Cavalieri templari. (Apparizioni di novembre.)

Montagna/Montan, 4.11.2009

Montagna/Montan, 4.11.2009

(Altre foto da aggiungere al nostro allegro album di famiglia: QUI)

4. November.

L’amico Luca Mastrosimone (della Spezia) – mentre sgranocchiava un wafer prodotto dalla Loacker – m’ha fatto riascoltare poc’anzi la splendida Radetzkymarsch di Johann B. Strauß, augurandomi «un originalissimo 4 novembre, in barba a tutte le “vittorie”». Lo ringrazio per la dedica non-convenzionale e colgo l’occasione per condividerla assieme a voi. (val)

Referendum: Partito [anti]Democratico?

Referendum e Partito Democratico.

Quest’oggi il Corriere dell’Alto Adige – oltre all’ottimo editoriale di Gabriele Di Luca – ha pubblicato un intervento a firma del sottoscritto e di Michaela Verena Abate, nel quale proponiamo una riflessione (scaturita su Blaun) riguardo la recente consultazione referendaria e il ruolo del Partito Democratico. La ripropongo qui in formato integrale.

Partito Democratico o anti-Democratico?

Egregio direttore del Corriere dell’Alto Adige,

Sudtirolo spaccato in due, l’incubo s’è avverato: l’astensione degli “italiani” (e in misura minore dei “ladini”) ha fatto mancare il quorum al primo referendum provinciale. Nei comuni dove ci sono italiani (i risultati a Bolzano e nella Bassa Atesina parlano chiaro, compresa Laives, direttamente coinvolta dalla questione aeroportuale), l’assenza degli eterni assenti è evidente. Quali possibili cause? Non c’è stato un singolo esponente politico del gruppo linguistico italiano (eccetto Dello Sbarba) ad aver preso netta posizione pro-referendum, ennesima dimostrazione che la politica italoparlante ruota attorno a propri interessi non meglio identificati. Gli italiani del Sudtirolo sono privi di una rappresentanza politica degna di questo nome, capace di far progredire anziché regredire le condizioni già misere cui si sono condannati in anni di auto-isolamento.

Il PD dov’era? D sta per “Durni”? Ah sì: macché interetnico, il Partito Democratico dell’Alto Adige è plurilingue. Ergo: alla ‘funzione ponte’ tra i sudtirolesi di diversa madrelingua si preferiscono gli accenti ferraresi, piacentini e genovesi degli aspiranti-segretario nazionale. Ben più familiari. In altre parole: nell’affaire Direkte Demokratie si possono elencare tutta una serie di motivi che consentono di dubitare della credibilità come della coerenza targata PD. Enorme delusione per l’atteggiamento degli assessori provinciali Tommasini e Repetto: presentarsi in pompa magna alla conferenza stampa anti-referendaria a fianco di Durnwalder (e con quale faccia tosta!) mentre si sostiene (almeno sulla carta) uno dei quesiti messi sotto “stato d’accusa” dal Landeshauptmann, è un colpo basso verso chi (vedi la vicesegretaria Sybille Tezzele) si batte da anni per la democrazia diretta. Per non parlare dei manifesti delle primarie affissi negli spazi destinati alla consultazione. Convivenza a rischio? Allora perché Tezzele, Trojer e “il compagno” Peterlini si espongono a favore di uno strumento di democrazia tanto pericoloso? Altra domanda: può la convivenza porsi come limite allo sviluppo “interno” della nostra democrazia territoriale? Crediamo fermamente di no.

Il Partito Democratico ha perso un’occasione storica per mostrarsi interessato a tutti i sudtirolesi e motore di una sudtirolesità indivisa. Al PD sarebbe spettato il compito di spiegare agli italiani di centrosinistra il senso dello strumento (nel bene e nel male), anziché dare vaghe indicazioni di voto, prive di sostanza e non supportate dagli organi “di partito”. Poteva “metterci la faccia”: avesse fatto valere il budget di consenso dell’anno scorso (tra il 16% delle politiche e il 6% delle provinciali) avremmo raggiunto il quorum. Alle primarie hanno partecipato in Sudtirolo 5800 votanti (ca. 1600 in meno rispetto al 2007). Quanti si saranno recati al referendum? Dati alla mano, il popolo delle primarie ha guardato con maggiore interesse a Roma che a Bolzano. Stessa musica nel PdL: privo di posizioni ufficiali univoche, è perdente in partenza. Sinistra sconcertante, arroccata su posizioni che temono ritorsioni etniche o razziste attraverso strumenti di partecipazione diretta (allora che facciamo? aboliamo pure il voto rappresentativo?). Lungimiranza e senso della realtà ormai inesistenti. Mentre le schegge impazzite della Stella alpina hanno il merito di averci quasi consentito una svolta “storica”. I ribelli della Volkspartei unico spazio di larghe vedute?

E’ evidente che il PD non abbia voluto mettersi di traverso rispetto all’alleato-despota di governo. Potevano profittare delle primarie per pubblicizzare la consultazione provinciale, preoccupandosi di fare da canale di trasmissione delle informazioni. Un ponte radio tra i gruppi linguistici. Non l’ha fatto e ne pagherà le conseguenze. La maledizione del pendolo s’è palesata per l’ennesima volta. Inutile parlare di convivenza. Siamo due mondi totalmente separati: i “sudtirolesi” tentano di cambiare in meglio (e anche – ainoi – pure in peggio, considerando il quesito dell’Union) e vengono ostacolati dall’ignaro satellite “altoatesino”, vittima di sé stesso, estraneo a tutto ciò che accade al di fuori dalla sua orbita. Nessuna condivisione di valori, sogni, prospettive. Dimostrazione di una realtà: la questione del coinvolgimento degli italiani alla “cosa” sudtirolese resta il punto cardine da affrontare. Altrimenti il Sudtirolo rimarrà indietro per sempre. Ora, quello che Alexander Langer definiva “il fascino del conflitto etnico”, potrebbe diffondersi anche tra i promotori del referendum nella forma di un comprensivo (benché inquietante) “Scheiss Italiener”. Peccato, diamine.

Valentino Liberto, Michaela Verena Abate. BOLZANO/BOZEN

Gran finale. Nuovo inizio.

Energia, luci e suoni. Curiosità, viaggio e avventura. Coscienza, libertà e crescita interiore. Il cammino sarà la meta, la meta sarà esperienza. Non temere le disavventure: a spronare il tuo viaggio ci penserà la beneamata terra di origine, come fonte delle domande che ne incoraggeranno giorno dopo giorno la prosecuzione. Chi ti attenderà al ritorno troverà difronte a sé una persona nuova e arricchita. Buon viaggio. E buon inizio. [Valentino].

Itaca.

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più aromi inebrianti che puoi,
Recati in molte città dell’Egitto,
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Costantinos Kavafis

Referendum: dicotomie sudtirolesi.

Volksabstimmung 25.10.2009 Referendum provinciale

Volksabstimmung 25.10.2009 Referendum

Siehe auch/vedi anche: Brennerbasisdemokratie, Sentieri Interrotti

Affluenza/Wahlbeteiligung: http://wahlen.provinz.bz.it/refhome_li_vg.htm

Sudtirolo spaccato in due, l’incubo s’è avverato: l’astensione degli “italiani” (e in misura minore dei “ladini”) ha fatto mancare il quorum al referendum. Sono senza parole. Oppure no. Qualche sassolino dalla scarpa me lo devo pur togliere.

Dimostrazioni di una realtà, cari amici. Ho (e abbiamo) sempre avuto ragione: la questione del coinvolgimento degli italiani alla “cosa” sudtirolese è la questione cardine da affrontare. Punto. Altrimenti il Sudtirolo rimarrà indietro per sempre. Vi spiego perché.

E’ evidentissimo: nei comuni dove ci sono italiani, è venuto a mancare (e di molto) il quorum. C’è quasi da vergognarsi di essere cittadini italoparlanti politicamente attivi in questa terra. Non ne vale la pena.

Non c’è stato UN singolo esponente politico del gruppo linguistico italiano (eccetto Dello Sbarba) ad aver preso netta posizione pro-referendum. Uno scandalo. Non arrivare al quorum per l’assenza degli eterni assenti (vedasi i risultati nei paesi a maggioranza italiana, compresi Laives e Bronzolo, direttamente coinvolti dalla questione aeroportuale) è deprimente. Vogliamo parlare del boicottaggio quasi totale sui media – carta stampata, Alto Adige in primis? L’ennesima dimostrazione che gli italiani ruotano attorno a propri interessi non meglio identificati, che sono assolutamente PRIVI di una rappresentanza politica degna di questo nome, capace di far progredire anziché regredire le condizioni già misere cui si sono condannati in anni e anni di auto-isolamento. Il PD ha perso un’occasione storica per mostrarsi partito di tutti i sudtirolesi e per una sudtirolesità indivisa. Ha guardato con maggiore interesse a Roma che a Bolzano. Se avesse sfruttato il budget di consenso dell’anno scorso (tra il 16% delle politiche e il 6% delle provinciali) ce l’avremmo fatta. Alle primarie del Partito Democratico, in Sudtirolo, hanno partecipato 5830 votanti (ca. 1600 in meno rispetto al 2007). Olé. Quanti si saranno recati al referendum? Il PDL, privo di posizione ufficiale è perdente in partenza, non parliamo di altri soggetti. I Verdi, benché minoritari nel panorama politico, sono ancora l’unico spazio di (quasi) larghe vedute. E le schegge impazzite dell’SVP hanno il merito di averci quasi consentito una svolta “storica”.

Tornando sul PD. ‘D’ sta per ‘Durnwalder’? Si chiedeva oggi l’amica Michaela V.Abate. Ah sì: macché interetnico, il PD è plurilingue. Ergo: alla ‘funzione ponte’ coi sudtirolesi di lingua tedesca si preferiscono gli accenti ferraresi, piacentini e genovesi degli aspiranti-segretario nazionale. Ben più familiari. In altre parole: Nell’affaire Direkte Demokratie potrei elencare tutta una serie di motivi che mi consentono di dubitare della credibilità come della coerenza all’interno del PD. Enorme delusione per l’atteggiamento degli assessori Christian Tommasini e Barbara Repetto: presentarsi in pompa magna alla Pressekonferenz con Durni (e con quale faccia tosta!) mentre si sostiene (almeno sulla carta) uno dei due quesiti referendari messi sotto “stato d’accusa” dal Landeshauptmann, è un colpo basso verso chi (vedi Sybille Tezzele) si batte da anni per la democrazia diretta. Per non parlare dei manifesti delle primarie affisse sugli spazi destinati alla consultazione odierna. La chicca sulla convivenza a rischio? Meno male che ci sono loro. Ma allora perché sempre la Tezzele (vicesegretaria del partito) lavora da anni a questo strumento di democrazia? Altra domanda – aperta a tutti: può la convivenza essere un limite allo sviluppo della nostra democrazia? Credo fermamente di no.

E’ evidente che il PD non ha voluto mettersi di traverso rispetto all’alleato-despota di governo. Potevano profittare delle primarie per pubblicizzare la consultazione provinciale. Nada. Mentre trovo sconcertante l’arenamento della Sinistra extraparlamentare su posizioni che temono ritorsioni etniche o razziste attraverso strumenti di democrazia diretta (allora che facciamo? aboliamo pure il voto rappresentativo?). Lungimiranza e senso della realtà ormai inesistenti. Comunque, in termini di voti, inesistenti lo sono già.

La maledizione del pendolo s’è palesata per l’ennesima volta. Inutile parlare di convivenza. Siamo due mondi totalmente separati, ce ne rendiamo conto? Quello sudtirolese tenta di cambiare in meglio (e anche – aimé – in peggio, considerando il quesito dell’Union) e vengono ostacolati dall’ignaro satellite italiano, vittima di sé stesso, estraneo a tutto ciò che accade al di fuori dalla sua orbita. Nessuna condivisione di valori, storie, speranze, prospettive. Solo mera gestione comune del denaro a pioggia. Ora temo quello che Alexander Langer definiva “il fascino del conflitto etnico”. Anche tra i promotori del referendum si diffonderà un comprensivo (benché inquietante) “Scheiss Italiener”. Che rabbia. Peccato, diamine. Peccato. (val)

Blaun… continua!

Il cantautore & neoscopertosi pittore Pino Masi, già ideatore della “colonna sonora” di Lotta Continua (trovate la sua biografia – a tratti davvero curiosa – su Wikipedia), si aggira ancora per le strade di Pisa, città che vide nascere esattamente 40 anni fa la formazione extraparlamentare della Nuova Sinistra attorno alla quale ruotarono (tra gli altri) Adriano Sofri e Alexander Langer, che a loro volta diressero l’omonimo quotidiano. Pino Masi suona anche nella mia facoltà (in “Aula R”, l’auletta riservata ai collettivi) inframezzando alle canzoni composte i racconti del suo “glorioso” passato.

1989-2009.

20

Ready, steady, go!

Innsbruck, ore 10. Pronti al via, in riga con le bandiere, sulle griglie di partenza. Allegria!

Paul Flora, 'Fahnen'.

Paul Flora, 'Fahnen'.

Prove (dei) generali.

Countdown: Noch 24 Stunden. Prove generali a Innsbruck:

Paul Flora, "Schuhe".

Paul Flora, 'Schuhe'.

TORNO SUBITO.

Goodby Hofer!

Laptop, Lacoste und Lederhose?

Philipp Achammer. Edmund Stoiber.

Philipp Achammer (ff 13.08.09 S.19) und Edmund Stoiber (Dolomiten 13.08.09 S.11)

Il giovane rampante sempre armato di laptop e Lederhose (ovvero di Zukunftsvisionen e Volkstumspolitik) e il paladino della filosofia “Laptop u. Lederhose” hanno in comune persino la passione per il coccodrillino immerso nel turchese di una camicia Lacoste. È quanto emerge sorprendentemente quest’oggi sfogliando il settimanale FF e la Dolomiten. Philipp Achammer indossava la stessa maglietta pure in un recente incontro (vedi articolo a pag. 9, sempre nella Dolomiten odierna) con il Generalsekretär della CSU. Si sprecano le possibili Verschwörungstheorien. Edmund Stoiber, fiero bavarese (si esprime perlopiù in dialetto) ora presidente onorario della CSU, che nella propria attività politica a Berlino ha pensato bene di esportare il “suo” modello Baviera, trattando la Germania intera alla stregua di un grande Bayern… il mentore ideale per il nuovo segretario della SVP, già cocco(drillo) della Athesia? E, a propos di Athesia: su segnalazione di Leopold Steurer, la casa editrice ha ritirato dalle proprie librerie la controversa pubblicazione “Vermächtnis-Heldenzeit” priva di Impressum, dietro alla quale si celano le ali più radicali di certa gioventù sudtirolese. Armes Südtirol.

siehe auch: http://blaun.wordpress.com/2009/05/19/la-nuova-svp/

Dal Sudtirolo a Palermo: una finestra sull’altra Italia.

Un'altra Italia.
Zaino in spalle, si parte: il mio “Viaggio in Italia” da Bolzano a Palermo in 10 giorni.

Ignaro di cosa possa riservarmi l’immediato futuro, lascerò alle spalle l’afosa malinconia tipica dell’estate bolzanina – nonché i pensieri che vi ruotano attorno – per arricchire di nuovi stimoli il mio bagaglio. Domani, infatti, partirò alla volta di Torino; l’amica Francesca Zeni (del Forum trentino per la Pace) e il presidente di Libera Piemonte, Davide Mattiello, mi hanno invitato ad accompagnarli nella carovana estiva “Esperienza Italia” [vedi allegato]. Un viaggio di formazione che si snoderà lungo l’intera penisola, alla scoperta di un’altra Italia nascosta, invisibile, silenziosa. Dalle testimonianze delle ‘vittime’ di mafia al recupero dei beni confiscati alla criminalità organizzata (riconvertiti da cooperative socio-culturali al servizio della collettività), dai campi rom del Meridione alle tendopoli dell’Abruzzo, tassello dopo tassello si compone il mosaico di una nazione che nella restituzione delle risorse umane e territoriali – imprigionate per decenni dal pensiero mafioso o razzista – trova il vero motore per un futuro più civile e democratico. Forte dell’esperienza dello scorso anno sui terreni confiscati in Salento (e gestiti dalle cooperative di Libera Terra), quest’estate intraprenderò un cammino per dare voce ai protagonisti quotidiani – e forse inconsapevoli – della più significativa lotta antimafia e antifascista. Dei loro racconti vi parlerò al mio ritorno, i primi di agosto. A voi tutti auguro un sereno proseguimento.

Il programma dettagliato della Carovana 2009: Continua a leggere

Spannung.

O graziosa luna, io mi rammento [...]
G. Leopardi, Alla Luna (l8l9)

No… ovunque io mi troverò, niente continenti, mari o colline da ammirare davanti a me. La sera, prima di coricarmi, guarderò in alto alla luna. E penserò a te, che pure potrai goderne la naturale bellezza. Non disperare
Ti manderò la luna a farti compagnia. Ovunque tu sia.

Con amicizia, profondissima. Valentino.

Libertà.

«La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone…
la libertà non è uno spazio libero,
LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE
»

Giorgio Gaber, La libertà, 1972.

Bello, vero? Un testo affascinante che però si presta – a mio parere – a facili fraintendimenti, che nascono a loro volta dagli equivoci di fondo sorti attorno al senso stesso del termine libertà, usurato da riferimenti infelici soprattutto politici (vedi PDL o Süd-Tiroler Freiheit). Interpretando il pensiero di Gaber, quando il cantautore milanese afferma che vorrebbe essere “libero come un uomo”, in realtà quell’uomo di cui parla e che descrive non è libero; lo è solo per metà. E p.es. lo spazio libero è anche una forma di libertà, ma (appunto) solo una parte di essa, una declinazione importante ma insufficiente. Il collante, l’elemento unificante è la partecipazione collettiva, mentre la libertà è un esercizio esistenziale che implica necessariamente lo stare con gli altri. L’individuo non è il dato originario; originario è il contesto del suo agire, che non è tale se non è circostanziato. E la circostanza più massiccia è il mondo, con il suo spessore di condizionamenti storici e naturali. Secondo Jean-Paul Sartre “l’uomo è condannato ad essere libero” e sconta questa condanna con l’angoscia per la responsabilità di decidere, per sé e per gli altri. Ammesso e non concesso che accetti di scontarla.

Diritto alla rete.

Michaela.

Oggi pomeriggio osservavo distratto i lavori in corso per la riapertura del bar ex-Samba nel centro di Bolzano, chiuso ormai da diversi mesi. Pedalavo affaticato attraversando la piazza Domenicani, di ritorno dal lungo giro in bici verso Merano, e i tavolini lucenti posizionati all’esterno del locale invitavano al riposo. Una bibita fresca, il solito immancabile giornale e poi via, ripartire verso casa. Peccato, appunto, che il Samba fosse ancora chiuso. Lì, esattamente un anno fa, conobbi Michaela.
[Tra l'altro fu l'ultima volta che vidi Superciuk in carne ed ossa, in compagnia di BeppaJosef, se non erro]. Un periodo di grandi cambiamenti: fresco candidato dei Verdi, lanciato per la prima volta nell’arena politica, l’impegno volontario con “Libera sui campi confiscati alla mafia, la fase conclusiva dell’esperienza come vicepresidente della Consulta studenti e una rottura decisiva col passato scolastico, vennero a coincidere in un’estate dove fui costretto a rivedere (quasi) tutti i miei punti di riferimento. Quella sera al Samba segnò l’inizio di una svolta significativa, tra le più importanti di sempre. Con Michaela, assieme ad altri amici, si aprì una fase nuova: con loro scoprii gradualmente diversi modi di dialogare, stare in compagnia, socializzare, comunicare e “persino” divertirsi; il valore di un plurilinguismo vissuto, di una Bolzano giovane e “interetnica”, sino a quel momento sconosciuta. Mi ritagliai finalmente uno “spazio sociale” nella città che più m’ha dato ma di cui non mi sentivo cittadino partecipe. Divenni padrone del tempo libero, ora parte integrante del mio agire (anche) politico. Ma soprattutto: Michaela è la prima coetanea con la quale ho condiviso lo spiccato e mai arrendevole interesse per l’operato di Langer. Devo molto a lei, all’influenza dei suoi consigli, al suo essere bolzanina senza campanilismi, sudtirolese indivisa e indivisibile, spiccata idealista e accesa pacifista. A dimostrazione che un altro modus vivendi – basato su un impegno civile più sereno, meno ossessivo e sbandierato, distante dalle dinamiche di corrente – è ancora possibile in Sudtirolo.

Siehe auch: Langer e la “sua” Autonomia dinamica

Aspettando Anneke. (Sommer in Südtirol.)

Anneke.

Twitterate in libertà!

Sono sbarcato su twitter. Non sto a spiegarvi di cosa si tratti; provare per credere.

Le impressioni a caldo sono abbastanza buone. Reduce dall’abbuffata planetaria di Facebook (un’indigestione cui ammetto di aver contribuito), l’essenzialità di Twitter mi ha ridato respiro. E’ facilissimo da usare, si impara in appena 5 minuti, non di più. Roba per principianti di internet. Al contrario di facebook, Twitter non è un contenitore a circuito chiuso, con accesso controllato (dove una cerchia ristretta tende ad attivare dinamiche da “ritiro sull’Aventino”) bensì una website pubblica con propria url, perciò dal carattere meno personale e personalistico, meno dispersivo in termini di tempo (cosa ci vuole a scrivere una frasetta e ad aggiungerci al massimo un link?), privo della miriade di inutili funzioni facebookiane e anche esteticamente più leggero, accessibile appunto, a portata di mouse. Twitter stimola almeno un pizzico l’ingegno: data la presenza pubblica online e il limite di inserimento testuale, per non risultare banali si tende (ma non è un percorso obbligato) a segnalare fatti, situazioni, eventi importanti, irripetibili o divertenti. La brevità – quella sì “obbligata” – produce o amplifica un curioso “effetto comico”. Spinoza in erba, insomma. Altri scandiscono la propria giornata e/o settimana passo dopo passo, con chiarezza cristallina, possibilmente senza scadere nell’ovvietà e soprattutto – ripeto – riservando allo “status” (così si definisce la “frase profilo” nei social network come nei vari programmi di messaggistica istantanea) l’attenzione che merita. Un’ottima cosa.

Insomma, con le dovute cautele, si potrebbe sostenere che Twitter funge da evidenziatore slow per una vita pubblica ponderata, mentre facebook è un’enciclopedia omnia dell’inutilità esibizionista, la Treccani della chiacchiera continua – non dimentichiamo il disturbo prodotto dal servizio chat. Su Twitter si interagisce con estrema calma, in pillole (persino la posta interna è soggetta al limite di battitura), Facebook ti obbliga a dire tutto a tutti, in un continuo via vai di messaggi, commenti, video, valutazioni personali (mentre su twitter è più difficile commentare i contributi altrui). E’ probabile che si torni all’essenza del web: raccontare brevi storie quotidiane, leggere e diffondere opinioni, informarsi e comunicare, senza esagerare. Era ora.

Carpe diem.

Cogli la rosa quando è il momento, che il tempo, lo sai, vola
e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà

[Dal film “L’attimo fuggente” (Der Club der toten Dichter), 1989]

Rätsel.

Salzburg.

Salzburg

Langer e la “sua” Autonomia dinamica.

Quattordici anni fa, a Firenze, è scomparso Alexander Langer. Con lui, scompariva la visione pluri-individuale di un’altra Europa. Uso non a caso questo termine (“pluriindividuale”), per introdurre un concetto – che tenterò di sviluppare meglio in futuro – emerso da alcune riflessioni comuni sugli interventi numerosissimi di Langer. La società pluriculturale cui puntava Alex andava di pari passo con il riconoscimento della libertà del singolo individuo, la tutela delle individualità e soprattutto l’effetto prorompente della loro conversione collettiva. Il mettere in rete più soggetti rappresenta un passaggio successivo, una sorta di “autonomia dinamica”  incentrata sui caratteri della persona in perenne trasformazione, che costringe l’individuo a confrontarsi con la propria identità e quella dell’altro, e le identità stesse a conoscersi e rispettarsi tra loro. Ad evolversi. Nessuna Mischkultur, ma cultura plurale dell’incontro.

Bewußtseinsbildung e responsabilità sono aspetti centrali del Langerpensiero, poco considerati o di gran lunga fraintesi. Non si tratta infatti di concentrarsi fiaccamente sui singoli, bensì di tradurre le proprie energie in azioni sociali orientate al cambiamento. Un’interpretazione forse inedita del solve et coagula, uno slogan che ritorna di frequente negli scritti langeriani. Ma di ciò, come detto, parlerò prossimamente.

Aldilà di un pensiero abbozzato, ci sarebbero milioni di parole,  centinaia di testi e decine di altre modalità per ricordare l’anniversario odierno. Altrettanto numerosi sono i testi che Alex Langer ci ha lasciato in eredità. Da alcuni giorni – per una ricerca  - sto ripercorrendo le tappe fondamentali della sua avvicente storia personale. Fra tante pubblicazioni, ho meditato a lungo su quale citazione avrei scelto in questa ricorrenza. Ho optato invece per un contributo filmato. Mi affido alla sua voce, al suo frenetico parlare, per farlo risuonare all’interno del nostro contenitore virtuale. Chissà come si sarebbe confrontato, cosa avrebbe combinato Langer con la blogosfera.  Ma no… lui era un uomo di altri tempi… eppure, da abile comunicatore capace di destreggiarsi nelle due lingue (il suo stile comunicativo resta unico e inimitabile) e padrone com’era degli strumenti del linguaggio, della comprensione, del dibattito, non si sarebbe sottratto alla sfida. Impadronendosi anche di questo mezzo, avrebbe unito persone, divulgato messaggi, sostenuto progetti di solidarietà e sostenibilità, avvicinandoci alla sua attività di europarlamentare. Per farlo sentire meno solo nella battaglia contro le ingiustizie, per un Sudtirolo indiviso e un’Europa unita. Magari ci fossero stati i blog… Allora, forse, sarebbe andata diversamente. [val]

Trapathesis proximo (trapassato prossimo).

Margarethe Maultasch, che K.B. conobbe personalmente.

Margarethe Maultasch, che K.B. conobbe personalmente.

(Ri)leggere le dotte ricerche del laboratorio athesino è sempre uno spasso. In merito, trovo cristallina l’essenzialità di un commento di Luk4s scovato nelle sabbie della storia:

a me sinceramente fa abbastanza sorridere questo voler affermare per forza di essere qualcos’altro.  Se vogliamo proprio essere precisi la Val Venosta ad esempio faceva parte della Svizzera… dovrei quindi sentirmi Svizzero? La soluzione invece è molto più semplice… se ai tempi del Kaiser il Süd-Tirol era il trentino, al giorno d’oggi il Südtirol corrisponde alla provincia di Bolzano. Punto. Ti ripeto: la giusta denominazione italiana potrebbe essere Tirolo Atesino se proprio vogliamo ricalcare quello che tu scrivi…  ci sono un po’ troppe contraddizioni nel progetto Athesis… Se i Südtiroler guardano al passato per la propria identità, Athesis guarda al tra-passato

A cosa guardava Ettore Tolomei?

Berto e l’ottimismo (berlusconiani si nasce).

l’ottimismo è il sale della vita!” - BERTO su “Sentieri Interrotti”

Sueño prohibido (par condicio).

Lydia Guevara, nipote del Che.

Lydia Guevara, nipote del Che.

Di recente, la mia blogcoinquilina ha pubblicato su “Piattole” un’immagine di Ernesto Che Guevara, uno scatto (esposto a Innsbruck) che l’aveva particolarmente “colpita”. A completare il quadretto di famiglia, ecco altri scatti calienti, questa volta alla nipote del Che, testimonial di una campagna di sensibilizzazione della PETA attraverso cui si intende sottolineare provocatoriamente il valore pacifista e rivoluzionario del vegetarismo. Uhm… una potenziale leader alla guida dei movimenti ecologisti in Italia, un rilancio à la Daniel Cohn-Bendit? Le misure – direbbe il nostro papi – ci sono.

Die Verwandlung (la metamorfosi).

…credo che da quella volta le cose siano cambiate. Non lo so per certo, ma mi sembra di aver notato un cambiamento. Vorrei dimostrare che Di Luca è cambiato. Spero sia vero. Concetta Failla

Gabriele, attento, mi sa che hai riletto troppe volte Kafka…

Cercasi una ragazza, possibilmente araba.

“Beh, l’arabo in ogni caso è una lingua interessante che mi sta simpatica. Ma non credo che tra vent’anni sarò costretto a parlare l’arabo… cioè non si sa mai, chissà, forse un giorno conoscerò una bella ragazza dell’Arabia Saudita.”

Davide Orfino su “Sentieri Interrotti”

Magari!!! Così almeno le tue fialazze sudtirolesi alto atesine finirebbero… Ci daremo da fare, promesso, per realizzare il tuo sogno nel cassetto. Ma se la ricerca in loco dovesse fallire, tranquillo, ti paghiamo un corso accelerato in lingua araba e un biglietto (sola andata) per l’Arabia. Chi cerca trova! Intanto diamo inizio alla raccolta fondi, causale: “Un’araba per Orfino“. Per il bene del nostro Sudtirolo, vi supplichiamo, siate generosi! Siehe auch: forumaltoadige.it

Errori della vita (ovvero: essere e il nulla).

Scuola di Atene.

[cronache dal nulla 1]. Guardo avanti, ma cosa c’è lì davanti? Il “nulla”, o meglio, il “quasi” generato dal passato e già visibile nel presente. Azzoppato dal tentennamento di cinque, anzi no, ben sei anni fa. Una scelta scellerata, proveniente da lontano, errore imperdonabile oggi palesato dalla balda dimenticanza prodotta da un agire superficiale, frutto a sua volta del non essere ciò che si vorrebbe essere. Non ci si rinventa in un giorno qualsiasi, per il puro gusto di apparire distante da un contenitore infame, indesiderabile, inutile. L’acquisizione di un’attitudine è un processo graduale, ancora più lento in giovane età. E l’apprendimento è un arte cui ci si disabitua presto, ma ancora peggio è la presunzione dell’autodidatta. Perciò vedo nero in avanti e all’indietro, domandandomi cosa ho mai fatto a non intraprendere un percorso che mi facesse diventare qualcosa di più uno scrittore a metà privo di un’adeguata formazione. Non basta l’inventiva, non è sufficiente la buona volontà (per quanto a volte essa latiti), non bastano i giochi di parole: ci vogliono le basi, l’ABC. Essere o non essere? Sono arrivato impreparato e uscito un po’ rassegnato. Un domani, chissà.

Forse andrà peggio. [val]

Sempre rimarrà.

me sorbiste el seso y me decían del peso
de este cuerpecito mío
que se ha convertío en río.
de este cuerpecito mío
que se ha convertío en río.

SommerEstateIsté.

Interrogativi disarmanti.

[@k]. Due giornate dai sentimenti contrapposti, volti di una stessa medaglia oppure pagine di un racconto già scritto, non saprei definirle con esattezza. Appena ieri, sulle passeggiate del Talvera, con un occhio al Rosengarten e l’altro posato sui nostri rispettivi appunti, sorridavamo alla vita, lasciando scorrere all’aria aperta parole, pensieri, speranze. Ma cumuli di nubi all’orizzonte oscuravano già la vista delle cime, triste presagio della ventata di malinconica rassegnazione (si può proprio definirla così, una ventata, data la giornata ventosa) che ci ha colpito quest’oggi.

Siamo addolorati e toccati dalla lontananza di una tragedia. Vite interrotte bruscamente, sospese nell’ignoto della morte, spezzate dall’infame destino. Con loro, scompare un “essere”, un “esistere” collettivo. Chi ci lascia porta via con sé – nell’aldilà – una parte di noi. Persa per sempre. Resistiamo al barcollare delle nostre sicurezze. Difficile non demordere all’imprevedibile esito dell’esistenza terrena. Impotenti di fronte all’interrogativo eterno, non resta che farsi guidare dalla propria coscienza. Sperando conduca ad una qualche rassicurante verità.