, non più la capitale. La distanza dalla politca è percepita come forte tra i giovani sudtirolesi. Il disagio vero è presente (più di quanto si possa credere) nella scuola “tedesca”, meno in quella “italiana”. Gli studenti ladini, invece, stanno a guardare allibiti da una finestra ritagliata tra le Dolomiti, oasi di beatitudine e perfezione grazie alla loro scuola di respiro europeo.
La manifestazione organizzata quest’oggi a Bolzano-Bozen dal Landesbeirat der SchülerInnen für die deutsche Schule è stata boicottata dagli studenti frequentanti la scuola italiana e ladina perché non condividiamo il modus operandi a senso unico con il quale il Presidente della Consulta “tedesca” intende affrontare i problemi in questione. Perciò troviamo giusta la decisione presa dall’Intendente scolastico dott. Peter Höllrigl – motivata con lettera indirizzata al presidente della Consulta studenti per la scuola in lingua tedesca, Hannes Niederkofler – di non accettare il patrocinio della Consulta stessa al corteo. Gli studenti delle singole scuole superiori possono intraprendere di comune accordo iniziative di protesta, ma al di fuori dell’ambito delle Consulte provinciali. Inoltre, consideriamo insensate le dimostrazioni di forza e l’esagerata presenza sui media; non occorre alzare la voce o lanciare facili slogan per chiarire le proprie posizioni. Azzardiamo l’ipotesi che tanti spazi di “democrazia”, nella scuola tedesca, forse non vi siano e per questo si faccia frequente ricorso al tipico armamentario della contestazione. Noi vogliamo valorizzare ciò che c’è già ma si tende a sottovalutare, ovvero “responsabilizzare” le rappresentanze studentesche passando attraverso le istituzioni, intrattenendo ad es. rapporti con l’Amministrazione provinciale, anziché scendere nelle piazze, di cui non sentiamo né il richiamo né l’esigenza.
Le Consulte provinciali degli studenti – rispettivamente per la scuola italiana, tedesca e ladina – essendo gli unici organi ufficiali di rappresentanza degli studenti del Sudtirolo, si occupano di problemi che emergono nelle diverse realtà scolastiche della provincia, certo, ma non sono propriamente concepite per organizzare manifestazioni, proteste o scioperi, bensì per sensibilizzare gli studenti stessi a un ruolo responsabile nella scuola. Le occasioni di presenza attiva all’interno del mondo scolastico non mancano e uno stimolo ulteriore alla compartecipazione è dato proprio dall’esistenza delle Consulte. Ribadiamo l’importanza di uno studente protagonista nelle scelte che lo riguardano, ma vogliamo evitare politicizzazioni o strumentalizzazioni di ogni sorta. Quest’anno la Consulta “italiana” si è concentrata in particolare su un percorso di educazione alla legalità, intrapreso già lo scorso anno, e sull’integrazione europea, progetto culminato con un viaggio-studio a Sarajevo nel maggio 2007, condiviso da ragazze e ragazzi dei tre gruppi linguistici. Il nostro compito è di portare temi d’interesse trasversale nelle scuole e istanze studentesche negli organismi istituzionali, onde costruire un senso comune di cittadinanza “attiva”. L’obiettivo futuro è di riavvicinare gli studenti a quelle tematiche di natura “culturale” fondamentali in una terra plurilingue come la nostra; penso all’insegnamento della seconda lingua o della storia locale. Puntiamo poi ad aprire un tavolo di confronto pubblico sulla formazione che guardi oltre gli stretti orizzonti sudtirolesi. Questo può portare realmente a un beneficio per noi giovani, a un salto di qualità. Altro che l’ennesima (e inutile) giornata di “blaun” e pseudo-contestazione. Chiediamo davvero troppo?
In ogni caso, sfilando pacificamente per le vie del capoluogo, i manifestanti hanno dimostrato maturità e di questo non possiamo che rallegrarci. Ma hanno scelto il momento meno adatto per avanzare le proprie richieste. É una fase di transizione nel circuito politico locale e nazionale: l’uscita di scena degli assessori Luisa Gnecchi e Otto Saurer prevista in autunno, l’annunciato cambio al vertice della Sovrintendenza scolastica, la maggioranza parlamentare appena insediatasi a Roma e i mutati equilibri elettorali a livello provinciale non lasciano intravedere spazi di dialogo a breve termine. Nella “stanza dei bottoni” c’è ben altro a cui pensare; lo dimostra il fatto che oggi la delegazione di studenti ricevuta a Palazzo Widmann abbia ottenuto ben poche garanzie da parte del Landeshauptmann. A questo punto, sarebbe stato sufficiente fissare un incontro tra i rappresentanti degli studenti di lingua tedesca, italiana e ladina, assieme ai tre assessori alla scuola, gli intendenti scolastici e il Presidente della Giunta provinciale Luis Durnwalder per discutere proposte condivise da tutti noi studenti, quali la maggiore partecipazione (Mitbestimmung) e l’introduzione del modello “trentino” di recupero dei debiti scolastici, senza dover così mobilitare una moltitudine monocolore di giovani (e forze dell’ordine). Invece si è risolto tutto in una bolla di sapone: »riparliamone dopo le provinciali di ottobre«. Qualcuno ha il coraggio di definirla »giornata di portata storica per la scuola sudtirolese«?
Ah, dimenticavo di aggiungere: ero presente anch’io alla manifestazione.



Sui manifestanti ho ancora diversi dubbi che mi perseguitano: gli studenti non hanno degli argomenti più validi da trattare? Democrazia e partecipazione si ottengono davvero a colpi di fischietti oppure è una trovata abilmente costruita da qualcuno? [tanto per non far nomi: Igor Guizzardi, oltre che organizzatore del corteo e componente della Consulta provinciale studenti, è pure nella Junge Generation; sul quotidiano "Alto Adige" di ieri compariva in fotografia stretto tra Brugger, Stocker e Durnwalder]. Dov’è finita la ricerca di “idee” e non solo di “strumenti”, vedi l’articolo pubblicato sull’odierno “ff” relativo all’epoca d’oro del ‘68?
Io sono qui che mi interrogo… a quarant’anni di distanza, protestano in piazza per i 2 sul registro. Io pretendo qualcosa di più e di meglio da loro.
Von: Valentin[o] am 17. April 2008
um 17:40
Caro Valentino,
leggo la tua interessante riflessione.Però ho qualche dubbio.
E’ vero, non è stato cercato il dialogo con le scuole italiane. E’ vero, la consulta che ha organizzato la manifestazione si comporta un po’ come un sindacato studentesco, o come uno dei tanti Vereine che alla fine finiscono tutti da papà Durnwalder che generoso ascolta, promette e poi chissà. Ormai entrare nel suo studio pare diventato il sogno di tutti i sudtirolesi, c’è chi si mette in fila alle 6 del mattino e chi ci va in massa con un corteo.
E qui c’è la differenza: il corteo è più importante per i processi di presa di coscienza che mette in moto, che per l’incontro finale. La preparazione, il sentirsi attivi e protagonisti, il prendersi spazi per agire al di fuori della routine solita, trasformarsi da studente sottoposto alle regole scolastiche (quando sarai grande… a cittadino, prendersi delle responsabilità (hai visto come gli organizzatori guidavano il corteo, sorvegliavano che nessuno facesse cavolate come l’altra volta, richiamavano dentro chi si allontanava…?), le discussioni, i cartelli, e poi le discussioni dopo al rientro a scuola.
Ecco questo si chiama processo di presa di coscienza, di politicizzazione nel senso di ingresso nella polis.
E se nella polis ci entri come soggetto collettivo, questo ti dà identità e forza. Identità democratica, pacifica, alternativa. Per questo ho contrapposto il corteo di oggi agli arresti della notte, al gruppetto maschilista e clandestino che disprezza la democrazia e vorrebbe dividere la polis in caste.
Tu ricordi le attività della consulta italiana sulla cittadinanza attiva ecc.. Va tutto bene, ognuno ha le sue strade per arrivare alla presa di coscienza.
A me però i ragazzi tedeschi di stamattina, che abbiamo seguito per un po’ insieme, mi ricordavano tanto noi degli anni del liceo e insomma…
Von: Riccardo Dello Sbarba am 17. April 2008
um 18:45
Caro Riccardo,
i miei complimenti, hai letteralmente sezionato il mio testo
Scherzi a parte, forse la mia visione è eccessivamente negativa e magari poco obiettiva, influenzata da quel pizzico di pregiudizio che si genera nei confronti di persone le quali il Dialogo (con la “d” maiuscola) aimé non l’hanno mai cercato sino in fondo. Lasciando dunque perdere le persone in sé e guardando la situazione dall’esterno con uno sguardo “vergine”, posso darti ragione. Ogni espressione pacifica è un esercizio di democrazia. Questa in particolare ha dei limiti, ma è pur sempre democratica e quindi del tutto “positiva” – tuttalpiù se confrontata all’immane pericolo rappresentato dai naziskin.
Unica annotazione: quanti studenti vengono effettivamente raggiunti da tale presa di coscienza? Quanti hanno partecipato al percorso di preparazione e chi ha dato un proprio contributo alla contestazione? Ad organizzare ci hanno pensato in tre, massimo quattro persone, al corteo prendono parte circa duemila studenti. Molti solo sbraitando, altri in modo del tutto disinteressato, persino disilluso. Ok, è pur sempre un inizio… tra loro ci sarà chi “ci crede”. Purtroppo, mancava un vero momento di riflessione e confronto “pubblico” tipico di certe manifestazioni: sedersi e discutere anche animatamente, realizzare manifesti in gruppo, dire ognuno la propria (come abbiamo fatto sul Virgolo, ricordi?), può diventare persino un momento per socializzare… Allora sì che sarebbe un passo in avanti per tutti, un’esperienza da trasmettere al ritorno in classe, al compagno di banco, all’amico. Diffondendo a macchia d’olio quei “valori” (cittadinanza etc.) e meccanismi appena acquisiti.
Ma ripeto: hai ragione. Forse non sono pronto per un sano e autentico “anticonformismo”. Per questo motivo, preferisco al momento accontentarmi di una buona dose di “conformismo” e procedere a piccoli passi per quella strada retta e senza ostacoli (o trappole?) interno alla scuola, assieme agli amici ladini e tedeschi. Di spazi, nella scuola, ce ne sono a sufficienza, nessuno però si accorge che esistono. E questo (sono sincero) fa arrabbiare.
Ti ringrazio per l’esauriente risposta.
Von: Valentin[o] am 17. April 2008
um 20:24
[...] Die verbotene Demo. « [Blaun] – Brennerbasisdemokratie. – Wir haben damals auch gestreikt, aber ich weiß nicht mehr für was – sind die heutigen Schüler besser? [...]
Von: Ins Netz gegangen « Spaghetti mit Knödel am 6. Juni 2008
um 22:19