SommerEstateIsté.
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Il volto plastico del Sudtirolo.

[...] Quando lo incrociai per la prima volta sul Forum dell’ff, non potei fare a meno di pensare: “Ecco un altro poveraccio che sta per inghiottire il confine!” Poi la cosa è accaduta e, post dopo post, sono trascorsi degli anni. Oggi Valentino ragiona da uomo politico “precocemente maturo”: il confine che cinge il Sudtirolo è davvero la sua seconda colonna vertebrale. C’è solo da augurarsi che la smetta di frequentare brutte compagnie. Loiny, commento su SegnaVia, “Sentire il confine”, giugno 2008
Dal 1997, nella mia camera, è appesa una carta del Sudtirolo. E’ una carta fisica molto particolare, di quelle con i rilievi montuosi messi in evidenza, appunto “in rilievo”, dove si distinguono nettamente le vallate dolomitiche che fendono l’arco alpino, ferite non rimarginabili in un corpo freddo e solido. Ricordo bene quando indicai la mappa, esposta in un negozio nella centralissima Via Alto Adige, a Bolzano. “Guarda che bella…”, dissi a mia madre, il cui volto rassicurante esprimeva anche in quella circostanza una perplessa approvazione, con quel sorriso difficilmente interpretabile che da sempre la contraddistingue. Ritrovai l’ingombrante plastico di ritorno a casa, impacchettato in modo tale da non danneggiarlo nel difficile trasporto sino al sesto piano di Viale Trieste. Guardai rallegrato i miei genitori, per l’inaspettato regalo. La sorpresa lasciò ben presto spazio alla fantasia irrefrenabile di un bambino. La mente si perdeva tra i punti neri stampati sulla carta, il tratto blu dei corsi d’acqua, le cime riprodotte goffamente dal materiale plastico, piegato in modo tale da riportare quasi fedelmente la morfologia del territorio sudtirolese. I nomi bilingui li conoscevo ormai a memoria. Un’altra carta geografica aveva accompagnato la mia infanzia: lo scatto panoramico, a volo d’uccello, era un apprezzabile disegno realizzato a mano, stampato dall’Athesia su una carta plastificata arrotolabile. Non mi disturbava la differente intitolazione delle due rappresentazioni: la prima – in ordine cronologico – recava la scritta “Panorama Südtirol”, coi toponimi in lingua italiana indicati al secondo posto, e la seconda, “Provincia di Bolzano”, con toponomastica tedesca riportata tra parentesi. Le ragioni di tale inversione linguistica restavano a me ignote e non mi interessava approfondirle. Sulla carta ritrovavo i luoghi della mia vita e ciò mi bastava. Indicavo con precisione millimetrica le vie percorse ogni weekend, misurate con l’ausilio di un righello; le distanze tra una meta e l’altra di periodiche gite fuori porta non superavano quasi mai i quaranta centimetri, sufficienti per dominare lo spazio ideale di un metro quadro in cartone. All’interno di quel contorno rettangolare bianco, che delimitava la porzione di globo riprodotta in scala, mi sentivo libero. Infinitamente libero.
Libertà o incastro? Parte del mio entusiasmo infantile scaturiva dalla piena padronanza di una modesta fetta di mondo. Mi sono chiesto spesso se negli anni sia riuscito a disincastrarmi da quell’immaginario del Sudtirolo morfologico per fare un salto in avanti e guardare dritto negli occhi la realtà che circondava una mera fotografia cartacea. Oppure se la liquida quotidianità tutt’attorno non fosse null’altro che la proiezione maligna del plastico tinta marrone, divenuto tanto familiare. Nel dubbio, l’alternarsi delle stagioni trasformò l’universo concentrato di un bambino – che scopriva il mondo in pillole cartografiche – in un labirinto impolverato adagiato alla parete, mentre il fastidio alla testa, prodotto dal chiodo fisso con sopra inciso “Panorama Südtirol / Provincia di Bolzano”, che negli anni ‘90 trafisse irrimediabilmente la materia cerebrale, è lenito soltanto da poche divagazioni spazio-temporali. Il Sudtirolo mi osserva, sfregiato e sporco, inchiodato al muro. Io resto immobile al suo cospetto, incapace di distogliere lo sguardo. E per sopravvivere, non resta altra possibilità che convivere con l’eterno, nefasto fascino di quel volto oscuro e minaccioso.
Par conditio.
“Jugend braucht Visionen” vol.2. Hai ragione, holzeisenfan: peinlicher geht’s nicht.
Veröffentlicht in Politika, [Blaun] | Schlagworte: Renate Holzeisen
La “nuova” SVP.

I non-allineati sono in standby, inondati da parole prive di senso e in attesa dell’annunciata riconquista di quella fetta di Sudtirolo sfuggitali di mano. Una riappropriazione dello spazio-tempo, data per imminente, eppure mai avviatasi compiutamente. Intanto, non resta loro che interrogarsi sulle giovani promesse della politica nostrana, cogliendo nelle grandi manovre all’interno del gruppo linguistico maggioritatio i preoccupanti segnali di un’inesorabile deriva egocentrica della società sudtirolese. Prima puntata: dilemmi e retroscena del fenomeno Achammer.
Dopo una carriera lampo di appena 14 mesi, il leader della Junge Generation in der SVP Philipp Achammer sarà il Parteisekretär “politico” della Südtiroler Volkspartei. Lo ha annunciato quest’oggi, in pompa magna, la dirigenza del partito. Con la sua nomina, l’organizzazione giovanile del partito di raccolta (che in passato sfornò figure controverse quali Christian Waldner, fautore della manifestazione pantirolese del Brennero, che nei primi anni Novanta aprì la strada all’importazione in Sudtirolo della “ideologia liberale” di Jörg Haider) tocca l’apice d’un percorso di marketing “pilotato” avviato con la debacle d’autunno – nessun candidato “giovane” eletto nel Landtag. Primo passo verso un rinnovamento generazionale in casa Volkspartei o l’ennesima operazione di facciata? Di certo, non è un caso che la scelta degli “adulti” sia ricaduta proprio su Achammer. Tale decisione è dunque tutt’altro che un fulmine a ciel sereno.
Visioni. Un termine che va molto di moda, di questi tempi, in Sudtirolo. Chi ha le visioni dovrebbe andare dal medico, recita un detto. Nella Junge Generation, “wir brauchen Visionen” è una frase ormai ricorrente. L’ha coniata proprio il referente – ormai uscente – del movimento giovanile (le cui visioni informatiche sono sbalorditive, vedi il suo sito internet), tra i principali (e più blasonati) alfieri del rinnovamento statutario e generazionale in seno alla Edelweiß. Già all’indomani delle elezioni provinciali, nell’autunno scorso, Philipp Achammer dichiarò con tono assai critico: “Wir (Svp, ndr) haben die Massen nicht erreicht. Die Stolz-auf-Südtirol-Kampagne war ein Blödsinn. Die Jugend braucht Visionen, wie es in den nächsten zehn, 20 Jahren weitergeht, das haben wir total vermisst“. Questa cantilena l’ha ripetuta con decisione come un forsennato, sfruttando ogni occasione buona per segnalare le pecche della (vecchia) dirigenza Volkspartei, sino a primavera ormai inoltrata, quando finalmente (nel corso della tempestosa corsa a Obmann) anche gli altri giovani del partito sono usciti allo scoperto, mostrando i loro denti al mondo attraverso una campagna pubblicitaria riuscitissima per quanto economicamente dispendiosa (una serie di manifesti affissi dappertutto – coi soldi di chi? – e un’altra website da capogiro). Il 16 aprile, nel corso di una conferenza stampa dov’è stata lanciata l’ambiziosa campagna (appunto) „Junge Visionen für Südtirol“, Achammer ha illustrato i focus tematici attorno ai quali ruoteranno i neocostituiti Zukunftswerkstätten (”laboratori per il futuro”): Politik & Werte, Mitbestimmung und Direkte Demokratie, Wirtschaft und Umwelt, Immigration & Integration, Heimat- und Volkstumspolitik – un termine, quest’ultimo, sinora inutilizzato da altre forze politiche sudtirolesi. Il ventitreenne Achammer ha ribadito nella sostanza l’impegno della JG di elaborare visioni (di nuovo!) e indicare “con idee rivoluzionarie” una strada “per i prossimi 20 anni” – non vi ricorda le interviste rilasciate giusto 6 mesi fa? Il motto è “Wir sagen wohin“. Ma tutto questo sbraitare non suona un po’ strano? E’ possibile lavorare all’interno di un partito statico come la SVP per un Sudtirolo che consideri (cito testualmente) “insufficiente” quanto ottenuto dai genitori ponendosi però con invidiabile determinazione in opposizione a qualsiasi prospettiva indipendentista – tra cui la piena sovranità in forma di Eigenstaatlichkeit suggerita da Reinhold Messner, intervenuto più volte ai convegni della JG? “Es lebe die dynamische Autonomie!” oppure (Karl Zeller) “die dynamische Autonomie ist tot”?

Visionario opportunismo. Qual’è l’obiettivo politico personale di Achammer, che può contare sugli Ebner come grandi supporter mediatici, pronti a regalargli pagine intere sul proprio quotidiano? Battersi per un ideale non meglio identificato oppure arginare con la proverbiale pragmaticità targata SVP il populismo delle destre tedesche e le oscillazioni di Verdi e PD? Cosa si sta muovendo dietro le quinte di Via Brennero? E soprattutto: dove potrebbe andare una SVP politicamente così allo sbando, dove lo scontro generazionale pare (pare!) essersi palesato di punto e in bianco, dopo anni? Sono interrogativi che mi lasciano semplicemente basito. C’è puzza di bruciato… e non per uso di cannabis. Un Achammer qualunque, sostenuto dalla Dolomiten nonostante dasse degli incompetenti agli “adulti”, procede non si sa bene in quale direzione ma poi riceve il contentino. Intanto però ha ridonato al partito un’immagine giovane e accattivante, diluita in una strategia “frisch, frech, freiheitlich” (in funzione anti-Freiheitliche?) che calamitasse l’attenzione dei giovani patrioti ma indecisi, negando costantemente la pluriculturalità del Sudtirolo attraverso il culto occulto dell’Autonomia su base etnica. Mentre nel partito ci si allineava alla Süd-Tiroler Freiheit, votando a favore di mozioni presentate dal rampante Knoll, internamente alla JG – con il contributo di Achammer – ha attecchito una dialettica da Stammtisch. Die Jugend braucht Visionen! Forse dovrebbero andare tutti dal medico. (fine prima parte)
Siehe auch / vedi anche:
aerosol.cc – Ach Achammer
SegnaVia - Frittierte Luft
aerosol.cc – Hakenkreuze auf SVP-Wahlwerbung weg, Volkstum im Programm bleibt
Markus Lobis – Der Brandstifter von der Feuerwehr | Achammer im Sender Bozen
Die Goldene Mitte – Vision für Südtirol, random thought
http://knoedelakademie.wordpress.com/2009/05/19/maulstopfer/
Veröffentlicht in Identité, Politika, [Blaun] | Schlagworte: Philipp Achammer
»Südtirol gehört uns«.

Un tranquillo sabato pomeriggio. © Valentino Liberto. (Dedicato a EdZ).
Prossimamente su Blaun.
Appuntamento (quasi) imperdibile.

Neue Blogs.
baustelle demoKrazia attiva. Giovani per più Democrazia. Sudtirolo.
Jugend für mehr Demokratie | Jëuni por plü Democrazia. Südtirol.
Piattole! Un altro Sudtirolo è impossibile! Ein anderes Südtirol ist unmöglich!
Nuovo blog di incredula e Valentin[o]. Ogni tanto è bello tornare bambini…

Abfahrt.
Un Sudtirolo indipendente dalla storia.

»L’autonomia è perfetta, è la migliore forma di autodeterminazione«, lasciano intendere in molti. »Tutto il resto è regionalismo mignon«. Da protagonista della vicenda mi permetto di dissentire: la mancata identificazione nel soggetto autonomista e il perpetuo racconto del suo “cammino interrotto” fanno dell’Autonomia più un potenziale trampolino di lancio “post-storico” che il presunto punto d’arrivo della pacifica convivenza. Una risposta agli anatemi lanciati contro il dibattito indipendentista da Florian Kronbichler (vedi) sul Corriere dell’Alto Adige.
Un Sudtirolo indipendente dalla storia.
Versione integrale della lettera inviata al CdAA, pubblicata quest’oggi sotto
il titolo “Il caso autodeterminazione e il posizionamento dei Verdi“
(p.6 – Venerdì 27 marzo 2009 – segue replica del Direttore, Enrico Franco)
Egregio Direttore, desidero esprimere alcune perplessità riguardo all’editoriale di Florian Kronbichler nel quale il giornalista si rivolge al capogruppo verde nel Landtag, Riccardo Dello Sbarba, quasi fosse l’unico interlocutore legittimato a rispondere sul caso Selbstbestimmung dal punto di vista dei Verdi. Sbaglia Kronbichler a vedere nei Consiglieri i soli responsabili della linea assunta dal dibattito interno. È una questione di metodo: i partiti moderni discutono in base alle istanze che salgono dalla base. Allinearsi al pensiero dominante significa rallentare, se non compromettere, i progressi in atto. Tornando all’oggetto del contenzioso, duole constatare che l’equivoco di fondo – capace di renderci prigionieri un po’ ottusi dei vocaboli – è di là dall’essere superato. L’inerzia collettiva ha privato il termine “autodeterminazione” di un sinonimo meno saturo di riferimenti, ma il suo contrario non è “autonomia”. Entrambe vengono celebrate come valori in sé, entrambe fanno parte di un linguaggio storicizzato che ne determina il significato. Gli interetnici, fautori di un lessico alternativo al vocabolario autonomista, si sono arresi di fronte all’equivoco. E’ stato proprio il timore di invadere il campo semantico altrui a condannare l’autodecisione al declassamento nel gergo del conflitto etnico »ben temperato« e i Verdi a prenderne le distanze. Kronbichler sostiene di voler evitare il contagio. Eppure gli alternativi sudtirolesi si illudono d’installare nell’hardware dell’Autonomia “made in Falzes” l’antivirus da loro brevettato. Fatico dunque a credere che non riescano a confrontarsi con il tema dell’autodeterminazione. Ci sono sufficienti ragioni, invece, per auspicare un simile confronto:
1) Una consistente fetta degli “altoatesini” non digerisce il secondo statuto perché non partecipò alla lotta per il suo ottenimento. Si dovrebbe riparare a quell’errore storico (anziché al mancato esercizio dell’opzione referendaria da parte della minoranza sudtirolese) coinvolgendo gli “italiani” – elevati al rango di attori protagonisti, qualora lo desiderassero – in un processo innovativo di autogoverno costruito dal basso. 2) Lo stesso principio vale per il tirolese “primitivo”, che dopo l’abbuffata dell’autonomia dinamica punta ormai dritto al dolce indigesto; sfoglia distratto le pagine enciclopediche sulla lotta per l’autonomia, dove date “memorabili” – dal 1957 al ‘92 – scalfiscono appena, come un chiodo nell’aria, i suoi preconcetti. 3) L’impossibilità di superare gli schemi linguistici attraverso un progetto condiviso, post-etnico e post-nazionale, capace d’imporsi sulla riproposizione incessante della contrapposizione – generata e al contempo regolata da un’Autonomia priva di meccanismi inclusivi – ha impedito alla nascente cittadinanza “indivisa” di esprimere una classe dirigente plurale che affronti le emergenze del nostro tempo rinunciando ai rapporti di forza cristallizzati dal pensiero autonomista. 4) L’eterna celebrazione dei “miti” (da Hofer a Kerschbaumer), cui si oppone una timida decostruzione storiografica, proseguirà all’infinito senza una effettiva legittimazione della realtà identitaria pluriculturale scaturita dall’annessione all’Italia.
Non si tratta perciò di agire sul confine di Salorno, bensì sulle distanze interne tra cittadini e pubblica amministrazione, tra gruppi linguistici, tra mono- e plurilinguismo, tra generazioni, tra sviluppo e ambiente, tra memoria storica e modernità, allargando l’orizzonte del nostro sguardo socio-culturale ad una macroregione alpina (sud)tirolese ridefinita nei principi e nelle finalità. Alexander Langer parlava di un »Gesamtsüdtirol«, altri indicano nel »nuovo patriottismo sudtirolese« una meta, altri ancora propongono l’ancoraggio dell’Euregio nelle Costituzioni italiana e austriaca o persino nuove cittadinanze sebbene, se imposte dall’alto, riproporrebbero gli effetti (esposti in precedenza) del compromesso transitorio fra le parti. Ma come si potranno ottenere i presupposti per un’operazione in grado di rivoluzionare la cornice istituzionale? Limitandosi a potare un albero dalle foglie ormai ingiallite, che non riesce più a crescere?
Se la natura “storica” dell’Autonomia – come monolite statico che non permette aperture e tantomeno forme di evoluzione – e la richiesta “storica” dell’autodecisione sono facce della stessa medaglia, una revisione del sistema che metta in discussione i baluardi dell’Autonomia concepiti a difesa delle due minoranze (una via praticata dai Verdi prima di appiattirsi su posizioni autonomiste, flirtando con il principio del rafforzamento e accettando nella sostanza la struttura di un’autonomia etnocentrica) è proponibile soltanto mediante una garanzia sovrana che tuteli il passaggio dal vecchio modello storicizzato al nuovo. Un gesto coraggioso e lungimirante che delinei le sembianze di tale entità garante, figlia dell’Europa e non di rivendicazioni monoculturali, potrà renderci finalmente paladini di un Sudtirolo indipendente dalla propria storia, che guardi ad un futuro più democratico e al di sopra dei confini.
Valentino Liberto,
cofondatore di “Brennerbasisdemokratie”, membro del Grüner Rat
ed esponente dei Giovani Verdi, Bolzano Bozen Bulsan
Caro Liberto,
io non mi permetterò certo di affermare che lei sbaglia, anche se trancia giudizi definitivi sulla riflessione di Kronbichler che condivido. Quando si confrontano le idee, infatti, nessuno ha la verità in tasca ma solo, appunto, opinioni sulle quali ragionare.
Venendo al dunque. Comprendo benissimo le nobili ragioni che motivano tentativi suoi, di Dello Sbarba e di altri. E distinguo – come ha fatto Kronbichler – tra gli esercizi intellettuali, il sano protagonismo giovanile e le prese di posizione di chi – Dello Sbarba, ad esempio – ha un ruolo istituzionale. Osservo però che eventuali modifiche del lessico politico non possono essere unilaterali e che aggiungere nuovi significati a termini consolidati si presta a equivoci o strumentalizzazioni. In Alto Adige/Südtirol “autodeterminazione” è a mio parere una parola malata. Non tenerne conto mi pare azzardato. Enrico Franco
Interviews Rai+ORF.
Rai Sender Bozen. Interview mit Valentino Liberto u. Brigitte Foppa
Südtirol Heute. Interview mit Valentino Liberto u. Hans Heiss (Grüner LAbg)
Veröffentlicht in [Blaun]
L’aisciuda dla autodeterminaziun.
Disgusto e rassegnazione.
Riflettere sull’identità.
Siehe auch “Georg Grote: Selbstbestimmung obsolet“.
Uno degli scopi principali di questa piattaforma è raccogliere degli “appunti” sull’identità sudtirolese, in funzione di un ripensamento di quei “termini” (madrelingua, Heimat, gruppo linguistico, Vaterland, patria, Euregio, nazione, Minderheit, Tirolo, Kulturraum…) entrati a pieno titolo nel lessico del cosiddetto “conflitto etnico”. Un linguaggio nuovo, capace di superare le contrapposizioni puntando ad un Sudtirolo “indiviso” e postetnico, sarà possibile crearlo solo attraverso un dibattito duraturo e partecipato su possibili ritocchi al nostro quadro istituzionale.
Purtroppo l’approccio dei Junge Grüne va in tutt’altra direzione. Michi Hitthaler, infatti, pecca d’orgoglio nel tentare di percorrere una strada assai più breve: in un comunicato, alla luce del paventato stop governativo a nuove competenze che soddisfino le rivendicazioni autonomiste (decisione poi accantonata da Roma), considera “sehr Sinnvoll, wenn alle in Südtirol lebenden Menschen über die Zukunft des Landes abstimmen dürften“, auspicando dunque un’immediata consultazione popolare. E nel relativo post si tira in ballo addirittura Brennerbasisdemokratie. Eppure [bbd] non sostiene affatto che un referendum possa “determinare” il futuro del Sudtirolo (inteso come entità a sé stante e già su questo si potrebbe disquisire a lungo) a prescindere da una riflessione più approfondita – accompagnata magari da un’ampia discussione anche all’interno dei Verdi – su cosa in effetti sia il Sudtirolo e su quale strada imboccare per la nostra beneamata terra. Un’indipendenza fine a sé stessa sarebbe una bomba a orologeria nella già delicata “convivenza” costruita a fatica sul “campo di battaglia” del conflitto etnico. Mettere mano all’Autonomia – con assoluta leggerezza e soltanto (qui sta l’errore di fondo più grave) come reazione al centralismo romano – mediante referendum e senza un percorso precedente, comprometterebbe i destini di un’intera regione europea a cavallo delle Alpi, condannando lo “spazio geopolitico” del Tirolo storico ad uno smembramento territoriale/politico controproducente e pericoloso – a tal proposito rimando a “Le due aquile“, una proposta euroregionale per un “Gesamt(süd)tirol consapevole”, nata dalla lettura del libro di H.K. Peterlini “Tirol – Notizen einer Reise durch die Landeseinheit”.
Recentemente è uscita per la casa editrice Athesia (!) un’interessante pubblicazione sul tema dell’identità: “I bin a Südtiroler” di Georg Grote (vedi articolo in alto), presentato la settimana scorsa a Bolzano. Il professore universitario originario della Germania ma residente in Irlanda, ha esordito con un saluto quadrilingue (tedesco, italiano, gaelico e inglese, scusandosi per la scarsa conoscenza della lingua ladina…) sbalordendo il pubblico presente. Ha proseguito con un intervento brillante e tagliente, quasi una lezione, che non ha tradito le aspettative di chi ha letto l’intervista sulla Zett.
Perché un’altra ricerca sul Sudtirolo? Secondo Grote, si può leggere su vari livelli; è un libro adatto a chi non conosce la realtà sudtirolese come a coloro i quali desiderino scoprire i segreti del nostro (cito) “Rinascimento del Regionalismo”. La sua argomentazione parte da due presupposti: l’Europa si specchia nel Sudtirolo e al contempo noi dipendiamo dalla scacchiera europea, ovvero facciamo parte di un disegno più ampio. Georg Grote raffronta perciò il “nazionalismo” del XIX secolo nell’Europa orientale (attorno alla monarchia danubiana) con il “regionalismo” del XX secolo nella Europa occidentale. Uno studio comparativo tra Nazionalismo e Regionalismo supportato dalla conoscenza della realtà irlandese e italiana. Lies mehr…
Gemeinsam a tavola.

Die Gastliche Tafel in den Gassen von St. Pauls/Eppan.
Una sala gremita ha seguito questa sera il seminario organizzato da Slow Food alla Fachschule für Hauswirtschaft di Haslach/Bolzano. La più grande associazione mondiale del gusto, fondata nel 1986 dall’italiano Carlo Petrini con il nome “Arcigola” e un manifesto anticipatore per quei tempi (la questione ambientale non era ancora stata posta e tematizzata dai circuiti culturali e politici dell’Europa occidentale), conta oggi più di 80.000 iscritti sparsi su tutto il globo. Il diritto al piacere, la convivialità, la conoscenza del proprio territorio sono i valori fondanti di Slow Food, che già nel nome vuole contrapporsi alla moda “importata” del fast-food. Già di primo acchitto, ho riscontrato nella filosofia “slow” molti parallelismi (da renderla tanto compatibile da farla quasi combaciare del tutto) con quella verde/ambientalista: la sostenibilità (l’essere “durable”) come il recupero del concetto di lentezza nel senso più ampio del termine, la dimensione locale, la tutela del luogo d’origine e della genuinità del prodotto ricordano molto il “pensare globalmente, agire localmente” e quel “lentius profundius suavius” scandito a chiare lettere da un illustre fondatore di movimenti alternativi. L’approccio postetnico e postnazionale di Slow Food, che vede nella gastronomia (oltre che nel rispetto della biosfera e della biodiversità) un fattore unificante, è capace di superare con semplicità disarmante ogni differenza e interesse etno-culturale in favore di un pensiero sovranazionale generato dall’apprezzamento (!) del buon cibo, di qualunque provenienza geografica esso sia. La serata – cui ho preso parte assieme ad una studentessa ladina di dietistica, Nicolette Prinoth - è stata scandita dalle relazioni (oltre che del presidente nazionale Roberto Burdese) di un toscano, un genovese e un germanico, accompagnati a loro volta dalla moderazione di Karin Huber (responsabile del presidio meranese della fondazione). Ognuno s’è espresso nella propria madrelingua, lo stesso ha fatto l’assessore provinciale Hans Berger intervenuto all’inizio. Sono elementi di cui tenere conto, ci si volesse iscrivere.
Linke Freiheit.

Sinistra e Libertà.
Il nome non è male (evoca ‘Giustizia e liberta‘ di Rosselli e Parri), l’idea di fondo accettabile, il programma – e la coerenza dei candidati - ancora da verificare: fatto sta che la lista per le europee “Sinistra e Libertà” formata da Verdi, Socialisti, Sinistra Democratica (ovvero i DS che non hanno aderito al progetto del Partito Democratico), dal “Movimento per la Sinistra” di Nichi Vendola e da alcuni fuoriusciti dai Comunisti italiani (…) ha visto la luce quest’oggi a mezzogiorno nella capitale. L’obiettivo dichiarato è riportare al Parlamento europeo (superando la soglia di sbarramento posta al 4%) la compagine verde, socialista e riformista esclusa alle politiche dal Parlamento italiano. I media nazionali hanno seguito con sostanziale disinteresse la presentazione di nome e simbolo della lista, per non parlare degli organi di stampa nostrani. Ora una domanda sorge spontanea all’elettore medio: Cosa faranno i Verdi del Sudtirolo? Si getteranno nella mischia? Troveranno spazio per un loro candidato? Sepp Kusstatscher, Reinhold Messner e soprattutto Alexander Langer avranno un degno successore sudtirolese all’Europarlamento? Intanto, un po’ confusi e rassegnati, seguiamo distratti l’evolversi a livello nazionale: (1) (2).
Veröffentlicht in Politika
Orgoglio fiumano.
Trentino ist nicht Tirol?

Nuovo monumento al Tirolo storico, Marling/Marlengo. Foto: Valentino Liberto.
Mercoledì 25 marzo l’associazione degli studenti universitari sudtirolesi (sh.asus) di Trento invita alla tavola rotonda: / Am Mittwoch, 25.03.2009, lädt die Südtiroler HochschülerInnenschaft (sh.asus) Trient zum Runden Tisch:
Trentino: il Tirolo trascurato?
Trentino, das vergessene Tirol?
Con un saggio introduttivo di / Mit einer Einführung von:
Prof. Andrea Leonardi (Università di Trento / Uni Trient)
Interveranno / Diskussionteilnehmer:
- Hans Heiss (Verdi-Grüne-Verc)
- Hartmuth Staffler (Süd-Tiroler Freiheit)
- Assessor/e Franco Panizza (PATT)
- Rodolfo Borga (PDL)
Moderazione / Moderation:
Gabriele di Luca (Pubblicista / Publizist)
Vedi anche / Siehe auch: Uno sgarbo all’unità del Tirolo.
Inizio / Beginn: ore 18.00 Uhr
Luogo / Ort: via Roma 55 Romstraße – Trento / Trient
Sala degli affreschi, Biblioteca Comunale / Freskensaal der Stadtbibliothek
Veröffentlicht in Identité, Kultura, Politika, [Blaun] | Schlagworte: Gabriele Di Luca
Cronaca di una vittoriosa disfatta.

Requiem. Assistere ad un funerale non è mai cosa allegra. Eppure, ieri sera, ho ritenuto opportuno prendere parte (a titolo personale) come “osservatore” alla conferenza semi-programmatica dei moderati/innovatori “verso il Popolo della Libertà Alto Adige” (il cui utilizzo del simbolo era stato contestato nei giorni scorsi dagli urziniani), tenutasi all’Hotel Alpi di Bolzano/Bozen. Il titolo della serata era altisonante: “il tempo delle scelte“. Alta dunque l’aspettativa del pubblico. Relatori al podio Minniti, Holzmann, Sigismondi, Mitolo (chi altrimenti?), mentre tra i presenti spiccavano - si fa per dire - alcune vecchie conoscenze della blogosfera bolzanina: Concetta Failla, Mariateresa Tomada e Alberto Berger, accompagnato quest’ultimo dal padre Karl/Carlo, il quale (con sguardo sorprendentemente fulmineo) m’ha riconosciuto al volo e stretto la mano. Appena ieri ho scoperto che il suo ultimo contributo in rete è dedicato proprio al sottoscritto, in tandem con Andreas Fink. Quale onore!
Gli ospiti che non t’aspetti. Prima sorpresa della serata: dopo una lunga relazione introduttiva di Holzmann, infarcita da continui buoni propositi su “dialogo e convivenza tra gruppi linguistici” e dall’illustrazione del modello San Candido, esempio di lista civica “di raccolta” (per poi sottolineare con orgoglio la propria appartenenza giovanile “ad esperienze di tutt’altro tenore rispetto alla DC”), la conferenza si apre con una serie di interventi degli esponenti del centrosinistra giunti numerosissimi – perché appositamente invitati - al convegno; primo fra tutti il sindaco Luigi Spagnolli, che dichiara con franchezza quasi imbarazzante (si sa, non è un fine oratore) il suo assoluto disinteresse per le questioni del centrodestra italico (beato lui che può fregarsene, ma allora cosa è venuto a fare?), seguito dalla pragmatica Luisa Gnecchi – il quotidiano “Alto Adige” riporta stamane dichiarazioni quasi entusiaste della onorevole democratica, leggi l’ampio resoconto di F. Gonzato – e dai rappresentanti delle principali sigle sindacali italiane Sola, Serafini, Buonerba. Lies mehr…
Veröffentlicht in Esilio, Faschismen, Politika, [Blaun]
Nationalisten, lasst uns unsere Heimat!

Heimatverbunden oder "Ein Tirol"? Fotomontage: Valentino Liberto
Una straordinaria riflessione del mio collega di lista alle provinciali Andreas Fink, comparsa da poco sul sito dell´Antifa, merita di trovare spazio anche su Blaun (già blog elettorale dei Jugendkandidaten). In nome di un´amicizia consolidatasi nel tempo.
[MEINUNG/KOMMENTAR - Quelle] “Nationalismus? So etwas gibt es in Südtirol nicht. Bei den Italienern in Bozen schon, natürlich: Es sind ja schließlich die italienische Nationalisten, die am Siegesplatz feiern, Alleanza wählen und dieses Land immer noch “Alto Adige” nennen.
Aber selbst, hier in Deutsch-Südtirol, gebe es so etwas nicht. Wir sind nur Patrioten, feiern in St. Leonhard, wählen Union und schreiben gewissentlich Süd-Tirol (die Hardliner sprechen es auch so). Aber Patriot zu sein ist in Ordnung, ein bisschen “gesunder Patriotismus” habe ja noch niemandem geschadet.” So oder ähnlich könnte die landläufige Meinung bei deutschsprachigen SüdtirolerInnen lauten.
Dabei sind viele, die sich “patriotisch” nennen, vom wissenschaftlichen Standpunkt her als nationalistisch einzustufen: Entweder sie gehören zu denen, welche die Rückkehr zu “ihrem Vaterland Österreich” fordern oder gar zu denen, die sich national nennen, nationalsozialistisch sind und die Vereinigung des “großdeutschen Kulturraumes” herbeisehnen. Diejenigen, die auch nach wissenschaftlichen Kriterien Patrioten sind, gibt es natürlich auch, und nicht in geringer Zahl. Was unterscheidet nun die einen von den anderen? Lies mehr…
Veröffentlicht in Europa, Identité, [Blaun], zu Gast | Schlagworte: Andreas Fink
Bella domanda.

Esiste l´Italia?
Esiste l´Italia? Ed esistono gli “italiani del Sudtirolo”? Bella domanda.
Prossimamente su questi schermi. Rimanete con noi.
Primavera sulle Alpi.

Veröffentlicht in [Blaun]
Sternstunde.
Sternstunde ist eine Metapher für Entscheidungen, Taten oder Ereignisse, die schicksalshaft die Zukunft beeinflussen. Entlehnt ist der Begriff der Astrologie, die postuliert, der Stand der Sterne zum Zeitpunkt der Geburt bestimme wesentlich den weiteren Lebensweg. Umgangssprachlich wird Sternstunde auch für ein im positiven Sinn außergewöhnliches oder glanzvolles Ereignis verwendet.
Besondere Popularität erlangte der Begriff durch Stefan Zweigs bekanntes Buch „Sternstunden der Menschheit“ von 1927, in dem er in 14 essayistischen Erzählungen geschichtliche Wandlungsprozesse anhand währenddessen stattfindender, prägnanter Ereignisse illustriert (z. B. „Die Entdeckung des Pazifischen Ozeans“, „Die Marseillaise entsteht“ oder „Das erste Telefonat über den Ozean“). Im Vorwort erläuterte er den Begriff so:
„Solche dramatisch geballten, solche schicksalsträchtigen Stunden, in denen eine zeitüberdauernde Entscheidung auf ein einziges Datum, eine einzige Stunde und oft nur eine Minute zusammengedrängt ist, sind selten im Leben eines Einzelnen und selten im Laufe der Geschichte. [...] Ich habe sie so genannt, weil sie leuchtend und unwandelbar wie Sterne die Nacht der Vergänglichkeit überglänzen.“ [Wikipedia]
ELUANA.
Vergognosa: non ci sono altre parole per definire l’ipocrisia messa in campo dal centrodestra italiota sul caso Eluana Englaro. Pronti a svendere ogni residua credibilità anche attraverso l’uso dei mezzi mediatici a disposizione governativa, le forze politiche conservatrici/cattoliche dei salotti romani (e vaticani) inondano le reti Mediaset quanto il servizio pubblico – da Emilio Fede a Bruno Vesta passando per il TG5 – di servizi indignati, piagnistei vari, orrende strumentalizzazioni, ignoranza giuridica ed etica, il tutto condito dalla inosservanza delle più elementari regole di buon senso verso i cittadini e le istituzioni, senza tener conto del dettato costituzionale.
Io preferisco far parlare i fatti: per questo vi riporto la lunga intervista rilasciata da Beppino Englaro (persona dal coraggio civile esemplare) a Fabio Fazio su “chetempochefa”/Raitre, nonché una convincente e coraggiosa riflessione pubblicata dalla “Zett” a firma di Sepp Hollweck, prete sudtirolese (!) autore di una rubrica d’opinione sul giornale domenicale del gruppo Athesia/Ebner. Il breve testo di Hollweck lo trovate in basso. Consiglio un attenta visione & lettura. Grazie.
Ein heißes Pflaster
Es ist ein heißes Pflaster, ein Pflaster, das Wege zu einem Tor eröffnen könnte, das auf jeden Fall verschlossen bleiben muss. Und dennoch: Darf man — vom christlichen Standpunkt aus — nach 17 Jahren Koma, das heißt nach 17 Jahren künstlichem Am-Leben-Erhalten nicht doch die Apparate abschatten und der Natur ihren Lauf lassen — zumal keine Hoffnung besteht, dass diese Frau jemals wieder auf natürlichem Weg atmen, essen oder ihr Gehirn betätigen könnte?
Das Apparate-Ausschalten mit ,,Euthanasie” in einem Atemzug zu nennen, finde ich nicht richtig, denn die Betonung liegt hier auf ,,der Natur ihren Lauf lassen” und nicht, die Natur außer Kraft setzen. Ich meine, dass hier die Frage zu steilen ist, oh der Mensch alles tun darf bzw. muss, was er kann.
Zweifellos kann diese junge Frau noch lange so am Leben erhalten werden. Aber, oh das ,,gut” ist? Es sträubt sich alles in mir, das Apparate-Abschalten als ,,Mord” zu bezeichnen, wie das manche tun. Obwohl ich nicht die ,,Macht” haben möchte, den entsprechenden Schalter zu betätigen.
Stellt sich hier nicht auch die Frage nach dem Glauben an das Leben nach dem Tod? — Wenn ich ,,weiß”, dass der Tod nicht ein Ende, sondern eine Wende ist, eine Wende zum absolut Guten ,,in Vollendung”, wie die Theologie sagt, ist dann das Sterben-lassen.
P. Sepp Hollweck (Zett am Sonntag – 16. November 2008 – Seite 10)
Veröffentlicht in Bildung, Faschismen, [Blaun]
Fatti & soprattutto sfatti.
Intanto un piccolo assaggio del “nuovo corso”: prendendo spunto da un analogo intervento sul blog di Marco Lenzi (vedi), vi propongo quest’oggi di riflettere sulla fototessera qui pubblicata. Prima però occorre citarne la fonte: »“Fatti & Sfatti” accende i riflettori sugli argomenti più scottanti, attuali e curiosi del mondo dell’enogastronomia. Una rubrica graffiante, a volte polemica, ma sempre propositiva, con lo scopo di costruire e non di demolire. Uno spazio dove vengono trattati anche argomenti dei quali solitamente non si ha il coraggio di parlare. Un pezzo scritto con uno stile agile, a volte divertente e dissacrante, che lo renderà facimente consultabile anche ai numerosi lettori [...]«
In questo numero: Cene galeotte al carcere di Volterra in provincia di Pistoia (!)
Veröffentlicht in Interna, Spaß | Schlagworte: Divertimento
Il Tirolo che non vorrei.
“[...] Besonders stark ist die Zustimmung unter den Jungen. Bei den 15-29-Jährigen sprechen sich ganze 71% für eine Wiedervereinigung aus. Dies zeigt, dass das Thema nicht wegsterben, sondern in Zukunft vermutlich noch stärker präsent sein wird, als heute. Dem Gefühl nach ist auch in Südtirol das Thema Unabhängigkeit gerade bei jungen Menschen stark im Aufwind. [...]”
“[...] Im Ausland sind Junge und Linke die stärksten Befürworter einer demokratischen Lösung, in Südtirol sind es gerade die jungen Linken und Grünen, die sich am Vehementesten dagegen stemmen, und dabei gleichzeitig von den Tatsachen überrollt werden. Wahlergebnis docet. [...]”
Vedi commento/Siehe Kommentar on Die TT-Umfrage.







